UNIONE EUROPEA

Responsabilità per danni all’ambiente: il Libro Bianco della CE

Come garantire il rispetto del principio comunitario “chi inquina paga” in base al quale l’autore effettivo di un evento lesivo dell’ambiente deve pagare i costi per ripararne il danno?

E’ questo il motivo per cui la Commissione Europea, in applicazione di una decisione del gennaio 1997, ha adottato in data 9 febbraio 2000, un Libro Bianco sulla responsabilità per danni all’ambiente al fine di avanzare una proposta di intervento normativo per definire un regime di responsabilità su scala comunitaria.

Le considerazioni contenute nel Libro dovrebbero costituire, infatti, la base di una direttiva comunitaria quadro per danni all’ambiente i cui elementi verranno meglio definiti in futuro sulla base delle consultazioni che le istituzioni dell’Unione Europea e le parti interessate dovranno presentare entro il 1 luglio 2000.

La necessità di uno strumento normativo di questo tipo nasce, oltre che dalla esigenza di garantire effettività ai principi di precauzione e prevenzione, dalla considerazione che la normativa degli stati membri in materia di responsabilità per danni all’ambiente non prende in considerazione le lesioni alla natura ossia i danni alle risorse naturali considerate importanti per la conservazione della diversità biologica nella Comunità (vale a dire le aree e specie protette della Rete Natura 2000 ai sensi delle direttive “Habitat” e “Uccelli selvatici” ), ragion per cui tale fattispecie dovrebbe essere considerata alla stregua della responsabilità per danni alle persone, alle cose e per la contaminazione di siti.

L’effetto sperato, in sostanza, è quello di incentivare le imprese ad un comportamento più responsabile e quindi preventivo, anche in considerazione del fatto che i dati raccolti sui regimi di responsabilità esistenti dimostrano che l’impatto sulla competitività delle industrie nazionali non è stato particolarmente negativo.

D’altro canto però è stato rilevato il forte impatto delle PMI sull’ambiente le quali, dai dati raccolti, risultano spesso causa di danni all’ambiente probabilmente per mancanza di risorse. Tale inconveniente, secondo la Commissione, potrebbe essere attenuato da un uso mirato dei meccanismi di supporto nazionale o comunitari intesi ad agevolare l’adozione di metodi di lavorazione più puliti.

Il campo d’applicazione del regime proposto nel Libro bianco prevede la responsabilità oggettiva (cioè senza necessità di stabilire la colpa dell’autore) per i danni causati da attività pericolose regolamentate dal diritto comunitario in materia di ambiente che diano luogo a danni tradizionali (lesioni alle persone e danni alle cose), a contaminazione di siti e a danni alla biodiversità.

La responsabilità per colpa è prevista, invece, per il danno alla biodiversità causato da attività non pericolose .

Va comunque precisato che la responsabilità non è uno strumento adeguato in caso di inquinamento diffuso su vasta scala dove sia impossibile stabilire un nesso causale tra attività di singoli soggetti e gli effetti negativi sull’ambiente come ad esempio l’inquinamento atmosferico causato dal traffico etc..

In sostanza il regime di responsabilità dovrebbe funzionare solo per il futuro non potendo, per ragioni di certezza del diritto, riguardare episodi di inquinamento pregresso (principio della non retroattività) e non dovrebbe ammettere eccezioni se non quelle comunemente accettate quali il caso fortuito e la forza maggiore.

In ogni caso le somme pagate dall’autore dell’inquinamento dovranno essere destinate alla decontaminazione e al ripristino dell’ambiente.

Il testo integrale del documento è disponibile, in diverse lingue, sul sito della Commissione europea
http://europa.eu.int/comm/environment/liability/index.htm


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