Effetto Serra in Italia ed in Europa

LO STATO DEL CLIMA

Sono passati tre anni da quando duemila dei più importanti scienziati del mondo, i membri della IPCC, hanno concluso che è improbabile il riscaldamento del Pianeta abbia origini solo naturali e il bilancio delle evidenze suggerisce che è presente un forte contributo umano nel fenomeno. Il maggior contributo viene dalla combustione di prodotti fossili, che incrementano la concentrazione di CO2 nella nostra atmosfera. La CO2 e altri gas serra come il metano intrappolano il calore solare nellíaria. La conseguenza è il riscaldamento della superficie del pianeta.

La sorgente principale dei gas serra è la combustione di prodotti fossili come carbone, petrolio e gas, che rilasciano CO2. Anche la deforestazione, che impedisce lo stoccaggio di CO2, e l'agricoltura, che rilascia metano e ossidi d'azoto, sono responsabili dell'aggravamento del fenomeno. Il livello di CO2 nell'atmosfera è del 30% più alto di quello di 200 anni fa. Oggi infatti si ha una concentrazione di CO2 di oltre 360 ppm (parti per milione) mentre prima della rivoluzione industriale la concentrazione era di 280 ppm. Il livello di metano è più che raddoppiato. Una volta rilasciati nell'atmosfera, questi gas hanno un tempo di vita di molti anni (circa 100 nel caso della CO2). Sono stati pubblicati numerosi studi, nei quali si mostra quali effetti potrebbe avere il cambiamento climatico nei prossimi anni e decenni. Questo nuovo rapporto sullo stato del clima riassume soltanto gli effetti già osservabili del riscaldamento del Pianeta. Ogni piccolo cambiamento o strano fenomeno meteorologico non riveste molta importanza in se stesso, ma quando questi sono visti come parte di un massiccio cambiamento esteso a tutto il mondo, allora può emergere una differente immagine.

Ma è vero che il Mondo si sta scaldando?

A rispondere sono stati gli oltre duemila scienziati dellíIPCC, organismo tecnico che sotto l'egida delle Nazioni Unite (UNEP) studia il mutamento climatico e che riassume le attuali evidenze così:

  • oltre 0.6 °C di variazione nell'ultimo secolo;

  • scioglimento dei ghiacci e arretramento dei ghiacciai permanenti nel Mondo (già in corso);

  • scioglimento del permafrost nell'Artico;

  • aumento del livello dei mari di oltre 25 cm nell'ultimo secolo;

Secondo quanto sostenuto dall'IPCC e dai maggiori istituti scientifici di studi sul mutamento del clima, non prendere alcuna misura concreta contro il riscaldamento globale e il cambiamento climatico provocherebbe:

  • incremento della temperatura di 2°C per l'anno 2100;

  • oltre 50 cm di innalzamento del livello dei mari per il 2100;

  • significativa perdita di specie animali e vegetali;

  • aumento delle patologie a carico degli umani (ampliamento dell'areale della malaria, della febbre gialla, della febbre Dengue, delle malattie cardio respiratorie);

  • migrazioni di massa delle popolazioni e creazione di "profughi dell'ambiente";

  • estinzione di colture;

  • nuova minaccia per la stabilità e sicurezza internazionale;

AUMENTO DEL LIVELLO DEI MARI

Le zone costiere e le piccole isole sono le zone più densamente popolate del Pianeta. Sono inoltre le più interessate da innalzamenti del livello del mare a causa dell'espansione delle acque per il riscaldamento, e dallo scioglimento dei ghiacciai polari. Il livello dei mari è in media tra 10 e 25 cm più alto che nello scorso secolo. L'80% delle spiagge nel mondo stanno subendo un processo di erosione, spesso alla velocità di molti metri per anno. L'altezza delle onde nel Nord Atlantico è aumentata del 50% negli ultimi 30 anni.

Impatto idrologico e risorsa acqua

Anche il ciclo della risorsa acqua potrebbe risultare fortemente alterato per l'Italia nelle condizioni di mutamento climatico predette dai modelli considerati.

Un'alterazione del rapporto tra precipitazioni e potenziale evapotraspirazione dell'acqua potrebbe limitare fortemente una strategia di adattamento per la vita, l'agricoltura e i processi produttivi alle mutate condizioni climatiche. Nel 1988 Oljenik, avvalendosi del modello GISS, ha studiato la situazione della regione mediterranea per quanto concerne precipitazioni, evapotraspirazioni e disponibilità d'acqua sul suolo. In generale tutte le simulazioni prevedono che l'aumento di pioggia viene perso tutto per evapotraspirazione. Le acque dolci disponibili trattenute dai suoli potrebbero avere un aumento di circa il 30 % rispetto ai valori attuali, fatto che comporterebbe una maggior disponibilità di acqua al nord e al centro, ma non al sud dove servirebbe. In ogni caso una incapacità di stoccare tutti gli eccessi delle acque al nord, utili a determinare solo eventi alluvionali, potrebbe comunque creare nei periodi di bisogno idrico, grossi stress all'agricoltura e ai sistemi vegetali in genere.

L'acqua per le attività produttive ed umane vedrebbe ancora più aumentato il divario tra nord e sud del Mediterraneo. Si stima che nel prossimo secolo l'alterazione del ciclo dell'acqua porterà nel nord Mediterraneo una disponibilità di circa 2000 m3 all'anno per ogni abitante, a fronte di un uso reale pro - capite annuale di circa 400 m3. Il dato va confrontato con quello della sponda sud del Mediterraneo che vedrebbe diminuita ancora la disponibilità di acqua di circa 100-400 m3.

La possibile crescita del livello del mare aumenterebbe la salinità delle foci dei fiumi e degli acquiferi costieri. Questo aumento della salinità delle acque dolci potrebbe determinare rischi per la salute pubblica, l'accrescere sensibilmente i costi di trattamento delle acque sia a scopo idropotabile, sia, e soprattutto, per le acque industriali, mettendo a dura prova macchinari, strumentazioni e processi produttivi concepiti per utilizzare acqua dolce. Queste intrusioni di acque salmastre negli ecosistemi costieri potrebbero alterare ed inficiare certe produzioni agricole (Lindh,1992). L'acqua ad uso potabile potrebbe in futuro essere contaminata e messa a rischio come risorsa dalle intrusioni saline a seguito di un innalzamento del livello dei mari. Le contaminazioni possono avvenire sia per una diffusione lungo líasta fluviale di elementi salini sia per infiltrazione diretta dal suolo nella falda acquifera. In Italia acquiferi a rischio si trovano in Veneto, Puglia, Liguria, Marche, Abruzzo, Sicilia e Sardegna.
 

Crescita del livello delle acque

Globalmente, è stato stimato che il livello del mare Mediterraneo è cresciuto ad una media di circa 1 - 2 mm/anno durante gli ultimi cento anni (Gornitz, 1995). Si stima che il livello del mare possa crescere di circa 8 - 29 cm entro il 2030 (IPCC, 1995), anche se l'effetto dell'aerosol potrebbe mitigare questo cambiamento di livello e contenere l'aumento attorno ai 5 - 20 cm. Circa il 50% della variazione del livello del mare è causata dalla espansione termica dell'acqua degli oceani, il resto può attribuirsi al ritiro e conseguente scioglimento dei ghiacciai, come si vede in tabella, e dal paventato scioglimento delle calotte polari (Wigley and raper, 1993).
 

Stato o Regione  Contrazione dei ghiacciai  Tempi
Caucaso, Pamir, Tian Shan e montagne Altai dellíAsia Centrale  Arretramento dei ghiacciai montani fino a 4 
Km ultimi 200 anni
Kazakhstan  Estensione dei ghiacciai ridotta del 14 %
955 - 1979
Asia centrale Il 73% dei 224 ghiacciai della regione sono in contrazione 
1950 - 1980
Monte Kenya ghiacciai in contrazione 
dal 1980
Ande ecuadoregne e Nuova Guinea ghiacciai in contrazione 
da metà XIX sec.
Ghiacciaio Yanamarey, Perù  veloce contrazione 
in corso
Cordillera do Merida, Venezuela  limite delle nevi perenni elevatosi da 4100 m a 4900 m
ultimi 100 anni
Ghiacciai della Patagonia  riduzione di 500 Km2 su un totale di 13.500 Km2
ultimi 40 anni
Nuova Zelanda  ghiacciai ritirati di oltre 3 Km 
in questo secolo
Isola di Heard (a largo dellíAntartide)  riduzione generale della calotta dei ghiacci fino al 65 % per i piccoli ghiacciai 
ultimi 50 anni
Groenlandia occidentale notevole contrazione 
in questo secolo
Svezia del nord e Spitsbergen  ghiacciai in contrazione 
ultimi 50 anni

 

L'impatto dell'innalzamento del livello dei mari si ripercuoterebbe su tutto il sistema costiero con varie modificazioni di tipo geografico, alterando movimenti della crosta terrestre, delle dimensioni e della forma del moto ondoso marino e delle correnti marine, con conseguente variazione anche dei fenomeni di erosione (Gornitz 1991). I delta dei maggiori fiumi potrebbero risultare vulnerabili ad inondazioni sistematiche e piene associate a piogge eccezionali ed eventi ciclonici. Le zone più sensibili potrebbero essere spiagge, ma anche lagune e zone umide costiere. In Italia la zona principale a rischio risulta essere il delta del Po fino alla costa ravennate ( Sestini, 1992).

Venezia resta nel mondo la città simbolo della subsidenza, accelerata da un incremento del livello dei mari causato da un riscaldamento globale di origine antropica.

Storicamente Venezia ha conosciuto nel corso degli anni un incremento delle acque che da sempre la bagnano; a partire dal 1897 fino al 1980 vi è stato una variazione del livello delle acque di circa 2.7 mm all'anno. Una "spinta verso il fondo dell'Adriatico" a Venezia viene anche data da tutti i pozzi di captazione delle acque ad uso industriale per il polo petrolchimico di Marghera e per uso domestico. La modificazione della struttura morfologica della laguna ad opera dell'uomo altera ulteriormente la circolazione delle acque e rende ancora più vulnerabile la situazione. Ad aggravare il quadro generale della città lagunare c'è il rischio di estrazioni petrolifere operate dall'Agip, concordemente con quanto sostenuto anche dall'Ordine degli Ingegneri del Veneto. Tali estrazioni aumenterebbero la subsidenza. A causa del prelievo dell'acqua va ricordato che Venezia nel ventennio 1950 - 1970 ha visto una crescita del livello del mare di circa 4 mm all'anno (Sestini 1992).

Altre zone italiane che vedono un aumento del livello delle acque marine sono: Genova 1.3 mm/anno, Imperia 1.2 mm/anno, Trieste 1.3 mm/anno, Catania 0.6 mm/anno, Palermo 0.7 mm/anno, Cagliari 1.8 mm/anno, Golfo di Napoli 2.6 mm/anno, che rappresenta il maggior grado di subsidenza collegata con la neo attività tettonica.

Zone particolarmente a rischio sono la laguna di Orbetello ed il Lago di Burano. La situazione della laguna di Orbetello è resa critica dalle condizioni dei tomboli che separano la laguna dal mare aperto, dalla circolazione delle acque interne, anche per l'intervento dellíuomo, e per i sempre più frequenti episodi alluvionali, che stanno crescendo in magnitudo e frequenza.

Il lago di Burano è protetto dal mare da una duna esile e sempre più minacciata. Una crescita del livello del mare o delle infiltrazioni nel sistema costiero potrebbero alterare l'equilibrio di uno splendido lago caratterizzato da una notevole biodiversità e che da anni ospita nell'inverno importanti colonie di uccelli migratori.

Il rischio di un incremento del livello dei mari non è solo una preoccupazione degli ambientalisti, ma è suffragato da studi autorevoli (IPCC 1992, Hoozmans 1993 e altri ancora). Applicando i modelli globali allíItalia si può avere una idea delle aree vulnerabili all'innalzamento del livello dei mari con gli scenari descritti dai vari modelli, come si vede in tabella.
 

 

Aree vulnerabili alla crescita dei mari
 
 
Nord
Centro
Sud + Sicilia
Sardegna
Area inondata Km2
1152
248
2851
301
Area costiera totale Km2
11299 
5106
25926
5368
Area inondata %
10.2
4.9
11.0
5.6

Fonte: Colombia University

L'area potenzialmente soggetta ad inondazione è di circa 4500 Km2, di cui il 25.4 % nel nord Italia, il 5,4 % al centro Italia, il 62.6 % al sud Italia, compresa la Sicilia, e il 6,6 % in Sardegna.
 

LE ASSOCIAZIONI VEGETALI

Sul fronte italiano molti ecosistemi tipici del paese rischiano di essere messi a dura prova dal mutamento climatico; le zone principalmente a rischio, secondo recenti studi, nell'area del mediterraneo potrebbero essere:

  • le foreste planiziali a Quercus robur e Carpinus betulus, che potrebbero risentire molto della superficialità o meno della falda freatica;

  • le foreste ripariali e golenali a Alnus glutinosa e Fraxinus oxycarpa, fortemente sensibili e dipendenti dal forte e prolungato ristagno di acqua in superficie;

  • la vegetazione palustre strettamente dipendente dal ristagno di acqua in superficie e minacciata da intrusioni di acqua salina;

  • la vegetazione di torbiera, relitto glaciale, dipendente dal ristagno d'acqua e dalla permanenza delle basse temperatura;

  • gli arbusteti a Pinus mugo degli Appennini relitti glaciali, localizzati tra i 1500 e i 2300 m sopra il livello del mare, la cui sopravvivenza è legata alla lunga permanenza del manto nevoso determinata da mesoclimi continentali freddi;

  • gli arbusteti a Vaccnium myrtillus degli Appennini Centrali anch'essi sensibili alle temperature e alla permanenza del manto nevoso;

  • le praterie di altitudine a Sesleria tenuifolia, relitti preglaciali che si trovano tra i 2000 ed i 2300 m sul livello del mare;

  • la tundra alpina a Kobresia myosuroides e Silene acaulis degli Appennini centrali tra i 2300 ed i 2800 dipendente dai climi freddi continentali delle alte quote.

L'AGRICOLTURA

Il clima condiziona molto l'agricoltura in Italia. Condizioni più calde e più secche al sud e centro Italia potrebbero spingere verso la zona padana colture come quelle degli agrumi e gli olivi (Morettini, 1972; Le Houerou, 1992). Si amplierebbe la stagione di crescita e sviluppo delle piante, occupando anche parte del periodo di attuale "dormienza" delle coltivazioni. Allo stesso modo piante tipiche delle regioni nordiche e centrali che necessitano di umido e freddo, come il grano invernale, risulterebbero penalizzate e la loro produttività potrebbe calare notevolmente. Ciò potrebbe anche accadere in seguito ad una eccessiva siccità che determinerebbe una notevole evaporazione, causando stress alle coltivazioni. I cambiamenti micro-climatici nelle regioni italiane potrebbero portare a delle alterazioni di temperatura e livello delle risorse idriche tali da dover rivedere tutto il management agricolo locale. La carenza di acqua piovana dovrebbe essere risolta con sistemi di irrigazione artificiale che non sempre sono facilmente realizzabili. Le alte temperature di punta potrebbero portare stress alle colture e condurre a delle indesiderate sterilità delle piante (Mearns et al. 1992; Paulsen, 1994).

L'anidride carbonica ha anche un effetto fertilizzante in agricoltura, che mitigherebbe, ma solo in parte, gli altri danni apportati dalla CO2, con un effetto di stimolo della crescita delle colture simile a quello dei fertilizzanti di sintesi. A questi effetti dell'anidride carbonica hanno risposto positivamente il grano, la soia e il riso.
 

TABELLA DELLE ZONE ESAMINATE A CUI SI RIFERISCONO LE CONSIDERAZIONI SOPRA FATTE.
 
Regione Area esaminata Principali coltivazioni
Lombardia - Emilia Rom. Bacino del Po Riso, grano, mais
Centro Italia Toscana - Lazio grano, patate 
Tavoliere delle Puglie Puglia grano
Piana siciliana Sicilia grano duro

Fonte: Colombia University

L'INCREMENTO DELLA TEMPERATURA

La temperatura media dell'intero Pianeta sta aumentando drammaticamente. I cinque anni più caldi da quando i dati sono stati registrati, fin dalla metà del 1900, si sono verificati tutti negli anni '90, e 10 degli 11 anni più caldi si sono avuti dal 1980. Il 1995 è stato l'anno più caldo mai registrato. Il 1998 è stato il secondo più caldo. Nessuno scienziato serio dubita degli effetti del riscaldamento del Pianeta negli ultimi decenni.

Le notti diventano più calde del 50% rispetto alle ore diurne. Il centro statunitense per i dati climatici ha riportato nel luglio 1997 che la differenza di temperatura tra il giorno e le notte sta diminuendo in molte parti del mondo, con più forti cambiamenti nell'inverno dell'emisfero boreale. Le gelate stanno velocemente sparendo in molte regioni; questo accade perché i gas serra intrappolano il calore efficientemente durante la notte.

"La primavera nell'emisfero nord arriva una settimana prima che 20 anni fa", dichiara Charles Keeling della Scripps Istitution of Oceanography in California. Questa variazione è rilevabile nella riduzione primaverile della concentrazione di CO2, poiché le piante la consumano per crescere. Le direzioni di migrazione dellíuccello canterino e del caribù stanno già cambiando col variare della primavera. Almeno 20 specie di uccelli canori sono stati visti nel Regno Unito depositare e covare le uova con più di una settimana di anticipo.

Molti eventi meteorologici stanno diventando sempre più estremi. L'indice delle condizioni climatiche estreme, sostengono nel centro statunitense dei dati per il clima, sono stati consistentemente alti alla fine degli anni ë70, che fu un periodo di forte riscaldamento del Pianeta.

Le perdite economiche associate al cambiamento climatico sono grandi: uragani e ondate di caldo hanno comportato la spesa di 60 miliardi di dollari nel 1996.

C'è una crescente evidenza che il mondo sta affrontando il più grande disgelo dalla fine dell'ultima glaciazione, avvenuta circa 10000 anni fa. Questo è il segnale più forte dell'effetto dell'inquinamento sul clima del Pianeta.

Nel 1995 l'ufficio meteorologico del Regno Unito ha riportato che gran parte della Siberia era di 3°C più calda del passato. Il suolo artico si è riscaldato di 4 gradi. La temperatura media di 9 stazioni meteorologiche nell'Artico è cresciuta di 5 °C dal 1968. Gran parte dell'oceano Artico si è riscaldato di 1 grado o più dal 1987 e più del 5% del suo ghiaccio è sparito negli ultimi 15 anni.

Il clima Artico è noto per essere naturalmente variabile, ma questi cambiamenti sono senza precedenti. Ricercatori europei hanno esaminato la registrazione di migliaia di anni di temperature, conservati negli anelli annuali dei larici artici, e hanno osservato che la temperatura più alta si è avuta durante il ventesimo secolo. Questo andamento sta accelerando. La crescita di alberi negli Urali è esplosa. Questo suggerisce un maggiore riscaldamento, dice il capo del gruppo di ricerca dellíUniversità dellíEst Anglia, Keith Briffa.

Lo scioglimento dei ghiacci è adesso un fenomeno di tutto il Pianeta, ed è una delle maggiori indicazioni che il clima sta diventando più caldo. I ghiacciai delle Alpi in Europa hanno perso metà del loro volume dal 1850, cioè da quando la regione si è riscaldata, come sostiene Wilfried Haeberli dell'Università di Zurigo, direttore del Servizio di Monitoraggio di Ghiacciai delle Nazioni Unite. Un tipico esempio è il ghiacciaio Grüben, nel sud della Svizzera. Ha iniziato a sciogliersi dalla metà del secolo scorso ma la sua diminuzione è fortemente accelerata durante l'ultimo secolo. Oggi la sua estremità è 200 metri al di sotto della montagna rispetto alla posizione che aveva allíinizio del decennio. "Non cíè dubbio che il responsabile di questo è il riscaldamento del Pianeta", dice Haeberli. Nella vicina Austria, il 90% dei ghiacciai mostrano una sostanziale riduzione. "Quando i ghiacciai si sono ridotti, hanno causato una intensa azione chimica sulle rocce, causando un drammatico flusso di agenti inquinanti nei laghi", dice Roland Psenner dell'Università di Innsbruck. L'inquinamento da solfati, normalmente associato con le piogge acide, è aumentato di 4 volte in alcuni laghi alpini.

LA SITUAZIONE IN EUROPA

John Thornes, un geografo del Kings College di Londra, sostiene che le regioni del Mediterraneo stanno vivendo un progressivo calo delle piogge dal 1963. Gli anni '90 in particolare hanno visto eccezionali siccità. Le piogge sono diminuite del 20% rispetto all'inizio del secolo. La Spagna ha avuto 5 anni di siccità dall'inizio del 1991.Nel 1995, le regioni del Sud Est hanno avuto solo 5 cm di pioggia, un quarto del normale. "Le sorgenti prive di acqua inaridiscono i fiumi e le zone umide, le foreste bruciano e un'erosione del suolo che si estende dalla Spagna alla Grecia negli anni '90, segnala un permanente cambiamento nelle condizioni climatiche, che divengono più simili al Sahara che a quelle tipiche dell'Europa", sostiene Thornes, il coordinatore di Medalus, un programma finanziato dalla Unione Europea sulla desertificazione mediterranea e sull'uso dei territori. Nel 1989, il governo greco ha stimato un flusso medio del suo fiume più lungo, l'Acheloos, il quale rifornisce la zona umida del Messalonghi, di 5 chilometri cubi per anno. Quattro anni dopo il flusso si è ridotto a meno di tre.

La Gran Bretagna sta condividendo questo processo di "desertificazione". Il paese ha superato i record climatici dei passati 25 anni. Dal 1976 ci sono state tre siccità di un intensità che si sarebbe aspettata solo una volta ogni 200 anni. Molte società che gestiscono la fornitura dell'acqua, riconoscendo il cambiamento climatico come problema attuale e reale, hanno abbassato il livello di acqua fornita del 10% rispetto al passato. E questo è accaduto prima dell'inizio del 1997, anno che ha portato il gennaio più secco degli ultimi 200 anni, e marzo, che ha portato il 20% di piogge in meno di quanto previsto.

Ma, più a nord, l'Europa è diventata più umida e tempestosa. A 50 gradi latitudine nord, sul continente, in una fascia che include città come Dublino, Stoccolma, Berlino, Varsavia e Mosca, il 1980 è stato l'anno più caldo ed umido mai registrato. Alcuni scienziati credono che la massiccia inondazione che ha colpito la Polonia e la Germania nell'estate 1997 sia un'ulteriore prova della tendenza ad un peggioramento climatico.
 


 SERRA ITALIA: I PRIMI IMPATTI EVIDENTI

Un considerevole contributo alle emissioni di gas serra proviene dall'area mediterranea, seppur esista un grosso divario tra i paesi della sponda sud e nord del Mediterraneo. I paesi a sud infatti producono basse quantità di gas serra, ad eccezione di Algeria e Libia.

EMISSIONI DI CO2 IN MEGATONNELLATE PER IL 1990
 
Albania
6,1
Algeria
67
Egitto
78.3
Francia
391
Grecia
80
Italia
409
Libia
29.7
Marocco
20.8
Spagna
236
Turchia
149.6
Area ex Yugoslavia
91.9
   
Totale Mediterraneo
1572.8
Mondo
20784
   

Fonte DG XVII

I MODELLI GCMS PER LíITALIA

Secondo delle simulazioni raccolte dalla Columbia University di New York in un rapporto sullo stato del clima in Italia (Impact of Future Climate Change in Italy, 1995), si prospettano degli scenari degni di attenzione. In particolare, secondo lo studio dell'università americana, in Italia potrebbero cambiare le temperature e i livelli di precipitazione, oltre a salire il livello dei mari mettendo principalmente a rischio l'area della laguna di Venezia, già fortemente minacciata dall'acqua alta, la laguna di Orbetello e il Lago di Burano.

L'Università della Columbia aveva preso in considerazione tre modelli atmosferici, i cosiddetti GCMs (Global Circulation Models): il GISS (NASA- Goddard Institute for Space Studies) (Hansen et al .1983), il GFDL (Geophysical Fluid Dynamics Laboratory) (Manabe e Weatherland, 1987), il UKMO (United Kingdom Meteorological Office) (Wilson e Mitchell, 1987).

Sono modelli simili nella struttura matematica ma differenti nella parametrizzazione del rapporto mare-ghiacci, delle nubi, dei processi di interfaccia e differiscono nei metodi numerici di soluzione delle varie equazioni differenziali.

Le condizioni previste da questi modelli si potranno realizzare già nella prima metà del prossimo secolo e dunque si capisce l'importanza predittiva di essi, che dovrebbero illuminare le scelte politiche verso uno sviluppo sostenibile, anche per l'Italia e l'intera regione mediterranea. I modelli non tengono conto nelle loro elaborazioni dell'effetto di raffreddamento dell'aerosol troposferico che contribuisce allo scenario climatico mitigandolo (IPCC1994).

LíItalia è divisa nei modelli in tre aree climatologiche distinte (nord centro e sud) e viene rappresentata nei grafici per semplicità schematica con le città di Milano, Roma e Palermo, per evidenziare come cambierebbero nelle tre città la temperatura, le precipitazioni e l'insolazione.

Secondo il modello GFDL si avrebbe un'incremento della temperatura maggiore al nord che non al sud, sia in estate che in inverno. Le precipitazioni aumenterebbero del 15% come valore massimo registrabile al nord in inverno, per calare anche del 30% in estate nelle regioni del sud.

Il modello GISS suggerisce un amento medio annuale della temperatura di circa 3.5°C, con un aumento delle precipitazioni di circa il 15%.

E' evidente che a livello generale, a parte il caso particolare dell'impatto su Venezia, si avrebbero effetti sull'agricoltura, sulla vegetazione, sul sistema idrologico, sulla risorsa acqua, sull'innalzamento del livello dei mari.


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