di Stefano Mortara
L’aumento del costo del
petrolio (35$ il barile nell’ultima settimana) ha rappresentato, al rientro
dalle vacanze, uno degli argomenti più dibattuti sia sugli organi d’informazione
sia nelle chiacchiere di tutti i giorni, in quanto questa situazione ha
implicazioni notevoli sul costo della vita a causa dell’aumento di tutti
i derivati diretti ed indiretti dell’oro nero: benzina, elettricità, gas,
trasporti…..
Queste ed altre considerazioni economiche,
a volte in accordo anche con considerazioni ambientali, hanno fatto
sì che negli ultimi anni si intensificasse in tutto il mondo la ricerca
nei confronti di forme alternative d’energia.
Infatti, il principale responsabile della
recente crescita nelle emissioni globali di carbonio - 6,2 miliardi di
tonnellate nel 1996, ben circa quattro volte superiore rispetto al valore
del 1950 - è il settore dei trasporti, che ha rappresentato, tra l’altro,
la fonte di inquinamento con il più rapido accrescimento negli
ultimi vent'anni.
Ciò è dovuto in massima parte all'aumento
del parco di autovetture, che è passato da 50 milioni di unità nel 1950
a 500 milioni di unità nel 1996.
Come conseguenza, se si vorrà diminuire
l'emissione globale di carbonio dovuta al settore dei trasporti, si dovrà
adottare una politica mista fatta di sistemi di tassazione sui combustibili
da trasporto - un ritocco sia pur minimo delle tasse sulla benzina potrebbe
portare entro il 2020 a una riduzione delle emissioni di carbonio del
12% - e di ricerca e uso di combustibili da trazione alternativi ai derivati
dal petrolio.
In anni recenti,
i ricercatori hanno dedicato larga parte delle loro attenzioni all’esplorazione
dei biocombustibili – sorgenti di energia a base di piante – in particolare
per l’utilizzo in motori diesel.
I biocombustibili
sono rinnovabili, e i motori che funzionano con questi combustibili emettono
meno fumo e monossido di carbonio di quelli che viaggiano a diesel, e
non producono anidride solforosa (SO2).
I biocombustibili
possono essere prodotti da oli vegetali e grassi animali, mediante la
conversione a esteri metilici od etilici. Gli esteri di oli vegetali e
grassi sono usati perché hanno una minore viscosità e migliori proprietà
combustibili rispetto agli oli ed ai grassi puri.
Gli oli vegetali,
quali quelli di soia, di colza, di girasole, di palma, di noce di cocco
e di ricino sono stati studiati e riportati quali potenziali materie prime
per la produzione di biodiesel. Grassi animali, ad esempio sego, ed oli
alimentari esausti sono stati considerati anch’essi per gli stessi propositi.
Sono state scoperte
svariate tecnologie per la produzione di biodiesel da oli vegetali contenenti
una quantità variabile di acidi grassi liberi. Molti studi dimostrano
che i motori diesel standard possono funzionare con il biodiesel, sia
puro sia miscelato con diesel petrolifero, e gli sviluppi in questo settore
sono ben documentati in tutto il mondo.
Produzione di biodiesel
L’olio di colza è la principale materia
prima utilizzata nella produzione di biodiesel, la seconda è l’olio di
girasole, seguito dall’olio di semi di soia. Altre materie prime sono
l’olio di palma, l’olio di semi di lino, il grasso animale e l’olio da
cucina esausto.
Il biodiesel è prodotto commercialmente
mediante transesterificazione di oli vegetali, o grassi, con alcool. Lo
scambio di esteri – sostituzione dei componenti alcolici (gliceroli) con
metanolo – avviene abbastanza facilmente a basse temperature (50-70°C),
a pressione atmosferica, in eccesso di metanolo e in presenza di catalizzatori
alcalini, ad esempio idrossido di sodio (NaOH).
Comunque, queste condizioni blande richiedono
un olio che sia stato neutralizzato mediante raffinazione alcalina o distillazione
in corrente di vapore. E’ anche possibile convertire l’olio di palma vergine
con varie quantità di acidi grassi liberi in un processo continuo, combinando
i processi di esterificazione e transesterificazione.
Caratteristiche
del combustibile
Le proprietà del biodiesel sono comparabili
a quelle del diesel petrolifero. Il peso specifico di tutti i biodiesel
è leggermente superiore a quello dei diesel, la fluidità dipende dalla
composizione degli acidi grassi o dalla insaturazione degli oli vegetali.
Le caratteristiche combustibili dei carburanti
diesel sono espresse in termini di numero di cetano, una misura del ritardo
di accensione – il tempo compreso tra l’iniezione del combustibile nella
camera di combustione e la sua accensione.
Tutti i biodiesel presentano un numero
di cetano più elevato ed un più alto punto di infiammabilità (flash point).
L’elevato numero di cetano significa un più basso ritardo nell’accensione,
che è desiderabile per motori a basso numero di giri. L’elevato flash
point rappresenta una maggior sicurezza nello stoccaggio e nel trasporto.
L’efficienza termica del biodiesel dipende
dalla struttura delle molecole alchiliche e gliceroliche. Per esempio,
l’introduzione di un doppio legame comporta un aumento nell’efficienza.
La scelta dell’olio vegetale da utilizzare
dipende dal costo di produzione e dalla disponibilità. L’olio di palma
è il migliore dal punto di vista della resa nella coltivazione, ma gli
esteri degli oli vegetali liquidi hanno punti di fusione inferiori e quindi
sono più vantaggiosi per l’uso del biodiesel in climi rigidi.
Test
motoristici
L’utilizzo di biodiesel come sostituente
del diesel è stato riportato estensivamente e molti ricercatori hanno
effettuato test di durata al banco con biodiesel di vari oli vegetali.
In generale, il biodiesel produce emissioni
con una minor opacità dei fumi, idrocarburi incombusti e monossido di
carbonio che il diesel. In più, non si è rivelata l’emissione di anidride
solforosa, ad eccezione che nel combustibile prodotto da olio di palma,
che è di qualità inferiore rispetto agli altri oli (tranne forse dell’olio
di colza poco raffinato) e contiene un trascurabile quantità di zolfo.
Sono stati ottenuti risultati contrastanti
per quanto riguarda gli ossidi di azoto (NOx) nelle emissioni, ma la maggior
parte dei test hanno evidenziato un incremento nell’emissione di questi
ossidi nel biodiesel.
Tutte le prove dimostrano una riduzione
nella potenza del motore ed un aumento nei consumi, ma questa discrepanza
è considerata trascurabile considerando che il contenuto energetico del
biodiesel è solo circa il 10% inferiore rispetto a quello del diesel.
La maggior parte delle differenze riportate,
specialmente nel processo di combustione, sono state attribuite principalmente
a differenze nel ritardo dell’accensione tra le due benzine.
Sono stati osservati problemi di compatibilità
del biodiesel con alcuni materiali: vernici, alcune plastiche di basso
valore e materiali di gomma vanno incontro a degradazione attraverso indurimento
e/o deterioramento. Queste osservazioni suggeriscono che i componenti
che vanno a contatto con il biodiesel debbano essere costruiti in altri
e più appropriati materiali.
Prove
su strada
Esistono un numero limitato di pubblicazioni
su test effettuati sul biodiesel. In Francia, il biodiesel ottenuto da
olio di colza e miscele di biodiesel/diesel viene utilizzato sperimentalmente
in bus e camion in trenta città.
In Italia, si riporta l’utilizzo in 19
città (tra le quali Ravenna, Milano, Cremona, Genova e Roma) di 72 bus
funzionanti a biodiesel. Il test è cominciato nel 1991 e fino ad ora ha
portato a percorrere 520000 Km.
I risultati finora raccolti indicano che
la potenza espressa e i costi sono comparabili con quelli del diesel.
Si osserva una marcata riduzione nelle emissioni di fumi, idrocarburi
incombusti e particolato, ed una leggera diluizione dell’olio lubrificante
del motore.
In Germania, in seguito ai favorevoli risultati
ottenuti sia con motori mono che multicilibndri, la Mercedes-Benz ha condotto
una serie di test sul campo sul biodiesel da olio di colza in camion,
bus e taxi dal gennaio 1991 a ottobre 1992.
I consumi di combustibili e oli lubrificanti
sono comparabili con quelli del diesel e i guidatori intervistati si sono
dichiarati soddisfatti delle prestazioni dei veicoli. Negli Stati Uniti
miscele di biodiesel da olio di semi di soia e diesel in rapporto 20:80
o 30:70 sono stati utilizzati per far funzionare 1200 veicoli in 400 città,
per un chilometraggio totale di cinque milioni di chilometri tra il 1992
e il 1993.
Le osservazioni sono state simili a quelle
ottenute nei test europei. Si è infatti osservato che il biodiesel non
presenta problemi tecnici e offre vantaggi ambientali, particolarmente
nelle aree urbane, quali la riduzione dell’anidride solforosa. I risultati
delle prove su strada hanno confermato che il biodiesel ed il gasolio
si comportano nella stessa maniera, e che l’uso del primo non comporta
la necessità di modificazioni nella struttura dei motori.
Quale futuro per il biodiesel?
Tutti gli studi effettuati, da quello al
banco di prova ai test su strada, hanno dimostrato che non esiste una
significativa differenza in prestazioni motoristiche e consumo di carburante
sostituendo il biodiesel al gasolio.
Oltretutto, le emissioni sono più pulite;
negli ultimo 15 anni, 28 nazioni si sono cimentate nel progetto biodiesel
e la produzione di questo combustibile vegetale è passata dagli impianti
pilota alla produzione su larga scala. Ad oggi esistono in totale 85 siti
produttivi per il biodiesel, dislocati tra l’altro in Austria (10000t/a),
a Livorno (80000t/a) ed in Francia (120000t/a).
Il biodiesel
può essere utilizzato in motori che siano stati costruiti prevedendo l’utilizzo
di elastomeri ad esso resistenti. Un numero crescente di costruttori hanno
previsto la possibilità dell’uso di biodiesel nei loro motori, incluse
Mercedes-Benz, Volkswagen, Massey Ferguson e John Deere.
Il biodiesel
è correntemente in commercio in Francia, Germania, Italia, Austria, Svizzera,
Repubblica Ceca, Slovenia e Stati Uniti. In Austria e Germania viene utilizzato
biodiesel puro, in Francia e USA miscele rispettivamente al 5 e 29%.
A pesare negativamente sulla diffusione
di questo carburante ''verde'' in Italia sono i limitati incentivi fiscali,
finora limitati a 125 mila tonnellate l’anno. Il biodiesel comunque potrebbe
essere rilanciato a breve. Il piano di riconversione dei carburanti, che
è al vaglio del Governo, prevede infatti l'utilizzo, entro il 2002, 320.000
tonnellate di biodiesel, che raggiungeranno nel 2006 le 640.000 tonnellate.
E’ stato infine
riconosciuto che il biodiesel è:
-
una
fonte di energia rinnovabile che potrebbe diventare la più importante
tra i progetti non-food, a causa delle costose eccedenze agricole
dell'Europa e del surplus di olio di soia negli Stati Uniti
-
ecologico,
poiché contribuisce alla riduzione dei gas serra di almeno 3,2 kg
di CO2 equivalente per 1 kg di biodiesel
-
un
composto con una bassissima tossicità, dato che ha una biodegradabilità
di oltre il 90% in tre settimane.
Un altro vantaggio del biodiesel è che
esso porterebbe alla creazione di nuovi posti di lavoro attraverso la
produzione locale di bioenergia sotto forma di combustibile liquido. Sotto
questo aspetto, il Programma Etanolo Brasiliano è stato un successo, anche
se non è ancora economicamente conveniente. Questo programma ha altresì
consentito di abbassare del 20% le emissioni di carbonio in Brasile negli
ultimi vent'anni.
Il Biodiesel
ha, in conclusione, da giocare un ruolo strategico nel prossimo futuro,
soprattutto se, come già detto, il costo del petrolio continuerà a salire
così impetuosamente come negli ultimi tempi.
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