Volendo mantenere un coordinamento logico con gli altri articoli di
Hyperion, abbiamo ricercato il primo profilo professionale da illustrare
nel mondo dell’agricoltura biologica. La scelta è caduta sullo "sperimentatore
di biopesticidi", una figura che negli ultimi anni sta acquisendo un interessante
rilievo nel comparto agro-biologico.
Attività e Mansioni
Lo sperimentatore di biopesticidi svolge una attività di tipo tecnico-specialistico.
Indipendentemente dal tipo di microrganismo su cui lavora (nematodi, batteri,
funghi, virus) partecipa alla progettazione e realizzazione di progetti
di ricerca, concordati col responsabile del settore R&S oppure con
il direttore della biofabbrica, con i seguenti possibili obierttivi generali:
-
individuazione di nuovi microrganismi utili come pesticidi biologici
per il controllo dei nemici delle piante coltivate;
-
sviluppo delle relative tecniche di produzione, confezionamento
e impiego in campo;
-
miglioramento delle tecnologie di produzione per i biopesticidi
già esistenti;
-
sviluppo di nuove appilicazioni per i pesticidi biologici già in
produzione.
Su base annuale, lo sperimentatore, propone un programma di lavoro
al responsabile del settore R&S o al direttore della biofabbrica,
programma che viene discusso, modificato se necessario, e approvato.
Nel programma, oltre ai contenuti specifici di ricerca, sono indicate
le risorse umane e finanziarie che devono essere impiegate. Una volta
approvato il programma lo sperimentatore di biopesticidi opera in
modo autonomo. Momenti di verifica sono:
-
il rapporto mensile sull’attività di ricerca;
-
l’esposizione periodica delle proprie attività di ricerca nel corso
di esercitazioni per gruppi di agricoltori e tecnici agricoli, organizzati
dalla struttura in cui lavora;
-
incontri, per problemi particolari, con il responsabile del settore
R&S oppure col direttore dalla biofabbrica.
Per realizzare i progetti di ricerca, lo sperimentatore dispone di laboratori
e di attrezzature scientifiche di cui deve conoscere il funzionamento,
e di un centro di documentazione collegato a banche dati internazionali.
Attitudini e conoscenze richieste
-
attitudine alla ricerca e al lavoro autonomo (sentirsi protagonisti
del proprio lavoro, desiderio di scoprire);
-
senso pratico legato alle necessità ordinarie della gestione di
un laboratorio;
-
tendenza alla finalizzazione della ricerca;
-
conoscenza delle moderne tecniche di analisi e ricerca di laboratorio:
tecniche microscopiche, screening in vitro;
-
saper governare, reagendo velocemente alle difficoltà impreviste,
le molte variabili che concorrono alla buona riuscita di un progetto
di ricerca.
Formazione scolastica
Una delle due seguenti lauree:
-
laurea in biologia con specializzazione in batteriologia o micologia;
-
laurea in scienze agrarie con specializzazione in patologia vegetale.
Modi di apprendimento del lavoro e di addestramento
E’ considerato un ottimo training una attività, almeno biennale, di ricerca
post-laurea negli Istituti di ricerca a livello universitario, oppure
in altri centri di ricerca anche internazionali, attraverso borse di studio.
L’addestramento al lavoro si svolge essenzialmente attraverso il contatto
con i colleghi di maggior esperienza.
Situazione di lavoro attuale e prospettive a medio termine
Attualmente questa figura professionale è inserita pressochè esclusivamente
in strutture di ricerca pubbliche (Università, CNR, MIPA), anche se un
piccolo numero di sperimentatori opera presso centri di ricerca di produttori
privati di fitofarmaci. L’occupazione complessiva attuale è stimata nell’ordine
di grandezza di un centinaio di unità. Fabbisogni annuali a medio termine
(3-5 anni):
-
con crescita lenta del mercato dei biopesticidi: qualche unità/anno
-
con crescita più rapida del mercato dei biopesticidi: una decina
di unità/anno
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