Gestione del rischio ambientale e aziende di credito

Il settore bancario si è avvicinato al concetto di rischio ambientale soprattutto negli ultimi quindici anni, in seguito ad alcuni sviluppi di natura legislativa legati alla gestione del credito: negli Stati Uniti alcune banche sono state ritenute corresponsabili di danni all’ambiente procurati da aziende da loro finanziate e pertanto sono state chiamate a coprirne i costi di ripristino. Ad esempio, nel 1986, la Maryland Bank &Trust fu obbligata a coprire costi di depurazione su un terreno, detenuto in seguito alla realizzazione di un’ipoteca, per un ammontare di USD 500000 a fronte di un prestito iniziale di USD 335000.
Per quanto perdite di questa dimensione non possano propriamente essere definite "circoscritte", esse costituiscono tuttavia solo una parte dei possibili rischi derivanti dalla mancata considerazione di variabili ambientali: con rischio ambientale in ambito bancario, nel seguito, si intende una vasta categoria di eventi che possono influenzare il rendimento di attività detenute o intraprese dalla banca e che derivano dal deterioramento diretto o indiretto dell’ambiente.
Si possono distinguere rischi ambientali diretti e indiretti. Con rischi diretti si intendono i rischi derivanti dalle attività d’esercizio e quelli che riguardano il valore del capitale reale di proprietà della banca; con rischi indiretti si definiscono quelli che mettono in forse la solvibilità dei debitori e che possono influenzare il rendimento di attività finanziarie.
Un esempio di rischio diretto, di natura legale, è proprio la responsabilità legata al possesso di terreni o impianti. Rischi di diversa natura, sia diretti sia indiretti, possono insorgere: da sviluppi nella politica ambientale (introduzione di nuovi regolamenti o tasse); dallo spostamento della domanda verso prodotti "verdi"; da perdite d’immagine; da fattori macroeconomici che potrebbero risentire di politiche ambientali nazionali o internazionali. Infine non sono da dimenticare rischi sulla salute dei dipendenti e perdita di valore delle tecnologie, che inducono costi che potrebbero a volte essere evitati adottando strategie più prudenti dal punto di vista ambientale. Ai rischi di perdite bisogna inoltre aggiungere le nuove opportunità che si aprono e che potrebbero essere mancate, nella gestione strategica di una banca o nella valutazione delle aziende in cerca di finanziamenti.
La classificazione offerta suggerisce l’idea che il rischio ambientale debba essere considerato nelle sue molteplici dimensioni all’interno di una banca: la sua gestione non dovrebbe essere circoscritta a un solo ambito, come può essere quello del credito o legale, ma riguarda il complesso dell’organizzazione aziendale.
Ciò che si delinea è dunque un quadro complesso di interdipendenze, che rendono i rischi ambientali particolarmente difficili da valutare, anche in considerazione della difficoltà di scorporarli da altri fattori di rischio e di ulteriori problemi che riguardano la misurazione di fenomeni non omogenei per unità di misura e collocazione temporale. Di conseguenza acquista un rilievo particolare la discussione delle metodologie applicate alla valutazione e gestione del rischio ambientale.
In primo luogo, è necessario prendere in considerazione i legami reciproci tra i vari tipi di rischio ambientale, legami che sono capaci di generare effetti cumulativi. L'accumulazione dei rischi può verificarsi a livello territoriale, cioè se si è verificato un danno ambientale in una località determinata è possibile che esso produca ulteriori conseguenze nei dintorni (ad esempio l'inquinamento di un terreno di proprietà di un'azienda può interferire con attività situate vicino al terreno). Oppure i rischi si possono accumulare per settore economico, ad esempio in seguito a slittamenti della domanda o all'introduzione di normative specifiche. Infine il rischio può produrre effetti estesi ad un’ampia collettività, aumentando notevolmente l'ordine di grandezza dei danni.
Inoltre, il rischio ambientale risulta dalla interazione di fattori ecologici e di fattori sociali e questo implica un alto grado di complessità e quindi l'impossibilità pratica quando non teorica di fornire previsioni attendibili. Poiché l'affidabilità delle previsioni di un modello dipende sia dalla sua capacità di descrivere le relazioni del sistema che analizza, sia dall'attendibilità delle stime dei parametri che contiene, i sistemi caratterizzati da alta complessità non possono essere rappresentati in modo pienamente soddisfacente: l'aggiunta di relazioni al modello implica l'introduzione di nuovi parametri e quindi migliora la rappresentazione, ma peggiora l'affidabilità statistica dei risultati. Ciò significa che bisogna fare i conti con un elevato grado di incertezza caratterizzante le previsioni di questi modelli e che tale incertezza è in una certa misura ineliminabile.
Una caratteristica fondamentale dei rischi ambientali, infatti, è che spesso non è possibile determinarne in modo "oggettivo" né la portata né la probabilità. Devono quindi essere presi in considerazione fattori qualitativi e soggettivi di valutazione, come la disponibilità ad accollarsi il rischio, la percezione del pericolo, la persistenza dei danni, la possibilità di controllo individuale e sociale, la disponibilità di alternative e la possibilità di eventi catastrofici.
Le caratteristiche evidenziate suggeriscono l'idea che i rischi ambientali non possano e non debbano essere descritti nei termini usuali che sottintendono le teorie delle decisioni economiche e le tecniche di gestione del rischio. È necessario invece sviluppare procedure capaci di tenere conto dell'elevato e intrinseco grado di incertezza che è proprio delle interazioni banca-ambiente e dei vincoli scientifici e psicologici che limitano la capacità di valutarli da parte degli agenti economici.
Come fondamenti metodologici per un approfondimento sistematico del problema si possono proporre i concetti di incertezza forte e apprendimento strutturale, i quali formalizzano l'intuizione che a fronte di una situazione complessa un individuo ‘razionale’ debba essere consapevole di potersi trovare ad affrontare eventi del tutto imprevisti e inimmaginabili a priori (incertezza forte) e aperto a cogliere nel tempo ed elaborare in un qualche modo segnali di tipo diverso, integrando le informazioni nella sua rappresentazione del mondo e del proprio agire; tale visione non è perciò statica, ma si può modificare in tutte le sue dimensioni (apprendimento strutturale).
Aspetti fondamentali nella gestione del rischio ambientale diventano quindi: l'acquisizione di nuova informazione; l’elaborazione dell'informazione acquisita; la velocità di reazione. Per questo, un sistema di gestione del rischio ambientale non dovrebbe ridursi a un procedimento di analisi quantitativa del rischio, ma valorizzare le risorse umane, la comunicazione interna all'azienda, la capacità dei singoli, dei reparti e del complesso dell'azienda di reagire a situazioni non ordinarie.Restringendo l’attenzione all’ambito del credito, è possibile esemplificare quanto finora osservato in termini generali. La gestione del rischio ambientale di credito è innanzitutto un problema particolarmente rilevante, perché è al centro di un dibattito politico, in Europa come negli Stati Uniti, che vede nella responsabilità oggettiva un possibile strumento di politica ambientale. Inoltre l’incertezza che caratterizza le valutazioni d’impatto ambientale e quella riguardante le decisioni delle corti chiamate a giudicare e fare valutazioni economiche su danni ecologici costituiscono un esempio concreto di quanto discusso nella prima parte.
Nel contesto creditizio, il rischio ambientale che è generato dall’attività di un’azienda debitrice può trasformarsi in rischio per la banca in due modi. Per prima cosa esso è uno dei fattori che determinano la redditività dell’impresa finanziata e in quanto tale influisce sulla sua solvibilità: questo perché il mercato si fa più sensibile alle questioni ecologiche e perché interventi di politica economica come la carbon tax influiscono sui costi delle risorse. Inoltre l’introduzione di nuove normative in campo ambientale sembra indirizzarsi verso una ridefinizione del concetto di responsabilità, che può implicare il rischio ulteriore per una banca di essere chiamata a rispondere in prima persona di danni causati dall’attività di un cliente. Questo accade già negli Stati Uniti, dove un criterio di attribuzione della responsabilità è il controllo sulla gestione, mentre in Europa è un problema ancora in fase di discussione. Le normative nazionali, ad esempio in Germania e in Italia prevedono comunque già responsabilità oggettive derivanti dal possesso, che potrebbero costituire un rischio per le banche in caso di fallimento di un’attività finanziata (nel qual caso le perdite possono superare il valore dell’investimento, riducendo o rendendo addirittura negativo il valore delle garanzie immobiliari), realizzazioni d’ipoteche, leasing.
Gli strumenti disponibili per la gestione del rischio di credito sono costituiti essenzialmente da standard, che definiscono le procedure di analisi e i criteri di valutazione, e da metodi di quantificazione del rischio. E’ necessario però sottolineare che non esistono procedure predefinte che possano adattarsi con sufficiente affidabilità in tutti i casi. La scelta del tipo e della modalità delle analisi diventa quindi parte integrante della procedura, il che implica il coinvolgimento di competenze adeguate. Ciò significa che il costo di implementazione di procedure per la valutazione ambientale del credito è in generale elevato, mentre i benefici rimangono necessariamente incerti, a causa della complessità del problema.
Il problema affrontato da un’azienda di credito può quindi essere rappresentato come la necessità di valutare a priori l’utilità dei dati che possono essere procurati per mezzo di diversi tipi di analisi. Si tratta cioè di un problema di valutazione dell’informazione.
E’ possibile inserire tale problema in un contesto di incertezza forte, in cui cioè si è consapevoli che le probabilità definite a priori non sono pienamente attendibili, o che potrebbero verificarsi eventi inaspettati. Per mezzo di una generalizzazione del concetto di utilità attesa, è possibile anche in queste condizioni formare aspettative sulla base delle quali possono essere prese decisioni non arbitrarie in relazione a un progetto di credito.
L’obiettivo di una valutazione di credito può essere identificato nella determinazione di un ‘intervallo di negoziazione’, che descrive le possibilità di accordo tra banca e azienda e all’interno del quale sarà scelto l’effettivo ammontare di credito concesso. Data una distribuzione di probabilità sui rendimenti futuri dell’azienda (o dell’investimento) da finanziare e dato un tasso d’interesse, le aspettative di guadagno per la banca e per l’azienda variano generalmente al variare del valore del credito concesso. L’intervallo di negoziazione è dato da quei valori del credito che corrispondono ad aspettative di guadagno non negative per entrambe le controparti.
Una variabile di rischio ambientale può essere introdotta facendo dipendere la forma della funzione di densità da un parametro ecologico e osservando come al variare del parametro varia l'intervallo di negoziazione. Se il valore di questo parametro è incerto, acquisire informazione al suo riguardo ha quindi un valore economico (poiché permette di definire con maggiore precisione l’intervallo di negoziazione).
Ipotizzando quindi che esistano una o più modalità di analisi d’impatto ambientale, caratterizzate da un diverso grado di "informatività" (capacità di fornire informazioni riguardanti il parametro ambientale), è possibile confrontare il valore di ognuna di queste modalità coi relativi costi di implementazione, secondo la normale logica economica.
Il modello così ottenuto presenta alcuni limiti, principalmente riguardo alla possibilità di traduzione in termini operativi. Esso offre comunque un metodo per definire il valore dell'informazione aggiunta sulla base di valutazioni probabilistiche a priori, ritenute non pienamente affidabili, e che considera non pienamente affidabili le tecniche di monitoraggio da valutare. Potrebbe pertanto costituire uno strumento per la gestione e strategia aziendale e per fornire le basi microeconomiche necessarie ad una corretta impostazione delle politiche ambientali.


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