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Secondo la
definizione del dizionario Zanichelli, l'inquinamento luminoso è
la "dispersione di luce nell'atmosfera proveniente da sistemi di
illuminazione non schermati, che indirizzano verso l'alto l'illuminazione".
Il dizionario Devoto parla, invece, dell'inquinamento luminoso, definendolo
"che limita la visibilità notturna del cielo a causa dell'eccessiva
illuminazione cittadina". Per l'enciclopedia Rizzoli-Larousse l'inquinamento
luminoso è dovuto alla diffusione dissennata degli impianti di
illuminazione pubblica e privata che spesso, senza alcuna necessità
illuminano il cielo oltre che il terreno.
Questo fenomeno poco conosciuto, è di recente balzato all'attenzione
delle cronache a causa dell'allarme dell'UNESCO e delle associazioni degli
astrofili che hanno denunciato che senza provvedimenti efficaci entro
il 2020 non sarà più possibile ammirare la Via Lattea dal
territorio italiano. Inoltre nel congresso di Parigi del giugno 1992 l'UNESCO
ha evidenziato il danno enorme arrecato all'astronomia dalla dispersione
verso l'alto dell'illuminazione artificiale e ha dichiarato il cielo stellato
patrimonio universale dell'umanità da tutelare soprattutto per
le future generazioni.
Ogni forma di irradiazione di luce artificiale, che si disperda al di
fuori delle aree a cui essa è funzionalmente dedicata, è
come se non fosse presente e costituisce esclusivamente un elemento di
spreco di energia.
E' come se, dovendo riempire un bicchiere versassimo metà acqua
fuori e metà dentro, solo la metà che va a riempire il bicchiere
è utile, il resto non è di alcuna utilizzazione.
Con l'inquinamento luminoso consumiamo una parte dell'energia elettrica
senza averne un beneficio.
I fenomeni di inquinamento luminoso sono dovuti a cattive progettazioni
degli impianti di illuminazione delle città, delle strade, delle
piazze e dei monumenti.
L'inquinamento non è circoscritto solo alla zona in cui avviene
ma si espande su tutto il territorio, impedisce l'osservazione del cielo,
abbaglia anche l'osservatore, ed altera il contrasto tra zone chiare e
zone scure. La nostra pupilla colpita dalla luce si chiude, con il risultato
di vedere ancora più scure le zone meno illuminate e ridurre la
percezione visiva anziché migliorarla.
Oltre a sperperare energia la dispersione rende meno efficace l'effetto
della luce che giunge a destinazione sulla strada, nella piazza o altrove.
L'inquinamento luminoso crea problemi anche alla circolazione perché
la strada è male illuminata, mentre è abbagliato chi sta
alla guida di un veicolo. Ci sono problemi anche sui cicli vitali della
flora e della fauna e influenze negative sulle coltivazioni.
E' tuttavia importante evidenziare come il problema dell'inquinamento
luminoso sia tecnicamente risolvibile, senza compromettere il diritto
dei cittadini ad avere le strade illuminate in modo adeguato. Il risultato
ecologico migliora ulteriormente adottando lampade diverse da quelle abitualmente
impiegate sostituendole, ove possibile, con lampade ad alta efficienza
come, ad esempio, quelle al sodio a bassa pressione.
Si potrebbero inoltre limitare le dispersioni verso l'alto con sistemi
full cut-off (totalmente schermate) oppure con fari asimmetrici e appropriate
schermature, dirigendo con la giusta angolatura il fascio luminoso dall'alto
verso il basso.
Il danno derivante da un non proficuo ed incontrollato utilizzo di energia
elettrica è quantificato ogni anno in Italia in circa 500 miliardi
di vecchie lire ed il fenomeno cresce al ritmo del 10% l'anno.
Studi condotti hanno mostrato come in Comuni di medie dimensioni (circa
50.000 abitanti), solo mediante interventi di uso razionale dell'energia
ai fini dell'illuminazione pubblica, si possono conseguire risparmi valutabili
in circa 250-200 milioni di vecchie lire. Diminuendo i livelli di inquinamento
luminoso si realizza anche un risparmio di combustibile, si determina
una minore emissione in atmosfera di anidride carbonica, (CO2) la maggiore
responsabile dell'"effetto serra" . Si può calcolare
che l'ipotetico abbattimento dell'inquinamento luminoso su tutto il territorio
italiano comporta un risparmio di 430 mila tonnellate di combustibile
in un anno; di conseguenza non sarebbero immesse in atmosfera 1.356.000
tonnellate di anidride carbonica e non verrebbero bruciati 1.480.000 mila
tonnellate di ossigeno. Da queste considerazioni si evince l'importanza
e l'urgenza di approvare ed applicare nuove disposizioni che disciplinano
la realizzazione degli impianti d'illuminazione, si pubblici che privati.
Un interessante esperimento è stato condotto dal Comune di Catania
su 6.000 punti luce ottenendo un risparmio di circa 700 milioni di lire.
Il Comune di Frosinone è intervenuto in tempi passati riducendo
di ben 17 milioni di lumen l'illuminazione con un intervento che ha riguardato
per oltre la metà impianti pubblici e il 35% impianti privati.
I risparmi sono consistenti, si parla di una media del 40% di quello che
noi spendiamo nell'illuminazione pubblica.
Mantenendo gli stessi punti luce è quindi possibile contenere la
spesa pubblica dell'illuminazione fino al 40%, perché possiamo
ricorrere a lampade di potenza inferiore ottenendo la stessa quantità
di luce al suolo. Inoltre sfruttiamo meglio le risorse naturali, rispettiamo
l'ambiente e miglioriamo la sicurezza delle vie cittadine.
La bioarchitettura e gli ambientalisti hanno legittimamente messo sotto
accusa le lampade al mercurio, che una volta esaurite producono rifiuti
tossici e che non hanno un elevato rendimento rispetto ad altri tipi di
lampade. Ogni anno si gettano 600 chilogrammi di mercurio nell'ambiente
a causa dell'illuminazione pubblica con le lampade ai vapori di mercurio
che devono essere cambiate nei processi di manutenzione. La lotta all'inquinamento
luminoso deve essere l'occasione per diffondere l'uso di lampade più
ecologicamente compatibili con le necessità. In questo caso ai
risparmi derivanti dal corretto posizionamento dei fasci di luce, si sommano
quelli delle lampade ad alto rendimento.
Il problema non è soltanto quello di usare delle lampade a bassi
consumi energetici, ma quello di orientare l'illuminazione nella giusta
direzione. I lampioni a palla ad esempio fortemente diffusi, sprecano
più del 50% della luce che consumano. E' come se inserissimo all'interno
di quei lampioni la metà delle lampadine che invece compriamo e
accendiamo ogni volta con i relativi consumi.
Grazie all'attuale deregulation in materia, recentemente sono stati utilizzati
anche fari rotanti pubblicitari che vengono direttamente rivolti verso
l'alto. In materia di illuminazione lo spreco e l'inefficienza regna sovrana.
Conti alla mano gli interventi contro l'inquinamento luminoso si possono
autofinanziare con i soli risparmi ottenibili perché danno un ritorno
economico importante in tempi tutto sommato brevi la quantità di
energia elettrica in gioco è tale che i risparmi ci possono permettere
di rispettare gli impegni assunti con il protocollo di Kyoto.
L'illuminazione pubblica riguarda anche la questione dell'illuminazione
dei monumenti. La mura di Bergamo sono illuminate dal basso verso l'alto
con dei proiettori che non permettono di affacciarsi e osservare il paesaggio
sottostante perché si rimane abbagliati.
Nell'illuminazione dei monumenti il criterio utilizzato in prevalenza
è quello di illuminare dall'alto verso il basso. Niente di più
sbagliato perché il sole sta in alto e non sta in basso, quindi
nella riproposizione dell'illuminazione artificiale dobbiamo riproporre
il metodo della illuminazione naturale sia relativamente alle temperature
di colore sia relativamente alla direzione della luce.
Mario Rigoni Stern nel suo libro Tra le due guerre scriveva: "Nel
passato il contatto della gente con firmamento era continuo e accompagnava
la vita. Oggi invece, a poco a poco, ci stiamo avvolgendo in una nebbia
luminosa che ci isola da quell'ambiente di cui noi e il nostro pianeta
siamo parte.
Un terzo dei cittadini della Regione Marche non può vedere la Via
Lattea durante le notti in cui il cielo è sgombro a causa dell'inquinamento
luminoso, e questo è un fenomeno che si va estendendo in Lombardia
e Campania. Nel Lazio tre quarti della popolazione non può più
vedere la Via Lattea di notte, quindi individua soltanto le stelle più
luminose.
Osservatori astronomici come quello della Specola Vaticana, non possono
più fare osservazioni astronomiche da parecchi anni a questa parte.
Recentemente a Venezia si è svolto un convegno promosso dall'UNESCO
è si è dato atto che Venezia ha combattuto bene l'inquinamento
luminoso, ed oggi è una città in cui la progettazione la
realizzazione e l'illuminazione artificiale va a braccetto con tutto quello
che riguarda l'ambiente, l'accoglienza, la valorizzazione del patrimonio
storico e culturale.
E' quindi possibile non spegnere le luci per combattere l'inquinamento
luminoso ma accenderle con intelligenza persino nelle città in
cui il turismo richiede illuminazioni diffuse.
La Regione Marche ha recentemente approvato una Legge Regionale (10 del
24.7.2002) di cui sono stato proponente e relatore in aula, definita dagli
addetti ai lavori come il testo più avanzato tra quelli ad oggi
approvati assieme a quello della Regione Lombardia
L'articolo 1 recita: "La Regione promuove la riduzione sul territorio
regionale dell'inquinamento luminoso e dei consumi energetici da esso
derivanti al fine di conservare e valorizzare l'ambiente e di promuovere
e tutelare le attività di ricerca e divulgazione scientifica degli
osservatori astronomici".
La legge prescrive che tutti i nuovi impianti di illuminazione pubblica
dovranno attenersi alle nuove disposizioni e nell'arco di cinque anni
tutti quelli esistenti dovranno essere riconvertiti.
La legge definisce anche i requisiti tecnici degli impianti ed attribuisce
ai comuni la funzione di monitorare e rimuovere le fonti di inquinamento
luminoso.
I Comuni dovranno anche dotarsi di uno strumento di programmazione dell'illuminazione
pubblica che diverrà parte integrante del Piano Regolatore Generale,
così come i Regolamenti Edilizi Comunali dovranno adeguarsi alle
nuove disposizioni che troveranno una ulteriore specificazione in un apposito
Regolamento Regionale sull'inquinamento luminoso.
Un'altra disposizione riguarda l'obbligo di conformità per i capitolati
di appalti pubblici.
La legge prevede inoltre disposizioni più rigorose nelle fasce
perimetrali degli osservatori astronomici, nelle aree protette e nelle
fasce limitrofe fino a 5 km. di distanza.
Esistono anche specifiche funzioni per il Difensore Civico Regionale,
preposto ad esercitare i poteri sostitutivi nel caso di pubbliche amministrazioni
inadempienti e recidive.
La legge prevede inoltre disposizioni relative al contenimento dei consumi
energetici dettando disposizioni per lo spegnimento dopo la mezzanotte
di tutte le insegne pubblicitarie di esercizi commerciali che sospendono
la loro attività durante la notte e la diffusione di dispositivi
destinati al contenimento dei consumi di energia elettrica.
Marco Moruzzi
Ancona, 4.12.2002
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