ENERGIA EOLICA

I generatori eolici o aerogeneratori convertono direttamente l'energia cinetica del vento in energia meccanica, che può essere quindi utilizzata per il pompaggio, per usi industriali e soprattutto per la generazione di energia elettrica.

1. Come funziona un aerogeneratore

La tipica configurazione di un aerogeneratore ad asse orizzontale è schematizzata nella figura; il sostegno porta alla sua sommità la gondola o navicella, costituita da un basamento o da un involucro esterno; nella gondola sono contenuti l’albero di trasmissione lento, il moltiplicatore di giri, l’albero veloce, il generatore elettrico e i dispositivi ausiliari.

All’estremità dell’albero lento e all’esterno della gondola è fissato il rotore, costituito da un mozzo, sul quale sono montate le pale (1, 2 o 3 con un diametro da 10 a 40 m per macchine di media taglia). Il rotore può essere posto sia sopravvento che sottovento rispetto al sostegno.

La gondola è in grado di ruotare rispetto al sostegno allo scopo di mantenere l’asse della macchina sempre parallelo alla direzione del vento ed è per questo che l’aerogeneratore viene definito “orizzontale”. Opportuni cavi convogliano al suolo l’energia elettrica prodotta e trasmettono i segnali necessari per il funzionamento.

La forma delle pale è disegnata in modo che il flusso dell’aria che le investe azioni il rotore. Dal rotore, l’energia cinetica del vento viene trasmessa a un generatore di corrente collegato ai sistemi di controllo e trasformazione tali da regolare la produzione di elettricità e l’eventuale allacciamento in rete. L’aerogeneratore opera a seconda della forza del vento; al di sotto di una certa velocità la macchina è incapace di partire; perché ci sia l’avviamento è necessario che la velocità raggiunga una soglia minima di inserimento, diversa da macchina a macchina (circa 4-5 m/s).

Durante il funzionamento la velocità del vento “nominale” è la minima velocità del vento che permette alla macchina di fornire la potenza di progetto (10-12 m/s per qualche centinaia di kW per macchine di media taglia). Ad elevate velocità (20-25 m/s) l’aerogeneratore viene posto fuori servizio per motivi di sicurezza.

 

2. I costi

L’investimento per la realizzazione chiavi in mano di una centrale eolica è, in media, dell’ordine di 2 milioni di lire per kW di potenza installata. Tuttavia in Danimarca, le macchine con potenze pari a 500-600 kW, hanno un costo per kW installato che varia tra 1,57 a 1,83 MLit.

In particolare, è da prevedere una riduzione del costo della potenza installata al crescere della taglia unitaria delle macchine.Infatti, in Germania si è passati dai 2,4 MLit per macchine intorno ai 150 kW, a 1,8 MLit per macchine da circa 300 kW, fino a 1,7 MLit per macchine di 600 kW.

Il costo annuo di esercizio e manutenzione è, in genere, pari al 3% dell’investimento, e la cosiddetta “disponibilità” delle macchine (rapporto tra il numero di ore durante il quale l’aerogeneratore è “disponibile” per la produzione di energia e il numero di ore dell’anno) è vicina al 98%.

Per ciò che concerne il costo dell’energia, dipendente anche dalle condizioni anemologiche del sito, va ricordato quanto è emerso dal 3° Non Fossil Fuel Obligation (NFFO), in Inghilterra, Galles e Scozia: l’energia è stata pagata a costi variabili da 90 e 142 lire/kWh. Nel 4° NFFO c’è stata un ulteriore riduzione con costi compresi tra 84 e 123 lire/kWh.

Anche per il costo dell’energia, si è potuto, inoltre, constatare l’effetto della taglia dell’aerogeneratore. In Danimarca, ad esempio, è stato valutato un decremento quasi lineare del costo dell’energia: si è passati da lire 183 lire/kWh per macchine da 100 kW a 70 lire/kWh per macchine da 600 kW, a parità di altre condizioni.

L’Unione Europea, in effetti, ha fissato come obiettivo da raggiungere attraverso i propri programmi, un costo dell’energia da fonte eolica di circa 77 lire/kWh; un costo, che, come si è visto, è già ottenibile con le migliori macchine in siti con una buona ventosità.

Un altro elemento da tenere in considerazione per valutare il costo unitario dell’energia eolica sono le condizioni di accesso al capitale: negli ultimi 10 anni il tasso di interesse praticato sui progetti ha subito un progressivo calo in tutti i paesi europei.

Queste cifre indicano chiaramente che l’eolico ha raggiunto un buon livello di maturità tecnologica e costi di produzione dell’energia elettrica sufficientemente bassi da consentirne, in presenza di tariffe che ne riconoscano il basso impatto ambientale, la diffusione nel mercato energetico.

 

3. Impatto ambientale: benefici globali

Una delle maggiori perplessità sulla installazione di centrali eoliche, da parte dei decisori politici e delle popolazioni locali, dipende dalle preoccupazione sul loro impatto ambientale. E’ quindi opportuno sottolineare le caratteristiche di questa fonte il cui impatto ambientale è limitato, specialmente attraverso una buona progettazione: l’energia eolica è una fonte rinnovabile, in quanto non richiede alcun tipo di combustibile, ma utilizza l’energia cinetica del vento (conversione dell’energia cinetica del vento, dapprima in energia meccanica e poi in energia elettrica); è pulita, perchè non provoca emissioni dannose per l’uomo e per l’ambiente. Gli aerogeneratori non hanno alcun tipo di impatto radioattivo o chimico, visto che i componenti usati per la loro costruzione sono materie plastiche e metalliche.

Gli aspetti ambientali che vengono presi inconsiderazione sono invece correlati a possibili effetti indesiderati, che hanno luogo su scala locale; essi sono:

• occupazione del territorio
• impatto visivo
• rumore
• effetti elettromagnetici
• interferenze elettromagnetiche
• effetti su flora e fauna

Vedremo nel prossimo mese come questi aspetti siano tuttavia di lieve rilevanza tanto da poter affermare che il bilancio costi ambientali/benefici ambientali è ampiamente positivo.

La costruzione degli impianti deve comunque avvenire valutando attentamente l’impatto ambientale in tutte le fasi del progetto. A tale proposito esistono norme del 1995 del Ministero dell’Ambiente che recepiscono la direttiva europea 85/337/CEE, concernente la valutazione d’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati. (oggi la 97/11/CE del Consiglio dell’U.E. modifica la citata direttiva).

Sono comunque nella maggior parte dei casi le autorità regionali a valutare (con legge o caso per caso) se sia necessario procedere a uno studio di impatto ordinario o, semplicemente, a uno studio preliminare dei rapporti tra progetto e ambiente.

 

EMISSIONI EVITATE

La produzione di energia elettrica mediante combustibili fossili comporta l’emissione di sostanze inquinanti e di gas serra. Il livello delle emissioni dipende dal combustibile e dalla tecnologia di combustione e controllo dei fumi. Ecco i valori delle principali emissioni associate alla generazione elettrica:

CO2 (anidride carbonica):     1.000 g/kWh

SO2 (anidride solforosa):    1,4 g/kWh

NO2 (ossidi di azoto):    1,9 g/kWh

Tra questi gas, il più rilevante è l’anidride carbonica o biossido di carbonio, il cui progressivo incremento potrebbe contribuire all’effetto serra e quindi causare drammatici cambiamenti climatici.

Se pensiamo ai circa 700 MW di impianti eolici ammessi a beneficiare delle tariffe previste dal provvedimento CIP 6/92, possiamo ipotizzare un’energia prodotta pari a 1,4 miliardi di chilowattora (0,5% del fabbisogno elettrico nazionale). Questa produzione potrà sostituire la combustione con combustibili fossili; in tal caso le emissioni annue evitate sarebbero:

CO2:    1,4 milioni di tonnellate

SO2:    1.960 tonnellate

NO2:    2.660 tonnellate

Altri benefici dell’eolico sono: la riduzione della dipendenza dall’estero, la diversificazione delle fonti energetiche, la regionalizzazione della produzione.

 

4. L'impatto ambientale locale

Occupazione del territorio
In base al rapporto tra la potenza degli impianti e il terreno complessivamente necessario (anche per la distanza delle macchine), la densità di potenza per unità di superficie è circa di 10 W/m2. Tuttavia le macchine eoliche e le opere di supporto (cabine elettriche, strade) occupano solamente il 2-3% del territorio per la costruzione di un impianto, quindi la densità di potenza ottenibile è da considerarsi nettamente superiore, dell’ordine delle centinaia di W/m2. Bisogna ricordare che la parte del terreno non occupata dalle macchine può essere impiegata per altri scopi, come l’agricoltura e la pastorizia, senza alcuna controindicazione.

Impatto visivo
Gli aerogeneratori per la loro configurazione sono visibili in ogni contesto in cui vengono inseriti, in modo più o meno evidente in relazione alla topografia e all’antropizzazione del territorio. Un aerogeneratore da 500 kW di potenza ha un diametro del rotore e un’altezza della torre di circa 40 metri, mentre uno da 1500 kW misura, per questi due valori, circa 60 m. L’impatto nel paesaggio tra i due tipi di macchina è moderatamente diverso, per cui aumentare la taglia delle macchine potrebbe ridurre, a parità di potenza globale installata, l’impatto visivo. L’impatto visivo è un problema di percezione e integrazione complessiva nel paesaggio; comunque è possibile ridurre al minimo gli effetti visivi sgradevoli assicurando una debita distanza tra gli impianti e gli insediamenti abitativi. Sono state individuate, inoltre, soluzioni costruttive tali da ridurre tale impatto: impiego di torri tubolari o a traliccio a seconda del contesto, di colori neutri, adozione di configurazioni geometriche regolari con macchine ben distanziate.L’aspetto dell’impatto visivo è ormai oggetto di approfonditi studi.

Impatto acustico
Il rumore emesso da una centrale eolica non è percettibile dalle abitazioni, poiché una distanza di poche centinaia di metri è sufficiente a ridurre il disturbo sonoro. In generale, la tecnologia attuale consente di ottenere, nei pressi di un aerogeneratore, livelli di rumore alquanto contenuti, tali da non modificare il rumore di fondo, che, a sua volta, è fortemente influenzato dal vento stesso, con il risultato di mascherare ancor più il contributo della macchina.

Interferenze sulle comunicazioni
La macchina eolica può influenzare: le caratteristiche di propagazione delle telecomunicazioni (come qualsiasi ostacolo), la qualità del collegamento in termini di segnale-disturbo e la forma del segnale ricevuto con eventuale alterazione dell’informazione. Una adeguata distanza degli aerogeneratori fa sì che l’interferenza sia irrilevante.

Flora e fauna
Sulla base delle informazioni disponibili, si può affermare che le possibili interferenze di qualche rilievo degli impianti eolici con la flora e la fauna riguardano solo l’impatto dei volatili con il rotore delle macchine. In particolare, le specie più influenzate sono quelle dei rapaci; gli uccelli migratori sembrano adattarsi alla presenza di questi ostacoli. In genere le collisioni sono molto contenute.

 

5. I benefici occupazionali: l'Europa

L'eolico è caratterizzato, come le altre tecnologie che utilizzano fonti di energia rinnovabili, da costi di investimento elevati in rapporto ai ridotti costi di gestione e manutenzione. A parità di costo dell'energia prodotta, tale specificità può avere il vantaggio di essere trasformata in occupazione, in quanto si viene a sostituire valore aggiunto al combustibile utilizzato negli impianti convenzionali.

Secondo un'analisi del Worldwatch Institute, l'occupazione diretta creata per ogni miliardo di kWh prodotto da fonte eolica è di 542 addetti, mentre quella creata, per la stessa produzione di elettricità, dal nucleare e dall'utilizzo del carbone (compresa l'estrazione del minerale) è, rispettivamente, di 100 e 116 addetti.

L'occupazione nel settore eolico è associata alle seguenti principali tipologie di attività: costruzione (generatori eolici, moltiplicatori di giri, rotore - cioè pale e mozzo - torre, freni, sistemi elettronici, navicella) installazione (consulenza, fondazioni, installazioni elettriche, cavi e connessione alla rete, trasformatori, sistemi di controllo remoto, strade, potenziamento della rete elettrica) e gestione/manutenzione.

Se guardiamo alla realtà della Danimarca, paese che produce il 60% delle turbine installate nel mondo, notiamo che il numero di addetti coinvolti direttamente e indirettamente (in quest'ultimo caso per i componenti acquistati da produttori nazionali) nel 1995, con una potenza prodotta di 566 MW, è stato di 8.500. In questo computo non è considerata la voce "ricerca" che comprende attività di ricerca in senso tradizionale, ma anche attività eseguite da società di ingegneria, istituzioni bancarie e assicurative. Per quanto riguarda l'occupazione creata dalla gestione degli impianti, trascurata in questa cifra, si stima che sia pari a circa 1 addetto per MW installato (vanno aggiunte, in questo caso, qualche centinaio di persone).

Da questi dati risulta quindi che l'occupazione associata alla costruzione delle macchine è circa 4 volte maggiore a quella associata all'installazione e gestione degli impianti.

Uno studio sul settore, nel Regno Unito, è particolarmente interessante perché condotto in un paese che, al contrario della Danimarca, importa gran parte delle turbine eoliche; si è stimato che gli addetti nell'eolico, per il periodo 1994-95, siano, comunque, anche in questo caso, un numero significativo, cioè circa 1.300.

 

6. I primi dati sull'occupazione in Italia

Nel nostro paese l’occupazione nel settore eolico era fino a pochi anni fa concentrata nelle attività di ricerca, sviluppo e dimostrazione. Grazie alla costruzione di impianti commerciali si possono avere, oggi, le prime indicazioni sulla creazione di posti di lavoro associata ad attività industriali. Se escludiamo l’occupazione presso l’ENEL e gli enti pubblici, i dati ci provengono essenzialmente da 3 industrie: Ansaldo West, Riva Calzoni e Italian Vento Power Corporation (IVPC).      

Nello stabilimento di Taranto, l’Ansaldo West impiega direttamente 80-90 persone per le fasi di lavorazione in materiale composito di pale, serbatoi e isolanti, qualificazioni di siti, montaggio navicelle, realizzazione e manutenzione centrali.      La società possiede attrezzature per la costruzione di pale fino a 60 m di lunghezza.                                                               

La Riva Calzoni, che ha inaugurato nel settembre scorso la nuova fabbrica di Foggia (Riva Wind Turbines srl), nell’ambito della sua strategia di spostamento delle proprie attività nell’area eolica apulo-campana, ha occupate una decina di persone che, entro la fine del ‘98, diventeranno 15. Nella sede di Bologna sono 25 le persone impegnate nel settore tecnologia delle macchine e 15 quelle che si occupano delle attività necessarie alla costruzione di impianti (sitologia, anemologia, progettazione, ecc.). Vanno aggiunte altre unità nel campo delle consulenze locali (in Campania e Puglia) e per l’occupazione indiretta associata alla costruzione delle torri (a Parma e Anagni) e delle pale, in parte costruite a Lioni (AV). Entro il 1998, la Riva Calzoni intende spendere il 70% del budget per la costruzione delle macchine nel Mezzogiorno.

L’Italian Vento Power Corp. (IVPC) costruisce centrali eoliche con macchine importate dalla Danimarca e con i suoi 60 MW è al primo posto in Italia per l’installato. Occupa direttamente oltre 20 persone e ne utilizza 5 per attività di consulenza tecnica e finanziaria. Le persone che gestiscono gli impianti in esercizio sono 40. La IVPC ha adottato come linea di condotta la massimizzazione del lavoro nelle zone interessate alle installazioni: le torri vengono costruite ad Altavilla Irpina (12 persone-giorno per torre); per il loro montaggio servono 30 persone per alcuni giorni. I trasformatori sono approvvigionati a Caserta, altri materiali di carpenteria ed elettrici sono costruiti in zona. Le opere civili sono realizzate da ditte locali e, per il futuro, la IVPC non esclude che le navicelle siano costruite in Italia.                                                        

In definitiva, in base ai progetti eolici previsti, si può prevedere, nel Mezzogiono, un incremento di ulteriori attività, con particolare riguardo a quelle manifatturiere. Ulteriore creazione di posti di lavoro si può ottenere con l’impiego degli impianti all’interno di circuiti turistico-culturali che siano così da stimolo per le economie locali. Nelle aree con centrali eoliche potranno essere anche create attività di sostegno, che riguardano la ricerca, la certificazione e la fornitura di servizi alle imprese.

 

7. L'iter autorizzativo

Una delle barriere alla realizzazioni di centrali eoliche è da individuare nel complesso iter autorizzativo. In Italia non esistono procedure specifiche per la pianificazione e la localizzazione degli impianti. Esiste comunque una normativa generale a sostegno, ma anche a limitazione di tali insediamenti. La legge 10/91 (art.1, comma 4) stabilisce che l’uso delle fonti rinnovabili è da considerarsi di "pubblico interesse e di pubblica utilità", quindi le relative opere sono da considerarsi indifferibili ed urgenti ai fini dell’applicazione delle leggi sulle opere pubbliche. L’art. 22 della legge 9/91 esclude, inoltre, per tali impianti le autorizzazioni ministeriali previste dalla vecchia normativa sulla nazionalizzazione dell’energia elettrica. Altra legge a favore dell’eolico è da considerarsi la 394/91 (art. 7, comma 1) che prevede misure di incentivazione alle amministrazioni comprese nelle aree protette che promuovano l’uso delle fonti energetiche rinnovabili.

Per ciò che concerne le limitazioni, le centrali eoliche devono sottostare ad una legislazione generale di tutela del paesaggio, dell’ambiente e della salute, nonché di disciplina di uso del suolo, cosa che impone il rilascio di diversi nullaosta da parte di enti, amministrazioni centrali dello Stato e degli Enti locali, come ad esempio: concessione dei suoli di uso (rilasciata da Comune e Regione), concessione edilizia (Comune, Regione), nullaosta paesaggistico (Regione, Sopraintendenza beni culturali e ambientali, Ministero beni culturali e ambientali), nullaosta idrogeologico (Corpo forestale dello Stato, Corpo delle miniere), nullaosta sismico (Ufficio sismico regionale), nullaosta militare per la sicurezza al volo (Comando Regione Militare, Regione). I lunghissimi tempi (possono anche passare due o tre anni dall’inizio dell’iter) e le complesse procedure di richiesta causano gravi difficoltà nel completamento delle opere, spreco di tempo e una particolare aleatorietà del processo decisionale.

Il problema autorizzativo dovrebbe essere affrontato, nel breve periodo, cercando di attuare uno snellimento delle procedure attualmente disponibili e, in un immediato futuro, inserendo i programmi eolici all’interno di procedure di pianificazione energetica locale.

 

8. Rapporti tra costruttori ed Enti Locali

La realizzazione di progetti eolici comporta il coinvolgimento di un gran numero di Enti Locali. Come si è visto nel numero precedente, non va dimenticato che questo è un aspetto che, se può causare dei ritardi nell’iter autorizzativo, permette un maggiore coinvolgimento delle popolazioni prossime agli impianti e, soprattutto, arreca vantaggi di natura economica non sottovalutabili per gli stessi Enti Locali che ospitano sul proiprio territorio le centrali eoliche.Rispetto a quest’ultimo punto, possiamo far riferimento ad una serie di rapporti contrattuali stabiliti tra imprenditori-costruttori e Comuni, che sinteticamente elenchiamo e descriviamo:
Concessione terreno
Viene concesso il diritto di superficie, in alcuni casi solamente per la costruzione e l’esercizio del’impianto, in altri casi anche per la fase preliminare di indagine anemologica che ha durata biennale. Per la costruzione e l’esercizio, la concessione è valida per 29 anni rinnovabili.
Corrispettivo della concessione
Per le prime convenzioni si prevedeva un corrispettivo annuo fisso al Comune. Ad esempio, per l’impianto ENEL di Collarmele (AQ) da 9 MW (36 aerogeneratori distribuiti su 36 ettari) il corrispettivo pattuito è stato di 72 milioni/anno, oltre il canone per l’uso civico. Successivamente si è stabilito che il corrispettivo economico debba variare alla produttività dell’impianto. In particolare, esso è generalmente quantificato nell’1,5% della fatturato al netto dell’IVA, dell’energia ceduta all’ENEL. Ad esempio se si ipotizza che un impianto abbia una producibilità annua di 2,5 miliardi di kWh per MW installato, ne consegue che, alle attuali tariffe del CIP 6/92, il corrispettivo per il Comune ammonterebbe a circa 6.9 milioni di lire per MW installato per i primi 8 anni e circa 3.4 milioni di lire per MW per gli anni successivi. Può capitare che le aziende si impegnino anche a fornire un corrispettivo minimo garantito, in caso di insufficiente produzione dell’impianto, dell’ordine del 15% dell’atteso per i primi 8 anni.
Imprenditoria
Le aziende costruttrici si impegnano al coinvolgimento dell’imprenditoria locale, nel rispetto delle norme nazionali e comunitarie, sia direttamente, sia attraverso le commesse e subcommesse.
Occupazione
Le aziende costruttrici si impegnano ad impiegare personale, di professionalità adeguata, per la realizzazione, gestione e custodia delle centrali. Le Aziende si impegnano anche alla formazione del personale.
Obbligazioni relative al terreno concesso
Le società eoliche hanno l’obbligo di mantenere la disponibilità per il Comune e i cittadini delle aree non direttamente interessate alla presenza di manufatti (ad esempio, il diritto di pascolo); esiste pertanto il divieto di recinzione.
Ripristino del terreno
Gli operatori si impegnano a restituire il terreno nelle stesse condizioni in cui è stato loro concesso dai Comuni.

 

9. Diffusione in Europa e nel mondo

Rispetto all’anno 1996, il settore eolico è cresciuto a livello mondiale del 25-26%. I dati ufficiali per il 1997, evidenziati nel grafico) mostrano infatti che alla fine dello scorso anno erano in funzione nel mondo 7.636 MW (dati della danese BTM Consult) e circa l’84% della nuova capacità (1.566 MW) è stata installata in Europa, in particolare in Germania, Danimarca, Italia, Olanda, Spagna e Irlanda.

Nel 1997 le vendite di turbine sono state pari ad un valore di 1,5 miliardi di dollari (oltre 2.500 miliardi di lire), cifra che dovrebbe raddoppiare nell’arco dei prossimi 5 anni. Infatti le previsioni sullo sviluppo dell’energia eolica indicano in oltre 20.000 MW la potenza installata entro il 2002 (più della metà in Europa). La maggiore crescita avverrà in Germania, Spagna, Danimarca, India, Cina, Gran Bretagna e Stati Uniti.

Il 1997 ha segnato un cambiamento al vertice dei maggiori costruttori di aerogeneratori: la danese NEG Micon ha spodestato dal primo posto la connazionale Vestas (vedi tabella). Tuttavia se vengono incluse le vendite della società spagnola Gamesa, che commercializza prodotti Vestas, quest’ultima resta la compagnia leader.
Nella tabella si possono notare due particolari interessanti; il primo è che i produttori danesi dominano ancora, a livello mondiale, il mercato, con circa il 60% delle vendite; il secondo è che 3 aziende spagnole (Made, Desarrollos e Gamesa) sono tra le prime 10 compagnie eoliche del mondo.

In Europa, dove è installata il 62% della potenza eolica presente al mondo, capofila (dati EWEA - fine ‘97) è la Germania, con 2.000 MW, seguono la Danimarca con 1.059 MW, la Spagna con 378, la Gran Bretagna con 312, la Svezia con 110; l’Italia è al sesto posto con poco meno di 100 MW.Gli obiettivi per l’Europa, secondo quanto indicato dall’EWEA (European Wind Energy Association) e dalla Commissione europea nel Libro Bianco, sono di raggiungere 8.000 MW per il 2000 e 40.000 MW per il 2010. Intanto, alla fine del mese di marzo 1998, il nostro continente ha superato la soglia dei 5.000 MW installati (5.097 secondo dati EWEA).

Per informazioni: “International Wind Energy Development: World Market Update 1997”, BTM Consult
tel: +45 97 325299   fax: +45 97 325593   e-mail: btmcwind@post4.tele.dk

EWEA - European Wind Energy Association
e-mail: ewea@ewea.org        http://www.ewea.org/

 

10. I programmi nazionali al 2010

L’eolico nel nostro paese ha avviato il suo processo di diffusione in coincidenza con il provvedimento CIP 6/92 che regola gli incentivi all’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. Nelle prime 6 graduatorie del CIP 6 finora esaminate, sono stati accettati progetti per circa 740 MW; tuttavia le richieste non accettate (graduatorie 7-9) ammontano ad ulteriori 1.500 MW. Gran parte delle attuali e future installazioni sono localizzate sul crinale appenninico centro-meridionale e nelle isole.
Alcuni ostacoli, principalmente di natura autorizzativa e finanziaria, hanno bloccato o rallentato le iniziative finora accettate. Per superare tali difficoltà è in vigore dal 1 giugno 1998 il primo esempio di Accordo di Programma volontario nel campo delle rinnovabili. L’Accordo coinvolge, oltre agli imprenditori eolici, Governo, Regioni, Enti Locali, Sindacati, ENEL, ENEA e operatori bancari che, in un’azione concertata, si impegnano ciascuno per il proprio ambito di competenza, ad individuare le soluzioni in grado di risolvere i vari problemi e di portare a conclusione la realizzazione di circa 700 MW entro il 31/12/2001.
Al di là di questo primo pacchetto di iniziative nel settore, i programmi nazionali per l’eolico puntano alla realizzazione di complessivi 3.000 MW per il 2010, con un investimento di circa 4.600 miliardi di lire (il costo medio è stato stimato a 1,5-1,6 miliardi di lire ‘97 per MW installato) e con una occupazione, a quella data, di oltre 5.000 unità.
Il futuro dell’eolico sarà comunque anche legato al processo di riassetto del settore elettrico e, quindi, al recepimento della direttiva europea 96/92/CE, che il Governo sta attuando. In effetti, alcune misure specifiche saranno determinanti per la diffusione dell’eolico, come di altre fonti rinnovabili: la precedenza nel dispacciamento all’energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili; l’obbligo, per i soggetti che producono o importano energia elettrica per oltre 100 GWh (100 milioni di kWh) all’anno, di immettere in rete dal 1 gennaio 2001 almeno il 20% dell’energia su base annua prodotta da fonti rinnovabili o di acquistarne una quota equivalente da altri produttori; subordinare l’autorizzazione alla costruzione di nuovi impianti alla costruzione di impianti alimentati da fonti rinnovabili che contribuiscano per almeno l’1% all’energia immessa in rete; infine, sarà fondamentale la rapida emanazione di un chiaro provvedimento sostitutivo del CIP6/92 che molto probabilmente si baserà su procedure di gara.
Nei futuri programmi eolici, Regioni ed Enti Locali avranno un sempre maggiore coinvolgimento soprattutto se saranno loro garantite disponibilità di risorse finanziarie utili ad incentivare la produzione di energia da rinnovabili. Su questa linea di azione il Governo richiederà, tra l’altro, l’inserimento di uno specifico asse, dedicato alla promozione delle fonti rinnovabili e quindi anche dell’eolico, nella programmazione 2000-2006 dei Fondi Strutturali dell’Unione Europea. Anche all’interno del V Programma Quadro di ricerca e sviluppo tecnologico europeo dovranno essere sfruttate le possibilità di reperire fondi per il finanziamento delle iniziative.

 

11. I principali operatori italiani

Gli operatori istituzionali:

Ministero dell'Industria, Commercio e Artigianato - Servizio Risparmio Energetico e Fonti Rinnovabili
Via Molise, 2 - 00187 Roma
tel: 06 47051 (centralino) - 4705 2023/2504

Ministero dell'Ambiente
Via Cristoforo Colombo, 44 - 00154
tel: 06 57221

AUTORITÀ PER LENERGIA ELETTRICA E IL GAS
Piazza Cavour, 5 - 20121 Milano
tel: 02 655651 (centralino)
e-mail: info@autorita.energia.it

ENEA - Divisione Fonti Rinnovabili
Via Anguillarese, 301 - 00060 S. Maria di Galeria (RM)
tel: 06 30481
internet: http://www.enea.it/

ENEL SpA - Polo Energie Alternative (PAL)
Via A. Volta, 1 - 20093 Cologno Monzese (MI)
tel: 02 72241 fax:: 02 72245253
internet: http://solemio.pal.enel.it/

 

I principali operatori industriali:

ISMES SpA
Società collegata all’ENEL per la realizzazione degli impianti eolici
Via Pastrengo, 9 - 24068 Seriate (BG)tel: 035 307111 fax: 035 302999

ITALIAN VENTO WIND POWER srl (IVPC)
Società operante nella realizzazione di centrali eoliche
Via Circumvallazione, 54/H - 83100 Avellino
tel: 0825 781473 fax: 0825 781472
e-mail: ivpcsrl@tin.it
internet: http://www.ivpc.com/

ITALIAN WIND TECHNOLOGY srl (IWT)
Joint-venture tra WEST (Wind Energy Systems Taranto) e la danese Vestas per la costruzione di turbine eoliche(vedi indirizzo WEST)

RIVA WIND TURBINES srl
Società, collegata alla Riva Calzoni SpA, costruttrice di turbine eoliche e operante nella realizzazioni di centrali.
Via Emilia Ponente, 72 - 40133 Bologna
tel: 051 4130641 fax: 051 4130654
e-mail: rwt@rwt.it
internet: http://www.rwt.it/

W.E.S.T. (Wind Energy Sistems Taranto) SpA
Via Ariosto, 12 - Z.I. - 74100 Taranto
tel: 099 47691 fax: 0994718564


[Alimentazione Naturale ] [Agricoltura Biologica] [Medicina Alternativa] [Ambiente e Benessere] [Agriturismo] [Inquinamento]
[Parchi Regionali] [Il Mare] [Energia Pulita] [OGM][Comuni Transgenici] [News] [Unione Europea] [Leggi Regionali] [Fiere e Mercati]
[Convegni e Congressi] [News per le Imprese] [Verdi Regione Marche] [AgriNEWS] [Links] [HOME]