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Un anno tra i rami
di una sequoia
Gesticola
come un’italiana quando si appassiona ad un problema, un volto che incanta
dalla pelle trasparente tipica delle veganiane, il look della sua generazione.
E’ Julia Hill.
Butterfly da quando i suoi genitori, a sette anni, gli affibbiarono questo
soprannome, perfetto per il suo destino.
Lei, californiana ventiseienne, è cresciuta nomade e un po’ hippie, con
il padre fotografo viaggiatore sempre tra i camping dove si fermava il
loro camper.
Aveva un sogno: diventare businesswoman.
L’atmosfera di casa “si parlava spesso di soldi perché ce n’erano pochi”spiega
l’americanina, l’ha portata a studiare Business Administration e, con
tali scelte, si allontanava dagli ideali familiari.
Una volta laureata, qualcosa è accaduto e, come capita solo nei sogni
americani, questa bella ragazza il 10 dicembre 1997 decise, quasi per
gioco, di salire su Luna, una sequoia millenaria nella foresta di Headwaters,
in California.
Per ben 783 giorni rimase tra gli alberi a 60 metri d’altezza pur di non
far abbattere Luna dalla Pacific Lumber’s, una delle massime industrie
nel settore legnami che già aveva disboscato la zona.
“Ho avuto molti problemi – racconta oggi a Roma, Julia Butterfly Hill
prima di presentare il suo libro ed incontrare i ministri di agricoltura
e beni culturali italiani-. Ho, per esempio, avuto problemi di ustione
agli occhi. In molti momenti, poi, avrei voluto lasciar perdere”, ricorda
la giovane i cui occhi sono ancora lassù tra i rami della sua Luna.
Racconta di quanto l’abbiano osteggiata, con elicotteri che la illuminavano
in piena notte per costringerla a non dormire. Amici come Claudia, anche
lei presente a Roma, l’hanno assistita dal basso mandandole su tutto il
necessario, ma anche loro sono stati messi sotto pressione.
Alla fine, come nei film americani politically correct, ha vinto lei.
Luna non è stata abbattuta, Julia è diventata il testimonial ideale per
la salvaguardia dell’ambiente e viaggia in tutto il mondo per raccontare
la sua storia.
Riforestazione, riuso,
riciclaggio, sostenibilità sono i suoi dogmi di cui ormai e portavoce.
“Sì, la mia vita è completamente cambiata. Sono diventata sostenitrice
dell’alimentazione vegan (i vegetariani più estremi n.d.r.), La mia impresa
mi ha dato notorietà, è vero, ma soprattutto responsabilità. Per questo
vado anche a parlare con i politici” spiega accalorata la giovane che
ormai è riuscita ad unire gli ideali ecologisti, forse simili alla sua
infanzia, con il sogno di businesswomen da nuovo millennio, eticamente
corretta si potrebbe dire.
Difensore instancabile della natura fa notare:“Vede, qui gli alberi sono
un ornamento per le strade, ma non hanno altro valore che di contorno.
In Italia non c’è l’attenzione agli alberi come per i monumenti, per questo
incontrerò anche il vostro ministro Melandri”.
Julia parla in modo ineccepibile, che te la fa immaginare una prima della
classe, forse troppo perfetta per i nostri criteri europei, ciononostante
non poteva essere miglior testimonial del Pannello Ecologico.
Che cos’è?
E’ un Consorzio. Un’iniziativa partita da un gruppo di industriali mobilieri
a tutela delle foreste.
In pratica è un’associazione no-profit che è riuscita a recuperare 1,3
milioni di tonnellate di legno già usato, ma soprattutto ha la capacità
di salvare l’equivalente di:
ottomila alberi al giorno!
In Italia, ottocento comuni hanno già aderito all’iniziativa e nelle scuole
primarie si stanno promuovendo iniziative di educazione ambientale mirate.
“Trovo i giovani molto sensibili al problema”, continua la farfalla americana
più famosa del mondo.
“La mia vita è totalmente cambiata. Oggi do il giusto valore alle cose.
Molte cose che prima mi sembravano importanti ora comprendo quanto siano
superflue”, afferma convinta, raccontando di come la sua casa americana
sia ridotta all’essenziale e rispettosa dell’ambiente, in pieno stile
ecotecnologico da nuova era.
La storia di Julia è stata presentata con il libro edito Il Corbaccio
dal titolo: “La ragazza sull’albero”.
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