Il sole primaverile di Bologna ha accolto il primo incontro della serie
di attività che vanno sotto il titolo "Percorsi di giustizia" promosso
dal COCIS, il coordinamento delle Ong italiane che hanno come filosofia
la salvaguardia dei diritti umani e lo sviluppo dei popoli disagiati,
in una parola la cooperazione allo sviluppo.
A Bologna il 13 marzo il seminario è stato incentrato sulle"Trasformazioni
biotecnologiche: diritto allo sviluppo ecosostenibile e ruolo della cooperazione
internazionale". Le ong locali Nexus Cgil ER, Orlando, GVC, CESTAS, COSPE
hanno proposto delle riflessioni in merito ad uno dei temi più scottanti
di questi tempi: la manipolazione genetica, soprattutto applicata al mondo
dell'alimentazione, ma senza escludere la medicina. Quest'ultimo campo
ha, comunque, una maggiore accoglienza da parte dell'opinione pubblica
e, forse, anche una letteratura scientifica più conosciuta. Basti pensare
ai vaccini, da tempo biotech, e alle terapie geniche applicate da anni
per malattie gravi quali, ad esempio, il cancro o i disordini genetici.
Una riflessione, quella di Bologna, molto interessante poiché nel convegno
sono stati presi in considerazione i prodotti transgenici da vari punti
di vista. Elena Del Grosso, genetista, ha esposto una riflessione di ampio
respiro dal punto di vista scientifico così da introdurre anche i meno
addetti al tema proposto.
La Del Grosso ha evidenziato anche la facilità tecnologica attuale a manipolare
il DNA, superando non solo le barriere di specie, ma anche quelle fra
regni. Un esempio eclatante fra tutti: la fragola modificata con il gene
del pesce artico.Claudio Malagoli, economista agrario, ha approfondito
le biotecnologie anche in rapporto alla globalizzazione e alle leggi di
mercato focalizzando le sue perplessità sull'effettiva efficacia dei prodotti
transgenici nei paesi del Terzo e Quarto mondo. Già da oggi si può tranquillamente
confermare che il riso arricchito di vitamina A non può risolvere la fame
del mondo. Antonio Lo Fiego di Nexus, ha relazionato in base alla sua
competenza tecnica sul campo. Esperto nei paesi latino americani, con
priorità sul Brasile, ha fatto presente come ci siano dei grandi cambiamenti
di fertilità. Ha anche esposto come e in che misura, sia negativa, ma
anche positiva, potrebbero posizionarsi le piante ingegnerizzate nel Sud
del mondo. "Terribile ha detto - l'introduzione da parte della
Monsanto del mais terminator, modificato affinché non possa autoriprodursi".
Un suicidio vegetale che impedisce, ai contadini indiani, di poter trattenere
parte del raccolto per la semina dell'anno successivo, creando un ciclo
commerciale e perverso che aumenta la povertà invece di diminuirla. Fortunatamente
attualmente la tecnologia terminator è stata sospesa.
Il sociologo Tullio Aymone, da molti anni consulente delle ong nei paesi
latino americani, ha puntualizzato sui possibili comportamenti sociali.
Ha fatto un'analisi sulla posizione del mondo femminile nei paesi indigeni
e, soprattutto, ha proposto una ricerca sull'uso del denaro in queste
popolazioni. Le donne, sono il pilastro portante nei paesi in via di sviluppo.
Sono loro che lavorano e gestiscono l'economia domestica, ma non hanno
accesso né alla terra né al credito.
Infine, di taglio diverso il rapporto di Elisabetta Tola università
di Bologna e collaboratrice di Mani tese - sulla difesa delle biodiversità
nel Chiapas. Uno dei motivi di frizione tra il governo e la popolazione
indio dello stato fra i più ricchi di biodiversità del mondo sono proprio
le temute biotecnologie e la loro proprietà intellettuale. Ricordiamo,
a tal proposito, che per ottenere biotecnologie sono necessarie le biodiversità.
Proprio per questo motivo, un gruppo di ricerca nordamericano ha già censito
oltre diecimile piante del Chiapas ed ha proposto al governo messicano
un progetto da due milioni di dollari cui sarà improbabile possa rifiutare.
La discussione attuale, con il subcomandante Marcos, filosofo e capo dei
ribelli del Chiapas, verterà anche su tale scottantissima situazione.
Con questo seminario e gli altri che completeranno "Percorsi di Giustizia"
in altre città d'Italia, le ong aderenti al COCIS cercano di porsi degli
interrogativi e darsi delle risposte per proporre un nuovo modello di
sviluppo che tenga presente non solo la salute dei consumatori, ma anche
la sostenibilità dello sviluppo stesso. In altri termini, in un'epoca
di mondo globale cui non ci si può più tirare fuori, si cerca di stabilire
delle regole affinché il mercato - e di conseguenza, il denaro - non sia
l'unico parametro di riferimento. Una globalizzazione selvaggia non fa
altro che aumentare la forbice tra ricchi e poveri. Ecco allora che i
seminari, come quello di Bologna e gli altri previsti, "La difesa dell'ambiente
in una prospettiva di sviluppo " (Roma, 28 marzo) a cura di Ricerca &
Cooperazione e Terra Nuova, "Donne e sviluppo" (Milano, 4 maggio) a cura
di ACRA, "Microcredito e finanza etica" (Torino, 11 maggio) a cura di
APS, sono alla base di una possibile proposta alternativa e coerente con
i tempi e con i diritti dei popoli. Un suggerimento utile per i legislatori
e politici di un'Europa ancora oggi troppo confusa in materia. Diventerà
momento centrale di questo percorso il seminario internazionale, del 28-29
maggio prossimo, in cui le realizzazioni e le elaborazioni delle Ong italiane
si confronteranno con le idee e le azioni di esponenti del Nord e del
Sud del mondo, come Riccardo Petrella, Mohamed Yunus, Susan George e altri.
www.cocis.it/percorsidigiustizia
Per informazioni sui convegni:
stampa.cocis@iol.itCOCIS
Ufficio stampa, Anna Schiavoni
Vicolo Scavolino 61 - 00187 Roma
Tel. ++39/06/69924112
Fax ++39/06/69924399
|