UNIONE EUROPEA

Breve storia della politica ambientale europea

Gli ultimi decenni hanno visto un costante aumento dei danni provocati all’ambiente.

Ai circa due miliardi di tonnellate di rifiuti prodotti annualmente negli Stati membri si aggiungono le crescenti emissioni di CO2 e di altri fattori inquinanti provenienti da fonti domestiche e dai trasporti.

Nel campo della protezione ambientale l’Europa si trova dunque ad affrontare una grande sfida. Si sta sempre più acquisendo la consapevolezza che l’economia e gli scambi commerciali non possono svilupparsi a detrimento dell’ambiente. Un modello europeo di sviluppo non può basarsi sullo sfruttamento-esaurimento delle risorse naturali e sulla degradazione della qualità della vita della popolazione.

Originariamente i Trattati istitutivi delle Comunità europee (i cosiddetti Trattati di Roma del ‘57) non prevedevano alcuna forma normativa per la tutela ambientale.

La Comunità europea - oggi Unione Europea - non rimase tuttavia inattiva di fronte alle diverse emergenze ambientali e nel 1972 cominciò ad adottare le prime misure.

Questi primi atti erano finalizzati perlopiù al controllo e all’etichettatura di sostanze chimiche e pericolose, alla protezione delle acque di superficie, nonché al monitoraggio degli agenti inquinanti.

Tale embrione di politica ambientale fu portato avanti facendo appello all’art. 235 del Trattato Comunitario, che conferisce poteri d’azione alla Comunità in casi non previsti dal trattato stesso.

A partire dal 1987 non fu più necessario ricorrere all’art. 235 perché l’Atto Unico Europeo inserì nel Trattato Comunitario un vero e proprio Titolo dedicato all’ambiente, conferendo così a tale politica una base giuridica formale e fissando allo stesso tempo tre obiettivi principali in materia:
Tutela dell’ambiente
Protezione della salute umana
Utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali.

Fu invece con il Trattato sull’Unione Europea del ‘92 (a tutti noto come Trattato di Maastricht), che il concetto di sviluppo sostenibile venne inserito nella legislazione dell’Unione Europea, fino a diventare con il Trattato di Amsterdam del ‘97 uno degli obiettivi prioritari dell’Unione Europea.

Il nuovo Trattato prevede infatti una integrazione della tutela ambientale in tutte le altre politiche economiche e sociali dell’Unione, e in particolare quelle che riguardano il commercio, l’industria, l’energia, l’agricoltura, i trasporti e il turismo.

Nel caso in cui gli Stati membri decidano di conservare o introdurre standard e requisiti ambientali più severi di quelli dell’Unione, la Commissione europea dovrà verificare che tali norme nazionali più severe siano compatibili con il mercato unico e non ostacolino la libera concorrenza tra gli Stati membri.

Come è evidente quindi, la protezione ambientale gode di una posizione particolare all’interno del trattato CE: essa deve essere presente in tutte le azioni comunitarie. Nonostante tale principio unico e universale però, il mondo delle imprese continua ad essere scettico rispetto alla convinzione europea che la crescita economica possa essere compatibile con il rispetto dell’ambiente e che la protezione ambientale non freni la competitività ma anzi possa addirittura migliorarla. A conferma di tale atteggiamento stanno le numerose difficoltà che hanno incontrato le norme comuni relative alle limitazioni delle emissioni dei veicoli a motore, stabilite inizialmente nel 1970 e più volte modificate, da ultimo nel 1994.

Non bisogna dimenticare inoltre che nel settore ambientale l’attività normativa della Comunità è limitata dal principio di sussidiarietà, secondo il quale la Comunità interviene solo se gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri.

Nonostante queste limitazioni, l’Unione Europea continua ad ampliare la serie di strumenti destinati alla protezione ambientale. Oltre a una normativa quadro in materia, la Comunità dispone di uno strumento finanziario, noto come programma Life, nonché di strumenti più propriamente tecnici quali l'etichettatura ecologica, l'ecoaudit ambientale, il sistema di valutazione di impatto ambientale dei progetti pubblici e privati.

Al momento, a livello di politica ambientale europea, si tende ad incentivare il ricorso alle cosiddette "tasse ambientali" (secondo il principio "chi inquina paga") o ad accordi su base volontaria. Al di là di tutto questo è comunque necessario introdurre delle misure di incentivazione per imprese e consumatori, al fine di spingerli verso una effettiva applicazione della legislazione ambientale, senza la quale non potrà mai essere realizzato alcun progresso reale.


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