Don Andrea Cristiani nell'Irak radioattivo

E' un'intervista che si ricollega alla campagna di PeaceLink contro l'uranio impoverito.

Don Andrea è reduce da un viaggio in Irak, lì dove sono piovute 800
tonnellate di uranio impoverito e i tumori sono cresciuti a dismisura. Don
Andrea si sta occupando proprio di un progetto per la cura dei bambini
irakeni malati di leucemia. Bambini senza speranza in un'Irak sotto embargo
in cui persino gli ausili medici sono sottoposti al blocco. Lo abbiamo
intervistato telefonicamente a pochi giorni dalle elezioni. A pochi giorni
dalle elezioni il governo italiano continua nel suo contegno di compassato
silenzio di fronte ad un "crimine contro l'umanità". I bambini irakeni non
hanno trovato spazio e "audience" in questa campagna elettorale.


Intervista a don Andrea Cristiani
a cura di Alessandro Marescotti

Lei è di ritorno dall'Irak. Perché ci è andato?
A Bagdad siamo andati in delegazione insieme alla Regione Toscana.
L'obiettivo primario era quello di organizzare una missione umanitaria per
la cura dei bambini con leucemie e tumori. Oggi lì quei bambini sono senza
speranza, senza le cure adeguate, in ospedali privi di mezzi per l'embargo.
Vogliamo portarli in Toscana nell'Ospedale Mayer, un ospedale specializzato
per la pediatria e noto in tutto il mondo per la qualità dei servizi.

L'uranio impoverito ha provocato un aumento dei tumori?
In Irak sono state lanciate 800 tonnellate di uranio impoverito e i tumori
sono cresciuti a dismisura. Non ho qui con me le statistiche ma dopo la
Guerra del Golfo si è verificata una crescita impressionante delle
neoplasie. Questo forse non è sufficiente a provare inoppugnabilmente una
relazione di causa ed effetto fra uranio impoverito e tumori. Ma la realtà
è quella, e noi siamo impegnati a dare il nostro contributo per portare in
Italia alcuni bambini ammalatisi di tumore dopo la Guerra del Golfo.

L'embargo contro Saddam che effetti sta provocando?
Dopo l'embargo gli ospedali non hanno più potuto disporre di nuove
attrezzature. L'embargo blocca i pezzi di ricambio delle attrezzature e
persino i manuali di aggiornamento per i medici. Devo dire francamente che
l'embargo sta ottenendo gli effetti contrari per i quali era stato imposto:
rafforza il dittatore e infiamma le popolazioni contro gli Stati Uniti.
Crea un antiamericanismo che non migliora la situazione.

Quanti bambini porterete in Italia per la cura?
Ne volevamo portare 15 bambini ma siamo stati costretti a ripiegare su 8
perché i voli sono bloccati. L'embargo non consente neppure di far
decollare un aereo da Bagdad verso l'Italia per portare 15 bambini ammalati...

Come? Niente voli? Ma è una missione umanitaria!
Purtroppo su Bagdad non sono ammessi voli. E' un divieto senza eccezioni.
Se decolla un aereo i caccia degli Stati Uniti lo abbattono. Infatti non
siamo potuti atterrare all'aeroporto di Bagdad e i bambini ammalati
dovranno fare 1000 chilometri di deserto per venire in Italia. E' terribile
bloccare in questo modo la possibilità di curare la gente, i bambini in
particolare. L'Irak in passato era riuscito a debellare malattie che ora
sono riesplose, proliferando drammaticamente. Siamo di fronte ad un crimine
contro l'umanità.

Mille chilometri ne deserto… perché?
Per venire in Italia i bambini ammalati di tumore dovranno affrontare un
viaggio di mille chilometri in auto nel deserto, arrivare ad Amman in Siria
e lì prendere l'aereo per l'Italia. E' un viaggio lungo, pieno di disagi,
in cui i bambini devono essere accompagnati dalle mamme e da un dottore.
Pertanto per l'embargo siamo stati costretti a rinunciare al progetto di 15
bambini per scendere a 8. Ma chiediamo al governo italiano che intervenga
perché l'embargo, almeno per questi casi, venga "forato".

E che dice il governo italiano?
Non si è ancora espresso. In sostanza il governo ha bisogno di un "via
libera" diplomatico, ma c'è il veto Usa. Il nostro volo umanitario
creerebbe un precedente…

Come è stato possibile questa vostra missione umanitaria?
La Regione Toscana sta sostenendo il progetto e siamo stati accompagnati
dal professor Massimo Toschi, delegato del Presidente della Regione per la
pace, i diritti umani e la cooperazione. Lui è stato la nostra interfaccia
istituzionale.

Avete incontrato l'ambasciatore italiano a Bagdad?
Non esiste un'ambasciata italiana lì, i rapporti diplomatici sono
interrotti. L'Italia ha un incaricato per gli affari italiani ospite
dell'ambasciata ungherese.

Le istituzioni in questa vicenda come si sono comportate?
La Regione Toscana ha svolto un'opera di altissimo valore. E' un esempio di
"politica estera dal basso" che altre istituzioni farebbero bene a seguire.

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Questa intervista è scritta per "Mosaico di Pace" ed è riproducibile su
qualsiasi giornale e sito internet citando:
"Intervista a cura di Alessandro Marescotti (PeaceLink) per la rivista di
Pax Christi Mosaico di Pace"



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