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LO STATO DEL CLIMA
Sono passati tre anni da quando
duemila dei più importanti scienziati del mondo, i membri della IPCC,
hanno concluso che è improbabile il riscaldamento del Pianeta abbia origini
solo naturali e il bilancio delle evidenze suggerisce che è presente un
forte contributo umano nel fenomeno. Il maggior contributo viene dalla
combustione di prodotti fossili, che incrementano la concentrazione di
CO2 nella nostra atmosfera. La CO2 e altri gas serra
come il metano intrappolano il calore solare nellíaria. La conseguenza
è il riscaldamento della superficie del pianeta.
La sorgente principale dei
gas serra è la combustione di prodotti fossili come carbone, petrolio
e gas, che rilasciano CO2. Anche la deforestazione, che impedisce
lo stoccaggio di CO2, e l'agricoltura, che rilascia metano
e ossidi d'azoto, sono responsabili dell'aggravamento del fenomeno. Il
livello di CO2 nell'atmosfera è del 30% più alto di quello
di 200 anni fa. Oggi infatti si ha una concentrazione di CO2
di oltre 360 ppm (parti per milione) mentre prima della rivoluzione industriale
la concentrazione era di 280 ppm. Il livello di metano è più che raddoppiato.
Una volta rilasciati nell'atmosfera, questi gas hanno un tempo di vita
di molti anni (circa 100 nel caso della CO2). Sono stati pubblicati
numerosi studi, nei quali si mostra quali effetti potrebbe avere il cambiamento
climatico nei prossimi anni e decenni. Questo nuovo rapporto sullo stato
del clima riassume soltanto gli effetti già osservabili del riscaldamento
del Pianeta. Ogni piccolo cambiamento o strano fenomeno meteorologico
non riveste molta importanza in se stesso, ma quando questi sono visti
come parte di un massiccio cambiamento esteso a tutto il mondo, allora
può emergere una differente immagine.
Ma è vero che il Mondo si
sta scaldando?
A rispondere sono stati gli
oltre duemila scienziati dellíIPCC, organismo tecnico che sotto l'egida
delle Nazioni Unite (UNEP) studia il mutamento climatico e che riassume
le attuali evidenze così:
-
oltre 0.6 °C di variazione
nell'ultimo secolo;
-
scioglimento dei ghiacci
e arretramento dei ghiacciai permanenti nel Mondo (già in corso);
-
scioglimento del permafrost
nell'Artico;
-
aumento del livello dei
mari di oltre 25 cm nell'ultimo secolo;
Secondo quanto sostenuto dall'IPCC
e dai maggiori istituti scientifici di studi sul mutamento del clima,
non prendere alcuna misura concreta contro il riscaldamento globale e
il cambiamento climatico provocherebbe:
-
incremento della temperatura
di 2°C per l'anno 2100;
-
oltre 50 cm di innalzamento
del livello dei mari per il 2100;
-
significativa perdita
di specie animali e vegetali;
-
aumento delle patologie
a carico degli umani (ampliamento dell'areale della malaria, della
febbre gialla, della febbre Dengue, delle malattie cardio respiratorie);
-
migrazioni di massa delle
popolazioni e creazione di "profughi dell'ambiente";
-
estinzione di colture;
-
nuova minaccia per la
stabilità e sicurezza internazionale;
AUMENTO DEL LIVELLO DEI MARI
Le zone costiere e le piccole
isole sono le zone più densamente popolate del Pianeta. Sono inoltre le
più interessate da innalzamenti del livello del mare a causa dell'espansione
delle acque per il riscaldamento, e dallo scioglimento dei ghiacciai polari.
Il livello dei mari è in media tra 10 e 25 cm più alto che nello scorso
secolo. L'80% delle spiagge nel mondo stanno subendo un processo di erosione,
spesso alla velocità di molti metri per anno. L'altezza delle onde nel
Nord Atlantico è aumentata del 50% negli ultimi 30 anni.
Impatto idrologico e risorsa acqua
Anche il ciclo della risorsa
acqua potrebbe risultare fortemente alterato per l'Italia nelle condizioni
di mutamento climatico predette dai modelli considerati.
Un'alterazione del rapporto
tra precipitazioni e potenziale evapotraspirazione dell'acqua potrebbe
limitare fortemente una strategia di adattamento per la vita, l'agricoltura
e i processi produttivi alle mutate condizioni climatiche. Nel 1988 Oljenik,
avvalendosi del modello GISS, ha studiato la situazione della regione
mediterranea per quanto concerne precipitazioni, evapotraspirazioni e
disponibilità d'acqua sul suolo. In generale tutte le simulazioni prevedono
che l'aumento di pioggia viene perso tutto per evapotraspirazione. Le
acque dolci disponibili trattenute dai suoli potrebbero avere un aumento
di circa il 30 % rispetto ai valori attuali, fatto che comporterebbe una
maggior disponibilità di acqua al nord e al centro, ma non al sud dove
servirebbe. In ogni caso una incapacità di stoccare tutti gli eccessi
delle acque al nord, utili a determinare solo eventi alluvionali, potrebbe
comunque creare nei periodi di bisogno idrico, grossi stress all'agricoltura
e ai sistemi vegetali in genere.
L'acqua per le attività produttive
ed umane vedrebbe ancora più aumentato il divario tra nord e sud del Mediterraneo.
Si stima che nel prossimo secolo l'alterazione del ciclo dell'acqua porterà
nel nord Mediterraneo una disponibilità di circa 2000 m3 all'anno
per ogni abitante, a fronte di un uso reale pro - capite annuale di circa
400 m3. Il dato va confrontato con quello della sponda sud
del Mediterraneo che vedrebbe diminuita ancora la disponibilità di acqua
di circa 100-400 m3.
La possibile crescita del
livello del mare aumenterebbe la salinità delle foci dei fiumi e degli
acquiferi costieri. Questo aumento della salinità delle acque dolci potrebbe
determinare rischi per la salute pubblica, l'accrescere sensibilmente
i costi di trattamento delle acque sia a scopo idropotabile, sia, e soprattutto,
per le acque industriali, mettendo a dura prova macchinari, strumentazioni
e processi produttivi concepiti per utilizzare acqua dolce. Queste intrusioni
di acque salmastre negli ecosistemi costieri potrebbero alterare ed inficiare
certe produzioni agricole (Lindh,1992). L'acqua ad uso potabile potrebbe
in futuro essere contaminata e messa a rischio come risorsa dalle intrusioni
saline a seguito di un innalzamento del livello dei mari. Le contaminazioni
possono avvenire sia per una diffusione lungo líasta fluviale di elementi
salini sia per infiltrazione diretta dal suolo nella falda acquifera.
In Italia acquiferi a rischio si trovano in Veneto, Puglia, Liguria, Marche,
Abruzzo, Sicilia e Sardegna.
Crescita del livello delle acque
Globalmente, è stato stimato
che il livello del mare Mediterraneo è cresciuto ad una media di circa
1 - 2 mm/anno durante gli ultimi cento anni (Gornitz, 1995). Si stima
che il livello del mare possa crescere di circa 8 - 29 cm entro il 2030
(IPCC, 1995), anche se l'effetto dell'aerosol potrebbe mitigare questo
cambiamento di livello e contenere l'aumento attorno ai 5 - 20 cm. Circa
il 50% della variazione del livello del mare è causata dalla espansione
termica dell'acqua degli oceani, il resto può attribuirsi al ritiro e
conseguente scioglimento dei ghiacciai, come si vede in tabella, e dal
paventato scioglimento delle calotte polari (Wigley and raper, 1993).
| Stato o Regione |
Contrazione dei
ghiacciai |
Tempi |
| Caucaso, Pamir, Tian Shan
e montagne Altai dellíAsia Centrale |
Arretramento dei ghiacciai
montani fino a 4 |
Km ultimi 200 anni
|
| Kazakhstan |
Estensione dei ghiacciai
ridotta del 14 % |
955 - 1979
|
| Asia centrale |
Il 73% dei 224 ghiacciai
della regione sono in contrazione |
1950 - 1980
|
| Monte Kenya |
ghiacciai in contrazione |
dal 1980
|
| Ande ecuadoregne e Nuova
Guinea |
ghiacciai in contrazione |
da metà XIX sec.
|
| Ghiacciaio Yanamarey, Perù |
veloce contrazione |
in corso
|
| Cordillera do Merida, Venezuela |
limite delle nevi perenni
elevatosi da 4100 m a 4900 m |
ultimi 100 anni
|
| Ghiacciai della Patagonia |
riduzione di 500 Km2
su un totale di 13.500 Km2 |
ultimi 40 anni
|
| Nuova Zelanda |
ghiacciai ritirati di oltre
3 Km |
in questo secolo
|
| Isola di Heard (a largo
dellíAntartide) |
riduzione generale della
calotta dei ghiacci fino al 65 % per i piccoli ghiacciai |
ultimi 50 anni
|
| Groenlandia occidentale |
notevole contrazione |
in questo secolo
|
| Svezia del nord e Spitsbergen |
ghiacciai in contrazione |
ultimi 50 anni
|
L'impatto dell'innalzamento
del livello dei mari si ripercuoterebbe su tutto il sistema costiero con
varie modificazioni di tipo geografico, alterando movimenti della crosta
terrestre, delle dimensioni e della forma del moto ondoso marino e delle
correnti marine, con conseguente variazione anche dei fenomeni di erosione
(Gornitz 1991). I delta dei maggiori fiumi potrebbero risultare vulnerabili
ad inondazioni sistematiche e piene associate a piogge eccezionali ed
eventi ciclonici. Le zone più sensibili potrebbero essere spiagge, ma
anche lagune e zone umide costiere. In Italia la zona principale a rischio
risulta essere il delta del Po fino alla costa ravennate ( Sestini, 1992).
Venezia resta nel mondo la
città simbolo della subsidenza, accelerata da un incremento del livello
dei mari causato da un riscaldamento globale di origine antropica.
Storicamente Venezia ha conosciuto
nel corso degli anni un incremento delle acque che da sempre la bagnano;
a partire dal 1897 fino al 1980 vi è stato una variazione del livello
delle acque di circa 2.7 mm all'anno. Una "spinta verso il fondo dell'Adriatico"
a Venezia viene anche data da tutti i pozzi di captazione delle acque
ad uso industriale per il polo petrolchimico di Marghera e per uso domestico.
La modificazione della struttura morfologica della laguna ad opera dell'uomo
altera ulteriormente la circolazione delle acque e rende ancora più vulnerabile
la situazione. Ad aggravare il quadro generale della città lagunare c'è
il rischio di estrazioni petrolifere operate dall'Agip, concordemente
con quanto sostenuto anche dall'Ordine degli Ingegneri del Veneto. Tali
estrazioni aumenterebbero la subsidenza. A causa del prelievo dell'acqua
va ricordato che Venezia nel ventennio 1950 - 1970 ha visto una crescita
del livello del mare di circa 4 mm all'anno (Sestini 1992).
Altre zone italiane che vedono
un aumento del livello delle acque marine sono: Genova 1.3 mm/anno, Imperia
1.2 mm/anno, Trieste 1.3 mm/anno, Catania 0.6 mm/anno, Palermo 0.7 mm/anno,
Cagliari 1.8 mm/anno, Golfo di Napoli 2.6 mm/anno, che rappresenta il
maggior grado di subsidenza collegata con la neo attività tettonica.
Zone particolarmente a rischio
sono la laguna di Orbetello ed il Lago di Burano. La situazione della
laguna di Orbetello è resa critica dalle condizioni dei tomboli che separano
la laguna dal mare aperto, dalla circolazione delle acque interne, anche
per l'intervento dellíuomo, e per i sempre più frequenti episodi alluvionali,
che stanno crescendo in magnitudo e frequenza.
Il lago di Burano è protetto
dal mare da una duna esile e sempre più minacciata. Una crescita del livello
del mare o delle infiltrazioni nel sistema costiero potrebbero alterare
l'equilibrio di uno splendido lago caratterizzato da una notevole biodiversità
e che da anni ospita nell'inverno importanti colonie di uccelli migratori.
Il rischio di un incremento
del livello dei mari non è solo una preoccupazione degli ambientalisti,
ma è suffragato da studi autorevoli (IPCC 1992, Hoozmans 1993 e altri
ancora). Applicando i modelli globali allíItalia si può avere una idea
delle aree vulnerabili all'innalzamento del livello dei mari con gli scenari
descritti dai vari modelli, come si vede in tabella.
Aree vulnerabili alla crescita dei mari
| |
Nord
|
Centro
|
Sud + Sicilia
|
Sardegna
|
| Area inondata Km2 |
1152
|
248
|
2851
|
301
|
| Area costiera totale
Km2 |
11299
|
5106
|
25926
|
5368
|
| Area inondata % |
10.2
|
4.9
|
11.0
|
5.6
|
Fonte: Colombia University
L'area potenzialmente soggetta
ad inondazione è di circa 4500 Km2, di cui il 25.4 % nel nord
Italia, il 5,4 % al centro Italia, il 62.6 % al sud Italia, compresa la
Sicilia, e il 6,6 % in Sardegna.
LE ASSOCIAZIONI VEGETALI
Sul fronte italiano molti
ecosistemi tipici del paese rischiano di essere messi a dura prova dal
mutamento climatico; le zone principalmente a rischio, secondo recenti
studi, nell'area del mediterraneo potrebbero essere:
-
le foreste planiziali
a Quercus robur e Carpinus betulus, che potrebbero risentire
molto della superficialità o meno della falda freatica;
-
le foreste ripariali e
golenali a Alnus glutinosa e Fraxinus oxycarpa, fortemente
sensibili e dipendenti dal forte e prolungato ristagno di acqua in
superficie;
-
la vegetazione palustre
strettamente dipendente dal ristagno di acqua in superficie e minacciata
da intrusioni di acqua salina;
-
la vegetazione di torbiera,
relitto glaciale, dipendente dal ristagno d'acqua e dalla permanenza
delle basse temperatura;
-
gli arbusteti a Pinus
mugo degli Appennini relitti glaciali, localizzati tra i 1500
e i 2300 m sopra il livello del mare, la cui sopravvivenza è legata
alla lunga permanenza del manto nevoso determinata da mesoclimi continentali
freddi;
-
gli arbusteti a Vaccnium
myrtillus degli Appennini Centrali anch'essi sensibili alle temperature
e alla permanenza del manto nevoso;
-
le praterie di altitudine
a Sesleria tenuifolia, relitti preglaciali che si trovano tra i 2000
ed i 2300 m sul livello del mare;
-
la tundra alpina a Kobresia
myosuroides e Silene acaulis degli Appennini centrali tra i 2300 ed
i 2800 dipendente dai climi freddi continentali delle alte quote.
L'AGRICOLTURA
Il clima condiziona molto
l'agricoltura in Italia. Condizioni più calde e più secche al sud e centro
Italia potrebbero spingere verso la zona padana colture come quelle degli
agrumi e gli olivi (Morettini, 1972; Le Houerou, 1992). Si amplierebbe
la stagione di crescita e sviluppo delle piante, occupando anche parte
del periodo di attuale "dormienza" delle coltivazioni. Allo stesso modo
piante tipiche delle regioni nordiche e centrali che necessitano di umido
e freddo, come il grano invernale, risulterebbero penalizzate e la loro
produttività potrebbe calare notevolmente. Ciò potrebbe anche accadere
in seguito ad una eccessiva siccità che determinerebbe una notevole evaporazione,
causando stress alle coltivazioni. I cambiamenti micro-climatici nelle
regioni italiane potrebbero portare a delle alterazioni di temperatura
e livello delle risorse idriche tali da dover rivedere tutto il management
agricolo locale. La carenza di acqua piovana dovrebbe essere risolta con
sistemi di irrigazione artificiale che non sempre sono facilmente realizzabili.
Le alte temperature di punta potrebbero portare stress alle colture e
condurre a delle indesiderate sterilità delle piante (Mearns et al. 1992;
Paulsen, 1994).
L'anidride carbonica ha anche
un effetto fertilizzante in agricoltura, che mitigherebbe, ma solo in
parte, gli altri danni apportati dalla CO2, con un effetto
di stimolo della crescita delle colture simile a quello dei fertilizzanti
di sintesi. A questi effetti dell'anidride carbonica hanno risposto positivamente
il grano, la soia e il riso.
TABELLA DELLE ZONE ESAMINATE A CUI SI RIFERISCONO
LE CONSIDERAZIONI SOPRA FATTE.
| Regione Area esaminata Principali
coltivazioni |
| Lombardia - Emilia Rom. Bacino
del Po Riso, grano, mais |
| Centro Italia Toscana - Lazio
grano, patate |
| Tavoliere delle Puglie Puglia
grano |
| Piana siciliana Sicilia grano
duro |
Fonte: Colombia University
L'INCREMENTO DELLA TEMPERATURA
La temperatura media dell'intero
Pianeta sta aumentando drammaticamente. I cinque anni più caldi da quando
i dati sono stati registrati, fin dalla metà del 1900, si sono verificati
tutti negli anni '90, e 10 degli 11 anni più caldi si sono avuti dal 1980.
Il 1995 è stato l'anno più caldo mai registrato. Il 1998 è stato il secondo
più caldo. Nessuno scienziato serio dubita degli effetti del riscaldamento
del Pianeta negli ultimi decenni.
Le notti diventano più calde
del 50% rispetto alle ore diurne. Il centro statunitense per i dati climatici
ha riportato nel luglio 1997 che la differenza di temperatura tra il giorno
e le notte sta diminuendo in molte parti del mondo, con più forti cambiamenti
nell'inverno dell'emisfero boreale. Le gelate stanno velocemente sparendo
in molte regioni; questo accade perché i gas serra intrappolano il calore
efficientemente durante la notte.
"La primavera nell'emisfero
nord arriva una settimana prima che 20 anni fa", dichiara Charles Keeling
della Scripps Istitution of Oceanography in California. Questa variazione
è rilevabile nella riduzione primaverile della concentrazione di CO2,
poiché le piante la consumano per crescere. Le direzioni di migrazione
dellíuccello canterino e del caribù stanno già cambiando col variare della
primavera. Almeno 20 specie di uccelli canori sono stati visti nel Regno
Unito depositare e covare le uova con più di una settimana di anticipo.
Molti eventi meteorologici
stanno diventando sempre più estremi. L'indice delle condizioni climatiche
estreme, sostengono nel centro statunitense dei dati per il clima, sono
stati consistentemente alti alla fine degli anni ë70, che fu un periodo
di forte riscaldamento del Pianeta.
Le perdite economiche associate
al cambiamento climatico sono grandi: uragani e ondate di caldo hanno
comportato la spesa di 60 miliardi di dollari nel 1996.
C'è una crescente evidenza
che il mondo sta affrontando il più grande disgelo dalla fine dell'ultima
glaciazione, avvenuta circa 10000 anni fa. Questo è il segnale più forte
dell'effetto dell'inquinamento sul clima del Pianeta.
Nel 1995 l'ufficio meteorologico
del Regno Unito ha riportato che gran parte della Siberia era di 3°C più
calda del passato. Il suolo artico si è riscaldato di 4 gradi. La temperatura
media di 9 stazioni meteorologiche nell'Artico è cresciuta di 5 °C dal
1968. Gran parte dell'oceano Artico si è riscaldato di 1 grado o più dal
1987 e più del 5% del suo ghiaccio è sparito negli ultimi 15 anni.
Il clima Artico è noto per
essere naturalmente variabile, ma questi cambiamenti sono senza precedenti.
Ricercatori europei hanno esaminato la registrazione di migliaia di anni
di temperature, conservati negli anelli annuali dei larici artici, e hanno
osservato che la temperatura più alta si è avuta durante il ventesimo
secolo. Questo andamento sta accelerando. La crescita di alberi negli
Urali è esplosa. Questo suggerisce un maggiore riscaldamento, dice il
capo del gruppo di ricerca dellíUniversità dellíEst Anglia, Keith Briffa.
Lo scioglimento dei ghiacci
è adesso un fenomeno di tutto il Pianeta, ed è una delle maggiori indicazioni
che il clima sta diventando più caldo. I ghiacciai delle Alpi in Europa
hanno perso metà del loro volume dal 1850, cioè da quando la regione si
è riscaldata, come sostiene Wilfried Haeberli dell'Università di Zurigo,
direttore del Servizio di Monitoraggio di Ghiacciai delle Nazioni Unite.
Un tipico esempio è il ghiacciaio Grüben, nel sud della Svizzera. Ha iniziato
a sciogliersi dalla metà del secolo scorso ma la sua diminuzione è fortemente
accelerata durante l'ultimo secolo. Oggi la sua estremità è 200 metri
al di sotto della montagna rispetto alla posizione che aveva allíinizio
del decennio. "Non cíè dubbio che il responsabile di questo è il riscaldamento
del Pianeta", dice Haeberli. Nella vicina Austria, il 90% dei ghiacciai
mostrano una sostanziale riduzione. "Quando i ghiacciai si sono ridotti,
hanno causato una intensa azione chimica sulle rocce, causando un drammatico
flusso di agenti inquinanti nei laghi", dice Roland Psenner dell'Università
di Innsbruck. L'inquinamento da solfati, normalmente associato con le
piogge acide, è aumentato di 4 volte in alcuni laghi alpini.
LA SITUAZIONE IN EUROPA
John Thornes, un geografo
del Kings College di Londra, sostiene che le regioni del Mediterraneo
stanno vivendo un progressivo calo delle piogge dal 1963. Gli anni '90
in particolare hanno visto eccezionali siccità. Le piogge sono diminuite
del 20% rispetto all'inizio del secolo. La Spagna ha avuto 5 anni di siccità
dall'inizio del 1991.Nel 1995, le regioni del Sud Est hanno avuto solo
5 cm di pioggia, un quarto del normale. "Le sorgenti prive di acqua inaridiscono
i fiumi e le zone umide, le foreste bruciano e un'erosione del suolo che
si estende dalla Spagna alla Grecia negli anni '90, segnala un permanente
cambiamento nelle condizioni climatiche, che divengono più simili al Sahara
che a quelle tipiche dell'Europa", sostiene Thornes, il coordinatore di
Medalus, un programma finanziato dalla Unione Europea sulla desertificazione
mediterranea e sull'uso dei territori. Nel 1989, il governo greco ha stimato
un flusso medio del suo fiume più lungo, l'Acheloos, il quale rifornisce
la zona umida del Messalonghi, di 5 chilometri cubi per anno. Quattro
anni dopo il flusso si è ridotto a meno di tre.
La Gran Bretagna sta condividendo
questo processo di "desertificazione". Il paese ha superato i record climatici
dei passati 25 anni. Dal 1976 ci sono state tre siccità di un intensità
che si sarebbe aspettata solo una volta ogni 200 anni. Molte società che
gestiscono la fornitura dell'acqua, riconoscendo il cambiamento climatico
come problema attuale e reale, hanno abbassato il livello di acqua fornita
del 10% rispetto al passato. E questo è accaduto prima dell'inizio del
1997, anno che ha portato il gennaio più secco degli ultimi 200 anni,
e marzo, che ha portato il 20% di piogge in meno di quanto previsto.
Ma, più a nord, l'Europa è
diventata più umida e tempestosa. A 50 gradi latitudine nord, sul continente,
in una fascia che include città come Dublino, Stoccolma, Berlino, Varsavia
e Mosca, il 1980 è stato l'anno più caldo ed umido mai registrato. Alcuni
scienziati credono che la massiccia inondazione che ha colpito la Polonia
e la Germania nell'estate 1997 sia un'ulteriore prova della tendenza ad
un peggioramento climatico.
SERRA ITALIA: I PRIMI IMPATTI EVIDENTI
Un considerevole contributo
alle emissioni di gas serra proviene dall'area mediterranea, seppur esista
un grosso divario tra i paesi della sponda sud e nord del Mediterraneo.
I paesi a sud infatti producono basse quantità di gas serra, ad eccezione
di Algeria e Libia.
EMISSIONI DI CO2 IN MEGATONNELLATE PER IL 1990
| Albania |
6,1
|
| Algeria |
67
|
| Egitto |
78.3
|
| Francia |
391
|
| Grecia |
80
|
| Italia |
409
|
| Libia |
29.7
|
| Marocco |
20.8
|
| Spagna |
236
|
| Turchia |
149.6
|
| Area ex Yugoslavia |
91.9
|
| |
|
| Totale Mediterraneo |
1572.8
|
| Mondo |
20784
|
| |
|
Fonte DG XVII
I MODELLI GCMS PER LíITALIA
Secondo delle simulazioni
raccolte dalla Columbia University di New York in un rapporto sullo stato
del clima in Italia (Impact of Future Climate Change in Italy, 1995),
si prospettano degli scenari degni di attenzione. In particolare, secondo
lo studio dell'università americana, in Italia potrebbero cambiare le
temperature e i livelli di precipitazione, oltre a salire il livello dei
mari mettendo principalmente a rischio l'area della laguna di Venezia,
già fortemente minacciata dall'acqua alta, la laguna di Orbetello e il
Lago di Burano.
L'Università della Columbia
aveva preso in considerazione tre modelli atmosferici, i cosiddetti GCMs
(Global Circulation Models): il GISS (NASA- Goddard Institute for Space
Studies) (Hansen et al .1983), il GFDL (Geophysical Fluid Dynamics Laboratory)
(Manabe e Weatherland, 1987), il UKMO (United Kingdom Meteorological Office)
(Wilson e Mitchell, 1987).
Sono modelli simili nella
struttura matematica ma differenti nella parametrizzazione del rapporto
mare-ghiacci, delle nubi, dei processi di interfaccia e differiscono nei
metodi numerici di soluzione delle varie equazioni differenziali.
Le condizioni previste da
questi modelli si potranno realizzare già nella prima metà del prossimo
secolo e dunque si capisce l'importanza predittiva di essi, che dovrebbero
illuminare le scelte politiche verso uno sviluppo sostenibile, anche per
l'Italia e l'intera regione mediterranea. I modelli non tengono conto
nelle loro elaborazioni dell'effetto di raffreddamento dell'aerosol troposferico
che contribuisce allo scenario climatico mitigandolo (IPCC1994).
LíItalia è divisa nei modelli
in tre aree climatologiche distinte (nord centro e sud) e viene rappresentata
nei grafici per semplicità schematica con le città di Milano, Roma e Palermo,
per evidenziare come cambierebbero nelle tre città la temperatura, le
precipitazioni e l'insolazione.
Secondo il modello GFDL si
avrebbe un'incremento della temperatura maggiore al nord che non al sud,
sia in estate che in inverno. Le precipitazioni aumenterebbero del 15%
come valore massimo registrabile al nord in inverno, per calare anche
del 30% in estate nelle regioni del sud.
Il modello GISS suggerisce
un amento medio annuale della temperatura di circa 3.5°C, con un aumento
delle precipitazioni di circa il 15%.
E' evidente che a livello
generale, a parte il caso particolare dell'impatto su Venezia, si avrebbero
effetti sull'agricoltura, sulla vegetazione, sul sistema idrologico, sulla
risorsa acqua, sull'innalzamento del livello dei mari.
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