Introduzione
L'inquinamento elettromagnetico è diventato nell'opinione comune, soprattutto
in questi ultimi anni, uno tra i temi che maggiormente preoccupano, specie
in seguito all'enorme proliferazione di antenne radiotelevisive e ripetitori
per telefonia mobile. Basti pensare che il nostro Paese ha raggiunto il
non invidiabile primato, se rapportato all'estensione del territorio ed
alla popolazione, di circa 60.000 antenne radiotelevisive, laddove, ad
esempio, negli Stati Uniti il numero delle antenne è di circa di 10.000
unità.
Se è vero che la biosfera, nella sua accezione più generale, è quotidianamente
sottoposta a radiazioni elettromagnetiche comprese in tutto lo spettro,
dalle basse frequenze fino alle radiazioni cosmiche, ivi comprese le microonde
di origine tellurica e planetaria e le onde radioelettriche provenienti
dal sole, è altrettanto vero che il repentino sviluppo di nuove tecnologie,
operanti in questo campo di frequenze, ha fatto aumentare in maniera oltremodo
significativa la densità di queste radiazioni nel nostro ambiente.
Intorno al 1950, infatti, si rilevavano al suolo dei paesi occidentali
appena 10 pW/cm nello spettro di frequenze
da 100 kHz a 300 GHz, mentre attualmente si misurano valori da un milione
a un miliardo di volte più alti, a causa del rapido sviluppo delle telecomunicazioni.
Nel campo delle microonde, la diffusione della telefonia radiomobile,
le strutture della quale richiedono l'allestimento di una vera e propria
rete di antenne emittenti su tutti i territori coperti dal servizio, comporterà
anch'essa un significativo incremento dell'esposizione a queste radiazioni.
Ciò che rende l'inquinamento elettromagnetico ancor più preoccupante
è la sua "intangibilità" e la sua "invisibilità". Quando, infatti, ci
troviamo sotto ad un torrido sole avvertiamo immediatamente come calore
il bombardamento energetico a cui siamo sottoposti, almeno per la parte
relativa ai raggi infrarossi (quelli che scaldano). Talvolta viene suscitata
una reazione fisiologica di difesa del nostro organismo che inizia a sudare.
Quando, invece, siamo bombardati da onde elettromagnetiche emesse da campi
elettromagnetici, non abbiamo bisogno di alcun allarme (non ci accorgiamo
di essere "trapassati" da queste onde di energia) e tanto meno di un meccanismo
di difesa. Questo fenomeno somiglia molto a quello della radioattività:
le onde energetiche ci colpiscono senza che noi possiamo accorgercene
e soprattutto senza poterci difendere.
Colpisce particolarmente il silenzio attorno a questo tema e la mancanza
di una normativa europea ed italiana che preservi la salute dell'uomo
e protegga l'ambiente, fornendo limiti di esposizione e distanze di rispetto
da queste fonti di inquinamento. Tutto questo rende quindi centrale il
problema dei campi elettromagnetici nella politica ambientale del futuro,
anche per la stretta connessione con gli aspetti della salute umana e
per gli impatti sull'ambiente.
E' dunque necessario applicare a questo tema il principio precauzionale,
cioè si devono assumere norme di sicurezza, limiti di esposizione, che
mettano la società in condizione di tutelare in primo ruolo la salute
dei bambini, quella dell'uomo, l'ambiente e la biodiversità. A tal proposito
alcune indicazioni contenute nel presente lavoro, integrate con i molti
ed aggiornati riferimenti bibliografici, possano essere di ausilio a quanti
ritengano di doversi e volersi preoccupare di un tema così importante,
dalle dimensioni planetarie ed in continua espansione.
In questo dossier vengono considerate due tipologie di elettrosmog,
e precisamente quello indotto dai campi elettromagnetici a bassa frequenza,
ed in seguito l'inquinamento elettromagnetico associato alle alte frequenze.
Campi elettomagnetici: principi
Negli ultimi cinquant'anni l'utilizzo dell'energia nucleare ha focalizzato
l'attenzione generale sui pericoli per la salute costituiti dalle radiazioni
ionizzanti.
Di recente, però, è stato posto all'attenzione pubblica un nuovo problema:
quello delle radiazioni non ionizzanti e della loro interazione con l'uomo
e l'ambiente. Il termine "radiazione non ionizzante", NIR (Non Ionizing
Radiation), sintetizza tutte quelle forme di radiazioni elettromagnetiche
la cui interazione con la materia produce effetti primari diversi dalla
ionizzazione (che non determinano cioè rottura dei legami atomici e molecolari).
I campi elettromagnetici sono dei campi di forza che vengono a crearsi
durante la produzione, il trasporto e il consumo di elettricità e sono
generati, tra le altre cose, da apparecchi elettrici, cavi della corrente
e stazioni trasmittenti. Sono considerate sorgenti NIR, da un punto di
vista prettamente biomedico, anche i campi elettrostatici, i campi magnetostatici
ed il passaggio di energia attraverso la materia sotto forma di vibrazioni
ultrasoniche. Questi campi di tensione sono più forti nelle immediate
vicinanze della sorgente, ma perdono velocemente di intensità man mano
che ci si allontana dalla fonte d'emissione. Un campo elettromagnetico
è dato dalla sovrapposizione di un campo elettrico e di un campo magnetico.
Un campo elettrico è una regione di spazio dove si manifestano forze
sulle cariche elettriche, dando possibilmente origine, se le cariche sono
libere di muoversi, a correnti elettriche; analogamente, un campo magnetico
è una regione di spazio dove si manifestano forze sui dipoli magnetici
e sulle correnti elettriche; anche il campo magnetico è in grado di generare
correnti nei materiali conduttori, poiché determina in essi un campo elettrico
indotto. Sono numerosi i parametri che descrivono le caratteristiche fisiche
dei campi, ma ai nostri fini ci interessano in particolare l'ampiezza,
che è una misura delle intensità delle forze prodotte dai campi, e la
frequenza, che indica quanto rapidamente l'ampiezza varia
nel tempo. La frequenza si misura in hertz (Hz), l'intensità
del campo elettrico si misura in volt/metro (V/m), l'intensità
del campo magnetico in ampere/metro (A/m). L'induzione magnetica
B è data dal prodotto dell'intensità del campo magnetico H per
la permeabilità magnetica p del mezzo: B=pH. L'unità di
misura dell'induzione magnetica è il tesla (T); essendo
quest'unità di misura molto grande, si utilizzano spesso i sottomultipli
millitesla (mT), microtesla (µT) e nanotesla
(nT), rispettivamente 10-3, 10-6 e 10-9 T.
Le NIR che destano maggior interesse negli studiosi, per i loro possibili
effetti sull'uomo, sono le ELF (extremely low frequency), onde a bassissima
frequenza (30-300 Hz) e le RF/MW (radiofrequenze e microonde), con banda
di frequenza comprese tra 300 MHz e 300 GHz (Tab. 1).
| Frequenze |
Designazione/esempi |
| Hertz (Hz) |
|
| 0,001 |
Oscillazioni
del campo magnetico terrestre |
| 162/3 |
Trasporti
ferroviari |
| 50 |
Approvvigionamento elettrico |
| 400 |
Approvvigionamento elettrico dei veicoli aeronautici |
| |
|
| Kilohertz (kHz) |
|
| 150 – 500 |
Onde lunghe |
| 500 – 1500 |
Onde medie |
| 1500 - 30000 |
Onde corte |
| |
|
| Megahertz |
|
| 30 – 300 |
Onde ultracorte |
| 40 |
Telecomando
modellini |
| 54 – 87, 174 – 216 |
Televisione |
| 88 – 108 |
Radiodiffusione
a onde ultracorte |
| 150 – 170, 890 - 960 |
Telefonia
mobile |
| |
|
| Gigahertz |
|
| 2,45 |
Forni a microonde |
| 12 |
Televisione
satellitare |
| |
|
Tab. 1 – Alcune frequenze dello spettro elettromagnetico.
Se gli effetti termici dell'esposizione alle NIR sono ormai ben
noti, inducendo di riflesso vari organismi internazionali a proporre valori
e limiti di esposizione, del tutto controversi sono gli effetti atermici.
I primi validi studi sulle conseguenze prodotte dai campi elettromagnetici
sull'uomo e sull'ambiente sono cominciati a partire dal 1979, ed oggi
è in corso, a livello mondiale, un intensa attività di ricerca, che servirà
a chiarire questioni ancora aperte. I risultati di tali studi hanno rilevato
un sostanziale incremento delle patologie tumorali nelle popolazioni maggiormente
esposte alle radiazioni elettromagnetiche. La risposta normativa all'inquinamento
elettromagnetico è stata sino ad oggi alquanto frammentaria ed inadeguata,
sia in Italia che nella maggior parte degli altri paesi.
Aspetti Sociali
Gli ultimi due decenni vedono, nei paesi più industrializzati, sorgere
e diffondersi dei movimenti ecologisti, attenti agli effetti sulla salute
umana (tumori in particolare) derivanti dall'esposizione ai campi elettromagnetici
a bassissima frequenza (50-60 Hz) generati dalle linee di trasmissione
e distribuzione dell'energia elettrica.
Uno dei primi movimenti di opposizione sorge nel 1987, a seguito della
costruzione di una linea elettrica a 230 kV, nell'isola di Vancouver,
da parte dell'azienda elettrica canadese Bc Hydro.
Paul Brodeur, giornalista del New Yorker, illustra nel 1989, in una
serie di articoli, i risultati di indagini epidemiologiche che indicano
associazioni positive tra patologie neoplastiche e abitanti presso linee
elettriche, e le stesse ricerche, nel 1990, mettono in evidenza rilevanti
incidenze di tumori in gruppi ristretti residenti vicino ad impianti di
distribuzione dell'energia elettrica.
Una rassegna degli articoli di Brodeur dell'89, che lo critica aspramente
per avere basato le sue analisi soprattutto sui risultati positivi degli
studi, tralasciando quelli negativi, è sicuramente sintomatica del conflitto
in corso tra industria elettrica ed opinione pubblica circa la fondata
preoccupazione per i possibili rischi legati all'esposizione ai CEM (campi
elettromagnetici).
Morgan e Nair, ricercatori della Carnegie Mellou University, si occupano,
in un loro recente articolo, tra l'altro, anche dei finanziamenti stanziati
da vari enti statunitensi per gli studi sugli effetti biologici dei campi
elettromagnetici a bassissima frequenza. Essi riportano il parere di diversi
commentatori, tra cui Brodeur, (espressamente citato come autore di un
libro sull'argomento), i quali ritengono che l'Electric Power Research
Institute (EPRI), importante istituto di ricerca finanziato dall'industria
elettrica statunitense, sia prevenuto, e che i risultati ottenuti dai
ricercatori finanziati da questa organizzazione non siano veritieri. Nell'articolo
si asserisce anche che, per recuperare credibilità, l'EPRI ha istituito
uffici propagandistici con scienziati esterni, e ora consente ai ricercatori
finanziati di pubblicizzare i risultati dei loro lavori senza preventiva
approvazione dell'istituto; e tra questi ve ne sono molti che hanno evidenziato
correlazioni positive.
Anche in Italia si sono costituiti, negli ultimi anni, vari comitati
di cittadini che, coordinatisi nel CONACEM (Coordinamento Nazionale dei
Comitati per la tutela dai Campi Elettromagnetici), in più riprese, si
sono dichiarati contrari alla realizzazione di nuove sorgenti di elettrosmog
tra le quali gli elettrodotti.
Oggi questa esperienza delle singole unità di base è finalmente sfociata
in un coordinamento di Associazioni che hanno unito le loro forze per
intervenire sul delicato problema.
Il nuovo soggetto, ALCE (Associazioni in Lotta Contro l'Elettrosmog)
creato da GREENPEACE, Codacons, SAMBA, WWF, Bambini Senza Radiazioni,
Conacem Caereinsieme, Conacem Montecompatri, Comitato di Pescara, e molti
altri che si stanno continuamente aggiungendo, è operativo sia sul piano
politico (stiamo seguendo da vicino la Legge Vigni, in discussione alla
Commissione Ambiente della Camera, sintesi degli otto disegni di legge
sulla materia elettrosmog) sia sul piano operativo della lotta contro
le ingiustizie quotidianamente perpetrate nel settore da chi trasporta
energia elettrica e da chi installa stazioni radiobase per la telefonia
cellulare o per le trasmissioni radio – televisive.
Ad esempio uno di questi comitati si è opposto, nel comune di Rimini,
alla costruzione da parte dell'ENEL dell'elettrodotto Forlì-Fano; a tal
proposito è stato sviluppato da due importanti ricercatori italiani, Cesare
Maltoni e Morando Soffritti, uno studio sull'inquinamento elettromagnetico
a bassissima frequenza.
In Italia l'attenzione pubblica, nei confronti del problema costituito
dai danni sanitari provocati dai CEM, ed in particolare di quelli prodotti
dagli elettrodotti, è più recente, rispetto agli altri stati europei ed
agli USA.
Dal momento che la sensibilità della pubblica amministrazione verso
il problema è ancora da affinare, considerando che l'Italia è strutturata,
dal punto di vista elettrico, con oltre 60.000 km di linee ad alta tensione,
che si sviluppano lungo circa 5.500 km quadrati (3% del territorio nazionale),
si comprende come la mobilitazione popolare sia di fondamentale importanza
per la tutela della salute dei cittadini, e per porre un calmiere ai piani
di espansione tecnologica incontrollata delle grandi industrie elettriche.
Un riesame globale della situazione energetica italiana, infatti, non
mancherebbe di suggerire sostanziali processi di razionalizzazione.
Classificazione delle sorgenti di campi elettromagnetici (CEM)
Le velocità di propagazione delle onde elettromagnetiche nel vuoto,
e le leggi della fisica che governano queste grandezze, sono identiche
indipendentemente dalla loro lunghezza d'onda o frequenza. A seconda della
frequenza dell'onda però, si determinano diversi modi d'interazione della
stessa con la materia.
L'emissione delle onde, il loro assorbimento e la loro propagazione
in mezzi materiali dipendono, infatti, dalle condizioni fisiche e dalla
natura delle sostanze emittenti ed assorbenti o di quelle che consentono
la propagazione.
La radiazione elettromagnetica a RF (radio frequenze) e MW (microonde)
è da sempre presente sulla terra come fondo naturale, generato dall'emissione
del sole della terra delle galassie ed, in generale, da qualunque corpo
naturale con temperatura diversa dallo zero assoluto.
L'esposizione ai campi elettromagnetici della popolazione è da attribuire
essenzialmente, negli ambienti di vita, alle emissioni provocate da impianti
per teleradiocomunicazioni e radar (RF e MW), dalle sorgenti domestiche,
e dalle linee di trasporto e distribuzione dell'energia elettrica.
I campi elettromagnetici vengono suddivisi, a seconda della frequenza
di emissione, e quindi della sorgente che li produce, in campi a bassa
frequenza e campi ad alta frequenza. Nelle tabella 2 sono riportate più
in dettaglio le principali sorgenti di campi elettromagnetici, suddivise
a seconda della frequenza del campo prodotto, ed alcune delle quali verranno
trattate singolarmente ed in maniera molto più estesa e con riguardo particolare
alle problematiche sanitarie ad esse connesse.
Nella tabella 3 invece sono riportati alcuni esempi di intensità di
campo, prodotte da diverse tipologie di apparecchi ed impianti. Nel caso
degli elettrodomestici, i campi elettromagnetici possono essere molto
elevati nell'immediata vicinanza della fonte, ma decrescono rapidamente
con la distanza. Per il 95% degli elettrodomestici, il campo magnetico
misurato a 1 metro e mezzo di distanza è dell'ordine di 0,1 microtesla.
Nel caso invece di strutture elettriche più importanti, come gli elettrodotti
per il trasporto dell'energia elettrica ad alto voltaggio, per raggiungere
lo stesso valore di intensità è necessaria una distanza di almeno 200
metri dall'asse della linea elettrica.
| Campo
Elettromagnetico ad Alta Frequenza
AF
|
Campo
Elettromagnetico a Bassa
Frequenza
BF
|
| Forni a microonde |
Trazione elettrica Ferroviaria |
| Impianti di allarme edifici |
Linee elettriche ad alta
tensione |
| Impianti di allarme aeroporti |
Trasformatori |
| Rilevatori di metalli |
Quadri elettrici domestici |
| Trasmettitori radio televisivi |
Scaldabagno elettrico |
| Onde lunghe e medie |
Coperte elettriche |
| Onde corte |
Elettrodomestici per la
cucina |
| UKW; VHF – TV;
UHF – TV |
Apparecchi per il bricolage |
| Televisori |
Televisori |
| Computer |
Computer |
| Macchine industriali per
riscaldamento |
Macchine industriali per
riscaldamento |
| Macchine industriali per
saldatura |
Macchine industriali per
saldatura |
| Macchine industriali per
indurimento |
Macchine industriali per
indurimento |
| Saldatura |
Saldatura |
| Vulcanizzazione |
Vulcanizzazione |
| Essiccamento dielettrico |
Essiccamento dielettrico |
| Trasmettitori per CB |
Produzione dell'alluminio |
| Telefoni cellulari (TACS
GSM) |
Elettrolisi del cloro |
| Radiotelefoni |
|
| Telefoni senza fili |
|
| Interfoni |
|
| Impianti radar |
|
| Apparecchi per magnetoterapia |
|
| Apparecchi per redioterapia |
|
| Apparecchi per Ipertermia |
|
| Apparecchi per Marconiterapia |
|
Tab. 2 - Principali sorgenti di campi elettromagnetici
(CEM) e rispettiva frequenza.
| Oggetto della misura |
Campo elettrico |
Campo magnetico |
| Rasoio elettrico |
30 V/m |
100 m T |
| Spazzolino elettrico |
50 V/m |
90 m T |
| Frullatore |
80 V/m |
70 m T |
| Aspirapolvere (a 10 cm) |
50 V/m |
60 m T |
| Asciugacapelli in funzione |
20 V/m |
20 m T |
| Asciugacapelli collegato |
80 V/m |
20 m T |
| Macchina da scrivere
elettric. |
3 V/m |
10 m T |
| Radio |
100 V/m |
8 m T |
| Tubo a fluorescenza |
- |
8 m T |
| Lavatrice (sui comandi) |
100 V/m |
5 m T |
| Ventilatore |
1 V/m |
1 m T |
| Ferro da stiro |
60 V/m |
4 m T |
| Lampadina (100 w a 10
cm) |
60 V/m |
3 m T |
| Fotocopiatrice in funzione |
80 V/m |
2 m T |
| Fotocopiatrice accesa |
1 V/m |
1 m T |
| Frigorifero (motore) |
- |
2 m T |
| Registratore (10 cm) |
90 V/m |
1.5 m T |
| Televisore (comandi) |
120 V/m |
1.1 m T |
| Giradischi |
100 V/m |
1 m T |
| Telefono |
8 V/m |
50 nT |
| Interruttore (10 cm) |
50 V/m |
30 nT |
| Spina (non funzionante) |
60 V/m |
- |
Tab.3 – Alcuni esempi di intensità di campo.
Interazione dei campi elettromagnetici con i viventi
Quando un organismo biologico (per esempio un individuo) si trova in
un campo elettrico o in un campo magnetico, ha inevitabilmente luogo una
interazione tra le forze dei campi e le cariche e le correnti elettriche
presenti nei tessuti dell'organismo che, in particolare alle basse frequenze,
sono in linea di massima dei buoni conduttori. Come conseguenza della
interazione, all'interno dell'organismo vengono indotte grandezze fisiche
(campo elettrico, campo magnetico, densità di corrente) legate all'intensità
ed alla frequenza dei campi, alle caratteristiche dell'organismo ed alle
modalità di esposizione. Il risultato della interazione è sempre un effetto,
inteso come "deviazione delle condizioni dei tessuti dalla precedente
condizione di equilibrio". Quando i normali meccanismi di compensazione
di cui ogni organismo dispone sono in grado di annullare la perturbazione,
ripristinando la condizione di equilibrio, si parla di "effetto indifferente";
se questo non avviene, l'effetto diviene "manifesto" e può in linea di
massima essere benefico se (almeno in qualche particolare condizione)
procura un vantaggio all'organismo, oppure avverso se gli procura un danno;
se questo permane anche dopo aver interrotto l'esposizione, parleremo
di "danno permanente".
Effetti sulla salute umana dei campi elettromagnetici a bassa
frequenza
Da almeno una decina di anni, per opera soprattutto di un ricercatore
tedesco (Jurgen H. Bernhardt, a quel tempo al Federal Health Office della
Germania Occidentale), ci si è resi conto con chiarezza che la totalità
degli effetti acuti dei campi elettrici e magnetici ELF è attribuibile
alla "densità di corrente" (misurata in A/m2)indotta dal campo elettrico
e dal campo magnetico esterno, nei tessuti degli organismi esposti, che,
ad elevate intensità, produce una stimolazione delle cellule nervose e
muscolari. Gli effetti che si verificano a livelli più bassi consistono
in interferenze nella percezione sensoriale a livello oculare (percezione
di lampi luminosi e colorati, detti "fosfeni") o tattile (sensazione di
pizzicore); a livelli via via più elevati le correnti indotte possono
causare contrazioni muscolari, extrasistole cardiache, fibrillazione ventricolare,
sensazione di calore.
E' comunque a partire dagli anni '70 che sono stati sviluppati molti
studi, finalizzati alla determinazione di un nesso causale tra campi ELF
(campi elettromagnetici a frequenza molto bassa) e patologie tumorali;
la grande maggioranza di queste ricerche sono state commissionate per
dimostrare il danno indotto dalle onde elettromagnetiche generate da linee
elettriche e/o altre installazioni elettriche.
L'Istituto Superiore della Sanità (ISS) nel 1989 ha prodotto un rapporto,
intitolato "Linee ad alta tensione: modalità di esposizione e valutazione
del rischio sanitario", nel quale veniva presentata una sintesi della
letteratura scientifica disponibile e venivano formulate treconclusioni:
-
esistono elementi per ritenere che l'esposizione ai campi ELF accresca
i rischi di neoplasie, anche se ciò non è ancora dimostrato in termini
convincenti (non c'è ancora una omogeneità' di pareri, specie in campo
medico);
-
qualora si stabilisca un nesso di causalità tra l'esposizione ai
campi ELF e l'insorgere di patologie tumorali, risulterà esposto a
rischio non solo chi abita in prossimità delle linee elettriche ad
Alta Tensione, ma anche l'utente di energia elettrica a livello domestico.
Le ricerche in corso in diversi paesi europei, negli USA e in CANADA
porteranno, nel giro di qualche anno, a fornire risposte esaurienti
ai quesiti aperti;
-
Tenuto conto delle attuali incertezze e del fatto che gli studi
di laboratorio hanno finora fornito scarsi elementi a sostegno dell'ipotesi
che i campi ELF possono essere associati ad un aumento di incidenza
dei tumori, si ritiene che i dati epidemiologici oggi (1989) disponibili
non possano essere assunti a base di processi decisionali e di misure
di sanità pubblica.
In un secondo rapporto, sempre prodotto dall'Istituto Superiore della
Sanità nel 1995, ed intitolato "Rischio cancerogeno associato ai campi
elettromagnetici a 50/60 Hz", la posizione viene palesemente modificata,
sulla base di risultati di ricerche epidemiologiche e sperimentali, condotte
da prestigiosi Istituti di ricerca internazionali.
Le considerazioni finali di tale lavoro sono abbastanza ambigue ed esprimono,
probabilmente, la necessità di conciliare una situazione di emergenza
sanitaria, con le presunte incertezze dei dati scientifici disponibili
e con gli enormi investimenti finanziari a cui si dovrebbe far fronte
alla luce di una presa di coscienza circa la pericolosità, per la popolazione,
di tale forma di inquinamento.
Il rapporto cita testualmente: "il quadro che emerge dalla letteratura
scientifica esaminata depone nel complesso a favore di una associazione
positiva fra esposizione a campi a 50/60 Hz e leucemia infantile".
Nel rapporto viene inoltre individuato nel valore 0.2 m T il limite
oltre il quale si determina, in un quadro complessivo che contempla eventuali
cofattori, un aumento del rischio di leucemia infantile.
Un passo del rapporto, che suscita allarmismo circa le effettive capacità
dell'ISS di rendersi garante della salute pubblica, è costituito dalla
seguente affermazione:" Le azioni preventive debbono essere commisurate
alle certezze disponibili sul piano scientifico ...tenendo conto del fatto
che l'esistenza di margini di incertezza impone di trovare un equilibrio
fra il criterio dell'efficacia dell'intervento ed il principio cautelativo..."
In sostanza, l'ISS ritiene ancora valida l'impostazione giuridica finora
adottata, per cui i limiti da osservare devono tenere conto solo degli
effetti acuti (termici) dell'esposizione.
Alla luce di quanto in precedenza esposto, molto interessanti appaiono
le seguenti considerazioni consistenti nell'intervento del dott. Pietro
Comba, Direttore del Laboratorio di Igiene Ambientale dell'Istituto Superiore
della Sanità (nonché coautore del rapporto ISTISAN), al Convegno organizzato
dalla Regione Veneto nel dicembre ‘96, nel contesto dell'approvazione,
da parte della Regione stessa, della Legge Regionale che regolamenta i
nuovi impianti, i limiti espositivi e le priorità di risanamento.
Questo documento, in pratica, viene a costituire un compendio al Rapporto
ISTISAN 95/29; tale aggiornamento viene stilato alla luce dei nuovi documenti
scientifici pubblicati nel 1996, dai quali viene ancor più confermato
il fatto che: "il quadro che emerge dalla letteratura scientifica esaminata
depone nel complesso a favore di una associazione positiva fra esposizione
a campi a 50/60 Hz e leucemia infantile, in corrispondenza di esposizioni
superiori a 0.2-0.3m T."
Nel corso di questo intervento, Comba mette in risalto l'esistenza di
un secondo insieme di studi relativi a sintomatologie di tipo soggettivo.
Vengono segnalate ricerche che riportano disturbi neurologici e circolatori,
alterazioni ematologiche, con cefalea, affaticamento, irritabilità, disturbi
del sonno; tutti questi sintomi sarebbero da attribuire all'esposizione
a campi elettromagnetici prodotti da installazioni elettriche.
Vengono citati studi che documentano depressione, sintomi dermatologici,
vertigini, formicolii, debolezza, difficoltà respiratoria, sudorazione,
palpitazioni, perdite di memoria. Nel prosieguo dell'intervento il dott.
Comba osserva ancora:
"Questo insieme di studi, pur caratterizzato da una certa frammentarietà
e, soprattutto dall'assenza di protocolli standardizzati quali quelli
utilizzati nelle ricerche sulle leucemie infantili, sembrano indicare
un fenomeno reale che merita un'attenta valutazione. In Italia, casi di
questo genere sono stati segnalati a Milano, Rimini, Civitavecchia, Cerveteri
ed in alcune altre località."
Sempre nel prosieguo del discorso, il dott. Comba evidenzia che il livello
di campo magnetico medio nelle aree urbane è dell'ordine di 0.1m T e che..."secondo
l'Istituto Svedese per la Protezione dalle Radiazioni, nei casi in cui
i livelli espositivi eccedono i livelli normali più di dieci volte, si
potranno adottare misure per la riduzione del campo magnetico, purché
tali riduzioni si possano ottenere ad un costo ragionevole. In questo
scenario, le situazioni caratterizzate da esposizioni superiori a 1 m
T sarebbero dunque candidate con priorità ad interventi di risanamento....Se
la finalità dell'identificazione di un fattore di rischio per la salute
è il suo abbattimento, il principio cautelativo entra nella definizione
di evidenza sufficiente, e si valorizzano le associazioni riproducibili
anche in assenza di conoscenze sui meccanismi biologici sottesi; questo
è un approccio rilevante soprattutto per i fattori di rischio precedentemente
non riconosciuti...Ad avanzamenti parziali delle conoscenze possono quindi
corrispondere avanzamenti anche parziali delle azioni di sanità pubblica.".
Il primo passo verso un'associazione positiva tra danni alla salute
umana e campi elettromagnetici a frequenza di rete (50-60 Hz) viene effettuato
nel 1972, allorché ricercatori sovietici resero noti i risultati di molteplici
studi condotti su operatori addetti alla manutenzione di interruttori,
in stazioni elettriche ad alto voltaggio; furono rilevati numerosi disturbi
non specifici. Già in quel periodo, in URSS, erano state emanate norme
per i lavoratori che operavano in prossimità di tali installazioni elettriche.
Queste leggi contenevano pesanti limitazioni circa la permanenza umana
in luoghi ove fossero presenti campi elettromagnetici prodotti da installazioni
ad alta tensione. I limiti fissati da tali normative risultavano fino
a 1000 volte inferiori rispetto a quelli in vigore attualmente nei paesi
occidentali.
Come già osservato, alla base di queste normative vi era una fioritura
di studi, - circa 320 - condotti su operai che vivevano o lavoravano in
prossimità di linee elettriche ad alta tensione. Le risultanze di queste
ricerche (pubblicate da Asanova, Irivova, Fole, Krobbava e Sazaniva),
evidenziavano l'insorgenza di molteplici disturbi non specifici come impotenza,
scarsa redditività sul lavoro, insonnia, vertigini, vomito, emicrania,
spossatezza che venivano a cessare nell'istante in cui terminava l'esposizione
ai campi prodotti dalle linee.
Gli autori della ricerca notarono anche una variazione della struttura
e del numero dei globuli bianchi e rossi, modificazioni della pressione
sanguigna e della frequenza cardiaca.
Il biofisico americano A. Marino ha evidenziato un legame tra l'esposizione
ai campi elettromagnetici e l'inibizione della crescita in animali e uomini.
Lo studio, condotto in un istituto medico di Syracuse nello stato di New
York, ha evidenziato, anche, che in una fascia di 150 metri di distanza
da linee ad alta tensione si verificavano variazioni della composizione
del sangue e del battito cardiaco. Disturbi comportamentali sono stati
riscontrati entro una fascia di 300 metri.
In Australia, nel 1990, è stato sviluppato un metastudio, il quale ha
cercato di conglobare tra loro tutte le ricerche fino ad allora eseguite
(11 sui tumori infantili e 35 su esposizione nell'ambiente di lavoro).
Un raddoppio dei casi dei tumori infantili è stato evidenziato per esposizioni
superiori a 300 nT.
Nell'ambito di un confronto tra limiti fissati da varie normative, è
interessante evidenziare che, sulla base di numerosi studi medico-scientifici
condotti in questi ultimi anni, sono state emanate, da organismi internazionali
di tutela della salute dei lavoratori e della popolazione, normative tecniche
che fissano dei valori limite di esposizione che non dovrebbero essere
superati negli ambienti di vita o di lavoro. Talune di queste disposizioni
sono state fatte proprie dalle normative di qualche paese.
E' importante notare come, per le basse frequenze, i limiti evidenziati
dalla tabella tengano esclusivamente conto degli effetti termici indotti
dalle onde elettromagnetiche, cioè del riscaldamento dei tessuti ad opera
dell'energia in esse contenuta. Sono tralasciati, invece, gli effetti
cronici che sopraggiungono anche e soprattutto per intensità dei campi
elettromagnetici notevolmente inferiori di quelle riportate.
Gli studi sinora condotti sono stati strutturati in 3 modi:
-
Indagini epidemiologiche sull'uomo
-
studi a lungo termine sugli animali
-
studi a breve termine sugli animali e sistemi cellulari.
La maggior parte delle ricerche sono state sviluppate per indagare lo
sviluppo tumorale come possibile rischio sanitario per l'uomo esposto
ai campi elettromagnetici.
Esposizione residenziale e tumori infantili
Nel 1979, fu pubblicata, a cura di Wertheimer e Leeper, la prima ricerca
sulla correlazione tra campi elettromagnetici a frequenza di rete e patologie
neoplastiche.
Lo studio in esame viene commentato nella rassegna di Coleman e Beral
ed in una pubblicazione dell'EPA (Environmental Protection Agency) da
importanti ricercatori, tra i quali Morgan e Nair, Florig, Savitz ed altri.
Wertheimer e Leeper evidenziarono casi di tumore infantile in abitazioni
prossime a "configurazioni elettriche ad alta corrente", ovvero linee
di distribuzione elettrica suscettibili di produrre campi elettromagnetici
superiori alla media.
La struttura dello studio fu del tipo "caso-controllo".
Furono analizzati "casi" costituiti da ragazzi con meno di 19 anni di
età, deceduti per tumore fra il 1950 ed il 1973. Il loro certificato di
nascita era del Colorado ed avevano vissuto gran parte della loro vita
nella zona di Denver.
I "controlli" furono determinati attraverso gli archivi anagrafici,
organizzati per mese di nascita e distretto, selezionando i ragazzi i
cui certificati di nascita seguivano immediatamente quello del ragazzo-caso:
in tal modo, veniva automaticamente escluso il controllo, qualora risultasse
del ragazzo-caso.
Furono così esaminati 344 casi e 344 controlli.
Dopo aver formulato uno schema di classificazione semplificato, basato
sulla misurazione di campi magnetici, gli autori calcolarono la grandezza
relativa del campo magnetico nelle abitazioni, mediante la misura-surrogato
delle configurazioni dei cavi.
I cavi di distribuzione primari (13 kV) furono classificati come "grossi"
o "sottili".
I " cavi grossi" sono progettati per il trasporto di elevati carichi
elettrici (alti amperaggi).
Le case furono classificate a seconda che avessero configurazione ad
alta corrente (HCC), oppure una configurazione a bassa corrente (LCC).
Una casa era classificata come "HCC " se una delle seguenti condizioni
era verificata:
-
Era a meno di 40 metri da cavi primari grossi o da un fascio di
6 o più primari sottili;
-
Era a meno di 20 metri da fasci di 35 primari sottili o da cavi
ad alta tensione (50-30 kV);
-
Era a meno di 15 metri da cavi secondari (240V) che uscivano direttamente
da un trasformatore.
Per quanto riguarda la distribuzione elettrica esterna alle case, la
"configurazione dei cavi" venne codificata con l'assunto che:
-
Le caratteristiche delle linee di distribuzione esterne (dimensione
dei cavi, numero delle diramazioni, ecc.) fossero predittive del flusso
di corrente nei pressi dell'abitazione;
-
La combinazione flusso di corrente-distanza dall'abitazione fosse
predittiva dell'esposizione a lungo termine degli abitanti della casa.
È ancora una volta opportuno ricordare che i materiali costruttivi delle
case schermano efficacemente i campi elettrici, ma non quelli magnetici.
Alla luce di questa codifica, gli autori notarono che una grande quantità
dei casi di cancro era stata riscontrata in case classificate come HCC,
esposte mediamente a campi magnetici più elevati.
La sproporzione era ancora più evidente se ci si riferiva a casi e controlli
che avevano vissuto nella stessa casa dalla nascita in avanti.
La aumentata incidenza dei tumori, associata con l'occupazione di case
a maggiore esposizione magnetica, era nell'ambito di 2-3 volte, con un
certo gradiente di dose-risposta correlato ai livelli di esposizione.
A tal proposito, il rischio relativo di leucemia per case localizzate
in prossimità di configurazioni ad alta corrente rispetto ad una vicino
a configurazioni a bassa corrente, fu stimato ad un livello 3, statisticamente
significativo.
Per i tumori del sistema nervoso centrale la stima fu di 2.4, sempre
statisticamente significativa; il rischio di linfoma fu alto ma non significativo
statisticamente, a 2.1.
Lo studio fu oggetto di diverse critiche di tipo metodologico; la principale
fonte di dubbio derivava dal fatto che la valutazione dell'esposizione
al campo magnetico, non era basata su misure dirette di quest'ultimo nelle
abitazioni.
A riguardo, è interessante analizzare il parere di Savitz, famoso epidemiologo
statunitense, il quale, nel contesto di un progetto di ricerca sulle linee
elettriche sovvenzionato dal Dipartimento della Salute dello Stato di
New York, ebbe il mandato di verificare il lavoro di Wertheimer e Leeper.
Nella parte finale, del rapporto sul lavoro di Wertheimer e Leeper,
Savitz osserva: "la relazione tra i campi e i cablaggi (cioè la disposizione
dei conduttori di energia elettrica nello spazio circostante quello abitativo)
è molto complessa e vi sono molti altri fattori che influenzano l'esposizione
al campo magnetico (ad esempio il cablaggio interno alla casa, il sistema
di messa a terra degli apparecchi utilizzatori, tipo degli apparecchi
utilizzatori).
Pur tuttavia, è stato osservato che la codifica da parte degli autori
dei cavi di distribuzione prediceva in maniera esauriente i campi magnetici
misurati e si è dimostrata essere un utile supporto di diagnosi dei campi
medi a lungo termine, se non dei livelli misurati istante per istante".
Più' avanti, Savitz prosegue cosi': "l'altra principale limitazione
dello studio era l'assenza di informazioni sui potenziali fattori di confondimento,
come il fumo materno o l'uso di raggi X.
La scarsità' di determinanti noti del tumore infantile rende difficile
valutare e controllare l'apporto dei confondenti, ma la piccola probabilità
di una relazione stretta tra i potenziali fattori di confondimento e la
codifica dei cavi, argomenta contro un forte apporto dei confondenti".
Successivamente, Myers ed altri hanno elaborato alcuni dati preliminari
estrapolati da uno studio sui tumori infantili sviluppato nello Yorkshire
in Inghilterra.
In questo studio, la misura dell'esposizione veniva effettuata valutando
la distanza delle case di nascita dei "casi" e dei "controlli" da linee
elettriche aeree, e formulando stime per le abitazioni distanti meno di
cento metri dalle linee.
I "casi", più spesso, vivevano a meno di cento metri dalle linee, ma
le esposizioni dai campi magnetici calcolati non erano differenti per
casi e controlli che vivevano all'interno di questa distanza.
Il commento di Savitz su questo studio mise in risalto che la totalità
delle ricerche, fino a quel momento pubblicate, era basata su diagnosi
rappresentative del campo; egli asserì inoltre che Myers, nel fornire
uno schema semplificato per la valutazione dell'esposizione, poteva aver
formulato un modello con un basso grado di affidabilità.
In seguito Tomenius ha effettuato uno studio sui tumori infantili
nel distretto di Stoccolma in Svezia. In questa ricerca, la misura
dei campi magnetici generati da linee elettriche ed altre sorgenti, fu
eseguita per le abitazioni ove erano nati ed erano stati diagnosticati
tutti i casi di tumore osservati nella contea di Stoccolma, nei 15 anni
intercorsi dal 1958 al 1973, per le persone di età compresa tra 0 e 18
anni.
Lo studio fu limitato a 716 casi, che avevano una abitazione nella contea
sia al momento della nascita che della diagnosi.
Un equivalente numero di controlli fu accostato ai casi in accordo col
distretto religioso di nascita, l'età ed il sesso.
Fuori da ogni abitazione fu annotata la presenza di costruzioni elettriche
(conduttori ad alto voltaggio da 6 a 200 kV, sottostazioni, trasformatori,
ferrovie elettriche e metropolitane), nel raggio di 150 metri. Inoltre
fu misurato il campo magnetico a 50 Hz davanti all'ingresso principale
di ogni abitazione.
Conduttori visibili da 200 kV furono notati in 45 delle 2098 abitazioni
in esame e furono trovati con una frequenza doppia tra i casi rispetto
ai controlli.
Il campo magnetico misurato davanti all'ingresso delle abitazioni variava
tra 0.0004 e 1.9 microtesla (m T), con valore medio di 0.069 m T.
Il campo magnetico era più alto (valore medio di 0.22 microtesla) nelle
abitazioni con conduttori a 200 kV visibili, che in quelle senza cavi
in vista.
Campi magnetici da 0.3 microtesla o più furono misurati in 48 abitazioni
e furono trovati due volte più frequentemente tra i casi che tra i controlli.
La differenza era più pronunciata per le abitazioni di soggetti affetti
da tumori del sistema nervoso (rapporto di rischio 3.7) e minore per le
leucemie. Limitando l'analisi ai soggetti che hanno vissuto nella stessa
abitazione fin dalla nascita, il rischio relativo di cancro delle persone
che vivevano in case con campi magnetici misurati maggiori di 0.3 microtesla
era pari a 5.4, statisticamente significativo.
I risultati non erano correlati alla distanza delle abitazioni dai cavi
a 200 kV, all'interno della fascia dei 150 metri.
Tomenius quindi commentava: "ciò può indicare che non c'è una relazione
dose/risposta tra l'incidenza del tumore e la distanza dai cavi all'interno
di una certa distanza soglia, e che questa distanza è maggiore di 150
metri".
Tomenius proseguiva dicendo: "il numero di abitazioni con tumore
più alto dell'atteso, tra le abitazioni con campo magnetico maggiore (maggiore
di 0.3 microtesla), è coerente con la ipotesi di un effetto causale del
campo magnetico, ma il risultato può essere dovuto a qualche altro fattore
correlato al campo magnetico".
Savitz, commentando questo studio, osservava che la decisione di dividere
le esposizioni sopra e sotto la soglia di 0.3 microtesla non è spiegata
e ciò potrebbe avere un importante effetto sui risultati stimati, poiché
le abitazioni dei casi e dei controlli avevano la stessa esposizione magnetica
media.
"Pur tuttavia - conclude Savitz - questo studio fornisce un
ulteriore evidenza per un possibile ruolo eziologico dei campi magnetici
nei confronti dei tumori infantili".
Lo studio di Savitz fu pianificato per controllare, il precedente studio
di Wertheimer e Leeper del 1979 ed i suoi risultati, sostanzialmente in
accordo con quelli del primo studio, hanno rafforzato molto, nel mondo
scientifico internazionale, la validità della correlazione positiva tra
esposizione ai campi magnetici a frequenza di rete ed insorgenza di neoplasie.
Lo studio di Savitz è uno studio "caso-controllo", progettato per valutare
la relazione tra esposizione ai campi magnetici e lo sviluppo dei tumori
infantili. I casi elencabili consistevano in tutti i 356 residenti di
Denver, con età compresa tra 0 e 14 anni, ai quali era stata diagnosticata
qualsivoglia forma di cancro tra il 1976 ed il 1983.
Pur essendo identica l'area geografica esaminata, non si presenta sovrapposizione
tra i due casi, dato il periodo diverso di osservazione.
I controlli furono selezionati con chiamate telefoniche a numeri casuali,
per approssimare la distribuzione dei casi per età, sesso ed area telefonica
di appartenenza.
L'esposizione delle persone fu caratterizzata attraverso misure di campo
elettrico e magnetico in casa sotto condizioni d'uso di "bassa" ed "alta"
potenza elettrica, e mediante codici di configurazione dei cavi assunti
come misura, surrogato dei livelli medi di campo magnetico a lungo termine
.
Fu trovato da Savitz che i campi magnetici, misurati nelle condizione
di "bassa" potenza, avevano una debole associazione positiva con l'incidenza
del cancro, con valori di fattori di rischio di 1.0, 1.3, 1.3, 1.5 per
quattro intervalli di esposizione al campo magnetico in progressione di
intensità.
Dividendo il numero di casi-controlli in osservazione, col valore di
soglia per il campo magnetico fissato a 0.2 microtesla, si determinano
valori di rischio, oltre questo valore di induzione magnetica, di 1.4
per tutti i tipi di tumore, e più alti per le leucemie, linfomi e sarcomi
dei tessuti molli. Nel caso di condizione d'uso ad "alta" potenza non
si rilevano correlazioni positive.
I codici di configurazione dei cavi associati ai campi magnetici maggiori
sono più comuni nelle abitazioni dei casi che in quelle dei controlli.
Confrontando, inoltre, le due codifiche più alte con le tre più basse
si ha un rapporto di rischio di 1.5 per tutti i tipi di tumore.
Il confronto delle abitazioni aventi la codifica più alta, direttamente
con quelle con la codifica più bassa, incrementa i rapporti di rischio,
che diventano, però, meno precisi statisticamente: si ottiene 2.3 per
tutti i tumori, 2.9 per le leucemie, 3.3 per i linfomi.
Nelle considerazioni finali dello studio, Savitz afferma testualmente:
"questo studio fornisce qualche indicazione che le esposizioni residenziali
ai campi magnetici sono più alte per i casi di tumore comparati con i
controlli, basandosi su misure dei campi magnetici in condizioni d'uso
di bassa potenza elettrica".
Nel prosieguo della discussione, Savitz esamina varie tipologie di fattori
confondenti dei risultati (come ad esempio la densità di traffico vicino
alle case), per concludere, infine, che i campi magnetici restano la base
più plausibile per le associazioni osservate nel cancro.
Alla luce dei risultati evidenziati dal suo studio, Savitz riferisce
che è molto improbabile che i risultati degli altri studi sul tumore infantile
siano stati alterati da confondenti.
Prosegue, poi, osservando che i risultati delle sue ricerche sono coincidenti,
nel complesso, con le risultanze "positive" degli studi di Wertheimer
e Leeper e di Tomenius, anche se molte delle deduzioni, specifiche, non
collimano esattamente.
Più avanti, Savitz raffredda il suo tono, osservando che, sebbene il
suo studio abbia molti punti in comune coi rapporti precedenti, sarebbe
erroneo interpretare la lettura sull'argomento come una serie di risultati
positivi replicati: "una più valida interpretazione - dice ancora
Savitz - sarebbe una letteratura di risultati suggestivi ma non conclusivi
(singolarmente e nel complesso)".
L'autore sostiene, inoltre, che vi sono ancora pochi dati che forniscano
un supporto sperimentale che descriva la dinamica eziologica dei campi
magnetici, nei confronti della promozione delle patologie tumorali, ma
anche che cresce il riconoscimento che questi campi hanno effetti biologici
a particolari intensità e, parimenti, stanno evolvendo delle teorie sulla
possibilità di un effetto di promozione del cancro.
Quest'ultimo punto è molto importante, perché molte delle perplessità
iniziali sulla possibilità che i campi elettromagnetici ELF causino lo
sviluppo del cancro, derivano dal fatto che queste tipologie di onde elettromagnetiche
non hanno capacità ionizzante e quindi non possono spezzare direttamente
i legami chimici del DNA di una cellula sana per renderla, eventualmente,
di tipo neoplastico. In realtà la possibilità di influenzare il processo
di duplicazione a catena delle cellule tumorali, originato da una prima
cellula resa maligna per un'altra causa, rende il campo elettromagnetico
"non ionizzante" plausibile come agente promozionale nel processo di sviluppo
di un tumore.
Savitz fa ancora delle considerazioni interessanti, affermando che l'assenza
di un effetto carcinogeno dei campi ELF dimostrato in laboratorio, chiaramente
indebolisce le inferenze che si potrebbero trarre dagli studi epidemiologici.
"Tuttavia - prosegue ancora - gli esempi storici delle scoperte
epidemiologiche di carcinogeni biologicamente "implausibili" come il fumo
di tabacco, il benzene e l'arsenico, dovrebbero essere presi in considerazione,
poiché queste scoperte furono all'ultimo seguite (piuttosto che precedute)
da conferme di laboratorio."
In fine, Savitz osserva che, sebbene esistano consistenti limitazioni
nella conclusività dei suoi dati, i risultati incoraggiano a sviluppare
la ricerca sul ruolo eziologico dei campi magnetici nei confronti della
promozione del tumore infantile, dando quindi anche una implicita valutazione
di validità scientifica ai precedenti risultati "positivi" di Wertheimer,
Leeper e Tomenius.
Sorgenti elettromagnetiche ad alta frequenza
Le principali sorgenti di campi elettromagnetici ad alta frequenza di
rilevante impatto sanitario ed ecologico sono: i telefoni cellulari, i
forni a microonde, i videoterminali, gli apparecchi televisivi e gli impianti
di trasmissione radiotelevisiva (Tabella 4).
Al di sopra di una certa intensità di campo, gli effetti prodotti da
immissioni elettromagnetiche ad alta frequenza possono esacerbarsi e divenire
potenzialmente pericolosi per la salute. Il fattore determinante per l'assorbimento
dell'energia, contenuta nell'onda elettromagnetica a cui si è esposti,
da parte dell'organismo è dovuto alla quantità di acqua posseduta dai
tessuti, in quanto questa, per le sue proprietà dielettriche, può trasformare
l'energia elettromagnetica in calore. La formazione di calore comporta
la messa in atto da parte dell'organismo di meccanismi di termoregolazione
che possono aiutare a disperdere il calore. Il primo meccanismo è legato
alla vasodilatazione in risposta sia all'aumentata produzione metabolica
di calore, sia all'assorbimento di energia termica. Vi è stato recentemente
un consenso unanime sul fatto che l'assorbimento di energia avviene in
prossimità della superficie piuttosto che in profondità. Quando questo
aumento locale è tale da superare certi limiti, questo aumento della temperatura
tissutale può portare a morte cellulare e a necrosi tissutale. Oltre l'effetto
immediato di innalzamento della temperatura corporea, si possono verificare
anche riscaldamento del midollo osseo dovuto alla conduzione di stimoli
elettrici corporei che vanno a scaricarsi a terra attraverso le gambe;
insorgenza di cataratta nell'occhio; disturbi della funzione riproduttiva;
disturbi cardiaci e circolatori; alterazioni del sistema immunitario e
neuroendocrinologico e del sistema nervoso centrale; alterazioni del comportamento
spontaneo o condizionato degli animali da laboratorio usati in test di
apprendimento e di comportamento. In presenza comunque di frequenze superiori
ai 10 MHz, tutta questa sintomatologia viene oggi direttamente attribuita
al carico termico indotto dal campo elettromagnetico (effetti acuti).
Numerosi diventano anche gli studi sugli effetti biologici non termici,
riportati sia in colture cellulari che in studi sull'animale per una quantità
di energia assorbita troppo piccola perché possa essere associata a qualsiasi
risposta con aumento della temperatura, e che comprendono interazioni
a livello molecolare, alterazione dell'equilibrio elettrochimico della
membrana cellulare, alterazione dei meccanismi di riparazione molecolare
del DNA (quest'ultimo effetto è comprovante del ruolo delle radiazioni
elettromagnetiche nella carcinogenesi). A frequenze inferiori a qualche
MHz, a diventare importanti sono anche gli effetti indiretti, cioè quelli
che vengono ad esercitarsi solo attraverso la manipolazione di un certo
oggetto o apparecchio: se si manipolano oggetti metallici in un campo
elettrico, possono ad esempio venirsi a creare brevi scariche di tensione
o una corrente da contatto continua che, a seconda dell'intensità, può
trasmettersi alla persona, provocando anche shock molto violenti. E' ben
noto inoltre l'influsso (interferenza) che certi campi (a modulazione
di ampiezza) esercitano sui pace-maker cardiaci.
Per le alte frequenze, il parametro fisico che meglio consente di esprimere
la quantità di energia a cui si è esposti è la densità di potenza (W/m2),
o, in termini di assorbimento, il SAR (Specific Absorption Rate = percentuale
di assorbimento) che esprime il tasso specifico di assorbimento di
energia da parte di un sistema biologico e si misura in watt per chilogrammo
di peso corporeo (W/kg). Il tasso di assorbimento è influenzato oltreché
da molte variabili fisiche, anche da diverse variabili biologiche, come
le proprietà bioelettriche del corpo, le dimensioni e l'orientamento rispetto
alle linee di forza del campo. Tali valori si modificano in funzione delle
diverse caratteristiche del corpo umano quali, vestiti, spessore della
cute e sottocute, peluria, quantità d'acqua presente in misura variabile
in funzione dell'età e del sesso.
| FONTE |
FREQUENZA |
DISTANZA |
VALORI TIPICI DI ESPOSIZIONE |
LIMITI |
OSSERVAZIONI |
| Forni
a microonde |
2.45
GHz |
0.3
m
0.5 m
1 m
|
<
10 W/m2
< 5 W/m2
< 1 W/m2
|
IRPA:
10 W/m2
|
Fino
a 50 W/m2 a 5 cm di distanza |
| Radar
per la viabilità |
9 –
35 GHz |
3 m
10 m
|
<
250 m W/m2
< 10 m W/m2
|
IRPA:
10 W/m2 |
Potenza
0.5 – 100 mW |
| Sistemi
di allarme CB
Walkie – Talkie
|
0.9
– 10 GHz
27 MHz
|
5 cm
12 cm
|
<
2 m W/cm2
fino a 1000 V/m
fino a 0.2 A/m
fino a 200 V/m
fino a 0.1 A/m
|
IRPA:
5 – 10 W/m2
IRPA: 27.5 V/m
0.073 V/m
|
Potenza:
alcuni watt |
| Trasmettitori radio televisivi UKW, VHF |
87.5
– 108 MHz
47 – 68 MHz
174 – 230 MHz
|
= 1.5
Km |
<
50 m W/m2
<20 m W/m2
|
IRPA:
2 –4 W/m2
IRPA: 2 W/m2
|
Potenza
fino a 1000 KW
100 – 300 KW
|
| UHF |
470
– 890 MHz |
= 1.5
Km |
<
5 m W/m2 |
IRPA:
2 – 4 W/m2 |
Potenza
fino a 5 MW |
| Onde
corte |
3.95
– 26.1 MHz |
220
m
50 m
|
27.5
V/m=2 W/m2
121 V/m=40 W/m2
|
IRPA:27.5
– 36 V/m = 2 – 3.5 W/m2 |
Potenza:
750 KW |
| Onde
lunghe e medie |
130
– 285 MHz
415 – 1606.5 MHz
|
300
m
50 m
|
90 V/m
450 V/m
|
IRPA:
73.5 V/m |
Potenza
1.8 MW |
| Inquinamento da alte frequenze in zone metropolitane |
Trasmettitori radio televisivi |
|
>200 m W/m2
>10 m W/m2
>0.05 m W/m2
>0.02 m W/m2
|
IRPA:
2-4 W/m2 |
Popolazione USA esposta
0.02 %
1 %
50 %
90 %
|
| Radar
militari |
1 –
10 GHz |
- – 1 Km
> 1 Km |
- – 10 W/m2
< 0.5 W/m2 |
IRPA:
5 – 10 W/m2 |
Potenza
0.2 – 20 KW |
| Radiofari |
10 –
20 GHz |
500
m |
0.4
m W/m2
2 µW/m2
|
IRPA:
10 W/m2 |
Potenza
0.5 watt raggio principale
20 m sotto raggio principale
|
Tab. 4 - Valori tipici di esposizione e distanze alle quali si possono
manifestare esposizioni rilevanti.
Nelle vicinanze immediate di emettitori radiotelevisivi, così come di
impianti radar, possono esservi notevoli densità di potenza; i valori
possono essere talmente elevati da causare danni termici come disturbi
al sistema nervoso, offuscamento del cristallino e sterilità. Al fine
di evitare questi effetti è opportuno osservare distanze di sicurezza
dalle sorgenti in questione: l'ufficio federale tedesco per la protezione
dalle radiazioni raccomanda, a tal proposito, l'osservanza delle distanze
minime (riportate nella tabella 5), dipendenti dalla capacità dell'emettitore.
| Sorgente di radiazioni |
Potenza |
Distanza raccomandata |
| Trasmettitore TV banda
IV/V |
100 KW |
45 m |
| Trasmettitore radiofonico
a onde ultracorte |
500 W |
9.5 m |
| Stazione centrale rete
D (digitale) |
8 canali a 50 W |
4.76 m |
| Antenna radiorientabile
13 GHz |
0.5 W |
1.78 m |
| Stazione radiofonica
rete C (analogica) |
23 canali a 8 W |
1.78 m |
| Forno a microonde |
600 W |
0.25 m |
Tab. 5 – Distanze minime da sorgenti CEM ad alta frequenza.
Telefoni cellulari
Gli ultimi anni, sono stati teatro di una costante crescita del mercato
della telefonia cellulare (Tacs e GSM) e dello sviluppo di numerosi impianti
di trasmissione, necessari per la copertura del servizio sul territorio
nazionale.
Sono, anche queste, sorgenti, molto diffuse e, come risulterà evidente
in seguito, pericolose dal punto di vista sanitario, di microonde. Le
frequenze utilizzate dai segnali per le trasmissioni radiomobili, variano
da 450 (rete analogica) a 1800 MHz (rete digitale), quest'ultima modulata
con basse frequenze. Le potenze di emissione, dai terminali telefonici,
raggiungono 25 W al massimo.
In questo panorama che, da un lato, pone la collettività di fronte ad
una nuova, quanto affascinante, forma di comunicazione telefonica e, dall'altro,
vede gli enormi investimenti nel settore delle industrie delle telecomunicazioni,
si assiste ad una preoccupante sottovalutazione, da parte sia degli utenti
del servizio che, cosa più grave, dei produttori, degli eventuali effetti
sanitari legati all'utilizzo di questa forma innovativa di comunicazione
telefonica.
Un campanello di allarme, in tal senso, è costituito dalle seguenti
dichiarazioni dell'ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni
: "Nei prossimi anni, il numero dei telefoni cellulari crescerà in
tutto il mondo ed in particolare nella Repubblica Federale Tedesca. Tale
sviluppo porta, come conseguenza, un forte aumento dell'elettrosmog ad
alta frequenza. Nel caso che i telefoni cellulari provochino dei danni
sanitari, una gran parte della popolazione potrebbe esserne colpita. A
questo si aggiungono i possibili danni provocati dalle stazioni di trasmissione."
Dall'analisi dei possibili danni alla salute, derivanti dalle microonde
e, più in generale, dalle radiazioni elettromagnetiche ad alta frequenza,
si è messo in evidenza come l'interazione tra l'organismo esposto e l'energia
trasportata dall'onda produca effetti variabili con la frequenza delle
radiazioni. E' stato segnalato il fenomeno che, per particolari frequenze
dell'onda incidente, produce concentrazioni dell'energia in zone circoscritte
del corpo (hot spots o punti caldi). L'ausilio delle reti digitali per
le comunicazioni radiomobili, genera, evidentemente, un maggior risalto
circa il problema dei punti caldi, in quanto la potenza emessa dal terminale
radiofonico è commisurata alla qualità dell'ascolto e, inoltre, l'antenna
del telefonino è molto prossima alla testa. E' quindi maggiore il rischio
che le onde, che interferiscono con il cranio e con i suoi organi (occhi,
orecchie, cervello), generino un incremento delle temperatura, e di conseguenza
un'influenza negativa sulle cellule dei tessuti irradiati.
I costruttori di apparecchiature cellulari, d'altronde, non garantiscono
l'assenza di effetti sanitari sull'uomo, e, a tal proposito, la "Commissione
di difesa dalle radiazioni non ionizzanti" tedesca ha prodotto un opuscolo
informativo sulla protezione dalle radiazioni elettromagnetiche indotte
dai cellulari.
Questo documento afferma testualmente: "non esistono esperienze sul
lungo periodo riguardanti gli effetti sull'uomo dell'inquinamento elettromagnetico
ad alta frequenza e bassa intensità. Tali ricerche non potrebbero, obiettivamente,
essere presenti, in quanto, per indagini reali circa questi argomenti,
molti soggetti dovrebbero essere sottoposti, per molto tempo, alle radiazioni
realmente presenti..."
Alla luce di questa documentazione, la Commissione esorta vivamente
gli utenti del servizio radiomobile a non usare il telefonino se non per
questioni importanti e per tempi brevi. La Commissione medesima consiglia,
inoltre, di tenere la testa a una distanza di sicurezza dal cellulare
che varia col tipo di rete utilizzata e con la potenza di trasmissione
dell'apparecchio. La corretta osservanza di queste note precauzionali
dovrebbe assicurare l'assenza di fenomeni termici e di riflesso di lesioni
dei tessuti a stretto contatto con l'antenna. Nella tabella 6 sono riportate
le distanze minime consigliate.
| FREQUENZA |
POTENZA MASSIMA |
DISTANZA MINIMA |
| 450 MHz analogico |
Fino a 0.5 w
Fino a 1 w
Fino a 5 w
Fino a 20 w
|
Nessuna distanza
Circa 4 cm
Circa 20 cm
Circa 40 cm
|
| 900 MHz analogico |
Fino a 0.5 w
Fino a 1 w
Fino a 5 w
Fino a 20 w
|
Nessuna distanza
Circa 5 cm
Circa 25 cm
Circa 50 cm
|
| 900 MHz digitale (GSM) |
Fino a 2 w
Fino a 4 w
Fino a 8 w
Fino a 20 w
|
Nessuna distanza
Circa 3 cm
Circa 3 cm
Circa 8 cm
|
| 1800 MHz digitale (DCS
1800) |
Fino a 1 w
Fino a 2 w
Fino a 8 w
Fino a 20 w
|
Nessuna distanza
Circa 3 cm
Circa 7 cm
Circa 12 cm
|
Tab. 6 – Distanze minime consigliate dalla Comm. Tedesca.
L'Agenzia federale tedesca per la difesa dalle radiazioni, oltre alle
precedenti raccomandazioni, circa le distanze minime consigliate, precisa
che i costruttori di terminali radiomobili dovrebbero fare in modo che
i cellulari in funzione in prossimità del corpo, non emettano energia
ad alta frequenza i cui effetti sul corpo siano quelli nefasti, già analizzati
(cataratta, disturbi cerebrali).
Nella sfera degli effetti non termici, vanno segnalate le dichiarazioni
del dott. Karl-Einz Braun Von Gladiß, in occasione del congresso internazionale
sull'elettrosmog, tenutosi ad Hannover nel 1993.
"I processi vitali vengono regolati tramite impulsi elettromagnetici,
la cui intensità è addirittura minore alla soglia di rumore considerata
in elettronica. Tutti i processi non volontari del nostro corpo, le funzioni
del sistema vegetativo, dei bioritmi e dell'equilibrio, sono pilotati
da segnali elettromagnetici. Una molteplicità di disturbi sono generati
dalla distorsione dei campi elettromagnetici naturali e dall'influenza
sui loro rapporti naturali (interferenza fisiologica). Negli esseri umani,
la funzionalità, al massimo del rendimento, dei processi vitali non volontari
è garantita, in natura, dall'assenza della percezione sensoriale nel campo
delle frequenze non visibili.
Le sorgenti antropiche di radiazioni elettromagnetiche operano in
un campo di frequenze che rientra in quello in cui, attraverso impulsi
naturali, si concretizza la regolazione dei processi vitali.
La permanente esposizione ad onde elettromagnetiche può essere causa
di molteplici sintomi tra i quali insonnia, emicrania, disturbi cardiaci,
irritabilità, modificazioni comportamentali, depressione, disturbi ormonali
ecc.
Se la risposta dell'organismo a questa esposizione cronica fosse,
ad esempio, l'ingrigimento dei capelli, si avrebbe una chiara relazione
causale tra esposizione ai campi e sintomatologie indotte; purtroppo,
nel caso dei campi elettromagnetici, gli effetti non risultano avere carattere
di specificità, ma si sviluppano tramite schemi e patologie che risultano
riflessivi di fattori di stress analizzati nel corso di diagnosi patologiche
millenarie. Sono, questi, sintomi la cui presenza è ricorrente anche in
occasione di altre cause come infezioni, stress psichico, avvelenamento
ecc.
Gli effetti di queste esposizioni si concretizzano, per la maggior
parte, nella variazione di funzionalità di alcune zone cerebrali che controllano
gli organi dell'equilibrio ed il sistema vegetativo, ovvero tutte quelle
funzioni del corpo i cui meccanismi di azione non sono volontari. E' quindi
evidente che, in presenza di sorgenti artificiali di campi elettromagnetici,
si possono generare disturbi del sistema circolatorio, del ritmo circadiano,
della regolazione ormonale e altre funzioni simili, la cui gestione è
regolata automaticamente e che risultano essere in stretta relazione con
fattori esterni di origine elettromagnetica".
Il commento del dott. William Ross Adey, uno dei maggiori ricercatori
del VA Medical Centre a Loma-Linda California, circa l'esposizione a sorgenti
elettromagnetiche artificiali, appare molto significativo, nel contesto
delle precedenti osservazioni. "...non è solo speculazione il fatto
che i sistemi biomolecolari reagiscano anche a campi elettromagnetici
di debole intensità e la circostanza che il riscaldamento dei tessuti
non è in alcun modo alla base di tale influenza".
Lo stesso Adey è del parere che gli effetti sugli organismi umani dei
campi elettromagnetici ad alta frequenza si manifesterebbero influenzando
i seguenti organi:
-
il sistema immunitario (ad es. attività dei linfociti T)
-
lo sviluppo del feto durante la gestazione
-
i recettori delle membrane cellulari
-
la crescita delle cellule e la sua regolazione
-
la ghiandola pineale, ovvero l'organo del sistema endocrino che
gestisce i rapporti tra le funzioni cerebrali ed il sistema ormonale.
Le apparecchiature cellulari non determinano solo influenze a livello
biologico, ma costituiscono ulteriore motivo di preoccupazione in quanto
la loro natura, elettromagnetica, può inficiare il corretto funzionamento
di altre apparecchiature. Il problema della compatibilità elettromagnetica
è molto sentito in questi ultimi anni, soprattutto per i problemi tecnici
che i terminali radiomobili possono generare in alcune classi particolari
di macchine, come, ad esempio, gli elettrostimolatori cardiaci (pace-maker),
le apparecchiature per la dialisi ed altri strumenti medici.
Al riguardo, è da segnalare il caso della Scandinavia dove, nella maggior
parte degli ospedali, è proibito l'uso di telefoni cellulari. Problemi
di questa natura sono stati lamentati dai produttori di protesi acustiche
i quali, presso la Commissione Europea, hanno denunciato l'esistenza di
disturbi avvertibili anche a 3-5 metri di distanza. E' poi noto il caso
delle compagnie aeree le quali, in seguito a problemi di interferenza
tra i segnali emessi dai telefonini e i sistemi di controllo del volo,
hanno, nella loro quasi totalità, proibito l'utilizzo di tali apparecchi.
Altre apparecchiature di uso comune come computer, hi-fi, registratori
di cassa, televisori, elettrodomestici o, addirittura, i sistemi elettronici
per automobili, possono subire l'influenza delle microonde emesse dai
telefoni cellulari.
Alla luce di quanto in precedenza analizzato, emerge chiaramente come
gli enormi capitali investiti nel campo della telefonia cellulare e i
futuri sviluppi economici costituiscano un freno notevole ai fini del
riconoscimento delle pericolose conseguenze sanitarie e dei problemi tecnici.
Infatti, nel caso venissero adottate serie misure precauzionali e provvedimenti
sanatori di situazioni in essere, e non solamente nel campo delle alte
frequenze, numerosi paesi potrebbero avere ripercussioni notevoli a livello
economico. Fortunatamente la mobilitazione popolare sta prendendo maggiore
consistenza, soprattutto all'estero, in relazione, anche, a questi problemi;
sempre più cittadini, infatti, si stanno adoperando affinché siano bloccate
le installazioni di ripetitori per telefonia cellulare, e a tal fine risultano
numerose le denuncie ed i ricorsi agli organi giudiziari preposti.
Appare importante, in questo senso, il seguente pronunciamento del tribunale
amministrativo di Gelsenkirchen (Germania), del 18 febbraio del 1993 (5L
3261/92): "...è convinzione di tale corte, che, in base alle attuali
conoscenze, deve essere considerata la possibilità che l'uomo, a causa
degli effetti non termici dei campi ad alta frequenza modulati a bassa
frequenza della rete D1 (Rete Cellulare Tedesca), possa ammalarsi e che
tale probabilità cresca col numero delle esposizioni; il momento dell'apparire
dei sintomi, il tipo ed il decorso delle malattie è, tuttavia, completamente
imprevedibile come pure le possibilità di ristabilimento". Nel documento
viene, inoltre, affermato: "...in virtù dei qui descritti riferimenti
alla costituzione, la considerazione degli interessi determinanti deve
portare come conseguenza una interruzione temporanea della rete telefonica
cellulare D1".
Risanamento delle situazioni di inquinamento
elettromagnetico; rilevamento e bonifica
La prima, e più logica, precauzione che si può adottare consiste nell'allontanamento
di tutte le possibili fonti di inquinamento elettromagnetico (apparecchi
elettrici, cavi, impianti elettrici). In presenza di manifestazioni patologiche,
sarebbe consigliabile far effettuare delle misurazioni strumentali negli
spazi abitativi, tese ad individuare, ed eventualmente eliminare, le cause
di inquinamento. Questa opportunità di risanamento è confortata dal repentino
miglioramento sanitario, dei soggetti colpiti, osservato in migliaia di
casi, che si è manifestato come conseguenza della bonifica. In tabella
7 riportiamo un elenco delle cause più comuni di elettrosmog, dei loro
effetti sanitari e delle contromisure tipicamente applicabili. Questi
dati sono il risultato di oltre 3500 rilevamenti effettuati, in ambienti
di vita e occupazionali, dalla S.I.R.E. (Società Internazionale Ricerca
Elettrosmog) e dall'Istituto di Bioarchitettura di Rosenheim.
Prodotto o impianto
Elettronico |
Disturbi alla salute indotti o incrementati |
Rimedi |
| Coperte
elettriche |
Disturbi
del sonno, emicranie, disturbi delle funzioni cardiache, fobie, depressione,
irritabilità, rischi per il feto o per la partoriente |
Utilizzare
la coperta per scaldare il letto e staccare poi la spina al momento
di coricarsi |
| Lampade
ad incandescenza |
Cefalee,
rischio di tumore al cervello, disturbi alla vista, difficoltà di
concentrazioni, astenia, irritabilità, impotenza |
Distanza
minima consigliata 1.5 m. Non utilizzare per quanto possibile, lmpade
ad incandescenza |
| Forni a
microonde |
Carenze
visive, immunodeficienza, rischi per la gestante ed il feto, rischio
di neoplasie |
Distanza
minima dall'apparecchio in funzione: 2 metri |
| Radiosveglia
elettrica |
Problemi
di insonnia, alterazione del ritmo cardiaco, rischio di neoplasie
cerebrali, cefalee mattutine |
Distanza
minima 1.5 metri. Utilizzare sveglia a batteria |
| Linee ad
alta, media, bassa tensione |
Insonnia,
mal di testa, irritabilità, rischi per la gestante ed il feto, fobie,
rischi di tumori solidi e liquidi, alterazione del ritmo cardiaco,
depressione, formicolii |
E' necessario
un rilevamento specifico per determinare i possibili rischi, e i rimedi
conseguenti |
| Televisori |
Cefalea,
ansia, disturbi visivi |
Distanza
minima: 2 m |
| Telefoni
cellulari, walkie-talkie, telefoni senza fili |
Possibili
lesioni cerebrali, disturbi visivi, cateratta, alterazioni metaboliche
e comportamentali |
Mantenere
la distanza più grande possibile dall'antenna, telefonate brevi |
| Computer,
macchine da scrivere elettriche |
Cefalee,
problemi gastrici, rischio per le gestanti e il feto, neoplasie gastroenteriche,
difficoltà di concentrazione, depressione, alterazioni ormonali, allergie,
disturbi visivi |
Distanza
il più possibile elevata, osservare pause orarie, usare schermi a
bassa emissione |
| Materasso
ad riscaldabile |
Insonnia,
mal di testa, tremore, alterazione delle funzioni cardiache, irascibilità,
astenia, depressione, fobie |
Riscaldare
il materasso prima di coricarsi e poi staccare la spina |
| Macchine
da cucina, ferri da stiro, macchina da cucire |
Disturbi
del sistema nervoso, alterazioni cardiache, disturbi intestinali,
vertigine, fobie e depressione |
Utilizzare
apparecchiature dotate di messa a terra, fare molte pause e al termine
dell'utilizzo staccare la spina |
| Lampade
alogene |
Rischi
di leucemie e tumori cerebrali, immunodeficienze, disturbi alla vista |
Distanza
minima: 1.5 metri |
| Letti elettrici |
Insonnia,
cefalea mattutina, disturbi cardiaci, dolori reumatici, irascibilità,
formicolii, fobie, depressione, astenia |
Installare
un disgiuntore di corrente |
| Prodotto
o impianto
Elettronico
|
Disturbi
alla salute indotti o incrementati |
Rimedi |
| Riscaldamento
elettrico e scaldabagni |
Ansia,
cefalee mattutine, insonnia, fobie, depressione, alterazioni del ritmo
cardiaco |
Distanza
minima. Amche dal cavo di corrente 1.5 m |
| Trasformatori
ad alta tensione, cavi elettrici sottorranei salvavita |
Insonnia,
mal di testa, disturbi del sistema nervoso, formicolii, disturbi cardiaci,
astenia disturbi comportamentali, difficoltà di concentrazione |
E' necessario
un rilevamento specifico per determinare i possibili rischi e i rimedi
conseguenti |
| Babyphon |
|
Distanza
minima 2 metri, limitare l'uso di questi apparecchi |
| Lampade
da scrivania o comodino |
Cefalee,
disturbi nervosi, difficoltà di concentrazione |
Utilizzare
solo lampade dotate di messa a terra |
Tab. 7 – Cause più comuni di elettrosmog, relativi effetti
e contromisure applicabili.
I dati riportati si riferiscono agli apparecchi più diffusi sul mercato.
Solo una misurazione strumentale può dare indicazioni più dettagliate,
circa le cause di elettrosmog negli ambienti di vita e sulle intensità
di esposizione. Basta un poco di attenzione, nell'analisi di circostanze
specifiche, per sanare una situazione di inquinamento pericolosa. Ad esempio
è da non sottovalutare, nel collegamento alla rete elettrica di un apparecchio,
la polarità della spina, collegata al circuito. Se l'interruttore (unipolare)
dell'apparecchio si trova collegato alla fase in cui passa corrente la
situazione è sicuramente più favorevole che non nel caso di collegamento
al conduttore di ritorno (neutro): l'apparecchio ed il cavo emettono campi
elettrici inferiori rispetto al caso di collegamento dell'interruttore,
al neutro.
Con l'ausilio di un rilevatore di campi elettrici si può evidenziare
la situazione nella quale il campo è inferiore e, quindi, agire di conseguenza.
Negli Stati Uniti, a questo scopo, sia le spine degli apparecchi che le
prese dell'impianto elettrico sono dotate di contatti e fori morfologicamente
diversi; in tal modo, il collegamento può avvenire solo nel modo corretto.
Circa la formazione dei campi elettromagnetici, da parte di installazioni
elettriche, una drastica riduzione, circoscrizione o eliminazione dei
campi stessi è ottenibile con i seguenti accorgimenti:
-
schermature.
-
realizzazione e disposizioni particolari delle installazioni.
-
disgiuntori.
Analizziamo queste misure singolarmente.
Schermature:
Un'opinione diffusa e, parimenti, errata consiste nel fatto che un decremento
del campo elettromagnetico sia ottenibile diminuendo il potenziale elettrico
di un apparecchio. Da un punto di vista tecnico questa strada è facilmente
percorribile, stante l'esistenza di apparecchiature elettriche a tensione
di esercizio pari a 6 V, 12 V, 24 V, mentre da un punto di vista sanitario,
nulla è più inutile: infatti, al diminuire della tensione di utilizzo,
aumenta, a parità di potenza assorbita, la corrente elettrica e il campo
magnetico. Come sappiamo, il campo magnetico, a differenza di quello elettrico,
è difficilmente schermabile, (sia dal punto di vista tecnico che economico),
e inoltre diventa più intenso all'aumentare della mutua distanza dei cavi
elettrici di alimentazione.
E' possibile però, allorquando si pianifica il progetto di un'abitazione,
adottare semplici accorgimenti che consentono una riduzione notevole dei
campi elettromagnetici. Per le situazioni abitative già esistenti, spesso
disastrose sotto questo punto di vista, non è difficile trovare cavi elettrici
nelle pareti che, col passare del tempo, hanno perso le loro capacità
isolanti; questa circostanza favorisce la dispersione di correnti parassite
nelle mura, con conseguente formazione di campi elettrici di notevole
intensità. Quando si manifestano queste situazioni, è consigliabile rinnovare
l'impianto elettrico dotandolo di un'efficace messa a terra: se ciò non
fosse, per qualsiasi motivo, possibile, si possono tinteggiare le pareti
con vernici a base di sostanze conduttrici le quali, tuttavia, offrono
una schermatura solo per i campi elettrici. Per i campi magnetici, si
possono utilizzare materiali speciali (ad es. mumetal) reperibili presso
negozi specializzati. Occorre tenere presente, comunque, che questi materiali
non hanno efficacia del 100 % e, quindi, il loro utilizzo deve essere
limitato ai soli casi in cui non si presenta alternativa tecnica e/o economica.
Esistono, altrimenti, in commercio, delle coperte schermanti da mettere
sul letto per difendersi dai campi elettrici. In questo caso, bisogna
fare molto attenzione al corretto uso di questa coperta: in primo luogo,
bisogna assicurare la messa a terra della coperta affinché questa risulti
realmente efficace; bisogna, poi, fare molta attenzione alla provenienza,
in quanto a localizzazione della sorgente del campo elettrico poiché l'azione
della coperta può risultare nulla o, addirittura, negativa nel caso in
cui la fonte di inquinamento (ad es. una prolunga) si trovi sotto il letto,
e la coperta schermante sopra le persone che dormono. In questo caso,
infatti, le linee di forza del campo elettrico saranno attirate dalla
coperta, e il corpo dei malcapitati sarà investito da un intenso campo
elettrico. Quando, invece, la sorgente del campo si trova al di sopra
della coperta schermante, il dormiente, che ovviamente riposa sotto la
coperta, è in posizione neutra.
In commercio esistono, anche, cavi schermati che impediscono la formazione
dei campi elettrici intorno ad essi: l'utilizzo, insieme a questi cavi,
di scatole di derivazione schermate, permette di realizzare impianti che
non irradiano campi elettrici all'interno dell'abitazione; ciò rappresenta
un provvedimento efficace purché, ovviamente, non si utilizzino prolunghe
che vanificherebbero lo sforzo tecnico ed economico sostenuto. Per le
case già costruite si consiglia l'utilizzo di un disgiuntore di corrente
(vedi oltre).
Realizzazione delle installazioni:
Qualora sia possibile, nella progettazione di un appartamento, pianificare
l'impianto elettrico, sarà bene far passare i cavi elettrici solo in alcune
pareti; ad esempio, nel caso di appartamenti comunicanti è consigliabile
utilizzare le pareti comuni per il transito dei cavi elettrici, posizionando
in prossimità delle mura libere le zone "vita" corrispondenti a:
-
zona letto della camera matrimoniale
-
zona letto della camera dei bambini
-
zona soggiorno ove sarà collocato il divano
Ovviamente, tali zone dovranno essere sgombre da qualsivoglia apparecchiatura
elettrica che possa produrre inquinamento elettromagnetico. Si ricorda,
inoltre, che gli apparecchi andrebbero collegati alla rete in modo che
il loro interruttore interrompa la fase diretta e non il neutro dei cavi
di alimentazione. In questo caso, infatti, il campo elettrico verrebbe
irradiato nello spazio coperto dalla lunghezza del filo di alimentazione,
sino all'interruttore; qualora, invece, l'interruttore agisse sul neutro,
il campo elettrico irradierebbe lungo tutta la lunghezza del conduttore
di alimentazione dell'apparecchio. Per la soppressione dei campi elettrici
si possono utilizzare, altrimenti, cavi schermati.
Disgiuntori:
Nelle camere ove si pernotta è consigliabile l'installazione di un disgiuntore
di corrente. Questo dispositivo disalimenta, annullando la tensione elettrica,
tutte le apparecchiature o le prese collegate, quando non sono in funzione.
Il potenziale elettrico viene ripristinato allorquando si infila la spina
o si accende l'apparecchio. Viene, in questo modo, evitata la produzione
di campi elettrici e magnetici quando gli apparecchi non sono in funzione.
Per l'applicazione di questo tipo di protezione, la zona in questione
deve possedere un'alimentazione propria. In commercio esistono due tipologie
di disgiuntori:
-
disgiuntori unipolari, collegati ad una sola fase. Poiché nella
casa possono esistere circuiti non collegati al disgiuntore e, quindi,
in tensione, potrebbero essere indotte, nei circuiti collegati al
disgiuntore, delle tensioni. Queste tensioni indotte dipendono dalla
mutua distanza tra circuito indotto e induttore e dal grado di collegamento
a terra, di tali circuiti. La presenza di un buon impianto di terra
è, quindi, fondamentale in questo caso.
-
disgiuntori bipolari, collegati sia alla fase che al neutro.
In generale, sono da preferire disgiuntori unipolari. Bisogna curare,
inoltre, molto bene l'isolamento delle parti elettriche del disgiuntori,
in quanto anche una piccola corrente di dispersione può provocare un mancato
funzionamento dell'apparecchio. Va segnalato, poi, che non tutti i dispositivi
elettrici possono essere inseriti in circuiti serviti da disgiuntori;
in particolare tutti quegli apparecchi che richiedono una bassa corrente
all'atto dell'innesco potrebbero, nel caso in cui tali correnti non raggiungessero
la soglia di taratura del disgiuntore, non accendersi. Inoltre il disgiuntore
non potrà funzionare se, alla rete in cui questi sono collegati, vengono
inseriti apparecchi che hanno un funzionamento continuato. E' evidente,
quindi, che sveglie elettriche, radiosveglie e qualsiasi altra apparecchiatura
che necessita di un'alimentazione permanente non può essere presente in
tali luoghi.
Alla luce di tutte le situazioni prospettate è comunque importante,
onde evitare di incorrere in errori banali, chiedere la consulenza di
un esperto che realmente inquadri la situazione di inquinamento elettromagnetico
e consigli le più idonee contromisure, (sia da un punto di vista tecnico
che economico), garantendo, al tempo stesso, l'efficacia delle soluzioni
adottate.
Segnaliamo alcune realtà di cui è urgente il risanamento. A tal proposito
GREENPEACE ha chiesto all'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas di
inserire il costo del risanamento sostituendo l'onere nucleare che abbiamo
pagato da sempre nelle bollette dell'energia elettrica che continuiamo
a versare ad ENEL.
GREENPEACE chiede un onere elettromagnetico con cui si abbiamo delle
risorse per pagare il risanamento delle situazioni drammatiche di inquinamento
elettromagnetico causate dagli elettrodotti ENEL e su cui l'azienda di
stato in via di privatizzazione non intende assumersi nessuna responsabilità
per il rimedio del danno da lei causato.
GREENPEACE ed il coordinamento ALCE hanno elaborato delle stime economiche
sul risanamento che verrebbe a costare compatibilmente con le cifre fornite
da ENEL, (principale gestore elettrico in Italia), attorno ai 100.000
miliardi.
Ripartendo gli investimenti in 10 anni, con un meccanismo che chiami
in causa lo Stato per un 30%, l'ENEL per un 30%, ed i cittadini per il
restante 40%, si avrebbe un costo di circa 20.000 lire all'anno a famiglia
per 10 anni.
Infatti si potrebbe inserire nella Legge Finanziaria 2000 la tipologia
di intervento e le linee guida e poi programmare gli investimenti degli
anni a venire e, per la parte a carico dei cittadini, basterebbe agire
sulla tariffa.
Si potrebbe inserire a fianco degli inutili e scandalosi oneri nucleari,
un onere "elettromagnetico" per il risanamento delle situazioni pregresse
che necessitano per motivi sanitari di una rapida soluzione.
Ad oggi la rete elettrica che con il Decreto Bersani del 19 febbraio
1999 resta di "nuda proprietà" di ENEL vale così come è circa 6.000 Miliardi
di lire. Quando ENEL avrà steso lungo tutti gli elettrodotti le fibre
ottiche della telefonia fissa di Wind la rete varrà 20.000 Miliardi di
lire. La manutenzione della rete e la gestione competono secondo lo schema
del decreto Bersani allo Stato Italiano.
Segnaliamo alcune situazioni di emergenza nazionale significative
di inquinamento elettromagnetico presentata da Aldo Iacomelli, Daniela
Dussin, Vittorio Fagioli, Francesco De Lorenzo, alla Commissione Ambiente
della Camera dei Deputati nella audizione del 15 aprile 1998
| 1 |
Sandrigo-Udine |
380 kV 1989.
- Lettera manoscritta del signor Nicola Loprieno, membro della Commissione
Ministeriale dei LL.PP. che ha autorizzato la linea su mappe datate. |
| 2 |
Grandole e
Uniti (Milano) |
132 kV vicino
all'asilo e su un'area residenziale. |
| 3 |
Villesse (Gorizia) |
Piano regolatore
approvato dal Comune e dalla Commissione Tecnica Urbanistica Regionale
nel quale si prevedono fasce di rispetto delle infrastrutture energetiche. |
| 4 |
Monselice
(Padova) |
Delibera del
Consiglio Comunale n.82 del 27.10.97. Delocalizzazione ripetitori
GSM. |
| 5 |
Turbigo-Passo
San Giacomo (Novara) |
380 kV -doppia
terna. - Volantino dei comitati locali e delibera della Giunta Regionale
del 7 agosto 1995 in cui si chiede all'ENEL la revisione del progetto. |
| 6 |
Verona città |
Planimetria
dalla quale si evidenzia l'intreccio di numerosi elettrodotti. |
| 7 |
Impruneta
(Firenze) |
Documento
ARPAT, prot 1438 del 30 luglio 1996. - Richiesta di parziale risanamento
in occasione del rifacimento linea da 132 kV impegnante area residenziale. |
| 8 |
Malcontenta
(Venezia) |
Situazione
paradossale data da numerose linee concentrate nella medesima area.
Copia rassegna stampa e foto. |
| 9 |
Salgareda
(Traviso) |
380 kV e cabina
di trasformazione costruita a 20 metri da nuove abitazioni nonostante
l'opposizione del Sindaco, del prefetto e del dottor Comba (ISS). |
| 10 |
Arese (Milano) |
Due linee
da 380 kV parallele distanti 15 metri da una zona residenziale. -
Ricorso presentato dai cittadini. |
| 11 |
Vallata Porziano
(Assisi) |
132 kV in
progettazione nel parco del Subasio. - Interrogazione parlamentare
on. De Cesaris e on. Giordano. Lettera a Testa da parte del comitato
cittadino. |
| 12 |
Ragusa |
Melilli-Isab-Chiaramonte 380 kV. - Lettera Comitato cittadino all'Enel
e risposta dell'ente. |
| 13 |
Striano (Napoli) |
Cabina primaria,
2 linee da 380 kV in entrata e 22 linee 150 kV in uscita. - Documento
dei sindaci dei comuni interessati presentato il 10 marzo 1998 ai
delegati della Presidenza del Consiglio dei Ministri. |
| 14 |
Parma |
Cabina di
trasformazione posta sotto il pavimento di una abitazione civile.
- Ricorso della residente ex art. 700, misurazione dell'Arpa effettuate
per ordine del Prefetto. |
| 15 |
Imola |
132 kV a meno
di 10 metri da una abitazione civile. Misurazioni PMP USL Emilia.
- Si evidenziano i valori di campo magnetico rilevati che raggiungono
i 3,31 microtesla all'interno dell'appartamento. |
| 16 |
Vicenza |
Relazione
tecnica relativa alle misure di campo elettromagnetico nel quartiere
San Pio X. - Si evidenziano per la linea da 60 kV e da 20 kV valori
di campo magnetico estremamente elevati (2,2 microtesla a 410 Ampere). |
| 17 |
Mestre (Venezia) |
Via Col Moschin.
- Richiesta dei residenti al Prefetto per la disattivazione e la delocalizzazione
delle antenne Omnitel. Certificazione sanitaria e testimonianze. |
| 18 |
Pordenone |
Esposto alla
Procura della Repubblica contro l'Omnitel per gravissimi disturbi
accusati dal residente dopo l'installazione di un ripetitore. |
| 19 |
Moncenisio-Piossasco |
380 kV doppia
terna. - Parere negativo di compatibilità ambientale del Ministero
dell'Ambiente del 7 gennaio 1994. |
| 20 |
Poggio a Caiano
(Firenze) |
380 kV e Cabina
primaria a ridosso del centro abitato. |
| 21 |
Rovigo |
10 kV attaccato
al cornicione di un'abitazione. - Si evidenziano valori di campo magnetico
intorno agli 0,3/0,7 microtesla. Sono stati segnalati due decessi
per leucemia, tre casi di leucemia fulminante, un tumore mammario
più un tumore all'intestino nel raggio di 100 metri (costo del risanamento
30 milioni - dato Enel). |
| 22 |
Feltre (Belluno) |
132 kV Agordo-Vellai.
- Misurazioni effettuate dal PMP su un Istituto Agrario. Anche in
questo caso i valori di campo magnetico rilevati sono altamente significativi. |
| 23 |
Rimini |
132 kV. Via
Antinori. - Inadempienza del Comune rispetto all'accordo con l'Enel
per l'interramento. Si noti che la linea interessa il pieno centro
storico. |
| 24 |
Forlì-Fano
(Rimini) |
380 kV. Rassegna
stampa concernente le dichiarazioni recentemente rilasciate dal Dr.
Pietro Comba (CTU) nel corso della discussione sella causa penale
dei Cittadini contro l'Enel. |
| 25 |
Trento |
132 kV su
abitazioni e baite. - Dichiarazione del Servizio Foreste di Trento,
mai interpellato dall'Enel per il rilascio dell'autorizzazione. |
| 26 |
San Giorgio
in bosco (Padova) |
132 kV sopra
abitazione custode. - E' stato realizzato il quinto tracciato, il
peggiore. E' in atto un ricorso dei cittadini. |
| 27 |
Riva del Garda
(Trento) |
Rifacimento
di un 132 kV a doppia terna in area residenziale e turistica. - Contro
questo progetto si sono opposte le amministrazioni che documentano
la fattibilità del cavo interrato. |
| 28 |
Cerveteri
(Roma) |
150 kV. Proviene
da un riclassamento di una linea a 60 kV. Insiste nel centro residenziale
ad alta densità abitativa nonostante la presenza di aree inedificate
immediatamente limitrofe. - Presentato ricorso amministrativo dal
comitato civico Caereinsieme per violazione del DPCM 23 aprile
1992. Avviata trattativa dell'Amministrazione comunale per la delocalizzazione
della linea (con mediazione Conacem). |
| 29 |
Parma Vigheffio
Cà de Caroli |
132 kV passante
sopra un asilo e su una zona residenziale. - Presentato esposto alla
Procura della Repubblica. L'USL di Parma nega il parere sanitario
al comune richiedente. |
| 30 |
Como |
Scuole sotto
un elettrodotto con valori di campo magnetico superiori a 0,3 microtesla. |
| 31 |
Mestre (Venezia) |
Via Kolbe.
Scuola elementare sotto la verticale di alcuni elettrodotti. - Esposto
dei genitori al Procuratore della Repubblica perché disponga "l'evacuazione"
in altro complesso degli alunni. |
| 32 |
Cervinara
(Avellino) |
380 kV sul
parco del Partenio. |
| 33 |
Arzignano
(Vicenza) |
Richiesta
di misurazioni inevasa dalla USL perché non si riscontra violazione
delle distanze dall'abitazione del richiedente. |
| 34 |
Arezzo |
Zona residenziale
oggetto di speculazione edilizia nelle immediate vicinanze della centrale
di trasformazione ENEL di via Monte Cervino. |
| 35 |
Villaverla
(Vicenza) |
380 kV passante
a 17,10 metri da un'abitazione. |
| 36 |
Ascoli Piceno |
Abitazione
equidistante 20 metri da un elettrodotto da 220 kV un altro da 380
kV. - Segnalati 4 casi di tumore nella medesima abitazione (tumore
al cervello, alla mammella, al colon, leucemia). |
| 37 |
Cuggiono (Milano) |
132 kV a doppia
terna passante a sei metri sulla verticale delle abitazioni. - Le
misurazioni evidenziano valori di campo magnetico compresi tra 1,1
e 1,9 microtesla per 320 Ampere (corrente nominale 600 A). Segnalato
un decesso per tumore al cervello di una bambina di nove anni. |
| 38 |
Viareggio |
132 kV e cabina
di trasformazione nei pressi di un condominio. - Sono stati segnalati
due casi di leucemia tra cui un decesso. I casi si sono verificati
nel medesimo piano della palazzina. |
| 39 |
Vanzago (Milano) |
220 kV esistente
da oltre 20 anni. - Sono stati segnalati 10 casi di tumore tra cui
6 decessi nella medesima via e nelle immediate vicinanze della linea. |
| 40 |
Castelfranco
Veneto (Treviso) |
Ripetitori
radio installati in zona residenziale, nel centro storico, a 20 metri
dalle scuole senza nessuna autorizzazione edilizia. - Per tali impianti
la USL 8 in data 4.6.97 ha chiesto la delocalizzazione per interferenza
con le apparecchiature elettriche ed elettroniche dell'ospedale cittadino. |
| 41 |
Elenchi e segnalazioni di persone portatrici di patologie particolari
correlabili con la presenza presso la propria dimora di sorgenti di
campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici. |
L'attuale normativa nazionale
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.257 del 3 novembre del
1998 il decreto n.381 del 10 settembre 1998 "Regolamento recante norme
per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute
umana" adottata dal Ministero dell'ambiente d'intesa con il Ministero
della sanità e delle comunicazioni, il decreto è entrato in vigore il
3 gennaio 1999 ed è composto da 6 articoli e 3 allegati che ne fanno parte
integrante. Con questo provvedimento legislativo vengono fissati limiti
di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici connessi al
funzionamento ed all'esercizio dei sistemi fissi di teleradiocomunicazione
e radiotelevisivi operanti nell'intervallo di frequenza tra 100 kHz e
300 GHz. Nella tabella 8 sono riportati i limiti di esposizione per la
popolazione (non si applicano ai lavoratori professionalmente esposti,
che, a conoscenza dei rischi legati all'esposizione ai campi elettromagnetici,
sono periodicamente sottoposti a controlli medici mirati).
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Frequenza ƒ (MHz)
|
Valore efficace di intensità di campo elettrico
E (V/m)
|
Valore efficace di intensità di campo magnetico
H (A/m)
|
Densità di potenza dell'onda piana equivalente
(W/m2)
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0,1 – 3
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60
|
0,2
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-
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>3 – 3000
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20
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0,05
|
1
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|
>3000 - 300000
|
40
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0,1
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4
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Tab. 8 – Limiti di esposizione per la popolazione ai CEM. I
livelli di E, H e della densità di potenza devono essere mediati su un'area
equivalente alla sezione verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo
di sei minuti, e non devono superare i valori della tabella.
I limiti fissati erano, fino a poco tempo fa, i più cautelativi rispetto
a quelli individuati dagli altri paesi dell'Unione Europea. Vengono introdotti
disposizioni riguardanti la minimizzazione dei rischi in sede di progettazione
e realizzazione degli impianti, nonché l'adozione di azioni di risanamento
in caso di superamento dei limiti. Anche le regioni, assumono ora un ruolo
importante di regolamentazione delle nuove installazioni, di definizione
di criteri e procedure per le azioni di risanamento e le attività di controllo.
Va però sottolineato che tale decreto presenta diversi punti che necessitano
di maggior sviluppo, alcune carenze normative e soprattutto la frequente
non applicabilità dei limiti fissati.
Recentemente però (23 dicembre 1999) è stata emanata dal Consiglio federale
svizzero "l'Ordinanza sulle protezione dalle radiazioni non ionizzanti"
entrata in vigore in tutta la Confederazione il 1° febbraio 2000. La novità
importante è che viene regolato tutto lo spettro delle frequenze che va
da 0 Hz a 300 GHz. Inoltre questa ordinanza rappresenta quanto di più
cautelativo esiste oggi in termini legislativi, ed appare notevolmente
all'avanguardia per i campi applicativi a cui è rivolta. Infatti con particolare
riguardo alle alte frequenze, vengono fissati i seguenti limiti per gli
impianti di trasmissione per la telefonia mobile e per i collegamenti
telefonici senza filo:
-
4 V/m per impianti che trasmettono esclusivamente nell'intervallo
di frequenza attorno a 900 MHz;
-
6 V/m per impianti che trasmettono esclusivamente nell'intervallo
di frequenza attorno a 1800 MHz o in un intervallo di frequenza superiore;
-
5 V/m per impianti che trasmettono in ambedue le bande sopraindicate.
Per gli impianti di trasmissione per la radiodiffusione e altre applicazioni
radiofoniche vengono fissati i seguenti limiti:
-
8,5 V/m per trasmettitori a onde lunghe e a onde medie;
-
3,0 V/m per tutti gli altri impianti di trasmissione.
Questa ordinanza rappresenta certamente un riferimento da prendere in
considerazione d'ora in avanti da parte delle istituzioni politiche e
non solo, soprattutto in relazione alla discussione ancora aperta sulla
legge quadro in Commissione ambiente del Senato.
In allegato a questo dossier, per maggior dettaglio informativo, riportiamo
il testo completo della suddetta ordinanza.
Conclusioni
Al termine di queste considerazioni è importante fare alcune riflessioni.
La storia dell'evoluzione tecnologica insegna che è, quantomeno, illusorio
aspettarsi che i primi passi verso un definitivo riconoscimento del problema,
e susseguentemente verso la sua risoluzione, vengano mossi dai diretti
responsabili; il nucleare e la chimica ci danno, in tal senso, un chiaro
precedente. L'obiettivo costituito da un generale miglioramento della
qualità della vita del cittadino, e dal raggiungimento di limiti espositivi
così bassi da garantire una reale difesa della salute, vedrà la sua consacrazione
in tempi, probabilmente, non brevi; tutto ciò anche, ma non soprattutto,
per la complessità delle problematiche legate all'inquinamento elettromagnetico.
Solo l'avvio di una seria, nonché organizzata, campagna di ricerche
contribuirebbe poi, a fornire delle sicure verità scientifiche e a far
luce laddove esistono problematiche ancora irrisolte. E' quindi fondamentale,
come già evidenziato, il riconoscimento della questione inquinamento elettromagnetico
da parte di tutti gli attori coinvolti: governo, industria e cittadini.
Solo dopo, e sulla base dei risultati di questi studi, sarebbe possibile
emanare normative per la prevenzione e per la tutela della pubblica salute
avviando, ove il caso lo richieda, opportune azioni di bonifica.
Intanto l'industria potrebbe realizzare prodotti ed installazioni elettriche
a ridotto impatto elettromagnetico, oltre che ambientale. Concludiamo
osservando che, non potendosi escludere, alla luce dei risultati scientifici
oggi acquisiti, l'esistenza del rischio (in particolare modo quello collegato
ad alcune patologie tumorali) deve essere applicato il criterio di cautela
in conformità al principio ALARA ( As Low As Reasonably Achievable ) dell'OMS,
escludendo, così, l'esposizione della popolazione e dei lavoratori a radiazioni
"ragionevolmente" evitabili.
Si auspica, inoltre, che al più presto vengano emanate leggi nazionali
o, in attesa, regionali, che contemplino l'esposizione cronica della collettività
e gli effetti, cancerogeni e non, generati dall'esposizione ai campi elettromagnetici
ad alta e bassa frequenza.
Tra i vari firmatari di questa indagine anche l'Associazione
per la difesa dalle emissioni radar "Inquinamento elettromagnetico a radiofrequenza
a Potenza Picena", Potenza Picena, 13 / 06 /'91.
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