Apiterapia: una medicina alternativa?

   
Apiterapia: applicazioni
pratiche

Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito ad uno slittamento della medicina progressivo e sempre più massiccio verso forme di terapia definite "alternative". Questo fenomeno, attentamente analizzato dalla filosofia della scienza contemporanea, fa parte di una vera e propria "rivoluzione scientifica", che si presenta come rottura del paradigma ufficiale della scienza medica e delle sue procedure distintive, e parallela instaurazione di un nuovo paradigma.

Le ragioni di questo sgretolamento, che intacca sempre più profondamente il corpus della medicina ufficiale, sono molteplici, e non è questa la sede più adatta per ricostruire le linee di una tormentata vicenda tuttora in corso di evoluzione. D'altro canto è necessario fare riferimento almeno al motivo di fondo, quello che potremmo definire strutturale, e che è troppo macroscopico per essere taciuto: per quasi trecento anni la pratica medica e chirurgica ha rappresentato l'organismo umano come un meccanismo dominato dai principi della fisica, totalmente determinato dalla somma dei singoli "ingranaggi" che lo compongono, e quindi comprensibile a partire da un lavoro analitico di scomposizione del tutto in fattori, i "processi di base", la cui somma avrebbe garantito la conoscenza del funzionamento complessivo. Insomma, anatomia e fisiologia come meccanica e dinamica dell'organismo, con una logica, pesantissima implicazione: l'inesorabile separazione delle componenti corporee da quelle mentali, ritenute assolutamente svincolate e quindi reciprocamente ininfluenti.

Questo antico, ma tuttoggi ampiamente praticato, paradigma meccanicistico in medicina, unito ai successi della chimica prima e della biologia poi, ha dato risultati conoscitivi e terapeutici di indubbia importanza nella storia della disciplina, ma ora, altrettanto innegabilmente, sta sperimentando il proprio insuperabile limite e l'angustia dei propri confini a fronte di sfide come il cancro o l'AIDS(1).
Contemporaneamente da più ambiti scientifici arrivano suggerimenti sempre più numerosi e stimolanti, e l'incoraggiamento verso nuove aperture, in particolare verso il superamento del dualismo corpo-mente, in favore di una visione sistemica della vita e del funzionamento degli organismi viventi: in poche parole si sta lavorando, fra infinite difficoltà ed innumerevoli ostacoli, all'instaurazione di un nuovo paradigma medico-scientifico.

Quest'ultimo, in corso di strutturazione ed organizzazione, attinge i propri materiali sia da tradizioni mediche antichissime, in cui la conoscenza si coniuga con la saggezza, come ad esempio la medicina cinese e la medicina ayurvedica, o di più moderna concezione (omeopatia), sia dalle più stimolanti cornici teoriche che la riflessione epistemologica degli anni '80 ha prodotto, quale ad esempio la teoria di Santiago sui sistemi viventi. Tali materiali sono accomunati dalla condivisione di un modello sistemico o globale dell'organismo, l'unità corpo-mente-ambiente, pensato (con maggiore o minore consapevolezza e chiarezza) come rete di processi autoproduttivi, aperta su un mondo che le fornisce materia ed energia, con il quale avvengono continui, mutui scambi ed incessante comunicazione(2).

In questa sede il mio compito sarà quello di analizzare una delle meno note fra le forme di medicina alternativa, una di quelle che non compaiono sui rotocalchi settimanali di informazione:l'apiterapia.
Pratica terapeutica plurisecolare, il suo impiego è testimoniato dalle fonti storiche da almeno due millenni presso le forme di civiltà più diverse e lontane, nel tempo e nello spazio.
Oggi in alcuni Paesi, quali l'Unione Sovietica, l'apiterapia è annoverata fra le terapie riconosciute dallo Stato. In Italia siamo ancora molto lontani da ciò, nonostante l'impegno e la tenacia di alcuni medici pionieri, quali il dott. Grosso a Vimodrone.
L'apiterapia può essere definita come trattamento terapeutico di alcune patologie con i prodotti raccolti, elaborati e secreti dalle api: miele, polline, propoli, pappa reale e veleno.
Per quanto mi riguarda cerco di utilizzare il più spesso possibile prodotti "al naturale", che non abbiano subito manipolazioni o trattamenti industriali di depurazione o concentrazione. I prodotti depurati, di fatto, risultano solitamente meno efficienti e più rischiosi dei loro corrispettivi naturali. Questi ultimi, infatti, oltre al principio attivo contengono anche tracce di sostanze considerate a lungo prive di importanza, ma che hanno dimostrato recentemente di svolgere un'importante azione sull'effetto prodotto dall'ingrediente attivo principale. Tali sostanze consentono all'organismo di limitare la propria reazione, eliminando il rischio di effetti collaterali indesiderati. Inoltre, le sostanze allo stato naturale mostrano spesso la straordinaria proprietà di inibire la moltiplicazione batterica, evitando quindi le mutazioni e le formazioni di ceppi resistenti all'azione del principio attivo, problema ben noto, ed implicito in qualsiasi terapia antibiotica.
Ad un'analisi ravvicinata, l'apiterapia si presenta come un mondo terapeutico complesso: copre il campo della nutrizione e delle scienze alimentari, attraverso l'impiego di miele, polline e pappa reale, ma anche l'ambito farmacologico vero e proprio (desensibilizzazione, terapie antiinfiammatorie e contro malattie autoimmuni), fino ad arrivare, attraverso particolari modalità d'utilizzo degli stessi prodotti (propoli, veleno, miele), alla sfera della biochirurgia, vale a dire l'uso in medicina delle larve della mosca verde della carne, delle sanguisughe e per l'appunto delle ap(3,4,5). .
Esamineremo ciascuno di questi livelli, che si presentano con complessità crescente, sia nelle tecniche di impiego coinvolte, e quindi nelle competenze professionali richieste, sia nei processi fisiologici innescati.

Livello nutrizionale

POLLINE

E' un alimento cosiddetto completo perchè è una miscela perfettamente bilanciata di aminoacidi, vitamine, sali minerali, enzimi ed acidi grassi.
Esso è pertanto fondamentale nelle diete, soprattutto nell'alimentazione vegetariana, essendo il suo apporto proteico sovrapponibile a quello della carne, privata però di tutti i grassi. E', pure ricco di vitamine e di flavonoidi. (6,7,8,9).
La sola vitamina mancante è la D, per cui possiamo ritenere una alimentazione che comprenda il polline edi prodotti del latte come una dieta perfettamente equilibrata e naturale, soprattutto in un'epoca in cui vengono eccessivamente pubblicizzati i cosiddetti integratori alimentari sviluppati dall'industria chimica.
L'unico inconveniente legato all'assunzione del polline è rappresentato dalla possibilità che il suo sapore non incontri il favore del consumatore, fattore quest'ultimo fondamentale per la riuscita di un regime dietetico.
Un'ultima non trascurabile caratteristica di questa sostanza è il suo impiego come aiuto nelle terapie di desensibilizzazione ai pollini stessi, attraverso l'assunzione giornaliera per via sublinguale di piccole quantità di prodotto (2-3 granuli).

PAPPA REALE

E' nutrizionalmente importante almeno quanto il polline per l'elevata quantità di vitamine della crescita, gruppo B, in particolare di acido pantotenico (B5), la cui concentrazione in questo alimento ne supera qualsiasi altra.
E' attiva a dosi ponderali (2-3 cucchiaini da caffè al giorno) nelle lesioni eczematose della pelle, contro la caduta dei capelli, per incrementare la crescita del neonato prematuro, nell'affaticamento fisico ed intellettuale, nei disturbi intestinali e digestivi, e può essere d'aiuto nell'insonnia e nell'agitazione di origine nervosa.
Unica controindicazione è la marcata acidità, che può causare, in soggetti predisposti, l'irritazione della mucosa gastrica(10).

MIELE

E' il dolcificante per eccellenza. Rispetto allo zucchero presenta il vantaggio di essere, a parità di peso, decisamente meno calorico e più efficace, per cui può essere utilizzato in minori quantità.
Dal punto di vista organolettico si presenta in una ricca varietà di gusti. Ricco di fruttosio e sali minerali, soprattutto nelle qualità "scure", è tradizionalmente ritenuto un buon ricostituente. Se questa credenza tradizionale può essere scientificamente avallata, da sfatare sono le opinioni diffuse circa le proprietà "curative" specifiche dei singoli tipi di miele, in cui il principio attivo (responsabile di presunte azioni sedative, diuretiche, antipiretiche, antivirali, ecc.) è contenuto in quantità pressocchè inosservabili, troppo basse, insomma, per essere efficaci.

Livello farmacologico

Desensibilizzazione

VELENO

Nel caso di allergia al veleno degli imenotteri si utilizza il veleno specifico della specie, che ha causato la reazione, ad alte diluizioni progressive fino ad arrivare alla puntura dell'insetto vera e propria.

MIELE

In associazione al polline il miele è utile nel trattamento desensibilizzante delle pollinosi.

Terapia antiinfiammatoria

VELENO

Per intraprendere con successo una terapia antiinfiammatoria a base di veleno d'ape due sono i requisiti essenziali: un accurato inquadramento diagnostico e, conseguentemente, la constatazione dell'esistenza di una indicazione specifica. A questo proposito sorprendente è l'analogia con il quadro omeopatico corrispondente alla somministrazione del rimedio Apis.
Il campo d'azione del veleno (che diluito e dinamizzato è il principio attivo di Apis) si estende a numerose affezioni acute e croniche, quali gli stati infiammatori acuti articolari (ad esempio il reumatismo articolare acuto e la gotta), alla eresipela, all'artrosi e all'artrite reumatoide, all'orticaria, alla nefrite, ai disturbi del sonno, e persino alla sclerosi multipla.
Dal punto di vista biochimico i componenti di spicco del veleno sono: apamina, melittina e un particolare peptide detto peptide 401, la cui azione sicuramente sinergica e polifunzionale è stata accuratamente studiata, anche se molti sono i meccanismi farmacocinetici ancora sconosciutí(11).. L'ipotesi corrente sostiene che il peptide agisca sull'ipofisi scatenando la produzione di ACTH e quindi di cortisolo.
Ho personalmente qualche riserva sulla correttezza di questa ipotesi testata su animali di laboratorio: ho ripetuto lo stesso protocollo sperimentale su soggetti umani e gli esami di laboratorio non hanno evidenziato particolari variazioni del cortisolo in seguito alla somministrazione del veleno.
Particolarmente interessante mi sembra l'associazione a prima vista casuale di patologie a carico del sistema nervoso e tegumentario nel campo d'azione del veleno d'api: embriologicamente la loro origine è comune, e tale proprietà, pur non chiarita in questi termini, è ben riconosciuta dall'omeopatia.
A proposito dell'efficacia del veleno d'ape nella cura della sclerosi multipla attualmente al vaglio di più di un importante organismo scientifico internazionale, vorrei accennare, soltanto nei termini di una suggestiva nuova ipotesi di lavoro, alla scoperta di una scienziata americana, Candace Pert, sul ruolo dei peptidi, che, come è noto, figurano fra i componenti principali del veleno. Secondo Pert i peptidi sono veri e propri messaggeri molecolari che interconnettono il sistema nervoso, immunitario ed endocrino, tradizionalmente ritenuti distinti, in un'unica rete psicosomatica, deputata all'autoequilibrazione dei processi organici(12).
I peptidi sono brevi catene di amminoacidi che si attaccano a recettori specifici, i quali si trovano in abbondanza su cellule di molti tipi: non solo, i peptidì stessi vengono secreti dal sistema endocrino (ormoni), ma anche da quello nervoso (endorfine), e da varie altre parti del corpo, al punto da non consentire alcuna netta distinzione nè relativamente alla loro produzione, nè al loro utilizzo da parte dell'organismo.
Nel sistema nervoso i peptidi sarebbero responsabili della maggior parte della trasmissione di segnali emessi dai neuroni, oltre a rappresentare la manifestazione chimica delle emozioni; nel sistema immunitario (prodotti dai globuli bianchi, che possiedono recettori per tutti i peptidi) controllano gli andamenti migratori delle cellule ad esso appartenenti, le loro funzioni vitali, e, soprattutto, la loro identità molecolare.
E' possibile (Pert si occupa dell'Aids, ma sarebbe interessante poter verificare se anche nella sclerosi multipla hanno luogo le stesse dinamiche) (13). che le patologie autoimmuni abbiano origine da una disgregazione nella rete globale della comunicazione peptidica, tale da spingere il sistema immunitario a compiere errori "cognitivi" di riconoscimento, inducendolo ad attaccare le proprie cellule.
L'introduzione a scopo terapeutico di peptidi di sintesi, (come il "T" nell'Aids), o naturali (come il velenonella sclerosi multipla), assolverebbe alla funzione di riparare la rete comunicativa attraverso l'immissione di connettivi mancanti, ripristinando così il corretto funzionamento del sistema immunitario. (14).
Il trattamento di tutte le patologie indicate fino ad ora è pressoché standard e prevede l'applicazione di una media di 4-5 punture d'ape per seduta, 2-3 volte a settimana per circa 1 0 sedute (nella sclerosi multipla il trattamento dura anni). I risultati spesso si hanno a distanza di una quindicina di giorni dal termine della terapia, una volta risoltasi l'irritazione locale provocata dal veleno.

MIELE
In caso di ustioni l'applicazione di garze sterili imbevute di miele è di grande aiuto nella rigenerazione del tessuto cutaneo evitando la formazione di cheloidi cicatriziali.Buona anche l'azione antisettica nella medicazione di ferite infette(15).

PROPOLI
E' un rimedio eccellente nelle affezioni infiammatorie dell'apparato respiratorio, utilizzata come componente nell'aerosolterapia.
Trova altrettanto utilmente impiego nel trattamento di affezioni ginecologiche (soluzione glicolica) quali la sempre più diffusa micosi da Candida.
Ben noto è l'uso topico del prodotto come componente di unguenti e creme.

Livello biochirurgico

PROPOLI
Nelle infezioni chirurgiche la propoli grezza ed in soluzione alcolica e glicolica ha dimostrato una straordinaria efficacia, sia da sola, sia, nei casi più gravi, in associazione con il vaccino antipiogeno polivalente Bruschettini.
Uso la formulazione liquida per medicare cavità ascessuali che sono in comunicazione con l'esterno mediante piccoli tramiti fistolosi; per trattare invece aree infette francamente esposte impiego la propoli grezza.
La sua ricchezza in acido caffeico e in fiavonoidi le conferisce anche proprietà antitumorali, come verificato presso il New York University Medical Center e la Columbia University(16,17,18).
Un particolare tipo di flavonolo, la quercetina, ha dimostrato di provocare la necrosi e di bloccare la proliferazione delle cellule tumorali, di inibire la manifestazione di alcuni oncogeni, di competere con i recettori degli estrogeni e potenziare l'efficacia dell'ipertermia (che può essere provocata dalla somministrazione endovenosa del vaccino Bruschettini) a distruggere le cellule tumorali.
Personalmente utilizzo in questo caso la propoli all'interno di un protocollo terapeutico che prevede l'uso combinato di: 6-8 gr. di propoli grezza al giorno, il prodotto omeopatico "Embryo", Melatonina, 8 mg. alla sera ed altre sostanze scelte in base al tipo di neoplasia.

Conclusioni
Naturalmente nulla di quanto vi ho proposto ha la pretesa di essere indiscutibile o definitivo: intraprendere la strada dell'apiterapia ha significato per me anche imparare a praticare l'umiltà scientifica e constatare quotidianamente la provvisorietà sempre percettibile del sapere.Nè, ovviamente, l'illustrazione degli indubbi punti di forza di una forma di medicina alternativa deve implicare una svalutazione globale della medicina ufficiale. Al contrario, tengo a sottolineare con forza che entrambe possono e debbono coesistere nella pratica medica quotidiana, completandosi a vicenda, senza forme di egemonia che non hanno più ragion d'essere.
Per finire desidero puntualizzare un ultimo aspetto, ultimo nell'ordine di esposizione, ma forse ilpiù importante.Io non credo che la via verso gli orizzonti terapeutici di domani possa privilegiare la soppressione farmacologica selvaggia e l'annientamento cellulare cieco.
L'organismo vivente, l'unità corpo-mente-ambiente, appartiene per struttura ed organizzazione ad un mondo ricco di soluzioni adattative geniali e metamorfosi altrettanto stupefacenti, un mondo che si rigenera di continuo, con intelligenza.
Homo sapiens, da millenni, ne condivide la natura.
Per questo, secondo me, il successo dell'apiterapia, e in generale di tutte le altre forme di medicina alternativa, si basa sulla capacità di risvegliare il potenziale endogeno di autoriparazione dell'organismo, indotto e amplificato dall'azione combinata della nostra mente e di sostanze affini a quelle da noi prodotte, che l'ambiente ci fornisce in quantità, pronte da usare con intelligenza esaggezza.Questa, credo, sarà la strada della nuova medicina.

   


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