Benché l'alimentazione
vegetariana sia sempre più diffusa, la confusione sull'argomento è impressionante,
soprattutto quando la disinformazione proviene da proprio dagli “esperti”
e dalle trasmissioni televisive a carattere scientifico nelle quali si
parla delle carenze alimentari dei vegetariani senza menzionare i tanti
aspetti salutistici ed etici, di questo tipo di alimentazione.
Dalla televisione
pubblica e dai cosidetti qualificati esperti, ci aspettiamo un'informazione
obiettiva ed aggiornata anche nel delicato campo dell'alimentazione nessuno
vuol spiegare che nei vegetariani l'indice di mortalità per molte malattie
infettive è inferiore, così come è minore l'incidenza di patologie come
l'ipertensione arteriosa, il cancro al colon e l'infarto al miocardio;
altri studi hanno rilevato anche una diminuzione del rischio di cancro
alla mammella nelle donne vegetariane. Ci chiediamo quanto siano gravi
le responsabilità sulla salute dei cittadini di quegli esperti nutrizionisti
che con troppa leggerezza trascurano queste informazioni incentivando
il consumo di animali su cui è fondata l'economia alimentare dei Paesi
industrializzati".
Vi è la dieta Vegan composta principalmente di: frutta, verdura, ortaggi,
cereali, legumi, semi e noci; questo tipo di alimentazione chiamata anche
vegetaliana
Vi è poi la dieta lattovegetariana che include
frutta, verdura, cereali, legumi, latticini e i loro prodotti e quella
latto-ovo-vegetariana che include anche le uova. Queste diete escludono
ovviamente tutti i tipi di carne e pesce.
Vi sono poi i crudisti e i fruttariani.
Va rilevato che i vegetariani avendo seguito
un percorso culturale, etico, economico, ecologico ben radicato verso
il rispetto della vita propria, di quella altrui e dell'ambiente che li
circonda, essenzialmente non bevono alcolici (o li bevono in quantità
modeste); non fumano, non fanno uso di droghe, seguono uno stile di vita
legato al mantenimento del peso ragionevole e all'attività fisica.
Queste scelte, hanno dimostrato attraverso
studi fatti sui vegetariani, che il loro indice di mortalità per molte
malattie croniche degenerative, è inferiore a quello dei non vegetariani.
Anche la mortalità per problemi coronarici
è inferiore nei vegetariani rispetto ai non vegetariani.
I livelli ematici di colesterolo totale e delle LDL (lipoproteine a bassa
densità) sono normalmente più bassi nei vegetariani che non consumano
latte, uova e derivati rispetto ai carnivori e latto-ovovegetariani. Ciò
significa che i livelli di colesterolo variano anche nei vegetariani,
con un basso livello nei vegani e con livelli normali o addirittura superiori
alla norma dei latto-ovovegetariani, difatti un eccessivo consumo di latte
e formaggi, comporta le cospicue assunzioni di grassi saturi e colesterolo
con le relative conseguenze.
Uno studio ha dimostrato miglioramenti in malattie
severe delle coronarie senza l'uso di farmaci ipocolesterolemizzanti,
con l'adozione di una dieta vegetariana molto povera in grassi, con l'
abolizione del fumo di sigaretta, con la riduzione dello stress e con
esercizio fisico moderato.
I vegetariani hanno anche una minore incidenza
di patologie come l'ipertensione arteriosa essenziale, il diabete mellito
non-insulino dipendente rispetto ai non vegetariani.
Recenti studi sui Cristani Avventisti del 7°
giorno, riformisti, che sono vegetariani per motivi religiosi, hanno dimostrato
una minore incidenza del cancro al colon e d'infarto del miocardio, rispetto
al resto della popolazione. Questo risultato può essere attribuito alle
differenze dietetiche che prevedono una maggiore assunzione di fibre,
minore assunzione di grassi totali, di grassi saturi, colesterolo e caffeina,
maggiore assunzione di frutta e vegetali.
Gli indici del cancro al polmone sono più bassi
nei vegetariani perché solitamente non fumano ma anche perchè hanno un
regime alimentare più sano.
Alcuni studi hanno anche rivelato la diminuzione
del rischio del cancro alla mammella.
L'obesità è in sostanza assente nei vegani
ma è presente in percentuale preoccupante nei latto-ovo-vegetariani. L'obesità
è un grave problema nei paesi industrializzati e la scelta alimentare
vegetariana riduce notevolmente il rischio. Per questo motivo i vegetariani
hanno anche minori possibilità di ammalarsi di diabete non insulino dipendente.
Inoltre la maggiore assunzione di carboidrati complessi, che hanno anche
un'alta percentuale di fibre, migliora il metabolismo dei carboidrati
e può abbassare il livello di glucosio nel sangue.
Il falso tabù delle proteine nobili è stato
oramai accantonato anche da quei nutrizionisti che storicamente erano
acerrimi nemici della dieta vegetariana.
E' provato che molti vegetali, hanno Io stesso
contenuto proteico della carne, e che soddisfano il fabbisogno degli aminoacidi
essenziali e di quelli non essenziali. Cereali integrali, legumi, verdure,
semi e nocciole contengono tutti gli aminoacidi; non è nemmeno necessario
combinare questi cibi in unico pasto come erroneamente stabilisce la teoria
della complementarietà delle proteine.
Le proteine della soia ad esempio si sono dimostrate
equivalenti da un punto di vista nutrizionale alle proteine di origine
animale, e quindi per chi lo desidera possono costituire quasi l'unica
fonte di assunzione proteica.
Nelle ultime raccomandazioni dei LARN (assunzioni dietetiche raccomandate),
è consigliato di non eccedere nella quota proteica, e di ridurre quella
lipidica a favore dei glucidi. In effetti, riducendo la quota proteica
si ha una maggiore ritenzione e minore necessità del calcio e un minore
sovraccarico dei reni.
La dieta vegetariana è ricchissima in fibre
che favoriscono un transito intestinale più rapido eliminando il problema
della stipsi ma anche del cancro al colon. I prodotti di origine animale
non contengono fibre.
Il ferro è da molti anni il punto di orgoglio dei cadaveriani ovvero dei
mangiatori di carne. Se noi prendessimo tutti i carnivori con anemia ferro
carenziale e li mettessimo uno sopra l'altro arriveremmo alla luna. Va
però detto, ad onor del vero, che il ferro contenuto nei cadaveri degli
animali è più facilmente assorbibile di quello contenuto nei vegetali.
Ma in uno studio, che la Clinica Pediatrica dell'Università di Verona
ha pubblicato in collaborazione con il sottoscritto, nel quale erano messi
a confronto bambini vegetariani dai cinque ai 12 anni, verso onnivori
di pari età è emerso che l'introito del ferro nei vegetariani è pari a
tre volte quello dei carnivori. Inoltre la maggiore assunzione di vitamina
C nei vegetariani favorisce un miglior assorbimento del ferro.
I vegetariani quindi non rischiano più degli
onnivori la mancanza di ferro, ma i vegetariani occidentali hanno di solito
un livello migliore di ferro rispetto a quelli che abitano nei paesi in
via di sviluppo; i vegetariani occidentali assumono, infatti, quantità
adeguate di ferro dai prodotti vegetali, consumano inoltre grandi quantità
di acido ascorbico, un importante fattore favorente l'assorbimento di
ferro non eme. Al contrario, i vegetariani che vivono nei paesi in via
di sviluppo si cibano di alimenti a basso contenuto di ferro, consumano
meno acido ascorbico e utilizzano molto the che contiene tannino, sostanza
che inibisce l'assorbimento del ferro.
La vitamina B 12 è altro elemento di denigrazione
della dieta vegetariana ed è forse l'unico punto debole. E' bene distinguere
in questo caso i diversi tipi di alimentazione vegetariana.
La vitamina B 12 è prodotta dai microrganismi
che sono presenti nell'apparato gastrointestinale degli animali non umani
e in quello umano e si trova anche sulla superficie dei vegetali non lavati.
La vitamina B 12 è contenuta nella carne e in tutti i prodotti di origine
animale (latte, uova, formaggi). Pertanto chi segue una dieta latto ovo
vegetariana non può avere carenza di vitamina B12 dall'apporto degli alimenti.
La gastrite atrofica o la mancanza di fattore
intrinseco dello stomaco possono essere responsabili della carenza di
vitamina B 12. Solo i vegani possono avere carenza di questa vitamina.
La spirulina, le alghe, il tempeh e altri cibi
fermentati non sono fonti attendibili di vitamina B 12; in questi cibi
la suddetta vitamina risulta non assimilabile dall'80 al 89%. La cianocobalamina
che è la vitamina B 12 attiva si trova in molti prodotti come supplemento
vitaminico o in cibi fortificati come alcuni cereali tostati, bevande
alla soia ecc., che quindi devono fare parte dell'alimentazione dei vegani.
D'altra parte esistono altre vitamine che sono assunte in quantità insufficienti
anche dagli onnivori, quali la Vit. B6 e l'acido folico.
Per tale motivo, negli Stati Uniti d'America da almeno 40 anni, gran parte
degli alimenti vegetali sono fortificati con vitamina B6, e del tutto
recentemente tale integrazione avviene anche per l'acido folico; quindi
l'handicap vitaminico non è solo un lato debole dell'alimentazione vegetariana
che verosimilmente non presenta carenze di Vit. B 12 e acido folico.
Il calcio è presente in notevoli quantità ed
è assorbito in maniera ottimale in alcuni vegetali come il cavolo, e in
prodotti lavorati derivati dalla soia come il tofu. Ricerche hanno dimostrato
che i vegetariani assumono e trattengono più calcio dei non vegetariani.
Lo zinco ha ottime fonti nel mondo vegetale:
i cereali, i legumi e le noci.
In conclusione, una dieta vegetariana deve
essere varia e assicurare un apporto calorico sufficiente per i fabbisogni
energetici. E' bene quindi scegliere cereali interi e non raffinati, consumare
in grandi quantità frutta e verdura di stagione preferendo i prodotti
locali. E' consigliabile consumare al massimo tre uova la settimana; ma
io aggiungo, solo se provenienti da "galline felici", perché non cresciute
in allevamenti intensivi ma che possono razzolare all'aperto.
I latto ovo vegetariani, prima di arrivare
alla dieta vegan, dovrebbero limitare aI massimo il consumo di latte e
derivati ed usare quelli a basso contenuto di grassi. In mancanza di esposizione
al sole è bene utilizzare la vitamina D.
I vegan dovrebbero trovare fonti aggiuntive
di vitamina B 12 come i cereali arricchiti, le bevande arricchite o supplementi
di V it. B 12. L'olio extravergine di oliva è l'unico grasso vegetale
che dovremmo consumare prestando attenzione alle molte calorie che esso
produce.
Riccardo Trespidi
medico omeopata, ecologista clinico
Comitato scientifico A.V.I.
ALIMENTAZIONE
NATURALE
Ricette per depurarsi...
Un valido aiuto anche per le malattie da raffreddamento
Ora che i lauti pasti
delle festività sono un ricordo lontano, è tempo di pensare a depurare
l'organismo. Sempre con l'aiuto del cibo. Per cominciare la giornata,
beviamo - a digiuno - del succo di limone diluito con un po' d'acqua:
l'effetto depurativo è assicurato.
Ecco quindi abbinamenti
e preparazioni: teniamo conto che questo ci aiuterà anche nella prevenzione
delle malattie da raffreddamento.
Tra i cereali, i
più indicati sono riso e orzo: hanno proprietà diuretiche e riequilibratrici
della mucosa gastrica ed intestinale e il loro amido è un toccasana per
il fegato. Anche l'avena è adatta, in quanto contiene sostanze oleose
pregiate che aiutano la termoregolazione; la mucillagine dell'avena protegge
le mucose intestinali e la sua crusca (ovviamente assunta con il consumo
del chicco integrale, non separatamente) è un lento ma efficace regolatore
intestinale.
Il cereale va cotto
in acqua in un rapporto 1 a 3, con un baccello di cardamomo, un pezzetto
di cannella, un chiodo di garofano e qualche seme di fieno greco: mettere
a cuocere tutto a freddo per circa 1 ora (l'avena ha bisogno di un ammollo
per tutta la notte; il riso integrale per soli 30 minuti e per l'orzo,
se si utilizza quello perlato, non c'è bisogno di ammollo); verso fine
cottura salare e aggiungere mezzo cucchiaino scarsa di curcuma oppure
del curry. Lasciare gonfiare per 15 minuti dopo la cottura e condire con
olio extravergine d'oliva oppure burro da panna acida, una spolverata
di gomasio e servire, abbinando alle verdure.
Il grano saraceno
è un ottimo portatore di luce e calore ed è di valido aiuto alla termoregolazione.
La cottura si svolge in due fasi: farlo bollire per 5 minuti in acqua
calda, scolare e risciacquare per eliminare tutte le scorie. Rimetterlo
a cuocere in acqua calda salata per 15 minuti e scolare.
In una ciotola mescolare
un cucchiaio di gomasio con mezzo cucchiaino di curcuma e paprika. Condire
con olio extravergine di oliva e il gomasio speziato; abbinare a verdure.
Come verdure, daremo
preferenza - nelle insalate - ai radicchi e alla belga, le cui foglie
hanno un'azione benefica sul sistema polmonare e, grazie al sapore leggermente
amaro, agiscono nell'eliminazione delle scorie: a livello intestinale,
stimolando l'evacuazione; a livello polmonare, con effetti espettoranti.
Il carciofo tonifica il fegato.
Tra le radici, carote,
rape rosse, sedano rapa, pastinaca, con l'elemento salino e le loro forze
sono di aiuto nella stagione invernale.
Tra le crucifere,
prediligiamo verze, cappucci bianchi e rossi, cavolini di Bruxelles in
quanto hanno proprietà riequilibratrici generali per l'intero organismo,
sono ricche di sali minerali e oligoelementi.
Le insalate possono
essere anche cotte al forno. Ecco come procedere. Lavare i cespi tagliati
a metà nel senso della lunghezza, disporli su una teglia con il taglio
rivolto verso l'alto; spolverizzare con rosmarino tritato, un pizzico
di curry, sale alle erbe o bianco, un filo di olio extravergine di oliva,
qualche goccia di tamari; infornare a forno caldo 180° per circa 30 minuti.
Sono pronte quando risulteranno tenere e le punte bruciacchiate.
I radicchi sono ottimi anche in insalata; per attenuare il sapore amaro,
si può mettere una carota, del sedano rapa e una rapa rossa grattuggiati,
si possono aggiungere semi oleosi scegliendoli tra mandorle, pinoli, girasole
e noci (il tutto condito con sale, succo di limone, olio extravergine
d'oliva, 1 cucchiaino di olio di lino e volendo 2 cucchiai di yogurt naturale).
Le radici si possono
cucinare al vapore e condire con olio extra vergine di oliva, succo di
limone e senape in pasta; oppure consumare crude, grattuggiate in insalata
con cubetti di mela e condite con olio extravergine di oliva, succo di
limone, semi di cumino, 1 cucchiaino di olio di lino e yogurt.
I cavolini di Bruxelles
sono ottimi lessati in acqua con semi di senape gialla, cumino e semi
di finocchio, e conditi poi a piacere. Verze e cappucci svolgono al meglio
la loro azione se consumati crudi: tagliarli molto sottili con l'apposita
grattuggia, condirli con sale, succo di limone, olio extravergine di oliva,
di lino (1 cucchiaino), semi di cumino e senape in pasta (se preparati
con qualche ora di anticipo, risultano più saporiti).
Quanto alla frutta: preferiamo albicocche secche, ricche di vitamina A
e ferro; fichi secchi, che aiutano intestino e polmoni; noci, mandorle
e pinoli, ricchi di albumina, per il fegato.
Ricordarsi di non
abusare di agrumi (ad accezione del limone), in quanto le varietà attualmente
in commercio sono ricche di fitina e questo porta un impoverimento delle
riserve di sali minerali; inoltre la vitamina C contenuta non sempre è
assimilabile (quella delle crucifere è migliore).
Spezie ed erbe aromatiche
sono importanti: depurative e disintossicanti, possono essere utilizzate
nelle preparazioni dei vari piatti o sotto forma di tisane.
Tisane ? Certo. Ad
esempio: portare a bollore due tazze di acqua con 1 cucchiaino raso di
semi di cumino e un pezzetto di cannella, far bollire per 5 minuti e riposare
per almeno 30 minuti.
In caso di malattia
da raffreddamento, preparare una tisana con fiori di sambuco e un pezzetto
di zenzero fresco: mettere lo zenzero a pezzettini in 2 tazze di acqua
fredda, portare a bollore per 2 minuti, aggiungere un cucchiaino di fiori
di sambuco, bollire ancora per 1 minuto e spegnere.
Lasciare in infusione
per 5 minuti. Tisana con fiori di tiglio e timo: portare a bollore due
tazze d'acqua, versare un pizzico di timo e una cucchiaiata di tiglio,
spegnere e lasciare in infusione per 10 minuti.
Una tisana digestiva può essere preparata con salvia, menta e limone:
portare a bollore 2 tazze d'acqua, mettere 1 cucchiaino di salvia, 1 cucchiaino
scarso di menta e un pezzetto di scorza di limone; far bollire per
2 minuti, spegnere
e lasciare in infusione per 10 minuti.
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