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Quando, una diecina
di anni fa, lo Slow Food incominciò a ragionare sul progetto Arca,
esso sembrò a molti un'utopia. Infatti, si trattava di salvare
i prodotti che correvano il rischio dell'estinzione a causa di uno sviluppo
economico distorto che puntava a semplificare e a omologare i prodotti.
Lo strumento per salvare diversi prodotti sono stati i Presidi che sono
i bastioni della rinascita e del rilancio di ben 91 prodotti, e molti
altri ne stanno nascendo in tutta Italia e nel mondo grazie a un grande
investimento di risorse e di lavoro dell'associazione, al sostegno del
Ministero per le Politiche Agricole, di due importanti aziende italiane
- la Guido Berlucchi e Telecom - di molte realtà pubbliche e private
e, naturalmente, dei produttori che hanno creduto in questo progetto.
I Presidi hanno obiettivi economici e commerciali, ma anche culturali,
sociali, ambientali e, insieme, lanciano alcune importanti battaglie di
sensibilizzazione e di mobilitazione su problematiche più generali,
come la campagna per tutelare la piccola pesca del Mediterraneo, la campagna
per escludere le razze minori e autoctone dalle quote latte italiane e
la campagna internazionale per la difesa del latte crudo.
Tipologia: Legumi
Cicerchia di Serra de'Conti
E'
un legume povero, un tempo molto diffuso nelle Marche. Si coltivava in
primavera tra il granoturco assieme ai fagioli e ai ceci e si raccoglieva
ad agosto. Le piantine riunite in piccoli fasci erano appese al sole e
poi "battute" nell'aia: una buona scorta di cicerchie era una
garanzia per l'inverno. Poi questo legume poverissimo è stato abbandonato
e, per anni, l'unica cicerchia presente sul mercato è stata quella
grande e insipida coltivata nell'America centrale. Soltanto qualche contadino
di Serra de'Conti (in provincia di Ancona) ha continuato a coltivare nell'orto
di casa la minuta e saporita varietà marchigiana, salvandola dall'estinzione
definitiva.
Questa cicerchia non ha bisogno di lunghi tempi di ammollo (è sufficiente
una notte) e di cottura (bastano quaranta minuti). È un ingrediente
particolarmente versatile: ottima in zuppe e minestre, ma anche cucinata
in purea o servita come contorno dello zampone. Con la farina di cicerchie,
inoltre, si preparano maltagliati e pappardelle.
Il Presidio
Pochi anni fa questo antichissimo legume era quasi scomparso e proprio
per questo è salito a pieno titolo sull'Arca del Gusto. Lo ha salvato
un gruppo di giovani agricoltori riuniti ne "La bona usanza",
un'associazione di Serra de' Conti (An) coordinata da Gianfranco Mancini,
governatore Slow Food. Una sorta di Presidio ante litteram insomma, che
oggi, grazie al sostegno della Regione Marche, porta avanti questo importante
lavoro di recupero, selezione del germoplasma, rilancio commerciale e
valorizzazione. La cicerchia viene confezionata con foglie di alloro e
grani di pepe che ne garantiscono la naturale conservazione e sta tornando
sulle tavole delle osterie e dei ristoranti della zona
Tipologia: Dolci Lonzino di fico della Vallesina
I
fichi sono i dottati oppure i brogiotti, seccati al sole dopo l'abbondante
raccolto di fine settembre, amalgamati agli altri ingredienti della tradizione
povera contadina: mandorle, piccoli pezzi di cedro e semi di anice stellato.
Impastati con un poco di sapa (mosto di uva bianca o nera) o mistrà
(liquore ottenuto dalla macerazione di frutti di anice nell'alcol) e avvolti
in foglie di fico diventano "lonze" o "lonzini". Un
tempo nelle campagne marchigiane, in particolare nella Vallesina, si coltivavano
fichi in abbondanza e maturavano tutti insieme poco prima della vendemmia.
I contadini si davano un gran daffare per conservarli in mille modi, proprio
così nacquero i salamotti dolci di fichi. Legati con un filo di
spago o di lana duravano tutto l'inverno, fino a primavera, accompagnando
le merende dei ragazzini e i fine pasto delle feste. Dal colore marrone
dorato, compatti e solidi, sono ottimi tagliati a piccole fettine e accompagnati
dal pecorino di fossa o dalla ricotta di vacca.
Il Presidio
Il lonzino di fico è sempre più raro ed è reperibile
solo in alcuni negozi di primizie. Essendo un piatto tradizionale della
cucina contadina, rischia di scomparire come il mondo che lo ha inventato.
Per evitare che diventi un prodotto da archeologia gastronomica è
nato un Presidio, sostenuto dalla Assivip (un'associazione di vitivinicultori),
che riunisce gli ultimi artigiani. Slow Food intende recuperare e valorizzare
questa produzione a partire dalla ristorazione locale. In questo modo
vuole favorire anche lo sviluppo della coltivazione dei fichi, soprattutto
di quelle varietà che sono state espulse dal mercato perché
poco produttive e troppo delicate, ma che costituiscono un gran patrimonio
di biodiversità.
Tipologia: Frutta Mele rosa dei Monti Sibillini
Le
mele rosa sono un'antica popolazione coltivata da sempre sui Monti Sibillini,
tra i 400 e i 900 metri di altitudine. Sono piccoline, irregolari, leggermente
schiacciate e con un peduncolo cortissimo. Il colore è verdognolo
con sfumature che vanno dal rosa al rosso violaceo. La polpa è
acidula e zuccherina, il profumo intenso e aromatico. Insomma sono buone
ma poco appariscenti e non riescono a competere con le mele moderne presenti
sul mercato: più grandi, regolari e dai colori brillanti. Proprio
per questo la loro coltivazione è stata quasi completamente abbandonata:
è sopravvissuto qualche vecchissimo albero sparso e soltanto da
qualche anno sono tornate in coltura, ma le quantità prodotte sono
sempre irrisorie.Un tempo, al contrario, erano preziose e ricercate soprattutto
per la loro serbevolezza: raccolte nella prima decade di ottobre, infatti,
si conservano perfettamente fino ad aprile. Anzi diventano più
buone, perché la polpa, soda e compatta, con il tempo si ammorbidisce.
Il Presidio
Il lavoro di recupero delle mele Rosa è iniziato sei anni fa, quando
la Comunità Montana dei Monti Sibillini ha deciso di investire
per impedire la loro scomparsa reimpiantando con le vecchie varietà
locali dieci ettari di terreni. Sulla base di questo importante lavoro
parte il Presidio Slow Food, sostenuto dalla Regione Marche. Rustiche
come la maggior parte delle vecchie cultivar, le mele dei Sibillini hanno
un'importante carta da giocare sul mercato: sono assolutamente sane. Il
Presidio redigerà un disciplinare di produzione, rigorosamente
biologico, che individuerà l'area di coltivazione e le migliori
cultivar (da un punto di vista organolettico e commerciale). Quindi dovrà
farle conoscere ai consumatori più attenti alla qualità
e alla salubrità dei prodotti.
Tipologia: Frutta Oliva tenera ascolana
La
più importante qualità delle olive Tenere Ascolane è,
appunto, la tenerezza. Si distinguono poi perché sono grandi, ovali
e ricche di polpa, per la buccia sottile, il colore verde paglierino e,
ancora, la dolcezza del sapore.
Gli olivi sono coltivati nella provincia di Ascoli Piceno e in parte di
quella teramana (soprattutto le colline tra i fiumi Tronto e Vomano):
una ristretta area di terreni calcarei che supera di poco i cento ettari
e che non riesce a soddisfare le richieste del mercato. Mercato che, per
altro, esiste da poco: soltanto vent'anni fa nessuno conosceva e comprava
la Tenera Ascolana e il suo consumo era esclusivamente familiare. E sono
proprio le famiglie ad aver salvato una delle olive da tavola più
buone del Mediterraneo assieme alle ricette per conservarla e per cucinarla.
Il metodo di conservazione più diffuso è la classica salamoia,
ma l'oliva Tenera più celebre è quella farcita e fritta,
un piatto di grande raffinatezza e di probabile origine ricca e borghese.
Il Presidio
Per molti anni le olive greche hanno monopolizzato i consumi: fino al
'70 nessuno si sarebbe mai sognato di comprare le Ascolane, che sono state
così relegate al consumo strettamente locale. Poi, poco per volta,
sono state riscoperte ed è nato un Consorzio di tutela della Tenera
Ascolana. Ora ci sono tre priorità.Prima di tutto è necessario
recuperare molti oliveti ancora abbandonati e occorre fornire ai produttori
un'assistenza tecnica finora insufficiente e inadeguata. Poi bisogna tutelare
la vera Ascolana dalle imitazioni. Il terzo passo, altrettanto fondamentale,
è la valorizazzione. L'Ascolana Tenera deve essere valorizzata
innanzitutto come oliva da aperitivo.Sono questi gli obiettivi del Presidio,
nato grazie al sostegno della Vinea (un'associazione di viticoltori piceni).
Sarà la Vinea stessa a mettere a disposizione dei produttori associati
una struttura per raccogliere e lavorare le olive.
Tipologia: Formaggi
Pecorino dei Monti Sibillini
L'area dei Monti
Sibillini è diventata Parco Nazionale, a salvaguardia di un habitat
di straordinario interesse naturalistico. Un habitat ideale per la produzione
dei formaggi di pecora. In particolare qui si allevava la pecora appenninica,
una meticcia robusta e rustica (derivata dal ceppo della Sopravissana)
che dava un ottimo latte.
La tecnica di caseificazione è quella classica del pecorino di
montagna: al latte appena munto si aggiunge caglio di agnello o capretto.
Una pratica antichissima e quasi scomparsa prevede inoltre l'aromatizzazione
del latte prima della cagliatura con un mazzetto di erbe aromatiche (timo
serpillo). Dopo la rottura della cagliata in grani molto fini, si procede
a una semicottura e alla pressatura a mano della pasta nelle fascere.
Quindi inizia la stagionatura: in un primo periodo il pecorino è
frequentemente lavato con siero tiepido. Poi deve essere collocato in
cantine fresche dove può affinare anche fino a due anni. Ben stagionato
ha una fragranza e un'aromaticità straordinarie.
Il Presidio
Sui Monti Sibillini i produttori di pecorino stanno scomparendo: sono
pochi, disorganizzati, sparpagliati su un'area molto vasta e privi delle
strutture necessarie. Così questo formaggio straordinario è
perlopiù destinato all'autoconsumo ed è difficilissimo trovarne
una forma sul mercato o nelle osterie della zona (quello autentico si
può acquistare solo presso le malghe sperdute dei pastori).
Il Presidio, con il sostegno della Regione Marche e in collaborazione
con la Comunità Montana dei Monti Sibillini, vuole salvare questa
antica tradizione. E lo vuol fare con un intervento complesso e ambizioso
che preveda il rilancio dell'allevamento delle pecore locali (quasi completamente
soppiantate delle sarde), la realizzazione di locali di caseificazione
a norma e di una rete efficace per la commercializzazione in tutta Italia.
Inoltre sarebbe interessante recuperare la tradizione del timo serpillo,
che potrebbe distinguere fortemente questo pecorino da tutti gli altri.
Tipologia : Salumi Salame di Fabriano
Le origini del
salame lardellato fabrianese si perdono nella notte dei tempi, ma la data
del 22 aprile 1881 è un punto fermo che ne testimonia la notorietà:
in quella data Giuseppe Garibaldi scrisse una lettera per ringraziare
l'amico Benigno Bigonzetti dei preziosi salami fabrianesi ricevuti.
La prima fase della lavorazione consiste nel taglio del lardo (solo quello
di schiena, il migliore) in cubetti e nella preparazione delle parti nobili
del maiale (coscia e spalla) anch'esse tagliate e poi tritate. L'impasto
magro e i lardelli sono insaporiti con sale, aglio, pepe macinato e pepe
in grani. Il tutto è poi insaccato nel budello gentile (il più
adatto a lunghe stagionature).
Prodotto dalla fine di settembre all'inizio di maggio, il salame di Fabriano
deve stagionare almeno due mesi in cantine o solai areati (le celle a
temperatura controllata ne snaturerebbero le qualità organolettiche),
ma può maturare anche 5 o 6 mesi.
Ricoperto di una leggera muffa marrone scuro, è duro e ruvido al
tatto. La carne è compatta, di colore rosso scuro, con i lardelli
bianchi e la grana fine.
Il Presidio
Il salame di Fabriano è prodotto ormai da pochi artigiani che,
coordinati da Slow Food, hanno predisposto un severo disciplinare di produzione
impegnandosi a rispettarlo. Innanzitutto è stata delimita la zona
di produzione, che comprende i comuni di Fabriano, Cerreto d'Esi, Matelica,
Esanatoglia, Sassoferrato, Genga. Poi è stata descritta la tecnica
di lavorazione: nulla di diverso da ciò che questi norcini hanno
sempre fatto, ma il disciplinare mette nero su bianco tecniche e saperi
secolari, tutelando artigiani e consumatori.
Il Presidio, nato grazie al sostegno della Coop, si è posto inoltre
il problema della materia prima. I salami migliori, infatti, sono sempre
stati prodotti con maiali pesanti (150-180 chili) allevati in zona, ma
oggi è molto difficile reperirli. Slow Food vuole convincere alcuni
piccoli allevatori ad aumentare i capi in stalla, ad allevarli con alimenti
naturali e rispettando il benessere animale (spazi adeguati, disponibilità
di acqua pura e abbondante, ecc).
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