Dal 1° gennaio 2001 la produzione di elettricità da fonti rinnovabili
potrà essere "racchiusa" in veri e propri titoli al portatore, i "certificati
verdi", negoziabili nella Borsa dell'Energia. I certificati verdi sono
titoli annuali attribuiti all'energia prodotta da fonti rinnovabili, con
impianti entrati in funzione dopo il 1° aprile 1999, senza una autorizzazione
preventiva. Quest'ultimo aspetto rappresenta una delle differenze sostanziali
rispetto al Cip6, che prevedeva una graduatoria e la concessione di una
autorizzazione per la realizzazione degli impianti di produzione di energia
rinnovabile selezionati. Col Cip6 lo Stato obbligava l'ENEL ad acquistare
dai produttori prescelti l'energia ad un prezzo triplo rispetto a quello
corrente, con una logica del tutto estranea a quella di mercato, col risultato
che una buona percentuale degli impianti finanziati dal Cip6 chiuderà
quando il provvedimento esaurirà i suoi effetti. I certificati verdi rappresentano
un tentativo per introdurre anche nel mondo delle rinnovabili una logica
di mercato, pur nel mantenimento di strumenti di incentivazione, facendo
sì che la realizzazione di un impianto sia una libera scelta dell'imprenditore,
con i rischi connessi. Un altro elemento importante dei certificati verdi,
è il loro essere distinti dall'energia che rappresentano per cui possono
circolare indipendentemente, ossia senza che venga trasferita effettivamente
anche l'energia elettrica sottostante. Il certificato verde è al portatore,
negoziabile liberamente e può cambiare mano più volte prima dell'annullamento.
Il valore di questi certificati verdi sarà determinato dalla Borsa dell'Energia,
che nascerà il 1° gennaio del 2001. Il sostegno a questo particolare mercato
nasce da alcune disposizioni del Decreto Bersani (art. 11 del D.L. 16/3/99
n.79 ) con le quali si prevede che :
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dal 2001 chi importa energia elettrica (al netto delle esportazioni),
o la produce da fonti non rinnovabili ha l'obbligo di immettere nel
sistema elettrico nazionale, una quota prodotta da fonti rinnovabili,
tramite impianti entrati in esercizio o ripotenziati successivamente
al 1° Aprile 1999;
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per il 2002 la quota fissata è del 2%, ma potrà essere aumentata
negli anni successivi, in modo da rispettare gli impegni sottoscritti
a Kyoto e nel contempo sostenere il valore dell'energia prodotta da
fonti rinnovabili;
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l'obbligo del 2% può essere assolto da parte degli importatori o
produttori anche acquistando una quantità equivalente di energia in
certificati verdi sulla Borsa dell'Energia.
Ogni certificato è relativo alla produzione dell'anno di riferimento
e viene utilizzato nel corso dell'anno successivo, ed entro il primo
trimestre dell'anno successivo ancora deve essere consegnato al Gestore
della Rete di Trasmissione Nazionale per l'annullamento. Il Gestore
della Rete di Trasmissione Nazionale (GRTN società autonoma posseduta
al 100% dal Ministero del Tesoro, che paga un canone all'ENEL), ricevuto
il certificato lo annullerà, riconoscendo al titolare che lo deposita
il soddisfacimento della quota verde.
I certificati relativi ad uno stesso impianto possono essere emessi
al massimo per otto ani, dopodiché l'energia prodotta dovrà essere
venduta tramite i canali tradizionali. Otto anni viene infatti ritenuto
un tempo sufficiente per ammortizzare, tramite il ricavo assicurato
dalla vendita dei certificati verdi, gli investimenti che il produttore
elettrico ha dovuto fare, e nel contempo per creare alla stessa energia
un mercato per gli anni futuri. L'energia venduta tramite i certificati
verdi viene immessa direttamente nella rete nazionale.
Da cosa dipenderà però il valore dei certificati verdi ? Questo aspetto
è di fondamentale importanza , perché il successo del meccanismo dipenderà
in sostanza dalla loro adeguata valorizzazione. Gli esperti ritengono
che, se la Borsa dell'Energia funzionerà a dovere, il prezzo dei certificati
sarà determinato esclusivamente dall'incontro tra domanda e offerta.
L'ipotesi più realistica è che la domanda si attesterà al 2% della
produzione elettrica nazionale, pertanto se i certificati presenti
sul mercato saranno inferiori a questo livello il loro valore si apprezzerà,
viceversa il loro valore si deprezzerà. In quest'ultimo caso, che
appare anche come il più probabile, se si vorrà mantenere il valore
dei certificati, il Governo dovrà aumentare la quota "verde" obbligatoria
dei produttori di energia. Hanno diritto all'emissione di certificati
verdi anche gli impianti finanziati dal Cip6/92 , entrati in funzione
dopo l'1/4/99, certificati che però vengono assegnati direttamente
al Gestore della Rete di Trasmissione, il quale li emette a proprio
favore e li colloca sul mercato ad un prezzo predeterminato (differenza
tra il prezzo pagato ai produttori e il prezzo di vendita al distributore)
di circa 100 lire per kwh.
Una cosa da dire è che sarà possibile cumulare i ricavi dalla vendita
di certificati verdi ed i benefici ottenuti da altri strumenti di
incentivazione, l'unica incompatibilità sussiste con i contributi
derivanti dal Cip6/92.
Il sistema nel complesso appare favorire le fonti rinnovabili meno
care, che avranno certificati verdi con prezzi più competitivi, penalizzandone
altre ugualmente meritevoli di sostegno.
E' il caso del fotovoltaico che trova seri ostacoli alla sua diffusione
per gli alti costi di investimento e per la piccola taglia degli impianti.
Il Ministero per l'Industria ha però assicurato che sono allo studio
alcune soluzioni che probabilmente consentiranno di superare queste
sperequazion
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