La Banca mondiale sostiene la privatizzazione
dei diritti all'acqua nel terzo mondo
Alcuni anni fa, Ismail Serageldin, il vice presidente della Banca
mondiale, disse che le guerre nel ventunesimo secolo saranno guerre per
l'acqua. Si riferì al fatto che le fonti di acqua fresca nel mondo sono
destinate a scarseggiare in modo allarmante e che di conseguenza saranno
inevitabili dei conflitti.
In risposta alla crisi, la Banca mondiale ha deciso di sostenere la privatizzazione
delle acque e la tariffazione a costo pieno. Questa decisione sta causando
sconcerto in parecchi dei paesi del terzo mondo dove forse in futuro la
gente non si potrà più permettere l'utilizzo dell'acqua dopo che venga
privatizzata.
In Bolivia, dove un rappresentante della Banca mondiale partecipa a pieno
titolo nelle riunioni del Consiglio dei Ministri, la Banca si è rifiutata
di prestare garanzia per un prestito di 25 millioni di dollari per il
rifinanziamento dei servizi idrici a Cochabamba, la terza città del paese,
se non a condizione che il governo vendesse il sistema pubblico delle
acque al settore privato e permettesse che tutti i costi gravassero d'ora
in avanti sui consumatori. Nelle trattative di vendita una sola offerta
veniva considerata, e il sistema idrico passò nelle mani di un sussidiario
della Bechtel Corporation, già tristemente famosa per un progetto idroelettrico
in Cina detto "delle tre gole", che ha provocato lo sradicamento di 1.300.000
persone nella zona.
Nel Gennaio 1999, prima di aprire un suo ufficio, Bechtel già annunciò
il raddoppiamento dei prezzi dell'acqua. Per molti boliviani, questo significava
che ormai l'acqua era più costosa dello stesso cibo. Molta gente che sopravvive
con un salario minimo o che non ha lavoro, vedeva la bolletta dell'acqua
consumare quasi la metà del loro magro budget mensile.
Aggiungendo la beffa al danno, la Banca mondiale impose un regime di monopolio
per i concessionari privati dell'acqua, annunciò il suo sostegno per la
tariffazione a pieno costo, legò il prezzo dell'acqua al dollaro e dichiarò
che nessuno dei suoi crediti poteva essere utilizzato per dare sussidi
ai poveri per i servizi idrici. Tutte le acque, incluse quelle da fonti
comunali, erano soggette a permessi di utilizzo ed i contadini dovevano
perfino comprare dei permessi per le eventuali cisterne sui loro terreni
che immagazzinavano l'acqua piovana!
Storie di questo genere si vedono già in molte parti del mondo. Nel momento
in cui l'umanità comincia a rendersi conto delle terribili implicazioni
della crisi dell'acqua potabile, alcune multinazionali dell'alimentazione
e dell'acqua, con il sostegno della Banca mondiale, stanno commercializzando
le risorse idriche dei paesi del terzo mondo. Nel forum internazionale
sull'acqua all'Aia nel marzo di quest'anno, organizzato dalle Nazioni
Unite e dalla Banca mondiale, la voce dominante era chiaramente quella
delle multinazionali.
La privatizzazione delle risorse idriche comunali può essere una cosa
terribile e i suoi effetti sono ben documentati. Le tariffe vengono raddoppiate
o triplicate, i profitti dei gestori aumentano anche del 700 per cento,
la corruzione è evidente, la qualità dell'acqua diminuisce, a volte in
modo drammatico, si incoraggia l'utilizzo sconsiderato dell'acqua per
aumentare il profitto e si chiude il rubinetto agli utenti che non possono
pagare. Quando la privatizzazione arriva al terzo mondo, quelli che non
possono pagare moriranno.
Non vi disperate però. Almeno in Bolivia, la storia ha avuto, per ora,
un lieto fine. Centinaia di migliaia di Boliviani si sono messi in moto
marciando su Cochabamba per protestare contro le decisioni del governo.
Il 10 aprile l'hanno vinta. Il governo ha espulso la Bechtel Corporation
ed ha revocato la legislazione sulla privatizzazione delle acque.
Oscar Olivera, il calzolaio boliviano che ha innescato la battaglia ha
portato il suo messaggio in Nordamerica parlando ad una manifestazione
a Washington in occasione di recenti riunioni della Banca mondiale e del
Fondo Monetario Internazionale. Egli diceva che dove l'acqua viene privatizzata
e commercializzata per profitto, non raggiunge più la gente che ne ha
bisogno ma al contrario, servirà solamente per arricchire una manciata
di multinazionali dell'acqua.
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