Il disastro delle Galapagos

Il disastro delle Galapagos, con l’affondamento in mare della petroliera Jessica e il riversamento nelle acque antistanti di quasi un milione di litri di carburante fra petrolio e bunker (carburane per gli aerei) è l’ennesima conferma dei pericoli legati alle "carrette" del mare e alla mancanza di una severa normativa internazionale e di una autorità che la faccia rispettare. La Jessica, infatti, è una nave di oltre ventotto anni, priva sia di sistemi antiaffondamento che di doppioscafo e sprovvista di assicurazione contro eventuali danni ambientali. Ciò purtroppo non rappresenta un’eccezione, poiché non vi è nessuna norma internazionale che imponga agli armatori di includere nelle polizze assicurative che coprono le loro navi indennizzi per i danni ambientali. In materia solo gli Stati Uniti fanno eccezione, grazie al cosiddetto "oil pollution act" che garantisce risarcimenti più o meno adeguati alle popolazioni locali per danni di inquinamento da idrocarburi. I gravi danni provocati dal petrolio della Jessica alla flora e alla fauna delle isole darwiniane potrebbero replicarsi nel prossimo futuro nel bacino del Mediterraneo.
Quest’area, infatti, pur rappresentando solo l’1% delle acque, concentra oltre il 25% del traffico petrolifero mondiale. Per questo mare passano dunque ogni anno oltre 360 milioni di tonnellate di petrolio, di cui 120 in prossimità o all’interno del territorio italiano, con petroliere dall’età media di 17 anni e dalla stazza media di 50 mila tonnellate. Queste cifre da sole indicano l’urgenza di una normativa comune – almeno a livello dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo – che stabilisca i requisiti indispensabili di sicurezza a cui devono rispondere le navi che trasportano carichi inquinanti. È necessario inoltre promuovere un maggior coordinamento tra le diverse autorità portuali, per assicurare l’assiduità dei controlli sulle navi ancorate nei porti, l’efficacia dei blocchi per quelle non in regola con la navigazione, l’obbligo alla rottamazione per quelle superiori ai venti o venticinque anni di età.
Occorre predisporre una normativa che costringa sia i responsabili delle industrie petrolifere che gli armatori a provvedere a proprie spese al risanamento degli ecosistemi danneggiati dalle sostanze inquinanti rovesciate in mare. Una strada, però, che sembra difficile percorrere, a causa soprattutto dei forti interessi in gioco. Proprio di recente, una norma che andava in tale direzione, inserita in un provvedimento più ampio di incentivi per il rinnovo del parco navi circolante, è stata cancellata da un voto a sorpresa dell’opposizione di centro – destra e di alcuni esponenti della maggioranza di governo, evidentemente condizionati dalle lobby dei petrolieri e degli armatori.


[Alimentazione Naturale
] [Agricoltura Biologica] [Medicina Alternativa] [Ambiente e Benessere] [Agriturismo] [Inquinamento]
[Parchi Regionali] [Il Mare] [Energia Pulita] [OGM][Comuni Transgenici] [News] [Unione Europea] [Leggi Regionali] [Fiere e Mercati]
[Convegni e Congressi] [News per le Imprese] [Verdi Regione Marche] [AgriNEWS] [Links] [HOME]