Rapporto Ecomafia 2001
L'illegalità ambientale in Italia e il ruolo della criminalità organizzata

Riportiamo integralmente qui di seguito la premessa del Rapporto Ecomafia 2001. Per acquistare il Rapporto (pag. 199, L. 30.000) si può contattare il centro di documentazione di Legambiente (tel. 06 / 86.26.83.27; e-mail: cdoc@legambiente.com <mailto:cdoc@legambiente.com>).
La presentazione di questo "Rapporto Ecomafia 2001" di Legambiente arriva alla vigilia dello scioglimento della XIII legislatura. Una coincidenza che offre lo spunto per tracciare un bilancio del nostro lavoro di ricerca, analisi e denuncia. Dei risultati ottenuti e delle sfide ancora da vincere.
E' un bilancio, vale la pena precisarlo subito, in cui si alternano legittimi motivi di soddisfazione e preoccupazioni fortissime: la consapevolezza di aver fornito, nei nostri limiti, un contributo di conoscenza dei fenomeni di criminalità ambientale e la frustrazione, perché di questo si tratta, causata dal "naufragio" in questa legislatura dei due provvedimenti legislativi (l'introduzione dei delitti contro l'ambiente nel Codice penale e i nuovi, più efficaci strumenti di lotta contro l'abusivismo edilizio), di cui il nostro Paese ha urgente bisogno.
In questi cinque anni è sicuramente cresciuto l'impegno delle forze dell'ordine, a partire dal Nucleo operativo ecologico dell'Arma dei carabinieri, in termini di qualità e quantità delle indagini. Lo abbiamo già scritto, ma vale la pena ribadirlo. Si è decisamente innalzata la soglia di attenzione, nei confronti della criminalità ambientale, da parte di numerosi uffici giudiziari. Sono arrivati, dai governi che si sono succeduti, segnali importanti (ultimo, in ordine di tempo, l'inserimento della sicurezza ambientale tra le priorità del ministero dell'Interno). E' cambiata anche la percezione della gravità di questi fenomeni da parte dell'opinione pubblica, come dimostra il vero e proprio tracollo di consensi intorno all'abusivismo edilizio e alle ipotesi condonatorie che abbiamo registrato in una terra difficile, sotto diversi punti di vista, come la Sicilia. Alcune vertenze esemplari in cui si è impegnata a fondo la nostra associazione si sono concluse con la vittoria della legalità e della tutela dell'ambiente: dall'abbattimento del Fuenti alla sentenza della Cassazione che ha sancito l'illegalità della "Saracinesca" di Punta Perotti (di cui attendiamo la demolizione), due obiettivi della nostra campagna contro gli "Ecomostri d'Italia". Lo stesso è accaduto ad Eboli, grazie all'impegno e al coraggio del Sindaco, Gerardo Rosania. In Sicilia sono stati avviati gli abbattimenti nell'Oasi del Simeto e su Pizzo Sella, la "collina del disonore" di Palermo, per la quale sono arrivate le prime condanne. E le ruspe demolitrici hanno, finalmente, varcato i confini della Valle dei Templi di Agrigento, cominciando a ristabilire quella sovranità dello Stato e delle sue leggi che era stata ridotta, in quella terra, a carta straccia. La lotta all'ecomafia e alla criminalità ambientale (è una delle novità di questo Rapporto su cui torneremo più avanti) ha cominciato ad assumere, infine, dimensioni internazionali, anche grazie al lavoro che è stato svolto in Italia.
L'elenco dei risultati ottenuti, in realtà, potrebbe essere ancora più lungo. Basta pensare, solo per fare un altro esempio, al lavoro svolto in questa legislatura dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Ma, e qui veniamo alle "dolenti note", le attività di questa Commissione, guidata dall'on. Massimo Scalia, e il lavoro, sul versante del ciclo del cemento, avviato dalla Commissione Antimafia, sotto la presidenza dell'on. Giuseppe Lumia, esauriscono quasi del tutto quanto di buono è stato fatto nel cuore del nostro sistema istituzionale. Il Parlamento italiano non ha trovato il tempo e la volontà di tradurre in leggi le indicazioni, le proposte sollecitate dalla realtà dei fatti, dalla necessità di rispondere all'aggressione dell'ecomafia e dell'ecocriminalità. Si sono così sostanzialmente inabissati i disegni di legge sull'introduzione dei delitti contro l'ambiente, affidati dall'aprile del 1998 all'esame congiunto delle Commissioni Ambiente e Giustizia del Senato, e quello sull'abusivismo edilizio (varato dal governo nel luglio del 1999). Si decide invece in questi ultimi giorni della legislatura l'introduzione del delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti (fino a 6 anni di reclusione, che diventano 8 nel caso dei rifiuti radioattivi) tra le sanzioni previste dal Decreto Ronchi. Questa norma, che consentirebbe di contrastare con grande efficacia fenomeni criminali, gravi e diffusi, è stata approvata pressoché all'unanimità dal Senato (grazie, in particolare, alla sensibilità del Sen. Luigi Manfredi e del Sottosegretario all'Ambiente, Valerio Calzolaio); è stata licenziata giovedì 1 marzo 2001, in sede deliberante, dalla Commissione Ambiente della Camera e deve tornare ora all'esame del Senato, percorrendo la stessa corsia preferenziale. L'auspicio di Legambiente è che nessun eventuale ostacolo possa impedire l'approvazione definitiva del disegno di legge in cui è stato inserito questo strumento fondamentale di prevenzione e repressione di una delle più pericolose attività dell'ecomafia.
Se gli obiettivi principali, però, non sono stati raggiunti, la responsabilità ricade, a nostro avviso, sulla classe dirigente del nostro Paese, fatte ovviamente le dovute eccezioni: un sistema politico troppo spesso "avvitato" su se stesso, sulle sue polemiche interne, sovente distratto, per usare un eufemismo, quando si deve misurare su questioni più vicine alla vita dei cittadini; un sistema imprenditoriale, come ha già osservato, giustamente, il Procuratore nazionale antimafia Piero Luigi Vigna che di fronte all'esigenza di alzare la guardia contro i fenomeni di criminalità ambientale si è arroccato, in un silenzioso ma efficacissimo "ostruzionismo", privilegiando di fatto gli interessi di quelle imprese, grandi e piccole, che praticano il dumping ambientale come uno strumento di concorrenza. Non sfugge a Legambiente l'esigenza di far "emergere" nel nostro Paese molte attività imprenditoriali che si sviluppano in un regime di assoluta illegalità. E neppure che questo processo vada accompagnato, con adeguati incentivi. Ma ciò non ha nulla a che spartire con i gravi reati ambientali commessi da chi viola sistematicamente le leggi per lucrare maggiori profitti. E neppure con chi, approfittando di questa situazione, si è costruito vere e proprie fortune trafficando con i rifiuti pericolosi prodotti in Italia. Sono proprio queste due categorie, gli ecocriminali e gli ecomafiosi, a beneficiare dei vantaggi dovuti alla mancata approvazione di "regole del gioco" più severe e più efficaci.
E' opportuno, ora, dare spazio ai numeri raccolti in questo Rapporto, che sono molti e fotografano, innanzitutto, quanto è accaduto negli ultimi cinque anni per quanto riguarda i fenomeni d'illegalità ambientale:
· dal 1996 al 2000 sono stati censiti da Legambiente, sulla base dei dati forniti dalle forze dell'ordine, ben 143.553 reati ambientali; 76.406 le persone denunciate e 22.361 i sequestri effettuati;
· il 44,2% di questi reati si è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia);
· la regione in cui, in questi cinque anni, è stato riscontrato il maggior numero di illeciti è la Campania, con ben 24.637 reati, pari al 17,2% del totale nazionale, seguita da Calabria, Lazio, Sicilia e Puglia;
· le case abusive immesse sul mercato sono state 163.391, per una superficie complessiva di circa 23 milioni di metri quadrati (ovvero, per rendere l'idea, l'equivalente di circa 2.300 campi di calcio) e un valore immobiliare di oltre 20mila miliardi di lire;
· il 59,6% di questo "mattone" illegale si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa;
· la regione in cui è stato realizzato il maggior numero di case abusive è la Campania (32.351 abitazioni fuorilegge, pari al 19,8% del totale nazionale) seguita dalla Sicilia, dalla Puglia e dalla Calabria;
· il business potenziale dell'ecomafia negli ultimi cinque anni, tra mercato illegale e investimenti a rischio (appalti e gestione dei rifiuti in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) è stimato da Legambiente in oltre 120mila miliardi di lire, al netto dell'inflazione;
· i clan con attività diretta nel ciclo dei rifiuti, in quello del cemento e nel racket degli animali sono quasi triplicati, passando dai 53 censiti da Legambiente nel 1996 ai 143 di questo Rapporto Ecomafia 2001.
Nell'anno appena trascorso, sempre per quanto riguarda i numeri della criminalità ambientale, si registrano due dati:
· la sostanziale stabilità dei fenomeni illeciti (il maggior numero di infrazioni accertate rispetto al 1999 è da attribuire alle attività, analizzate per la prima volta nei nostri Rapporti, delle Capitanerie di porto) e una loro ulteriore concentrazione nelle regioni dove più forte è la presenza del crimine organizzato;
· la flessione, significativa, dell'abusivismo edilizio. I valori assoluti, come vedremo, restano comunque su livelli che riteniamo inaccettabili per un Paese civile.
Scendendo più nel dettaglio:
· gli illeciti accertati dalle forze dell'ordine sono stati 31.681; le persone denunciate sono 21.506 e 7.201 i sequestri effettuati;
· il 48% di questi illeciti si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (erano "solo" il 42,1% nel 1999);
· la regione in cui è stato accertato il maggior numero di illeciti è la Campania (5.164 infrazioni) seguita dalla Calabria, dalla Sicilia e dal Lazio; vale la pena segnalare, al riguardo, che la Calabria è in testa, in queste poco invidiabili classifiche, per quanto riguarda il ciclo del cemento mentre la Puglia è la regione in cui, nel 2000, è stato riscontrato il maggior numero di illeciti nel ciclo dei rifiuti;
· per quanto riguarda il patrimonio archeologico e storico-culturale, secondo i dati forniti dal Comando tutela patrimonio artistico dei carabinieri sono stati compiuti in Italia 29.931 furti di oggetti d'arte e reperti archeologici; quelli recuperati sono stati 21.542, per un valore di circa 260 miliardi di lire; 1.413 le persone denunciate, delle quali 159 arrestate; il dato complessivo, che comprende le attività svolte in questo settore dalla Guardia di finanza e, in misura minore, dalle Capitanerie di porto, è di 43.536 beni recuperati e 1.860 persone denunciate;
· le case abusive realizzate nell'anno appena trascorso sono state 28.938, con un incidenza sul mercato pari al 14%, per una superficie complessiva di oltre 3,9 milioni di metri quadrati e un valore immobiliare stimabile in 3.548 miliardi di lire;
· il confronto con la situazione registrata nel 1999, sempre sulla base delle stime elaborate dal Cresme, segnala una riduzione dell'abusivismo del 13,8%, ovvero 4.633 case illegali che non hanno visto nemmeno la luce; nell'arco degli ultimi tre anni, 1998-2000, segnati da una "riscossa" delle ruspe demolitrici, la flessione del mattone selvaggio è stata del 15,1%;
· il 55% delle nuove case abusive si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa e la Campania conferma, purtroppo, la sua "leadership", con 5.109 costruzioni illegali;
· il business potenziale dell'ecomafia stimato da Legambiente per il 2000 è di oltre 26 mila miliardi di lire, sostanzialmente in linea con i valori relativi al 1999;
· i clan censiti in questo Rapporto, come già accennato, sono 143.
Nel nostro lavoro di ricerca ci siamo sforzati, ogni anno, di individuare anche nuovi scenari, di arricchire il bagaglio di conoscenza e di analisi. Ai settori tradizionali, quello del cemento e quello dei rifiuti, si sono aggiunti, così, il racket degli animali e la cosiddetta "archeomafia".
Quest'anno, grazie al contributo offerto dal Comando carabinieri per la sanità (in sigla Nas) e alla consueta collaborazione con il Nucleo operativo ecologico, abbiamo aperto una "finestra" sull'eredità di mucca pazza. E non sono mancate, purtroppo, le sorprese. L'esigenza di smaltire ingenti quantità di mangimi messi al bando e di residui di macellazione, un tempo commercializzati o comunque riciclati, ha aperto varchi ad operazioni illecite: si va dal tentativo di utilizzare le farine animali nella produzione di mattoni (individuato dal Noe in provincia di Siena) ai capannoni industriali riempiti abusivamente di farine e residui di macellazione sequestrati in Campania, sulla falsariga di quanto avviene per i rifiuti tradizionali. Ma non mancano episodi di palese violazione nell'impiego di farine animali e neppure tentativi di "riciclaggio" degli scarti, come quello individuato in provincia di Cremona: i residui di lavorazione della carne impiegata in un pastificio, per i ripieni di ravioli e tortellini, invece di essere smaltiti dietro relativo pagamento, diventavano mangime per un allevamento di circa 4000 suini.
Anche per quanto riguarda l'eredità di mucca pazza i numeri parlano chiaro: in poco più di tre mesi, dal 13 novembre 2000 al 21 febbraio 2001, sono state sequestrate oltre 2.700 tonnellate di farine animali e sono state denunciate 42 persone.
Un capitolo a parte riguarda, poi, la macellazione clandestina, il traffico delle marche auricolari, che dovrebbero accompagnare ogni animale lungo il suo ciclo di vita, i casi di importazioni illecite (per questi aspetti rimandiamo alla lettura del capitolo sull'eredità di mucca pazza). Proprio dal versante delle importazioni arriva, inoltre, il segnale d'allarme lanciato da Legambiente e Uniprom, il consorzio che riunisce tutte le associazioni di categoria, sul boom riscontrato nel mercato del pesce italiano. Nei primi 6 mesi del 2000 sono state importate più di 405mila tonnellate di prodotti ittici, il 44% delle quali da paesi extra-europei, in cui è spesso tollerata l'illegalità: dagli antibiotici usati nella fase larvale del pesce, che finiscono nel piatto del consumatore, alle sostanze tossiche o addirittura cancerogene utilizzate per la disinfestazione delle vasche di itticoltura.
L'intensificazione dei controlli e l'adozione di un marchio di qualità per il pesce biologico allevato in Italia (lo stesso discorso vale per la carne) rappresentano la risposta più efficace alle legittime preoccupazioni dei consumatori.
Un'altra novità contenuta nel Rapporto di quest'anno è quella relativa agli scenari internazionali: dai mercati globali dell'ecomafia alla situazione dell'illegalità ambientale negli altri Paesi dell'Unione europea. La scelta di inserire, quest'anno, un capitolo specifico su ciò che accade oltre i nostri confini è stata dettata da diverse esigenze: rilanciare l'allarme sui traffici internazionali di rifiuti, diretti in particolare verso l'Africa, già evidenziato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e ripreso anche nella recente Relazione sullo stato della sicurezza nel nostro Paese presentata dal ministero dell'Interno; fotografare, sulla base delle fonti disponibili, quanto avviene sui mercati illegali delle specie protette e del patrimonio artistico e archeologico; evidenziare, grazie alle prime attività di analisi avviate dall'Europol, quanto sta emergendo in altri paesi europei.
In sintesi:
· diverse indagini giudiziarie e il lavoro autonomo d'inchiesta svolto dalla Commissione sui rifiuti confermano l'esistenza di rotte illecite di smaltimento, che hanno nel nostro Paese un punto di partenza o di transito, e sono indirizzate verso Paesi già segnati da gravissime crisi, come la Somalia; inchieste tuttora in corso, come evidenzia il già citato Rapporto sulla sicurezza, segnalano l'esistenza di questi traffici anche verso Malawi, Zaire, Sudan, Eritrea, Algeria e paesi del Maghreb;
· i traffici e gli smaltimenti illeciti di rifiuti investono anche diversi Paesi europei, come emerge dal Rapporto sulla criminalità organizzata nell'Unione europea (relativo al 1999) elaborato dall'Europol: Danimarca, Olanda, Germania e Belgio i Paesi più interessati da questi fenomeni;
· per quanto riguarda, infine, i traffici illeciti di specie protette (contro i quali opera efficacemente il Servizio Cites del Corpo forestale dello Stato) e quelli di opere d'arte, il volume d'affari stimato supera complessivamente i 20mila miliardi di lire l'anno; in questo caso, i Paesi del Terzo e Quarto mondo sono vittime di un saccheggio organizzato che minaccia il loro patrimonio di biodiversità e di cultura e ne pregiudica le stesse possibilità di sviluppo.
Anche quest'anno, per tornare all'interno dei nostri confini nazionali, Legambiente ha raccolto decine di storie esemplari, che fotografano, molto più efficacemente di qualsiasi altra considerazione, i fenomeni di aggressione criminale all'ambiente. Riassumerle è davvero impossibile, ma chi avrà la pazienza di leggere il Rapporto Ecomafia 2001 potrà avere, sicuramente, un quadro abbastanza esaustivo della situazione, dal Friuli alla Sicilia.
In questa sede è utile, però, segnalare alcune situazioni, per la loro particolare gravità:
· la Campania, oltre ad occupare ormai stabilmente il primo posto nelle classifiche dell'illegalità ambientale, è al centro di una "emergenza nell'emergenza" per quanto riguarda i rifiuti, che richiede la massima attenzione e un forte senso di responsabilità da parte di tutti: istituzioni, amministratori locali, cittadini; Legambiente ha da tempo segnalato il fortissimo pericolo che in questa situazione le imprese dell'ecomafia campana, gravemente minacciate dalle iniziative assunte nell'ultimo anno dalla nuova gestione commissariale, approfittino di quanto sta accadendo per lucrare nuovi profitti, condizionare le scelte sulla localizzazione degli impianti, "sostenere", quando lo giudichino conveniente, proteste e rivolte popolari, non sempre giustificate;
· sempre per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti (dalla gestione degli appalti agli smaltimenti illeciti) suscita forti preoccupazioni quanto sta accadendo in Puglia, in particolare nell'area del Salento, come emerge sia dall'analisi delle attività svolte dalla forze dell'ordine nel corso del 2000 sia dalla stessa relazione con cui il Procuratore generale di Bari, Riccardo di Bitonto, ha inaugurato, il 12 gennaio scorso, l'anno giudiziario;
· nel "Documento sui traffici illeciti e le ecomafie", approvato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti il 25 ottobre 2000, viene segnalata l'esistenza di nuove rotte "nord-nord", dal Piemonte al Veneto e viceversa, che rappresentano una variante, altrettanto pericolosa, di quelle tradizionali nord-sud, lungo il versante tirrenico e quello adriatico;
· per quanto riguarda il ciclo del cemento, già nel precedente rapporto avevamo segnalato il sequestro di imponenti cave abusive di sabbia a Campobello di Mazara, in provincia di Trapani, gestite direttamente dal clan del boss latitante Matteo Messina Denaro; anche nel corso del 2000 sono proseguiti i sequestri di cave abusive, ben quattro, estese per diversi ettari, a testimonianza di un'aggressione che prosegue in un'area di grande pregio naturalistico e archeologico;
· sul versante dell'abusivismo edilizio, rappresentano una "sorpresa" i risultati delle indagini della Guardia di finanza in Friuli: durante un'operazione ribattezzata "Oasi verde", condotta in due comuni della provincia di Trieste, sono stati sequestrati ben 87 immobili costruiti illegalmente e sono state denunciate 55 persone;
· nel settore degli appalti pubblici, invece, è da registrare l'esito, per molti aspetti sconcertante, delle indagini condotte dalla Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria sui lavori di ampliamento e messa in sicurezza dell'aeroporto cittadino: il progetto sarebbe stato falsificato, in modo da salvare dall'abbattimento immobili (appartenenti a soggetti della criminalità organizzata) che altrimenti sarebbero rientrati nella fascia di sicurezza e quindi di inedificabilità assoluta; durante i lavori si sarebbe fatto ricorso a materiali provenienti da una discarica come "sottofondo" della nuova pista, ovviamente del tutto inidonei a garantirne la tenuta nelle fasi di decollo e di atterraggio degli aeri.
Abbiamo voluto segnalare questo episodio specifico perché richiama una questione sulla quale vorremmo concludere questa premessa. Si tratta del Quadro comunitario di sostegno 2000-2006, degli investimenti di rilievo (circa 100mila miliardi di lire) che prevede e della straordinaria opportunità che rappresenta. A due condizioni: che i progetti, soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture, siano orientati a sostenere un nuovo modello di sviluppo, davvero ecocompatibile, e che lo Stato, in tutte le sue articolazioni sia in grado di impedire quello che paventa la Commissione parlamentare antimafia nella sua relazione sulla Campania: "Gli appalti pubblici continuano ad essere settore di interesse privilegiato per la camorra, con il grave pericolo che quanto più lo Stato investirà nel Mezzogiorno - ed è operazione necessaria e urgente per intervenire in quel tessuto socio-economico che è alla base della proliferazione del fenomeno criminale - tanto più la camorra potenzierà i propri affari". Le conseguenze per il nostro paese sarebbero terribili, come insegna la storia recente e come confermano episodi come quello di Reggio Calabria: non solo crescerebbe il potere dei clan ma la stessa qualità degli interventi, delle opere da realizzare sarebbe gravemente compromessa.
I numeri e le storie di questo Rapporto Ecomafia 2001 disegnano, insomma, una situazione difficile, spesso drammatica, nella quale non mancano, però, come abbiamo cercato di spiegare, segnali in controtendenza, come quelli che arrivano dai Parchi nazionali. Per la prima volta Legambiente presenta un quadro delle azioni sviluppate in questi veri e propri presidi di tutela e di legalità: sono decine le demolizioni di immobili abusivi effettuate dagli Enti parco, in particolare nell'area vesuviana e nel Cilento, spesso in sostituzione di amministratori poco coraggiosi; numerose le discariche abusive sequestrate.
E' un esempio, concreto, di quel progetto di sicurezza ambientale e partecipata che Legambiente ha sostenuto in questi anni (come dimostra l'istituzione degli Osservatori Ambiente e Legalità da parte della Regione Basilicata e, più recentemente, dalla Provincia di Salerno). Un progetto che è stato, in buona misura, inserito nel Programma operativo Sicurezza 2000-2006 dal quale è legittimo attendersi passi in avanti significativi per quanto riguarda le attività di controllo, prevenzione e repressione dei fenomeni criminali, a cominciare dall'ecomafia.
Va, del resto, in questa direzione la nuova "Banca dati ambientale", gestita dal Nucleo operativo ecologico, che metterà in rete, per questo specifico settore, tutte le forze del'ordine, l'Agenzia nazionale per la protezione del'ambiente e quelle regionali.
Si tratta di costruire, in sintesi, un sistema di regole certe e semplici da rispettare, di sanzioni adeguate per chi le viola, capace d'intrecciarsi virtuosamente con una strategia di ecosviluppo finalmente degna delle straordinarie risorse del nostro Paese. "La sicurezza ambientale - ha scritto il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel messaggio inviato a Legambiente in occasione del Rapporto Ecomafia 2000 - deve divenire uno degli obiettivi prioritari per la politica di qualificazione del territorio e di difesa della sua grande ricchezza naturale, storica e culturale considerata unica al mondo".
Qualunque sia lo schieramento politico che governerà l'Italia dopo le prossime elezioni politiche, troverà sul tavolo le proposte che abbiamo avanzato e sostenuto, invano, negli ultimi cinque anni per difendere queste ricchezze dall'assalto di ecomafiosi ed ecocriminali: dall'introduzione dei delitti contro l'ambiente nel codice penale ai nuovi, più efficaci strumenti di lotta contro l'abusivismo edilizio. Legambiente, del resto, ha già dimostrato di avere la costanza e la testardaggine di chi è consapevole di battersi per gli interessi generali del nostro Paese. Che vorremmo più moderno, più civile e più pulito.


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