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I negoziati di Bonn

La seconda parte della Sesta Conferenza delle Parti (COP6bis) del Protocollo di Kyoto sulla "Framework Convention" sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (UNFCCC) è cominciata oggi 16 luglio a Bonn, in Germania. La Framework Convention è stata istituita durante il Summit di Rio de Janeiro, nel 1992, ed è stata ratificata da 186 Paesi. Il suo obiettivo è la 'stabilizzazione delle concentrazioni di gas serra nell'atmosfera a un livello suffciente a prevenire pericolose interferenze tra le attvità umane e il sistema climatico', e stabilisce:

"I firmatari devono proteggere il sistema climatico per il bene delle generazioni presenti e di quelle future, su un piano di equità e in accordo con le loro responsabilità, comuni ma differenziate, e tenendo conto delle rispettive capacità. Allo stesso tempo, i Paesi industrializzati devono guidare la lotta ai mutamenti climatici e ai loro effetti indesiderati"

L' UNFCCC è, come si comprende dal nome, una convenzione "framework", "cornice", e prevede ulteriori strumenti legali (come i protocolli) per il raggiungimento dei suoi obiettivi. Per questa ragione, all'epoca, non indicava scadenze e obiettivi. Nel 1995, a Berlino, gli aderenti alla Convenzione indicarono il 1997 come scadenza per le negoziazione di un protocollo. Il risultato fu il Protocollo di Kyoto, sottoscritto nel dicembre 1997.

Il Protocollo di Kyoto stabilisce obiettivi legalmente vincolanti e scadenze per la riduzione della produzione di gas serra nei Paesi elencati nell'allegato 1 del Protocollo, per un totale di un 5% di riduzione entro il 2008-2102 rispetto ai livello del 1990. Finora 84 Paesi hanno firmato il Protocollo e 35 lo hanno ratificato. La ratifica della maggior parte dei Paesi industrializzati è essenziale per l'elaborazione delle 'regole' sui 'meccanismi flessibili' del Protocollo relativi a come le riduzioni delle emissioni debbano essere quantificate e verificate. La ricerca di un accordo su queste regole sarà l'argomento principale della Conferenza delle Parti di Bonn. La maggior parte delle nazioni ha posto il 2002 come termine per la ratifica ed entrata in vigore del Protocollo. Gli Stati Uniti, che hanno firmato e ratificato la Framework Convention del 1992, e hanno firmato il Protocollo di Kyoto nel 1997, hanno dichiarato recentemente di non avere intenzione di ratificare o proporre modifiche al Protocollo.


Cosa succederà a Bonn?

L'intervento del ministro dell'Ambiente italiano, Matteoli, è previsto per giovedì 19 luglio. Come tutti i Paesi europei, l'Italia è favorevole alla ricerca di un accordo secondo le linee indicate dal Protocollo. La posizione europea è stata ribadita la scorsa settimana dalla Commissaria europea dell'Ambiente Margot Wallstrom, che ha accusato gli Stati uniti di avere insistito con Paesi suoi alleati per far fallire l'accordo. In partcolare, l'azione del governo guidato da George W. Bush si sarebbe concentrata sul cosiddetto "umbrella group", un gruppo si Paesi composto da Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Canada e Norvegia.

In vista dell'appuntamento di Bonn, Wallstrom ha incontrato i rappresentanti dei governi del Giappone e dell'Australia, entrambi persuasi che non sia possibile ratificare il Protocollo senza gli Stati uniti. Per entrare in vigore, infatti, il Protocollo deve essere ratificato da almeno 55 Paesi firmatari, che rappresentino almeno il 55 per cento delle emissioni inquinanti.

L'entrata in vigore sarebbe possibile senza gli Sati uniti, ma non sarebbe possibile se oltre agli Stati uniti mancasse un Paese industrializzato come il Giappone.

Anche il ministro dell'Ambiente canadese, David Anderson, sostiene che non sarebbe opportuno lasciare gli Stati uniti fuori dal protocollo. Dopo Stati uniti e Australia, il Canada è il maggior produttore di gas serra per abitante.

Una delle linee di confronto tra Ue e il gruppo degli "scettici", è la definizione dei dettagli dell'accordo, relativi a come raggiungere gli obiettivi fissati. Stati uniti e Canada insistono perchè si consideri le foreste e le aree agricole come "sinks", aree di assorbimento delle sostanze inquinanti. Considerando foreste e aree agricole nel calcolo, a Stati uniti e Canada toccherebbero tagli meno drastici alla produzione di gas serra. L'Unione europea, invece, sostiene che la riduzione delle emissioni sia l'unico criterio da utilizzare per soddisfare i parametri del Protocollo.

(Fonti: Greenpeace International, Planetark.org, Ministero dell'Ambiente)

(16 luglio 2001)


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