Proposta per una società sostenibile,
per un futuro a misura d'uomo

Il secolo appena concluso, ha visto un incremento esponenziale e vertiginoso della innovazione tecnologica, ricercata a tutti i costi, per far progredire la società nel tentativo di aumentare la qualità della vita di tutti gli esseri viventi.
Questo nella teoria e nei propositi buonisti. Non indaghiamo se sia davvero così.
E' sotto gli occhi di tutti invece, che questa corsa irrefrenabile verso l'innovazione tecnologica ad ogni costo, fine a se' stessa, ha come unico scopo quello di consentire ad un meccanismo consumistico di produzione - con relativa ricerca del necessario consumatore - di sopravvivere a se' stesso.
Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che la pura tecnologia, la ricerca di nuovi "oggetti da consumare" e la detenzione della proprietà intellettuale, non hanno più nulla a che fare con il benessere dell'umanità.
I punti cardine di questo insostenibile modello di sviluppo sono:
- libertà di proseguire nella produzione di nuovi "beni di consumo o durevoli" inutili, dannosi, non riciclabili;
- concessione di brevetti sull'impiego o sulla proprietà intellettuale;
- mancanza di analisi o ricerca preventiva degli eventuali effetti dannosi, a breve o lungo termine, dei danni cioè che il nuovo "oggetto" potrebbe produrre all'uomo o all'ambiente;
- assenza di regole chiare e precise circa le responsabilità legali in caso di danni provocati o indotti, relativi all'impiego singolo o in consociazione, della nuova tecnologia o prodotto dell'ingegno umano.
Quindi si può sinteticamente concludere che nessuna azione dell'uomo, dal fabbricare oggetti destinati al consumo, al costruire infrastrutture destinate alla vita comunitaria, non possa esimersi dall'ottenere una preventiva autorizzazione sociale, che riguardi i seguenti parametri:
sicurezza ambientale, sicurezza sociale, sicurezza sanitaria, in una parola: sostenibilità.
Qualora non si possa valutare a priori l'eventuale danno, ci sia incertezza o emergano dubbi, deve valere il PRINCIPIO DI PRECAUZIONE, di cui stiamo ampiamente discutendo in questi tempi.
Quindi il concetto sancito ancora una volta a Montreal, che in ASSENZA DI CERTEZZA SCIENTIFICA SULLA INNOCUITA' di un prodotto o di una tecnologia, vale la regola del PRINCIPIO DI PRECAUZIONE secondo cui non si deve consentire la produzione, l'impiego o la diffusione nell'ambiente di tali prodotti dell'ingegno umano.
Se solo si fosse già applicata questa regola in passato, non avremmo dovuto subire Chernobyl & C., scorie nucleari che persisteranno per milioni di anni, talidomide & c., mucca pazza, Ogm, polli alla diossina, inquinanti, pesticidi e l'elenco potrebbe essere infinito.
Vogliamo provare ad inserire nella testa di chi è delegato a governarci che questa è l'unica regola che permetterà alla nostra società di sopravvivere a se stessa, magari con meno oggetti da consumare, ma anche con meno problemi da affrontare?
Forse si potrebbe obbligare il capitale a dedicare le proprie risorse per produrre beni davvero durevoli, riciclabili, compatibili con le vere esigenze dell'uomo e dell'ambiente!
Non smettiamo di sognare!
E' la nostra forza: e ai sogni collettivi difficilmente si può porre freno.
Renato Bologna - Responsabile di www.rfb.it


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webmaster - Daniele Cavallari