UN CARO SALUTO A CARLO URBANI

 


31/03/2003

 



Carlo Urbani è morto due giorni fa a Bangkok lasciando un vuoto terribile intorno a se. Lo piangono e lo ricordano con grande affetto tutti coloro che in tutte le parti del mondo hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Aveva 47 anni, troppo presto per morire. Amava fortemente la vita, il tempo non gli era mai sufficiente per dedicarsi a le tantissime cose che amava fare. Amava il suo lavoro di medico infettivologo. Dal suo reparto all’ospedale di Macerata curava e amava i malati di AIDS, li amava e gli stava vicino, per tutto il tempo. Ma l’ospedale gli stava stretto, voleva fare di più per coloro che avevano meno. Con l’organizzazione Medici Senza Frontiere mise in piedi diversi progetti per combattere le parassitosi intestinali prima in Africa poi in Asia.
Nel 1999 Carlo, quale presidente di Medici Senza Frontiere ritirò a Stoccolma il Premio Nobel per la Pace assegnato a Medici Senza Frontiere. Disse allora che il premio non era per MSF ma per l’idea che la salute e dignità sono indistinguibili nell’essere umano, che l’impegno dei medici e degli infermieri è restare vicini alle vittime, a chi soffre, portare conforto, aiuto e dare voce ai più deboli, a chi non ha i più elementari diritti né tantomeno la luce dei riflettori. Sempre modesto e al tempo stesso generoso di sé, il suo impegno era inarrestabile. Trasmetteva la sua carica a tutti coloro che avevano il privilegio di stargli vicino, di lavorare al suo fianco. Riprese subito le sue missioni, sempre più lunghe e più lontane, instancabile. Nel 2000 decise di lasciare l’Ospedale di Macerata, nonostante l’azienda gli offrisse l’incarico di primario di malattie infettive. L’Organizzazione Mondiale della Sanità gli affida il coordinamento dei programmi sanitari del Sud Est Asiatico. Non sarebbe più tornato nelle Marche che per brevi vacanze. Giuliana ed i bambini lo seguirono in Vietnam. Erano contenti. Il lavoro era molto faticoso ma quanto gli piaceva. I rischi erano alti, sapeva anche questo. Quella era la vita che amava, aiutare e curare chi aveva bisogno. Non si sarebbe mai tirato indietro, per nessun motivo.
Non si è tirato indietro.
Un caro saluto Carlo, ci mancherai tanto

l.s.


(31.03.2003)



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