4 dicembre 2002
AUDITORIUM DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA TOSCANA
FIRENZE

Relazione di Marco Moruzzi (Consigliere regionale dei verdi al consiglio regionale delle Marche)

al convegno " l'edilizia sostenibile e la Toscana"

ORGANIZZATO DALLA PROVINCIA DI FIRENZE
E DALL'ISTITUTO ITALIANO DI BIOARCHITETTURA




04/12/2002

Secondo la definizione del dizionario Zanichelli, l'inquinamento luminoso è la "dispersione di luce nell'atmosfera proveniente da sistemi di illuminazione non schermati, che indirizzano verso l'alto l'illuminazione".
Il dizionario Devoto parla, invece, dell'inquinamento luminoso, definendolo "che limita la visibilità notturna del cielo a causa dell'eccessiva illuminazione cittadina". Per l'enciclopedia Rizzoli-Larousse l'inquinamento luminoso è dovuto alla diffusione dissennata degli impianti di illuminazione pubblica e privata che spesso, senza alcuna necessità illuminano il cielo oltre che il terreno.
Questo fenomeno poco conosciuto, è di recente balzato all'attenzione delle cronache a causa dell'allarme dell'UNESCO e delle associazioni degli astrofili che hanno denunciato che senza provvedimenti efficaci entro il 2020 non sarà più possibile ammirare la Via Lattea dal territorio italiano. Inoltre nel congresso di Parigi del giugno 1992 l'UNESCO ha evidenziato il danno enorme arrecato all'astronomia dalla dispersione verso l'alto dell'illuminazione artificiale e ha dichiarato il cielo stellato patrimonio universale dell'umanità da tutelare soprattutto per le future generazioni.
Ogni forma di irradiazione di luce artificiale, che si disperda al di fuori delle aree a cui essa è funzionalmente dedicata, è come se non fosse presente e costituisce esclusivamente un elemento di spreco di energia.
E' come se, dovendo riempire un bicchiere versassimo metà acqua fuori e metà dentro, solo la metà che va a riempire il bicchiere è utile, il resto non è di alcuna utilizzazione.
Con l'inquinamento luminoso consumiamo una parte dell'energia elettrica senza averne un beneficio.
I fenomeni di inquinamento luminoso sono dovuti a cattive progettazioni degli impianti di illuminazione delle città, delle strade, delle piazze e dei monumenti.
L'inquinamento non è circoscritto solo alla zona in cui avviene ma si espande su tutto il territorio, impedisce l'osservazione del cielo, abbaglia anche l'osservatore, ed altera il contrasto tra zone chiare e zone scure. La nostra pupilla colpita dalla luce si chiude, con il risultato di vedere ancora più scure le zone meno illuminate e ridurre la percezione visiva anziché migliorarla.
Oltre a sperperare energia la dispersione rende meno efficace l'effetto della luce che giunge a destinazione sulla strada, nella piazza o altrove.
L'inquinamento luminoso crea problemi anche alla circolazione perché la strada è male illuminata, mentre è abbagliato chi sta alla guida di un veicolo. Ci sono problemi anche sui cicli vitali della flora e della fauna e influenze negative sulle coltivazioni.
E' tuttavia importante evidenziare come il problema dell'inquinamento luminoso sia tecnicamente risolvibile, senza compromettere il diritto dei cittadini ad avere le strade illuminate in modo adeguato. Il risultato ecologico migliora ulteriormente adottando lampade diverse da quelle abitualmente impiegate sostituendole, ove possibile, con lampade ad alta efficienza come, ad esempio, quelle al sodio a bassa pressione.
Si potrebbero inoltre limitare le dispersioni verso l'alto con sistemi full cut-off (totalmente schermate) oppure con fari asimmetrici e appropriate schermature, dirigendo con la giusta angolatura il fascio luminoso dall'alto verso il basso.
Il danno derivante da un non proficuo ed incontrollato utilizzo di energia elettrica è quantificato ogni anno in Italia in circa 500 miliardi di vecchie lire ed il fenomeno cresce al ritmo del 10% l'anno.
Studi condotti hanno mostrato come in Comuni di medie dimensioni (circa 50.000 abitanti), solo mediante interventi di uso razionale dell'energia ai fini dell'illuminazione pubblica, si possono conseguire risparmi valutabili in circa 250-200 milioni di vecchie lire. Diminuendo i livelli di inquinamento luminoso si realizza anche un risparmio di combustibile, si determina una minore emissione in atmosfera di anidride carbonica, (CO2) la maggiore responsabile dell'"effetto serra" . Si può calcolare che l'ipotetico abbattimento dell'inquinamento luminoso su tutto il territorio italiano comporta un risparmio di 430 mila tonnellate di combustibile in un anno; di conseguenza non sarebbero immesse in atmosfera 1.356.000 tonnellate di anidride carbonica e non verrebbero bruciati 1.480.000 mila tonnellate di ossigeno. Da queste considerazioni si evince l'importanza e l'urgenza di approvare ed applicare nuove disposizioni che disciplinano la realizzazione degli impianti d'illuminazione, si pubblici che privati.
Un interessante esperimento è stato condotto dal Comune di Catania su 6.000 punti luce ottenendo un risparmio di circa 700 milioni di lire.
Il Comune di Frosinone è intervenuto in tempi passati riducendo di ben 17 milioni di lumen l'illuminazione con un intervento che ha riguardato per oltre la metà impianti pubblici e il 35% impianti privati.
I risparmi sono consistenti, si parla di una media del 40% di quello che noi spendiamo nell'illuminazione pubblica.
Mantenendo gli stessi punti luce è quindi possibile contenere la spesa pubblica dell'illuminazione fino al 40%, perché possiamo ricorrere a lampade di potenza inferiore ottenendo la stessa quantità di luce al suolo. Inoltre sfruttiamo meglio le risorse naturali, rispettiamo l'ambiente e miglioriamo la sicurezza delle vie cittadine.
La bioarchitettura e gli ambientalisti hanno legittimamente messo sotto accusa le lampade al mercurio, che una volta esaurite producono rifiuti tossici e che non hanno un elevato rendimento rispetto ad altri tipi di lampade. Ogni anno si gettano 600 chilogrammi di mercurio nell'ambiente a causa dell'illuminazione pubblica con le lampade ai vapori di mercurio che devono essere cambiate nei processi di manutenzione. La lotta all'inquinamento luminoso deve essere l'occasione per diffondere l'uso di lampade più ecologicamente compatibili con le necessità. In questo caso ai risparmi derivanti dal corretto posizionamento dei fasci di luce, si sommano quelli delle lampade ad alto rendimento.
Il problema non è soltanto quello di usare delle lampade a bassi consumi energetici, ma quello di orientare l'illuminazione nella giusta direzione. I lampioni a palla ad esempio fortemente diffusi, sprecano più del 50% della luce che consumano. E' come se inserissimo all'interno di quei lampioni la metà delle lampadine che invece compriamo e accendiamo ogni volta con i relativi consumi.
Grazie all'attuale deregulation in materia, recentemente sono stati utilizzati anche fari rotanti pubblicitari che vengono direttamente rivolti verso l'alto. In materia di illuminazione lo spreco e l'inefficienza regna sovrana. Conti alla mano gli interventi contro l'inquinamento luminoso si possono autofinanziare con i soli risparmi ottenibili perché danno un ritorno economico importante in tempi tutto sommato brevi la quantità di energia elettrica in gioco è tale che i risparmi ci possono permettere di rispettare gli impegni assunti con il protocollo di Kyoto.
L'illuminazione pubblica riguarda anche la questione dell'illuminazione dei monumenti. La mura di Bergamo sono illuminate dal basso verso l'alto con dei proiettori che non permettono di affacciarsi e osservare il paesaggio sottostante perché si rimane abbagliati.
Nell'illuminazione dei monumenti il criterio utilizzato in prevalenza è quello di illuminare dall'alto verso il basso. Niente di più sbagliato perché il sole sta in alto e non sta in basso, quindi nella riproposizione dell'illuminazione artificiale dobbiamo riproporre il metodo della illuminazione naturale sia relativamente alle temperature di colore sia relativamente alla direzione della luce.
Mario Rigoni Stern nel suo libro Tra le due guerre scriveva: "Nel passato il contatto della gente con firmamento era continuo e accompagnava la vita. Oggi invece, a poco a poco, ci stiamo avvolgendo in una nebbia luminosa che ci isola da quell'ambiente di cui noi e il nostro pianeta siamo parte.
Un terzo dei cittadini della Regione Marche non può vedere la Via Lattea durante le notti in cui il cielo è sgombro a causa dell'inquinamento luminoso, e questo è un fenomeno che si va estendendo in Lombardia e Campania. Nel Lazio tre quarti della popolazione non può più vedere la Via Lattea di notte, quindi individua soltanto le stelle più luminose.
Osservatori astronomici come quello della Specola Vaticana, non possono più fare osservazioni astronomiche da parecchi anni a questa parte.
Recentemente a Venezia si è svolto un convegno promosso dall'UNESCO è si è dato atto che Venezia ha combattuto bene l'inquinamento luminoso, ed oggi è una città in cui la progettazione la realizzazione e l'illuminazione artificiale va a braccetto con tutto quello che riguarda l'ambiente, l'accoglienza, la valorizzazione del patrimonio storico e culturale.
E' quindi possibile non spegnere le luci per combattere l'inquinamento luminoso ma accenderle con intelligenza persino nelle città in cui il turismo richiede illuminazioni diffuse.
La Regione Marche ha recentemente approvato una Legge Regionale (10 del 24.7.2002) di cui sono stato proponente e relatore in aula, definita dagli addetti ai lavori come il testo più avanzato tra quelli ad oggi approvati assieme a quello della Regione Lombardia
L'articolo 1 recita: "La Regione promuove la riduzione sul territorio regionale dell'inquinamento luminoso e dei consumi energetici da esso derivanti al fine di conservare e valorizzare l'ambiente e di promuovere e tutelare le attività di ricerca e divulgazione scientifica degli osservatori astronomici".
La legge prescrive che tutti i nuovi impianti di illuminazione pubblica dovranno attenersi alle nuove disposizioni e nell'arco di cinque anni tutti quelli esistenti dovranno essere riconvertiti.
La legge definisce anche i requisiti tecnici degli impianti ed attribuisce ai comuni la funzione di monitorare e rimuovere le fonti di inquinamento luminoso.
I Comuni dovranno anche dotarsi di uno strumento di programmazione dell'illuminazione pubblica che diverrà parte integrante del Piano Regolatore Generale, così come i Regolamenti Edilizi Comunali dovranno adeguarsi alle nuove disposizioni che troveranno una ulteriore specificazione in un apposito Regolamento Regionale sull'inquinamento luminoso.
Un'altra disposizione riguarda l'obbligo di conformità per i capitolati di appalti pubblici.
La legge prevede inoltre disposizioni più rigorose nelle fasce perimetrali degli osservatori astronomici, nelle aree protette e nelle fasce limitrofe fino a 5 km. di distanza.
Esistono anche specifiche funzioni per il Difensore Civico Regionale, preposto ad esercitare i poteri sostitutivi nel caso di pubbliche amministrazioni inadempienti e recidive.
La legge prevede inoltre disposizioni relative al contenimento dei consumi energetici dettando disposizioni per lo spegnimento dopo la mezzanotte di tutte le insegne pubblicitarie di esercizi commerciali che sospendono la loro attività durante la notte e la diffusione di dispositivi destinati al contenimento dei consumi di energia elettrica.

Marco Moruzzi

Ancona, 4.12.2002

 


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