DOSSIER ELETTROSMOG:
Il PROBLEMA CORRE SULL'ONDA

Introduzione

L'inquinamento elettromagnetico è diventato nell'opinione comune, soprattutto in questi ultimi anni, uno tra i temi che maggiormente preoccupano, specie in seguito all'enorme proliferazione di antenne radiotelevisive e ripetitori per telefonia mobile. Basti pensare che il nostro Paese ha raggiunto il non invidiabile primato, se rapportato all'estensione del territorio ed alla popolazione, di circa 60.000 antenne radiotelevisive, laddove, ad esempio, negli Stati Uniti il numero delle antenne è di circa di 10.000 unità.

Se è vero che la biosfera, nella sua accezione più generale, è quotidianamente sottoposta a radiazioni elettromagnetiche comprese in tutto lo spettro, dalle basse frequenze fino alle radiazioni cosmiche, ivi comprese le microonde di origine tellurica e planetaria e le onde radioelettriche provenienti dal sole, è altrettanto vero che il repentino sviluppo di nuove tecnologie, operanti in questo campo di frequenze, ha fatto aumentare in maniera oltremodo significativa la densità di queste radiazioni nel nostro ambiente.

Intorno al 1950, infatti, si rilevavano al suolo dei paesi occidentali appena 10 pW/cm nello spettro di frequenze da 100 kHz a 300 GHz, mentre attualmente si misurano valori da un milione a un miliardo di volte più alti, a causa del rapido sviluppo delle telecomunicazioni.

Nel campo delle microonde, la diffusione della telefonia radiomobile, le strutture della quale richiedono l'allestimento di una vera e propria rete di antenne emittenti su tutti i territori coperti dal servizio, comporterà anch'essa un significativo incremento dell'esposizione a queste radiazioni.

Ciò che rende l'inquinamento elettromagnetico ancor più preoccupante è la sua "intangibilità" e la sua "invisibilità". Quando, infatti, ci troviamo sotto ad un torrido sole avvertiamo immediatamente come calore il bombardamento energetico a cui siamo sottoposti, almeno per la parte relativa ai raggi infrarossi (quelli che scaldano). Talvolta viene suscitata una reazione fisiologica di difesa del nostro organismo che inizia a sudare. Quando, invece, siamo bombardati da onde elettromagnetiche emesse da campi elettromagnetici, non abbiamo bisogno di alcun allarme (non ci accorgiamo di essere "trapassati" da queste onde di energia) e tanto meno di un meccanismo di difesa. Questo fenomeno somiglia molto a quello della radioattività: le onde energetiche ci colpiscono senza che noi possiamo accorgercene e soprattutto senza poterci difendere.

Colpisce particolarmente il silenzio attorno a questo tema e la mancanza di una normativa europea ed italiana che preservi la salute dell'uomo e protegga l'ambiente, fornendo limiti di esposizione e distanze di rispetto da queste fonti di inquinamento. Tutto questo rende quindi centrale il problema dei campi elettromagnetici nella politica ambientale del futuro, anche per la stretta connessione con gli aspetti della salute umana e per gli impatti sull'ambiente.

E' dunque necessario applicare a questo tema il principio precauzionale, cioè si devono assumere norme di sicurezza, limiti di esposizione, che mettano la società in condizione di tutelare in primo ruolo la salute dei bambini, quella dell'uomo, l'ambiente e la biodiversità. A tal proposito alcune indicazioni contenute nel presente lavoro, integrate con i molti ed aggiornati riferimenti bibliografici, possano essere di ausilio a quanti ritengano di doversi e volersi preoccupare di un tema così importante, dalle dimensioni planetarie ed in continua espansione.

In questo dossier vengono considerate due tipologie di elettrosmog, e precisamente quello indotto dai campi elettromagnetici a bassa frequenza, ed in seguito l'inquinamento elettromagnetico associato alle alte frequenze.
 

Campi elettomagnetici: principi

Negli ultimi cinquant'anni l'utilizzo dell'energia nucleare ha focalizzato l'attenzione generale sui pericoli per la salute costituiti dalle radiazioni ionizzanti.

Di recente, però, è stato posto all'attenzione pubblica un nuovo problema: quello delle radiazioni non ionizzanti e della loro interazione con l'uomo e l'ambiente. Il termine "radiazione non ionizzante", NIR (Non Ionizing Radiation), sintetizza tutte quelle forme di radiazioni elettromagnetiche la cui interazione con la materia produce effetti primari diversi dalla ionizzazione (che non determinano cioè rottura dei legami atomici e molecolari).

I campi elettromagnetici sono dei campi di forza che vengono a crearsi durante la produzione, il trasporto e il consumo di elettricità e sono generati, tra le altre cose, da apparecchi elettrici, cavi della corrente e stazioni trasmittenti. Sono considerate sorgenti NIR, da un punto di vista prettamente biomedico, anche i campi elettrostatici, i campi magnetostatici ed il passaggio di energia attraverso la materia sotto forma di vibrazioni ultrasoniche. Questi campi di tensione sono più forti nelle immediate vicinanze della sorgente, ma perdono velocemente di intensità man mano che ci si allontana dalla fonte d'emissione. Un campo elettromagnetico è dato dalla sovrapposizione di un campo elettrico e di un campo magnetico.

Un campo elettrico è una regione di spazio dove si manifestano forze sulle cariche elettriche, dando possibilmente origine, se le cariche sono libere di muoversi, a correnti elettriche; analogamente, un campo magnetico è una regione di spazio dove si manifestano forze sui dipoli magnetici e sulle correnti elettriche; anche il campo magnetico è in grado di generare correnti nei materiali conduttori, poiché determina in essi un campo elettrico indotto. Sono numerosi i parametri che descrivono le caratteristiche fisiche dei campi, ma ai nostri fini ci interessano in particolare l'ampiezza, che è una misura delle intensità delle forze prodotte dai campi, e la frequenza, che indica quanto rapidamente l'ampiezza varia nel tempo. La frequenza si misura in hertz (Hz), l'intensità del campo elettrico si misura in volt/metro (V/m), l'intensità del campo magnetico in ampere/metro (A/m). L'induzione magnetica B è data dal prodotto dell'intensità del campo magnetico H per la permeabilità magnetica p del mezzo: B=pH. L'unità di misura dell'induzione magnetica è il tesla (T); essendo quest'unità di misura molto grande, si utilizzano spesso i sottomultipli millitesla (mT), microtesla (µT) e nanotesla (nT), rispettivamente 10-3, 10-6 e 10-9 T.

Le NIR che destano maggior interesse negli studiosi, per i loro possibili effetti sull'uomo, sono le ELF (extremely low frequency), onde a bassissima frequenza (30-300 Hz) e le RF/MW (radiofrequenze e microonde), con banda di frequenza comprese tra 300 MHz e 300 GHz (Tab. 1).

Frequenze Designazione/esempi
Hertz (Hz)  
0,001 Oscillazioni del campo magnetico terrestre
162/3 Trasporti ferroviari
50 Approvvigionamento elettrico
400 Approvvigionamento elettrico dei veicoli aeronautici
   
Kilohertz (kHz)  
150 – 500 Onde lunghe
500 – 1500 Onde medie
1500 - 30000 Onde corte
   
Megahertz  
30 – 300 Onde ultracorte
40 Telecomando modellini
54 – 87, 174 – 216 Televisione
88 – 108 Radiodiffusione a onde ultracorte
150 – 170, 890 - 960 Telefonia mobile
   
Gigahertz  
2,45 Forni a microonde
12 Televisione satellitare
   

Tab. 1 – Alcune frequenze dello spettro elettromagnetico.

Se gli effetti termici dell'esposizione alle NIR sono ormai ben noti, inducendo di riflesso vari organismi internazionali a proporre valori e limiti di esposizione, del tutto controversi sono gli effetti atermici. I primi validi studi sulle conseguenze prodotte dai campi elettromagnetici sull'uomo e sull'ambiente sono cominciati a partire dal 1979, ed oggi è in corso, a livello mondiale, un intensa attività di ricerca, che servirà a chiarire questioni ancora aperte. I risultati di tali studi hanno rilevato un sostanziale incremento delle patologie tumorali nelle popolazioni maggiormente esposte alle radiazioni elettromagnetiche. La risposta normativa all'inquinamento elettromagnetico è stata sino ad oggi alquanto frammentaria ed inadeguata, sia in Italia che nella maggior parte degli altri paesi.

Aspetti Sociali

Gli ultimi due decenni vedono, nei paesi più industrializzati, sorgere e diffondersi dei movimenti ecologisti, attenti agli effetti sulla salute umana (tumori in particolare) derivanti dall'esposizione ai campi elettromagnetici a bassissima frequenza (50-60 Hz) generati dalle linee di trasmissione e distribuzione dell'energia elettrica.

Uno dei primi movimenti di opposizione sorge nel 1987, a seguito della costruzione di una linea elettrica a 230 kV, nell'isola di Vancouver, da parte dell'azienda elettrica canadese Bc Hydro.

Paul Brodeur, giornalista del New Yorker, illustra nel 1989, in una serie di articoli, i risultati di indagini epidemiologiche che indicano associazioni positive tra patologie neoplastiche e abitanti presso linee elettriche, e le stesse ricerche, nel 1990, mettono in evidenza rilevanti incidenze di tumori in gruppi ristretti residenti vicino ad impianti di distribuzione dell'energia elettrica.

Una rassegna degli articoli di Brodeur dell'89, che lo critica aspramente per avere basato le sue analisi soprattutto sui risultati positivi degli studi, tralasciando quelli negativi, è sicuramente sintomatica del conflitto in corso tra industria elettrica ed opinione pubblica circa la fondata preoccupazione per i possibili rischi legati all'esposizione ai CEM (campi elettromagnetici).

Morgan e Nair, ricercatori della Carnegie Mellou University, si occupano, in un loro recente articolo, tra l'altro, anche dei finanziamenti stanziati da vari enti statunitensi per gli studi sugli effetti biologici dei campi elettromagnetici a bassissima frequenza. Essi riportano il parere di diversi commentatori, tra cui Brodeur, (espressamente citato come autore di un libro sull'argomento), i quali ritengono che l'Electric Power Research Institute (EPRI), importante istituto di ricerca finanziato dall'industria elettrica statunitense, sia prevenuto, e che i risultati ottenuti dai ricercatori finanziati da questa organizzazione non siano veritieri. Nell'articolo si asserisce anche che, per recuperare credibilità, l'EPRI ha istituito uffici propagandistici con scienziati esterni, e ora consente ai ricercatori finanziati di pubblicizzare i risultati dei loro lavori senza preventiva approvazione dell'istituto; e tra questi ve ne sono molti che hanno evidenziato correlazioni positive.

Anche in Italia si sono costituiti, negli ultimi anni, vari comitati di cittadini che, coordinatisi nel CONACEM (Coordinamento Nazionale dei Comitati per la tutela dai Campi Elettromagnetici), in più riprese, si sono dichiarati contrari alla realizzazione di nuove sorgenti di elettrosmog tra le quali gli elettrodotti.

Oggi questa esperienza delle singole unità di base è finalmente sfociata in un coordinamento di Associazioni che hanno unito le loro forze per intervenire sul delicato problema.

Il nuovo soggetto, ALCE (Associazioni in Lotta Contro l'Elettrosmog) creato da GREENPEACE, Codacons, SAMBA, WWF, Bambini Senza Radiazioni, Conacem Caereinsieme, Conacem Montecompatri, Comitato di Pescara, e molti altri che si stanno continuamente aggiungendo, è operativo sia sul piano politico (stiamo seguendo da vicino la Legge Vigni, in discussione alla Commissione Ambiente della Camera, sintesi degli otto disegni di legge sulla materia elettrosmog) sia sul piano operativo della lotta contro le ingiustizie quotidianamente perpetrate nel settore da chi trasporta energia elettrica e da chi installa stazioni radiobase per la telefonia cellulare o per le trasmissioni radio – televisive.

Ad esempio uno di questi comitati si è opposto, nel comune di Rimini, alla costruzione da parte dell'ENEL dell'elettrodotto Forlì-Fano; a tal proposito è stato sviluppato da due importanti ricercatori italiani, Cesare Maltoni e Morando Soffritti, uno studio sull'inquinamento elettromagnetico a bassissima frequenza.

In Italia l'attenzione pubblica, nei confronti del problema costituito dai danni sanitari provocati dai CEM, ed in particolare di quelli prodotti dagli elettrodotti, è più recente, rispetto agli altri stati europei ed agli USA.

Dal momento che la sensibilità della pubblica amministrazione verso il problema è ancora da affinare, considerando che l'Italia è strutturata, dal punto di vista elettrico, con oltre 60.000 km di linee ad alta tensione, che si sviluppano lungo circa 5.500 km quadrati (3% del territorio nazionale), si comprende come la mobilitazione popolare sia di fondamentale importanza per la tutela della salute dei cittadini, e per porre un calmiere ai piani di espansione tecnologica incontrollata delle grandi industrie elettriche. Un riesame globale della situazione energetica italiana, infatti, non mancherebbe di suggerire sostanziali processi di razionalizzazione.

Classificazione delle sorgenti di campi elettromagnetici (CEM)

Le velocità di propagazione delle onde elettromagnetiche nel vuoto, e le leggi della fisica che governano queste grandezze, sono identiche indipendentemente dalla loro lunghezza d'onda o frequenza. A seconda della frequenza dell'onda però, si determinano diversi modi d'interazione della stessa con la materia.

L'emissione delle onde, il loro assorbimento e la loro propagazione in mezzi materiali dipendono, infatti, dalle condizioni fisiche e dalla natura delle sostanze emittenti ed assorbenti o di quelle che consentono la propagazione.

La radiazione elettromagnetica a RF (radio frequenze) e MW (microonde) è da sempre presente sulla terra come fondo naturale, generato dall'emissione del sole della terra delle galassie ed, in generale, da qualunque corpo naturale con temperatura diversa dallo zero assoluto.

L'esposizione ai campi elettromagnetici della popolazione è da attribuire essenzialmente, negli ambienti di vita, alle emissioni provocate da impianti per teleradiocomunicazioni e radar (RF e MW), dalle sorgenti domestiche, e dalle linee di trasporto e distribuzione dell'energia elettrica.

I campi elettromagnetici vengono suddivisi, a seconda della frequenza di emissione, e quindi della sorgente che li produce, in campi a bassa frequenza e campi ad alta frequenza. Nelle tabella 2 sono riportate più in dettaglio le principali sorgenti di campi elettromagnetici, suddivise a seconda della frequenza del campo prodotto, ed alcune delle quali verranno trattate singolarmente ed in maniera molto più estesa e con riguardo particolare alle problematiche sanitarie ad esse connesse.

Nella tabella 3 invece sono riportati alcuni esempi di intensità di campo, prodotte da diverse tipologie di apparecchi ed impianti. Nel caso degli elettrodomestici, i campi elettromagnetici possono essere molto elevati nell'immediata vicinanza della fonte, ma decrescono rapidamente con la distanza. Per il 95% degli elettrodomestici, il campo magnetico misurato a 1 metro e mezzo di distanza è dell'ordine di 0,1 microtesla. Nel caso invece di strutture elettriche più importanti, come gli elettrodotti per il trasporto dell'energia elettrica ad alto voltaggio, per raggiungere lo stesso valore di intensità è necessaria una distanza di almeno 200 metri dall'asse della linea elettrica.
 

Campo Elettromagnetico ad Alta Frequenza

AF

Campo Elettromagnetico a Bassa 

Frequenza

BF

Forni a microonde Trazione elettrica Ferroviaria
Impianti di allarme edifici Linee elettriche ad alta tensione
Impianti di allarme aeroporti Trasformatori
Rilevatori di metalli Quadri elettrici domestici
Trasmettitori radio televisivi Scaldabagno elettrico
Onde lunghe e medie Coperte elettriche
Onde corte Elettrodomestici per la cucina
UKW; VHF – TV; UHF – TV Apparecchi per il bricolage
Televisori Televisori
Computer Computer
Macchine industriali per riscaldamento Macchine industriali per riscaldamento
Macchine industriali per saldatura Macchine industriali per saldatura
Macchine industriali per indurimento Macchine industriali per indurimento
Saldatura Saldatura
Vulcanizzazione Vulcanizzazione
Essiccamento dielettrico Essiccamento dielettrico
Trasmettitori per CB Produzione dell'alluminio
Telefoni cellulari (TACS GSM) Elettrolisi del cloro
Radiotelefoni  
Telefoni senza fili  
Interfoni  
Impianti radar  
Apparecchi per magnetoterapia  
Apparecchi per redioterapia  
Apparecchi per Ipertermia  
Apparecchi per Marconiterapia  

Tab. 2 - Principali sorgenti di campi elettromagnetici (CEM) e rispettiva frequenza.

Oggetto della misura Campo elettrico Campo magnetico
Rasoio elettrico 30 V/m 100 m T
Spazzolino elettrico 50 V/m 90 m T
Frullatore  80 V/m 70 m T
Aspirapolvere (a 10 cm) 50 V/m 60 m T
Asciugacapelli in funzione 20 V/m 20 m T
Asciugacapelli collegato 80 V/m 20 m T
Macchina da scrivere elettric. 3 V/m 10 m T
Radio 100 V/m 8 m T
Tubo a fluorescenza - 8 m T
Lavatrice (sui comandi) 100 V/m 5 m T
Ventilatore 1 V/m 1 m T
Ferro da stiro 60 V/m 4 m T
Lampadina (100 w a 10 cm) 60 V/m 3 m T
Fotocopiatrice in funzione 80 V/m 2 m T
Fotocopiatrice accesa 1 V/m 1 m T
Frigorifero (motore) - 2 m T
Registratore (10 cm) 90 V/m 1.5 m T
Televisore (comandi) 120 V/m 1.1 m T
Giradischi 100 V/m 1 m T
Telefono 8 V/m 50 nT
Interruttore (10 cm) 50 V/m 30 nT
Spina (non funzionante) 60 V/m -

Tab.3 – Alcuni esempi di intensità di campo.
 

Interazione dei campi elettromagnetici con i viventi

Quando un organismo biologico (per esempio un individuo) si trova in un campo elettrico o in un campo magnetico, ha inevitabilmente luogo una interazione tra le forze dei campi e le cariche e le correnti elettriche presenti nei tessuti dell'organismo che, in particolare alle basse frequenze, sono in linea di massima dei buoni conduttori. Come conseguenza della interazione, all'interno dell'organismo vengono indotte grandezze fisiche (campo elettrico, campo magnetico, densità di corrente) legate all'intensità ed alla frequenza dei campi, alle caratteristiche dell'organismo ed alle modalità di esposizione. Il risultato della interazione è sempre un effetto, inteso come "deviazione delle condizioni dei tessuti dalla precedente condizione di equilibrio". Quando i normali meccanismi di compensazione di cui ogni organismo dispone sono in grado di annullare la perturbazione, ripristinando la condizione di equilibrio, si parla di "effetto indifferente"; se questo non avviene, l'effetto diviene "manifesto" e può in linea di massima essere benefico se (almeno in qualche particolare condizione) procura un vantaggio all'organismo, oppure avverso se gli procura un danno; se questo permane anche dopo aver interrotto l'esposizione, parleremo di "danno permanente".

Effetti sulla salute umana dei campi elettromagnetici a bassa frequenza

Da almeno una decina di anni, per opera soprattutto di un ricercatore tedesco (Jurgen H. Bernhardt, a quel tempo al Federal Health Office della Germania Occidentale), ci si è resi conto con chiarezza che la totalità degli effetti acuti dei campi elettrici e magnetici ELF è attribuibile alla "densità di corrente" (misurata in A/m2)indotta dal campo elettrico e dal campo magnetico esterno, nei tessuti degli organismi esposti, che, ad elevate intensità, produce una stimolazione delle cellule nervose e muscolari. Gli effetti che si verificano a livelli più bassi consistono in interferenze nella percezione sensoriale a livello oculare (percezione di lampi luminosi e colorati, detti "fosfeni") o tattile (sensazione di pizzicore); a livelli via via più elevati le correnti indotte possono causare contrazioni muscolari, extrasistole cardiache, fibrillazione ventricolare, sensazione di calore.

E' comunque a partire dagli anni '70 che sono stati sviluppati molti studi, finalizzati alla determinazione di un nesso causale tra campi ELF (campi elettromagnetici a frequenza molto bassa) e patologie tumorali; la grande maggioranza di queste ricerche sono state commissionate per dimostrare il danno indotto dalle onde elettromagnetiche generate da linee elettriche e/o altre installazioni elettriche.

L'Istituto Superiore della Sanità (ISS) nel 1989 ha prodotto un rapporto, intitolato "Linee ad alta tensione: modalità di esposizione e valutazione del rischio sanitario", nel quale veniva presentata una sintesi della letteratura scientifica disponibile e venivano formulate treconclusioni:

  1. esistono elementi per ritenere che l'esposizione ai campi ELF accresca i rischi di neoplasie, anche se ciò non è ancora dimostrato in termini convincenti (non c'è ancora una omogeneità' di pareri, specie in campo medico);

  2. qualora si stabilisca un nesso di causalità tra l'esposizione ai campi ELF e l'insorgere di patologie tumorali, risulterà esposto a rischio non solo chi abita in prossimità delle linee elettriche ad Alta Tensione, ma anche l'utente di energia elettrica a livello domestico. Le ricerche in corso in diversi paesi europei, negli USA e in CANADA porteranno, nel giro di qualche anno, a fornire risposte esaurienti ai quesiti aperti;

  3. Tenuto conto delle attuali incertezze e del fatto che gli studi di laboratorio hanno finora fornito scarsi elementi a sostegno dell'ipotesi che i campi ELF possono essere associati ad un aumento di incidenza dei tumori, si ritiene che i dati epidemiologici oggi (1989) disponibili non possano essere assunti a base di processi decisionali e di misure di sanità pubblica.

In un secondo rapporto, sempre prodotto dall'Istituto Superiore della Sanità nel 1995, ed intitolato "Rischio cancerogeno associato ai campi elettromagnetici a 50/60 Hz", la posizione viene palesemente modificata, sulla base di risultati di ricerche epidemiologiche e sperimentali, condotte da prestigiosi Istituti di ricerca internazionali.

Le considerazioni finali di tale lavoro sono abbastanza ambigue ed esprimono, probabilmente, la necessità di conciliare una situazione di emergenza sanitaria, con le presunte incertezze dei dati scientifici disponibili e con gli enormi investimenti finanziari a cui si dovrebbe far fronte alla luce di una presa di coscienza circa la pericolosità, per la popolazione, di tale forma di inquinamento.

Il rapporto cita testualmente: "il quadro che emerge dalla letteratura scientifica esaminata depone nel complesso a favore di una associazione positiva fra esposizione a campi a 50/60 Hz e leucemia infantile".

Nel rapporto viene inoltre individuato nel valore 0.2 m T il limite oltre il quale si determina, in un quadro complessivo che contempla eventuali cofattori, un aumento del rischio di leucemia infantile.

Un passo del rapporto, che suscita allarmismo circa le effettive capacità dell'ISS di rendersi garante della salute pubblica, è costituito dalla seguente affermazione:" Le azioni preventive debbono essere commisurate alle certezze disponibili sul piano scientifico ...tenendo conto del fatto che l'esistenza di margini di incertezza impone di trovare un equilibrio fra il criterio dell'efficacia dell'intervento ed il principio cautelativo..."

In sostanza, l'ISS ritiene ancora valida l'impostazione giuridica finora adottata, per cui i limiti da osservare devono tenere conto solo degli effetti acuti (termici) dell'esposizione.

Alla luce di quanto in precedenza esposto, molto interessanti appaiono le seguenti considerazioni consistenti nell'intervento del dott. Pietro Comba, Direttore del Laboratorio di Igiene Ambientale dell'Istituto Superiore della Sanità (nonché coautore del rapporto ISTISAN), al Convegno organizzato dalla Regione Veneto nel dicembre ‘96, nel contesto dell'approvazione, da parte della Regione stessa, della Legge Regionale che regolamenta i nuovi impianti, i limiti espositivi e le priorità di risanamento.

Questo documento, in pratica, viene a costituire un compendio al Rapporto ISTISAN 95/29; tale aggiornamento viene stilato alla luce dei nuovi documenti scientifici pubblicati nel 1996, dai quali viene ancor più confermato il fatto che: "il quadro che emerge dalla letteratura scientifica esaminata depone nel complesso a favore di una associazione positiva fra esposizione a campi a 50/60 Hz e leucemia infantile, in corrispondenza di esposizioni superiori a 0.2-0.3m T."

Nel corso di questo intervento, Comba mette in risalto l'esistenza di un secondo insieme di studi relativi a sintomatologie di tipo soggettivo. Vengono segnalate ricerche che riportano disturbi neurologici e circolatori, alterazioni ematologiche, con cefalea, affaticamento, irritabilità, disturbi del sonno; tutti questi sintomi sarebbero da attribuire all'esposizione a campi elettromagnetici prodotti da installazioni elettriche.

Vengono citati studi che documentano depressione, sintomi dermatologici, vertigini, formicolii, debolezza, difficoltà respiratoria, sudorazione, palpitazioni, perdite di memoria. Nel prosieguo dell'intervento il dott. Comba osserva ancora:

"Questo insieme di studi, pur caratterizzato da una certa frammentarietà e, soprattutto dall'assenza di protocolli standardizzati quali quelli utilizzati nelle ricerche sulle leucemie infantili, sembrano indicare un fenomeno reale che merita un'attenta valutazione. In Italia, casi di questo genere sono stati segnalati a Milano, Rimini, Civitavecchia, Cerveteri ed in alcune altre località."

Sempre nel prosieguo del discorso, il dott. Comba evidenzia che il livello di campo magnetico medio nelle aree urbane è dell'ordine di 0.1m T e che..."secondo l'Istituto Svedese per la Protezione dalle Radiazioni, nei casi in cui i livelli espositivi eccedono i livelli normali più di dieci volte, si potranno adottare misure per la riduzione del campo magnetico, purché tali riduzioni si possano ottenere ad un costo ragionevole. In questo scenario, le situazioni caratterizzate da esposizioni superiori a 1 m T sarebbero dunque candidate con priorità ad interventi di risanamento....Se la finalità dell'identificazione di un fattore di rischio per la salute è il suo abbattimento, il principio cautelativo entra nella definizione di evidenza sufficiente, e si valorizzano le associazioni riproducibili anche in assenza di conoscenze sui meccanismi biologici sottesi; questo è un approccio rilevante soprattutto per i fattori di rischio precedentemente non riconosciuti...Ad avanzamenti parziali delle conoscenze possono quindi corrispondere avanzamenti anche parziali delle azioni di sanità pubblica.".

Il primo passo verso un'associazione positiva tra danni alla salute umana e campi elettromagnetici a frequenza di rete (50-60 Hz) viene effettuato nel 1972, allorché ricercatori sovietici resero noti i risultati di molteplici studi condotti su operatori addetti alla manutenzione di interruttori, in stazioni elettriche ad alto voltaggio; furono rilevati numerosi disturbi non specifici. Già in quel periodo, in URSS, erano state emanate norme per i lavoratori che operavano in prossimità di tali installazioni elettriche. Queste leggi contenevano pesanti limitazioni circa la permanenza umana in luoghi ove fossero presenti campi elettromagnetici prodotti da installazioni ad alta tensione. I limiti fissati da tali normative risultavano fino a 1000 volte inferiori rispetto a quelli in vigore attualmente nei paesi occidentali.

Come già osservato, alla base di queste normative vi era una fioritura di studi, - circa 320 - condotti su operai che vivevano o lavoravano in prossimità di linee elettriche ad alta tensione. Le risultanze di queste ricerche (pubblicate da Asanova, Irivova, Fole, Krobbava e Sazaniva), evidenziavano l'insorgenza di molteplici disturbi non specifici come impotenza, scarsa redditività sul lavoro, insonnia, vertigini, vomito, emicrania, spossatezza che venivano a cessare nell'istante in cui terminava l'esposizione ai campi prodotti dalle linee.

Gli autori della ricerca notarono anche una variazione della struttura e del numero dei globuli bianchi e rossi, modificazioni della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca.

Il biofisico americano A. Marino ha evidenziato un legame tra l'esposizione ai campi elettromagnetici e l'inibizione della crescita in animali e uomini. Lo studio, condotto in un istituto medico di Syracuse nello stato di New York, ha evidenziato, anche, che in una fascia di 150 metri di distanza da linee ad alta tensione si verificavano variazioni della composizione del sangue e del battito cardiaco. Disturbi comportamentali sono stati riscontrati entro una fascia di 300 metri.

In Australia, nel 1990, è stato sviluppato un metastudio, il quale ha cercato di conglobare tra loro tutte le ricerche fino ad allora eseguite (11 sui tumori infantili e 35 su esposizione nell'ambiente di lavoro). Un raddoppio dei casi dei tumori infantili è stato evidenziato per esposizioni superiori a 300 nT.

Nell'ambito di un confronto tra limiti fissati da varie normative, è interessante evidenziare che, sulla base di numerosi studi medico-scientifici condotti in questi ultimi anni, sono state emanate, da organismi internazionali di tutela della salute dei lavoratori e della popolazione, normative tecniche che fissano dei valori limite di esposizione che non dovrebbero essere superati negli ambienti di vita o di lavoro. Talune di queste disposizioni sono state fatte proprie dalle normative di qualche paese.

E' importante notare come, per le basse frequenze, i limiti evidenziati dalla tabella tengano esclusivamente conto degli effetti termici indotti dalle onde elettromagnetiche, cioè del riscaldamento dei tessuti ad opera dell'energia in esse contenuta. Sono tralasciati, invece, gli effetti cronici che sopraggiungono anche e soprattutto per intensità dei campi elettromagnetici notevolmente inferiori di quelle riportate.

Gli studi sinora condotti sono stati strutturati in 3 modi:

  • Indagini epidemiologiche sull'uomo

  • studi a lungo termine sugli animali

  • studi a breve termine sugli animali e sistemi cellulari.

La maggior parte delle ricerche sono state sviluppate per indagare lo sviluppo tumorale come possibile rischio sanitario per l'uomo esposto ai campi elettromagnetici.

Esposizione residenziale e tumori infantili

Nel 1979, fu pubblicata, a cura di Wertheimer e Leeper, la prima ricerca sulla correlazione tra campi elettromagnetici a frequenza di rete e patologie neoplastiche.

Lo studio in esame viene commentato nella rassegna di Coleman e Beral ed in una pubblicazione dell'EPA (Environmental Protection Agency) da importanti ricercatori, tra i quali Morgan e Nair, Florig, Savitz ed altri.

Wertheimer e Leeper evidenziarono casi di tumore infantile in abitazioni prossime a "configurazioni elettriche ad alta corrente", ovvero linee di distribuzione elettrica suscettibili di produrre campi elettromagnetici superiori alla media.

La struttura dello studio fu del tipo "caso-controllo".

Furono analizzati "casi" costituiti da ragazzi con meno di 19 anni di età, deceduti per tumore fra il 1950 ed il 1973. Il loro certificato di nascita era del Colorado ed avevano vissuto gran parte della loro vita nella zona di Denver.

I "controlli" furono determinati attraverso gli archivi anagrafici, organizzati per mese di nascita e distretto, selezionando i ragazzi i cui certificati di nascita seguivano immediatamente quello del ragazzo-caso: in tal modo, veniva automaticamente escluso il controllo, qualora risultasse del ragazzo-caso.

Furono così esaminati 344 casi e 344 controlli.

Dopo aver formulato uno schema di classificazione semplificato, basato sulla misurazione di campi magnetici, gli autori calcolarono la grandezza relativa del campo magnetico nelle abitazioni, mediante la misura-surrogato delle configurazioni dei cavi.

I cavi di distribuzione primari (13 kV) furono classificati come "grossi" o "sottili".

I " cavi grossi" sono progettati per il trasporto di elevati carichi elettrici (alti amperaggi).

Le case furono classificate a seconda che avessero configurazione ad alta corrente (HCC), oppure una configurazione a bassa corrente (LCC).

Una casa era classificata come "HCC " se una delle seguenti condizioni era verificata:

  • Era a meno di 40 metri da cavi primari grossi o da un fascio di 6 o più primari sottili;

  • Era a meno di 20 metri da fasci di 35 primari sottili o da cavi ad alta tensione (50-30 kV);

  • Era a meno di 15 metri da cavi secondari (240V) che uscivano direttamente da un trasformatore.

Per quanto riguarda la distribuzione elettrica esterna alle case, la "configurazione dei cavi" venne codificata con l'assunto che:

  1. Le caratteristiche delle linee di distribuzione esterne (dimensione dei cavi, numero delle diramazioni, ecc.) fossero predittive del flusso di corrente nei pressi dell'abitazione;

  2. La combinazione flusso di corrente-distanza dall'abitazione fosse predittiva dell'esposizione a lungo termine degli abitanti della casa.

È ancora una volta opportuno ricordare che i materiali costruttivi delle case schermano efficacemente i campi elettrici, ma non quelli magnetici.

Alla luce di questa codifica, gli autori notarono che una grande quantità dei casi di cancro era stata riscontrata in case classificate come HCC, esposte mediamente a campi magnetici più elevati.

La sproporzione era ancora più evidente se ci si riferiva a casi e controlli che avevano vissuto nella stessa casa dalla nascita in avanti.

La aumentata incidenza dei tumori, associata con l'occupazione di case a maggiore esposizione magnetica, era nell'ambito di 2-3 volte, con un certo gradiente di dose-risposta correlato ai livelli di esposizione.

A tal proposito, il rischio relativo di leucemia per case localizzate in prossimità di configurazioni ad alta corrente rispetto ad una vicino a configurazioni a bassa corrente, fu stimato ad un livello 3, statisticamente significativo.

Per i tumori del sistema nervoso centrale la stima fu di 2.4, sempre statisticamente significativa; il rischio di linfoma fu alto ma non significativo statisticamente, a 2.1.

Lo studio fu oggetto di diverse critiche di tipo metodologico; la principale fonte di dubbio derivava dal fatto che la valutazione dell'esposizione al campo magnetico, non era basata su misure dirette di quest'ultimo nelle abitazioni.

A riguardo, è interessante analizzare il parere di Savitz, famoso epidemiologo statunitense, il quale, nel contesto di un progetto di ricerca sulle linee elettriche sovvenzionato dal Dipartimento della Salute dello Stato di New York, ebbe il mandato di verificare il lavoro di Wertheimer e Leeper.

Nella parte finale, del rapporto sul lavoro di Wertheimer e Leeper, Savitz osserva: "la relazione tra i campi e i cablaggi (cioè la disposizione dei conduttori di energia elettrica nello spazio circostante quello abitativo) è molto complessa e vi sono molti altri fattori che influenzano l'esposizione al campo magnetico (ad esempio il cablaggio interno alla casa, il sistema di messa a terra degli apparecchi utilizzatori, tipo degli apparecchi utilizzatori).

Pur tuttavia, è stato osservato che la codifica da parte degli autori dei cavi di distribuzione prediceva in maniera esauriente i campi magnetici misurati e si è dimostrata essere un utile supporto di diagnosi dei campi medi a lungo termine, se non dei livelli misurati istante per istante".

Più' avanti, Savitz prosegue cosi': "l'altra principale limitazione dello studio era l'assenza di informazioni sui potenziali fattori di confondimento, come il fumo materno o l'uso di raggi X.

La scarsità' di determinanti noti del tumore infantile rende difficile valutare e controllare l'apporto dei confondenti, ma la piccola probabilità di una relazione stretta tra i potenziali fattori di confondimento e la codifica dei cavi, argomenta contro un forte apporto dei confondenti".

Successivamente, Myers ed altri hanno elaborato alcuni dati preliminari estrapolati da uno studio sui tumori infantili sviluppato nello Yorkshire in Inghilterra.

In questo studio, la misura dell'esposizione veniva effettuata valutando la distanza delle case di nascita dei "casi" e dei "controlli" da linee elettriche aeree, e formulando stime per le abitazioni distanti meno di cento metri dalle linee.

I "casi", più spesso, vivevano a meno di cento metri dalle linee, ma le esposizioni dai campi magnetici calcolati non erano differenti per casi e controlli che vivevano all'interno di questa distanza.

Il commento di Savitz su questo studio mise in risalto che la totalità delle ricerche, fino a quel momento pubblicate, era basata su diagnosi rappresentative del campo; egli asserì inoltre che Myers, nel fornire uno schema semplificato per la valutazione dell'esposizione, poteva aver formulato un modello con un basso grado di affidabilità.

In seguito Tomenius ha effettuato uno studio sui tumori infantili nel distretto di Stoccolma in Svezia. In questa ricerca, la misura dei campi magnetici generati da linee elettriche ed altre sorgenti, fu eseguita per le abitazioni ove erano nati ed erano stati diagnosticati tutti i casi di tumore osservati nella contea di Stoccolma, nei 15 anni intercorsi dal 1958 al 1973, per le persone di età compresa tra 0 e 18 anni.

Lo studio fu limitato a 716 casi, che avevano una abitazione nella contea sia al momento della nascita che della diagnosi.

Un equivalente numero di controlli fu accostato ai casi in accordo col distretto religioso di nascita, l'età ed il sesso.

Fuori da ogni abitazione fu annotata la presenza di costruzioni elettriche (conduttori ad alto voltaggio da 6 a 200 kV, sottostazioni, trasformatori, ferrovie elettriche e metropolitane), nel raggio di 150 metri. Inoltre fu misurato il campo magnetico a 50 Hz davanti all'ingresso principale di ogni abitazione.

Conduttori visibili da 200 kV furono notati in 45 delle 2098 abitazioni in esame e furono trovati con una frequenza doppia tra i casi rispetto ai controlli.

Il campo magnetico misurato davanti all'ingresso delle abitazioni variava tra 0.0004 e 1.9 microtesla (m T), con valore medio di 0.069 m T.

Il campo magnetico era più alto (valore medio di 0.22 microtesla) nelle abitazioni con conduttori a 200 kV visibili, che in quelle senza cavi in vista.

Campi magnetici da 0.3 microtesla o più furono misurati in 48 abitazioni e furono trovati due volte più frequentemente tra i casi che tra i controlli.

La differenza era più pronunciata per le abitazioni di soggetti affetti da tumori del sistema nervoso (rapporto di rischio 3.7) e minore per le leucemie. Limitando l'analisi ai soggetti che hanno vissuto nella stessa abitazione fin dalla nascita, il rischio relativo di cancro delle persone che vivevano in case con campi magnetici misurati maggiori di 0.3 microtesla era pari a 5.4, statisticamente significativo.

I risultati non erano correlati alla distanza delle abitazioni dai cavi a 200 kV, all'interno della fascia dei 150 metri.

Tomenius quindi commentava: "ciò può indicare che non c'è una relazione dose/risposta tra l'incidenza del tumore e la distanza dai cavi all'interno di una certa distanza soglia, e che questa distanza è maggiore di 150 metri".

Tomenius proseguiva dicendo: "il numero di abitazioni con tumore più alto dell'atteso, tra le abitazioni con campo magnetico maggiore (maggiore di 0.3 microtesla), è coerente con la ipotesi di un effetto causale del campo magnetico, ma il risultato può essere dovuto a qualche altro fattore correlato al campo magnetico".

Savitz, commentando questo studio, osservava che la decisione di dividere le esposizioni sopra e sotto la soglia di 0.3 microtesla non è spiegata e ciò potrebbe avere un importante effetto sui risultati stimati, poiché le abitazioni dei casi e dei controlli avevano la stessa esposizione magnetica media.

"Pur tuttavia - conclude Savitz - questo studio fornisce un ulteriore evidenza per un possibile ruolo eziologico dei campi magnetici nei confronti dei tumori infantili".

Lo studio di Savitz fu pianificato per controllare, il precedente studio di Wertheimer e Leeper del 1979 ed i suoi risultati, sostanzialmente in accordo con quelli del primo studio, hanno rafforzato molto, nel mondo scientifico internazionale, la validità della correlazione positiva tra esposizione ai campi magnetici a frequenza di rete ed insorgenza di neoplasie.

Lo studio di Savitz è uno studio "caso-controllo", progettato per valutare la relazione tra esposizione ai campi magnetici e lo sviluppo dei tumori infantili. I casi elencabili consistevano in tutti i 356 residenti di Denver, con età compresa tra 0 e 14 anni, ai quali era stata diagnosticata qualsivoglia forma di cancro tra il 1976 ed il 1983.

Pur essendo identica l'area geografica esaminata, non si presenta sovrapposizione tra i due casi, dato il periodo diverso di osservazione.

I controlli furono selezionati con chiamate telefoniche a numeri casuali, per approssimare la distribuzione dei casi per età, sesso ed area telefonica di appartenenza.

L'esposizione delle persone fu caratterizzata attraverso misure di campo elettrico e magnetico in casa sotto condizioni d'uso di "bassa" ed "alta" potenza elettrica, e mediante codici di configurazione dei cavi assunti come misura, surrogato dei livelli medi di campo magnetico a lungo termine .

Fu trovato da Savitz che i campi magnetici, misurati nelle condizione di "bassa" potenza, avevano una debole associazione positiva con l'incidenza del cancro, con valori di fattori di rischio di 1.0, 1.3, 1.3, 1.5 per quattro intervalli di esposizione al campo magnetico in progressione di intensità.

Dividendo il numero di casi-controlli in osservazione, col valore di soglia per il campo magnetico fissato a 0.2 microtesla, si determinano valori di rischio, oltre questo valore di induzione magnetica, di 1.4 per tutti i tipi di tumore, e più alti per le leucemie, linfomi e sarcomi dei tessuti molli. Nel caso di condizione d'uso ad "alta" potenza non si rilevano correlazioni positive.

I codici di configurazione dei cavi associati ai campi magnetici maggiori sono più comuni nelle abitazioni dei casi che in quelle dei controlli.

Confrontando, inoltre, le due codifiche più alte con le tre più basse si ha un rapporto di rischio di 1.5 per tutti i tipi di tumore.

Il confronto delle abitazioni aventi la codifica più alta, direttamente con quelle con la codifica più bassa, incrementa i rapporti di rischio, che diventano, però, meno precisi statisticamente: si ottiene 2.3 per tutti i tumori, 2.9 per le leucemie, 3.3 per i linfomi.

Nelle considerazioni finali dello studio, Savitz afferma testualmente: "questo studio fornisce qualche indicazione che le esposizioni residenziali ai campi magnetici sono più alte per i casi di tumore comparati con i controlli, basandosi su misure dei campi magnetici in condizioni d'uso di bassa potenza elettrica".

Nel prosieguo della discussione, Savitz esamina varie tipologie di fattori confondenti dei risultati (come ad esempio la densità di traffico vicino alle case), per concludere, infine, che i campi magnetici restano la base più plausibile per le associazioni osservate nel cancro.

Alla luce dei risultati evidenziati dal suo studio, Savitz riferisce che è molto improbabile che i risultati degli altri studi sul tumore infantile siano stati alterati da confondenti.

Prosegue, poi, osservando che i risultati delle sue ricerche sono coincidenti, nel complesso, con le risultanze "positive" degli studi di Wertheimer e Leeper e di Tomenius, anche se molte delle deduzioni, specifiche, non collimano esattamente.

Più avanti, Savitz raffredda il suo tono, osservando che, sebbene il suo studio abbia molti punti in comune coi rapporti precedenti, sarebbe erroneo interpretare la lettura sull'argomento come una serie di risultati positivi replicati: "una più valida interpretazione - dice ancora Savitz - sarebbe una letteratura di risultati suggestivi ma non conclusivi (singolarmente e nel complesso)".

L'autore sostiene, inoltre, che vi sono ancora pochi dati che forniscano un supporto sperimentale che descriva la dinamica eziologica dei campi magnetici, nei confronti della promozione delle patologie tumorali, ma anche che cresce il riconoscimento che questi campi hanno effetti biologici a particolari intensità e, parimenti, stanno evolvendo delle teorie sulla possibilità di un effetto di promozione del cancro.

Quest'ultimo punto è molto importante, perché molte delle perplessità iniziali sulla possibilità che i campi elettromagnetici ELF causino lo sviluppo del cancro, derivano dal fatto che queste tipologie di onde elettromagnetiche non hanno capacità ionizzante e quindi non possono spezzare direttamente i legami chimici del DNA di una cellula sana per renderla, eventualmente, di tipo neoplastico. In realtà la possibilità di influenzare il processo di duplicazione a catena delle cellule tumorali, originato da una prima cellula resa maligna per un'altra causa, rende il campo elettromagnetico "non ionizzante" plausibile come agente promozionale nel processo di sviluppo di un tumore.

Savitz fa ancora delle considerazioni interessanti, affermando che l'assenza di un effetto carcinogeno dei campi ELF dimostrato in laboratorio, chiaramente indebolisce le inferenze che si potrebbero trarre dagli studi epidemiologici. "Tuttavia - prosegue ancora - gli esempi storici delle scoperte epidemiologiche di carcinogeni biologicamente "implausibili" come il fumo di tabacco, il benzene e l'arsenico, dovrebbero essere presi in considerazione, poiché queste scoperte furono all'ultimo seguite (piuttosto che precedute) da conferme di laboratorio."

In fine, Savitz osserva che, sebbene esistano consistenti limitazioni nella conclusività dei suoi dati, i risultati incoraggiano a sviluppare la ricerca sul ruolo eziologico dei campi magnetici nei confronti della promozione del tumore infantile, dando quindi anche una implicita valutazione di validità scientifica ai precedenti risultati "positivi" di Wertheimer, Leeper e Tomenius.

Sorgenti elettromagnetiche ad alta frequenza

Le principali sorgenti di campi elettromagnetici ad alta frequenza di rilevante impatto sanitario ed ecologico sono: i telefoni cellulari, i forni a microonde, i videoterminali, gli apparecchi televisivi e gli impianti di trasmissione radiotelevisiva (Tabella 4).

Al di sopra di una certa intensità di campo, gli effetti prodotti da immissioni elettromagnetiche ad alta frequenza possono esacerbarsi e divenire potenzialmente pericolosi per la salute. Il fattore determinante per l'assorbimento dell'energia, contenuta nell'onda elettromagnetica a cui si è esposti, da parte dell'organismo è dovuto alla quantità di acqua posseduta dai tessuti, in quanto questa, per le sue proprietà dielettriche, può trasformare l'energia elettromagnetica in calore. La formazione di calore comporta la messa in atto da parte dell'organismo di meccanismi di termoregolazione che possono aiutare a disperdere il calore. Il primo meccanismo è legato alla vasodilatazione in risposta sia all'aumentata produzione metabolica di calore, sia all'assorbimento di energia termica. Vi è stato recentemente un consenso unanime sul fatto che l'assorbimento di energia avviene in prossimità della superficie piuttosto che in profondità. Quando questo aumento locale è tale da superare certi limiti, questo aumento della temperatura tissutale può portare a morte cellulare e a necrosi tissutale. Oltre l'effetto immediato di innalzamento della temperatura corporea, si possono verificare anche riscaldamento del midollo osseo dovuto alla conduzione di stimoli elettrici corporei che vanno a scaricarsi a terra attraverso le gambe; insorgenza di cataratta nell'occhio; disturbi della funzione riproduttiva; disturbi cardiaci e circolatori; alterazioni del sistema immunitario e neuroendocrinologico e del sistema nervoso centrale; alterazioni del comportamento spontaneo o condizionato degli animali da laboratorio usati in test di apprendimento e di comportamento. In presenza comunque di frequenze superiori ai 10 MHz, tutta questa sintomatologia viene oggi direttamente attribuita al carico termico indotto dal campo elettromagnetico (effetti acuti). Numerosi diventano anche gli studi sugli effetti biologici non termici, riportati sia in colture cellulari che in studi sull'animale per una quantità di energia assorbita troppo piccola perché possa essere associata a qualsiasi risposta con aumento della temperatura, e che comprendono interazioni a livello molecolare, alterazione dell'equilibrio elettrochimico della membrana cellulare, alterazione dei meccanismi di riparazione molecolare del DNA (quest'ultimo effetto è comprovante del ruolo delle radiazioni elettromagnetiche nella carcinogenesi). A frequenze inferiori a qualche MHz, a diventare importanti sono anche gli effetti indiretti, cioè quelli che vengono ad esercitarsi solo attraverso la manipolazione di un certo oggetto o apparecchio: se si manipolano oggetti metallici in un campo elettrico, possono ad esempio venirsi a creare brevi scariche di tensione o una corrente da contatto continua che, a seconda dell'intensità, può trasmettersi alla persona, provocando anche shock molto violenti. E' ben noto inoltre l'influsso (interferenza) che certi campi (a modulazione di ampiezza) esercitano sui pace-maker cardiaci.

Per le alte frequenze, il parametro fisico che meglio consente di esprimere la quantità di energia a cui si è esposti è la densità di potenza (W/m2), o, in termini di assorbimento, il SAR (Specific Absorption Rate = percentuale di assorbimento) che esprime il tasso specifico di assorbimento di energia da parte di un sistema biologico e si misura in watt per chilogrammo di peso corporeo (W/kg). Il tasso di assorbimento è influenzato oltreché da molte variabili fisiche, anche da diverse variabili biologiche, come le proprietà bioelettriche del corpo, le dimensioni e l'orientamento rispetto alle linee di forza del campo. Tali valori si modificano in funzione delle diverse caratteristiche del corpo umano quali, vestiti, spessore della cute e sottocute, peluria, quantità d'acqua presente in misura variabile in funzione dell'età e del sesso.

FONTE FREQUENZA DISTANZA VALORI TIPICI DI ESPOSIZIONE LIMITI OSSERVAZIONI
Forni a microonde 2.45 GHz 0.3 m

0.5 m

1 m

< 10 W/m2

< 5 W/m2

< 1 W/m2

IRPA: 

10 W/m2

Fino a 50 W/m2 a 5 cm di distanza
Radar per la viabilità 9 – 35 GHz 3 m

10 m

< 250 m W/m2

< 10 m W/m2

IRPA: 10 W/m2 Potenza 0.5 – 100 mW
Sistemi di allarme CB

Walkie – Talkie

0.9 – 10 GHz
 
 

27 MHz


 
 

5 cm
 
 

12 cm

< 2 m W/cm2
 
 

fino a 1000 V/m

fino a 0.2 A/m

fino a 200 V/m

fino a 0.1 A/m

IRPA: 5 – 10 W/m2

IRPA: 27.5 V/m

0.073 V/m

Potenza: alcuni watt
Trasmettitori radio televisivi UKW, VHF 87.5 – 108 MHz

47 – 68 MHz

174 – 230 MHz

= 1.5 Km < 50 m W/m2
 
 
 
 

<20 m W/m2

IRPA: 2 –4 W/m2
 
 

IRPA: 2 W/m2

Potenza fino a 1000 KW
 
 

100 – 300 KW

UHF 470 – 890 MHz = 1.5 Km < 5 m W/m2 IRPA: 2 – 4 W/m2 Potenza fino a 5 MW
Onde corte 3.95 – 26.1 MHz 220 m

50 m

27.5 V/m=2 W/m2
 
 

121 V/m=40 W/m2

IRPA:27.5 – 36 V/m = 2 – 3.5 W/m2 Potenza: 750 KW
Onde lunghe e medie 130 – 285 MHz
 
 

415 – 1606.5 MHz

300 m
 
 
 
 

50 m

90 V/m
 
 
 
 

450 V/m

IRPA: 73.5 V/m Potenza 1.8 MW
Inquinamento da alte frequenze in zone metropolitane Trasmettitori radio televisivi  
 
 
 
 

>200 m W/m2

>10 m W/m2

>0.05 m W/m2

>0.02 m W/m2

IRPA: 2-4 W/m2 Popolazione USA esposta
 
 

0.02 %

1 %

50 %

90 %

Radar militari 1 – 10 GHz
    1. – 1 Km
> 1 Km
    1. – 10 W/m2
< 0.5 W/m2
IRPA: 5 – 10 W/m2 Potenza 0.2 – 20 KW
Radiofari 10 – 20 GHz 500 m 0.4 m W/m2

2 µW/m2

IRPA: 10 W/m2 Potenza 0.5 watt raggio principale

20 m sotto raggio principale

Tab. 4 - Valori tipici di esposizione e distanze alle quali si possono manifestare esposizioni rilevanti.
 

Nelle vicinanze immediate di emettitori radiotelevisivi, così come di impianti radar, possono esservi notevoli densità di potenza; i valori possono essere talmente elevati da causare danni termici come disturbi al sistema nervoso, offuscamento del cristallino e sterilità. Al fine di evitare questi effetti è opportuno osservare distanze di sicurezza dalle sorgenti in questione: l'ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni raccomanda, a tal proposito, l'osservanza delle distanze minime (riportate nella tabella 5), dipendenti dalla capacità dell'emettitore.

 

Sorgente di radiazioni Potenza Distanza raccomandata
Trasmettitore TV banda IV/V 100 KW 45 m
Trasmettitore radiofonico a onde ultracorte 500 W 9.5 m
Stazione centrale rete D (digitale) 8 canali a 50 W 4.76 m
Antenna radiorientabile 13 GHz 0.5 W 1.78 m 
Stazione radiofonica rete C (analogica) 23 canali a 8 W 1.78 m
Forno a microonde 600 W 0.25 m

Tab. 5 – Distanze minime da sorgenti CEM ad alta frequenza.
 
 
 
 

Telefoni cellulari

Gli ultimi anni, sono stati teatro di una costante crescita del mercato della telefonia cellulare (Tacs e GSM) e dello sviluppo di numerosi impianti di trasmissione, necessari per la copertura del servizio sul territorio nazionale.

Sono, anche queste, sorgenti, molto diffuse e, come risulterà evidente in seguito, pericolose dal punto di vista sanitario, di microonde. Le frequenze utilizzate dai segnali per le trasmissioni radiomobili, variano da 450 (rete analogica) a 1800 MHz (rete digitale), quest'ultima modulata con basse frequenze. Le potenze di emissione, dai terminali telefonici, raggiungono 25 W al massimo.

In questo panorama che, da un lato, pone la collettività di fronte ad una nuova, quanto affascinante, forma di comunicazione telefonica e, dall'altro, vede gli enormi investimenti nel settore delle industrie delle telecomunicazioni, si assiste ad una preoccupante sottovalutazione, da parte sia degli utenti del servizio che, cosa più grave, dei produttori, degli eventuali effetti sanitari legati all'utilizzo di questa forma innovativa di comunicazione telefonica.

Un campanello di allarme, in tal senso, è costituito dalle seguenti dichiarazioni dell'ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni : "Nei prossimi anni, il numero dei telefoni cellulari crescerà in tutto il mondo ed in particolare nella Repubblica Federale Tedesca. Tale sviluppo porta, come conseguenza, un forte aumento dell'elettrosmog ad alta frequenza. Nel caso che i telefoni cellulari provochino dei danni sanitari, una gran parte della popolazione potrebbe esserne colpita. A questo si aggiungono i possibili danni provocati dalle stazioni di trasmissione."

Dall'analisi dei possibili danni alla salute, derivanti dalle microonde e, più in generale, dalle radiazioni elettromagnetiche ad alta frequenza, si è messo in evidenza come l'interazione tra l'organismo esposto e l'energia trasportata dall'onda produca effetti variabili con la frequenza delle radiazioni. E' stato segnalato il fenomeno che, per particolari frequenze dell'onda incidente, produce concentrazioni dell'energia in zone circoscritte del corpo (hot spots o punti caldi). L'ausilio delle reti digitali per le comunicazioni radiomobili, genera, evidentemente, un maggior risalto circa il problema dei punti caldi, in quanto la potenza emessa dal terminale radiofonico è commisurata alla qualità dell'ascolto e, inoltre, l'antenna del telefonino è molto prossima alla testa. E' quindi maggiore il rischio che le onde, che interferiscono con il cranio e con i suoi organi (occhi, orecchie, cervello), generino un incremento delle temperatura, e di conseguenza un'influenza negativa sulle cellule dei tessuti irradiati.

I costruttori di apparecchiature cellulari, d'altronde, non garantiscono l'assenza di effetti sanitari sull'uomo, e, a tal proposito, la "Commissione di difesa dalle radiazioni non ionizzanti" tedesca ha prodotto un opuscolo informativo sulla protezione dalle radiazioni elettromagnetiche indotte dai cellulari.

Questo documento afferma testualmente: "non esistono esperienze sul lungo periodo riguardanti gli effetti sull'uomo dell'inquinamento elettromagnetico ad alta frequenza e bassa intensità. Tali ricerche non potrebbero, obiettivamente, essere presenti, in quanto, per indagini reali circa questi argomenti, molti soggetti dovrebbero essere sottoposti, per molto tempo, alle radiazioni realmente presenti..."

Alla luce di questa documentazione, la Commissione esorta vivamente gli utenti del servizio radiomobile a non usare il telefonino se non per questioni importanti e per tempi brevi. La Commissione medesima consiglia, inoltre, di tenere la testa a una distanza di sicurezza dal cellulare che varia col tipo di rete utilizzata e con la potenza di trasmissione dell'apparecchio. La corretta osservanza di queste note precauzionali dovrebbe assicurare l'assenza di fenomeni termici e di riflesso di lesioni dei tessuti a stretto contatto con l'antenna. Nella tabella 6 sono riportate le distanze minime consigliate.

FREQUENZA POTENZA MASSIMA DISTANZA MINIMA
450 MHz analogico Fino a 0.5 w

Fino a 1 w

Fino a 5 w

Fino a 20 w

Nessuna distanza

Circa 4 cm

Circa 20 cm

Circa 40 cm

900 MHz analogico Fino a 0.5 w

Fino a 1 w

Fino a 5 w

Fino a 20 w

Nessuna distanza

Circa 5 cm

Circa 25 cm

Circa 50 cm

900 MHz digitale (GSM) Fino a 2 w

Fino a 4 w

Fino a 8 w

Fino a 20 w

Nessuna distanza

Circa 3 cm

Circa 3 cm

Circa 8 cm

1800 MHz digitale (DCS 1800) Fino a 1 w

Fino a 2 w

Fino a 8 w

Fino a 20 w

Nessuna distanza

Circa 3 cm

Circa 7 cm

Circa 12 cm

Tab. 6 – Distanze minime consigliate dalla Comm. Tedesca.
 

L'Agenzia federale tedesca per la difesa dalle radiazioni, oltre alle precedenti raccomandazioni, circa le distanze minime consigliate, precisa che i costruttori di terminali radiomobili dovrebbero fare in modo che i cellulari in funzione in prossimità del corpo, non emettano energia ad alta frequenza i cui effetti sul corpo siano quelli nefasti, già analizzati (cataratta, disturbi cerebrali).

Nella sfera degli effetti non termici, vanno segnalate le dichiarazioni del dott. Karl-Einz Braun Von Gladiß, in occasione del congresso internazionale sull'elettrosmog, tenutosi ad Hannover nel 1993.

"I processi vitali vengono regolati tramite impulsi elettromagnetici, la cui intensità è addirittura minore alla soglia di rumore considerata in elettronica. Tutti i processi non volontari del nostro corpo, le funzioni del sistema vegetativo, dei bioritmi e dell'equilibrio, sono pilotati da segnali elettromagnetici. Una molteplicità di disturbi sono generati dalla distorsione dei campi elettromagnetici naturali e dall'influenza sui loro rapporti naturali (interferenza fisiologica). Negli esseri umani, la funzionalità, al massimo del rendimento, dei processi vitali non volontari è garantita, in natura, dall'assenza della percezione sensoriale nel campo delle frequenze non visibili.

Le sorgenti antropiche di radiazioni elettromagnetiche operano in un campo di frequenze che rientra in quello in cui, attraverso impulsi naturali, si concretizza la regolazione dei processi vitali.

La permanente esposizione ad onde elettromagnetiche può essere causa di molteplici sintomi tra i quali insonnia, emicrania, disturbi cardiaci, irritabilità, modificazioni comportamentali, depressione, disturbi ormonali ecc.

Se la risposta dell'organismo a questa esposizione cronica fosse, ad esempio, l'ingrigimento dei capelli, si avrebbe una chiara relazione causale tra esposizione ai campi e sintomatologie indotte; purtroppo, nel caso dei campi elettromagnetici, gli effetti non risultano avere carattere di specificità, ma si sviluppano tramite schemi e patologie che risultano riflessivi di fattori di stress analizzati nel corso di diagnosi patologiche millenarie. Sono, questi, sintomi la cui presenza è ricorrente anche in occasione di altre cause come infezioni, stress psichico, avvelenamento ecc.

Gli effetti di queste esposizioni si concretizzano, per la maggior parte, nella variazione di funzionalità di alcune zone cerebrali che controllano gli organi dell'equilibrio ed il sistema vegetativo, ovvero tutte quelle funzioni del corpo i cui meccanismi di azione non sono volontari. E' quindi evidente che, in presenza di sorgenti artificiali di campi elettromagnetici, si possono generare disturbi del sistema circolatorio, del ritmo circadiano, della regolazione ormonale e altre funzioni simili, la cui gestione è regolata automaticamente e che risultano essere in stretta relazione con fattori esterni di origine elettromagnetica".

Il commento del dott. William Ross Adey, uno dei maggiori ricercatori del VA Medical Centre a Loma-Linda California, circa l'esposizione a sorgenti elettromagnetiche artificiali, appare molto significativo, nel contesto delle precedenti osservazioni. "...non è solo speculazione il fatto che i sistemi biomolecolari reagiscano anche a campi elettromagnetici di debole intensità e la circostanza che il riscaldamento dei tessuti non è in alcun modo alla base di tale influenza".

Lo stesso Adey è del parere che gli effetti sugli organismi umani dei campi elettromagnetici ad alta frequenza si manifesterebbero influenzando i seguenti organi:

  • il sistema immunitario (ad es. attività dei linfociti T)

  • lo sviluppo del feto durante la gestazione

  • i recettori delle membrane cellulari

  • la crescita delle cellule e la sua regolazione

  • la ghiandola pineale, ovvero l'organo del sistema endocrino che gestisce i rapporti tra le funzioni cerebrali ed il sistema ormonale.

Le apparecchiature cellulari non determinano solo influenze a livello biologico, ma costituiscono ulteriore motivo di preoccupazione in quanto la loro natura, elettromagnetica, può inficiare il corretto funzionamento di altre apparecchiature. Il problema della compatibilità elettromagnetica è molto sentito in questi ultimi anni, soprattutto per i problemi tecnici che i terminali radiomobili possono generare in alcune classi particolari di macchine, come, ad esempio, gli elettrostimolatori cardiaci (pace-maker), le apparecchiature per la dialisi ed altri strumenti medici.

Al riguardo, è da segnalare il caso della Scandinavia dove, nella maggior parte degli ospedali, è proibito l'uso di telefoni cellulari. Problemi di questa natura sono stati lamentati dai produttori di protesi acustiche i quali, presso la Commissione Europea, hanno denunciato l'esistenza di disturbi avvertibili anche a 3-5 metri di distanza. E' poi noto il caso delle compagnie aeree le quali, in seguito a problemi di interferenza tra i segnali emessi dai telefonini e i sistemi di controllo del volo, hanno, nella loro quasi totalità, proibito l'utilizzo di tali apparecchi.

Altre apparecchiature di uso comune come computer, hi-fi, registratori di cassa, televisori, elettrodomestici o, addirittura, i sistemi elettronici per automobili, possono subire l'influenza delle microonde emesse dai telefoni cellulari.

Alla luce di quanto in precedenza analizzato, emerge chiaramente come gli enormi capitali investiti nel campo della telefonia cellulare e i futuri sviluppi economici costituiscano un freno notevole ai fini del riconoscimento delle pericolose conseguenze sanitarie e dei problemi tecnici. Infatti, nel caso venissero adottate serie misure precauzionali e provvedimenti sanatori di situazioni in essere, e non solamente nel campo delle alte frequenze, numerosi paesi potrebbero avere ripercussioni notevoli a livello economico. Fortunatamente la mobilitazione popolare sta prendendo maggiore consistenza, soprattutto all'estero, in relazione, anche, a questi problemi; sempre più cittadini, infatti, si stanno adoperando affinché siano bloccate le installazioni di ripetitori per telefonia cellulare, e a tal fine risultano numerose le denuncie ed i ricorsi agli organi giudiziari preposti.

Appare importante, in questo senso, il seguente pronunciamento del tribunale amministrativo di Gelsenkirchen (Germania), del 18 febbraio del 1993 (5L 3261/92): "...è convinzione di tale corte, che, in base alle attuali conoscenze, deve essere considerata la possibilità che l'uomo, a causa degli effetti non termici dei campi ad alta frequenza modulati a bassa frequenza della rete D1 (Rete Cellulare Tedesca), possa ammalarsi e che tale probabilità cresca col numero delle esposizioni; il momento dell'apparire dei sintomi, il tipo ed il decorso delle malattie è, tuttavia, completamente imprevedibile come pure le possibilità di ristabilimento". Nel documento viene, inoltre, affermato: "...in virtù dei qui descritti riferimenti alla costituzione, la considerazione degli interessi determinanti deve portare come conseguenza una interruzione temporanea della rete telefonica cellulare D1".

Risanamento delle situazioni di inquinamento elettromagnetico; rilevamento e bonifica

La prima, e più logica, precauzione che si può adottare consiste nell'allontanamento di tutte le possibili fonti di inquinamento elettromagnetico (apparecchi elettrici, cavi, impianti elettrici). In presenza di manifestazioni patologiche, sarebbe consigliabile far effettuare delle misurazioni strumentali negli spazi abitativi, tese ad individuare, ed eventualmente eliminare, le cause di inquinamento. Questa opportunità di risanamento è confortata dal repentino miglioramento sanitario, dei soggetti colpiti, osservato in migliaia di casi, che si è manifestato come conseguenza della bonifica. In tabella 7 riportiamo un elenco delle cause più comuni di elettrosmog, dei loro effetti sanitari e delle contromisure tipicamente applicabili. Questi dati sono il risultato di oltre 3500 rilevamenti effettuati, in ambienti di vita e occupazionali, dalla S.I.R.E. (Società Internazionale Ricerca Elettrosmog) e dall'Istituto di Bioarchitettura di Rosenheim.

Prodotto o impianto 
Elettronico
Disturbi alla salute indotti o incrementati Rimedi
Coperte elettriche Disturbi del sonno, emicranie, disturbi delle funzioni cardiache, fobie, depressione, irritabilità, rischi per il feto o per la partoriente Utilizzare la coperta per scaldare il letto e staccare poi la spina al momento di coricarsi
Lampade ad incandescenza Cefalee, rischio di tumore al cervello, disturbi alla vista, difficoltà di concentrazioni, astenia, irritabilità, impotenza Distanza minima consigliata 1.5 m. Non utilizzare per quanto possibile, lmpade ad incandescenza
Forni a microonde Carenze visive, immunodeficienza, rischi per la gestante ed il feto, rischio di neoplasie Distanza minima dall'apparecchio in funzione: 2 metri
Radiosveglia elettrica Problemi di insonnia, alterazione del ritmo cardiaco, rischio di neoplasie cerebrali, cefalee mattutine Distanza minima 1.5 metri. Utilizzare sveglia a batteria
Linee ad alta, media, bassa tensione Insonnia, mal di testa, irritabilità, rischi per la gestante ed il feto, fobie, rischi di tumori solidi e liquidi, alterazione del ritmo cardiaco, depressione, formicolii E' necessario un rilevamento specifico per determinare i possibili rischi, e i rimedi conseguenti
Televisori Cefalea, ansia, disturbi visivi Distanza minima: 2 m
Telefoni cellulari, walkie-talkie, telefoni senza fili Possibili lesioni cerebrali, disturbi visivi, cateratta, alterazioni metaboliche e comportamentali Mantenere la distanza più grande possibile dall'antenna, telefonate brevi
Computer, macchine da scrivere elettriche Cefalee, problemi gastrici, rischio per le gestanti e il feto, neoplasie gastroenteriche, difficoltà di concentrazione, depressione, alterazioni ormonali, allergie, disturbi visivi Distanza il più possibile elevata, osservare pause orarie, usare schermi a bassa emissione
Materasso ad riscaldabile Insonnia, mal di testa, tremore, alterazione delle funzioni cardiache, irascibilità, astenia, depressione, fobie Riscaldare il materasso prima di coricarsi e poi staccare la spina
Macchine da cucina, ferri da stiro, macchina da cucire Disturbi del sistema nervoso, alterazioni cardiache, disturbi intestinali, vertigine, fobie e depressione Utilizzare apparecchiature dotate di messa a terra, fare molte pause e al termine dell'utilizzo staccare la spina
Lampade alogene Rischi di leucemie e tumori cerebrali, immunodeficienze, disturbi alla vista Distanza minima: 1.5 metri
Letti elettrici Insonnia, cefalea mattutina, disturbi cardiaci, dolori reumatici, irascibilità, formicolii, fobie, depressione, astenia Installare un disgiuntore di corrente
Prodotto o impianto 

Elettronico

Disturbi alla salute indotti o incrementati Rimedi
Riscaldamento elettrico e scaldabagni Ansia, cefalee mattutine, insonnia, fobie, depressione, alterazioni del ritmo cardiaco Distanza minima. Amche dal cavo di corrente 1.5 m
Trasformatori ad alta tensione, cavi elettrici sottorranei salvavita Insonnia, mal di testa, disturbi del sistema nervoso, formicolii, disturbi cardiaci, astenia disturbi comportamentali, difficoltà di concentrazione E' necessario un rilevamento specifico per determinare i possibili rischi e i rimedi conseguenti
Babyphon   Distanza minima 2 metri, limitare l'uso di questi apparecchi
Lampade da scrivania o comodino Cefalee, disturbi nervosi, difficoltà di concentrazione Utilizzare solo lampade dotate di messa a terra

Tab. 7 – Cause più comuni di elettrosmog, relativi effetti e contromisure applicabili.
 

I dati riportati si riferiscono agli apparecchi più diffusi sul mercato. Solo una misurazione strumentale può dare indicazioni più dettagliate, circa le cause di elettrosmog negli ambienti di vita e sulle intensità di esposizione. Basta un poco di attenzione, nell'analisi di circostanze specifiche, per sanare una situazione di inquinamento pericolosa. Ad esempio è da non sottovalutare, nel collegamento alla rete elettrica di un apparecchio, la polarità della spina, collegata al circuito. Se l'interruttore (unipolare) dell'apparecchio si trova collegato alla fase in cui passa corrente la situazione è sicuramente più favorevole che non nel caso di collegamento al conduttore di ritorno (neutro): l'apparecchio ed il cavo emettono campi elettrici inferiori rispetto al caso di collegamento dell'interruttore, al neutro.

Con l'ausilio di un rilevatore di campi elettrici si può evidenziare la situazione nella quale il campo è inferiore e, quindi, agire di conseguenza. Negli Stati Uniti, a questo scopo, sia le spine degli apparecchi che le prese dell'impianto elettrico sono dotate di contatti e fori morfologicamente diversi; in tal modo, il collegamento può avvenire solo nel modo corretto.

Circa la formazione dei campi elettromagnetici, da parte di installazioni elettriche, una drastica riduzione, circoscrizione o eliminazione dei campi stessi è ottenibile con i seguenti accorgimenti:

  • schermature.

  • realizzazione e disposizioni particolari delle installazioni.

  • disgiuntori.

Analizziamo queste misure singolarmente.
 
 

Schermature:

Un'opinione diffusa e, parimenti, errata consiste nel fatto che un decremento del campo elettromagnetico sia ottenibile diminuendo il potenziale elettrico di un apparecchio. Da un punto di vista tecnico questa strada è facilmente percorribile, stante l'esistenza di apparecchiature elettriche a tensione di esercizio pari a 6 V, 12 V, 24 V, mentre da un punto di vista sanitario, nulla è più inutile: infatti, al diminuire della tensione di utilizzo, aumenta, a parità di potenza assorbita, la corrente elettrica e il campo magnetico. Come sappiamo, il campo magnetico, a differenza di quello elettrico, è difficilmente schermabile, (sia dal punto di vista tecnico che economico), e inoltre diventa più intenso all'aumentare della mutua distanza dei cavi elettrici di alimentazione.

E' possibile però, allorquando si pianifica il progetto di un'abitazione, adottare semplici accorgimenti che consentono una riduzione notevole dei campi elettromagnetici. Per le situazioni abitative già esistenti, spesso disastrose sotto questo punto di vista, non è difficile trovare cavi elettrici nelle pareti che, col passare del tempo, hanno perso le loro capacità isolanti; questa circostanza favorisce la dispersione di correnti parassite nelle mura, con conseguente formazione di campi elettrici di notevole intensità. Quando si manifestano queste situazioni, è consigliabile rinnovare l'impianto elettrico dotandolo di un'efficace messa a terra: se ciò non fosse, per qualsiasi motivo, possibile, si possono tinteggiare le pareti con vernici a base di sostanze conduttrici le quali, tuttavia, offrono una schermatura solo per i campi elettrici. Per i campi magnetici, si possono utilizzare materiali speciali (ad es. mumetal) reperibili presso negozi specializzati. Occorre tenere presente, comunque, che questi materiali non hanno efficacia del 100 % e, quindi, il loro utilizzo deve essere limitato ai soli casi in cui non si presenta alternativa tecnica e/o economica.

Esistono, altrimenti, in commercio, delle coperte schermanti da mettere sul letto per difendersi dai campi elettrici. In questo caso, bisogna fare molto attenzione al corretto uso di questa coperta: in primo luogo, bisogna assicurare la messa a terra della coperta affinché questa risulti realmente efficace; bisogna, poi, fare molta attenzione alla provenienza, in quanto a localizzazione della sorgente del campo elettrico poiché l'azione della coperta può risultare nulla o, addirittura, negativa nel caso in cui la fonte di inquinamento (ad es. una prolunga) si trovi sotto il letto, e la coperta schermante sopra le persone che dormono. In questo caso, infatti, le linee di forza del campo elettrico saranno attirate dalla coperta, e il corpo dei malcapitati sarà investito da un intenso campo elettrico. Quando, invece, la sorgente del campo si trova al di sopra della coperta schermante, il dormiente, che ovviamente riposa sotto la coperta, è in posizione neutra.

In commercio esistono, anche, cavi schermati che impediscono la formazione dei campi elettrici intorno ad essi: l'utilizzo, insieme a questi cavi, di scatole di derivazione schermate, permette di realizzare impianti che non irradiano campi elettrici all'interno dell'abitazione; ciò rappresenta un provvedimento efficace purché, ovviamente, non si utilizzino prolunghe che vanificherebbero lo sforzo tecnico ed economico sostenuto. Per le case già costruite si consiglia l'utilizzo di un disgiuntore di corrente (vedi oltre).
 
 

Realizzazione delle installazioni:

Qualora sia possibile, nella progettazione di un appartamento, pianificare l'impianto elettrico, sarà bene far passare i cavi elettrici solo in alcune pareti; ad esempio, nel caso di appartamenti comunicanti è consigliabile utilizzare le pareti comuni per il transito dei cavi elettrici, posizionando in prossimità delle mura libere le zone "vita" corrispondenti a:

  • zona letto della camera matrimoniale

  • zona letto della camera dei bambini

  • zona soggiorno ove sarà collocato il divano

Ovviamente, tali zone dovranno essere sgombre da qualsivoglia apparecchiatura elettrica che possa produrre inquinamento elettromagnetico. Si ricorda, inoltre, che gli apparecchi andrebbero collegati alla rete in modo che il loro interruttore interrompa la fase diretta e non il neutro dei cavi di alimentazione. In questo caso, infatti, il campo elettrico verrebbe irradiato nello spazio coperto dalla lunghezza del filo di alimentazione, sino all'interruttore; qualora, invece, l'interruttore agisse sul neutro, il campo elettrico irradierebbe lungo tutta la lunghezza del conduttore di alimentazione dell'apparecchio. Per la soppressione dei campi elettrici si possono utilizzare, altrimenti, cavi schermati.
 
 

Disgiuntori:

Nelle camere ove si pernotta è consigliabile l'installazione di un disgiuntore di corrente. Questo dispositivo disalimenta, annullando la tensione elettrica, tutte le apparecchiature o le prese collegate, quando non sono in funzione. Il potenziale elettrico viene ripristinato allorquando si infila la spina o si accende l'apparecchio. Viene, in questo modo, evitata la produzione di campi elettrici e magnetici quando gli apparecchi non sono in funzione. Per l'applicazione di questo tipo di protezione, la zona in questione deve possedere un'alimentazione propria. In commercio esistono due tipologie di disgiuntori:

  1. disgiuntori unipolari, collegati ad una sola fase. Poiché nella casa possono esistere circuiti non collegati al disgiuntore e, quindi, in tensione, potrebbero essere indotte, nei circuiti collegati al disgiuntore, delle tensioni. Queste tensioni indotte dipendono dalla mutua distanza tra circuito indotto e induttore e dal grado di collegamento a terra, di tali circuiti. La presenza di un buon impianto di terra è, quindi, fondamentale in questo caso.

  2. disgiuntori bipolari, collegati sia alla fase che al neutro.

In generale, sono da preferire disgiuntori unipolari. Bisogna curare, inoltre, molto bene l'isolamento delle parti elettriche del disgiuntori, in quanto anche una piccola corrente di dispersione può provocare un mancato funzionamento dell'apparecchio. Va segnalato, poi, che non tutti i dispositivi elettrici possono essere inseriti in circuiti serviti da disgiuntori; in particolare tutti quegli apparecchi che richiedono una bassa corrente all'atto dell'innesco potrebbero, nel caso in cui tali correnti non raggiungessero la soglia di taratura del disgiuntore, non accendersi. Inoltre il disgiuntore non potrà funzionare se, alla rete in cui questi sono collegati, vengono inseriti apparecchi che hanno un funzionamento continuato. E' evidente, quindi, che sveglie elettriche, radiosveglie e qualsiasi altra apparecchiatura che necessita di un'alimentazione permanente non può essere presente in tali luoghi.

Alla luce di tutte le situazioni prospettate è comunque importante, onde evitare di incorrere in errori banali, chiedere la consulenza di un esperto che realmente inquadri la situazione di inquinamento elettromagnetico e consigli le più idonee contromisure, (sia da un punto di vista tecnico che economico), garantendo, al tempo stesso, l'efficacia delle soluzioni adottate.
 
 

Segnaliamo alcune realtà di cui è urgente il risanamento. A tal proposito GREENPEACE ha chiesto all'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas di inserire il costo del risanamento sostituendo l'onere nucleare che abbiamo pagato da sempre nelle bollette dell'energia elettrica che continuiamo a versare ad ENEL.
 
 

GREENPEACE chiede un onere elettromagnetico con cui si abbiamo delle risorse per pagare il risanamento delle situazioni drammatiche di inquinamento elettromagnetico causate dagli elettrodotti ENEL e su cui l'azienda di stato in via di privatizzazione non intende assumersi nessuna responsabilità per il rimedio del danno da lei causato.
 
 

GREENPEACE ed il coordinamento ALCE hanno elaborato delle stime economiche sul risanamento che verrebbe a costare compatibilmente con le cifre fornite da ENEL, (principale gestore elettrico in Italia), attorno ai 100.000 miliardi.

Ripartendo gli investimenti in 10 anni, con un meccanismo che chiami in causa lo Stato per un 30%, l'ENEL per un 30%, ed i cittadini per il restante 40%, si avrebbe un costo di circa 20.000 lire all'anno a famiglia per 10 anni.
 
 

Infatti si potrebbe inserire nella Legge Finanziaria 2000 la tipologia di intervento e le linee guida e poi programmare gli investimenti degli anni a venire e, per la parte a carico dei cittadini, basterebbe agire sulla tariffa.

Si potrebbe inserire a fianco degli inutili e scandalosi oneri nucleari, un onere "elettromagnetico" per il risanamento delle situazioni pregresse che necessitano per motivi sanitari di una rapida soluzione.
 
 

Ad oggi la rete elettrica che con il Decreto Bersani del 19 febbraio 1999 resta di "nuda proprietà" di ENEL vale così come è circa 6.000 Miliardi di lire. Quando ENEL avrà steso lungo tutti gli elettrodotti le fibre ottiche della telefonia fissa di Wind la rete varrà 20.000 Miliardi di lire. La manutenzione della rete e la gestione competono secondo lo schema del decreto Bersani allo Stato Italiano.
 
 

Segnaliamo alcune situazioni di emergenza nazionale significative di inquinamento elettromagnetico presentata da Aldo Iacomelli, Daniela Dussin, Vittorio Fagioli, Francesco De Lorenzo, alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati nella audizione del 15 aprile 1998

1 Sandrigo-Udine 380 kV 1989. - Lettera manoscritta del signor Nicola Loprieno, membro della Commissione Ministeriale dei LL.PP. che ha autorizzato la linea su mappe datate.
2 Grandole e Uniti (Milano) 132 kV vicino all'asilo e su un'area residenziale.
3 Villesse (Gorizia) Piano regolatore approvato dal Comune e dalla Commissione Tecnica Urbanistica Regionale nel quale si prevedono fasce di rispetto delle infrastrutture energetiche.
4 Monselice (Padova) Delibera del Consiglio Comunale n.82 del 27.10.97. Delocalizzazione ripetitori GSM.
5 Turbigo-Passo San Giacomo (Novara) 380 kV -doppia terna. - Volantino dei comitati locali e delibera della Giunta Regionale del 7 agosto 1995 in cui si chiede all'ENEL la revisione del progetto.
6 Verona città Planimetria dalla quale si evidenzia l'intreccio di numerosi elettrodotti.
7 Impruneta (Firenze) Documento ARPAT, prot 1438 del 30 luglio 1996. - Richiesta di parziale risanamento in occasione del rifacimento linea da 132 kV impegnante area residenziale.
8 Malcontenta (Venezia) Situazione paradossale data da numerose linee concentrate nella medesima area. Copia rassegna stampa e foto.
9 Salgareda (Traviso) 380 kV e cabina di trasformazione costruita a 20 metri da nuove abitazioni nonostante l'opposizione del Sindaco, del prefetto e del dottor Comba (ISS).
10 Arese (Milano) Due linee da 380 kV parallele distanti 15 metri da una zona residenziale. - Ricorso presentato dai cittadini. 
11 Vallata Porziano (Assisi) 132 kV in progettazione nel parco del Subasio. - Interrogazione parlamentare on. De Cesaris e on. Giordano. Lettera a Testa da parte del comitato cittadino.
12 Ragusa Melilli-Isab-Chiaramonte 380 kV. - Lettera Comitato cittadino all'Enel e risposta dell'ente.
13 Striano (Napoli) Cabina primaria, 2 linee da 380 kV in entrata e 22 linee 150 kV in uscita. - Documento dei sindaci dei comuni interessati presentato il 10 marzo 1998 ai delegati della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
14 Parma Cabina di trasformazione posta sotto il pavimento di una abitazione civile. - Ricorso della residente ex art. 700, misurazione dell'Arpa effettuate per ordine del Prefetto.
15 Imola 132 kV a meno di 10 metri da una abitazione civile. Misurazioni PMP USL Emilia. - Si evidenziano i valori di campo magnetico rilevati che raggiungono i 3,31 microtesla all'interno dell'appartamento.
16 Vicenza Relazione tecnica relativa alle misure di campo elettromagnetico nel quartiere San Pio X. - Si evidenziano per la linea da 60 kV e da 20 kV valori di campo magnetico estremamente elevati (2,2 microtesla a 410 Ampere). 
17 Mestre (Venezia)  Via Col Moschin. - Richiesta dei residenti al Prefetto per la disattivazione e la delocalizzazione delle antenne Omnitel. Certificazione sanitaria e testimonianze.
18 Pordenone Esposto alla Procura della Repubblica contro l'Omnitel per gravissimi disturbi accusati dal residente dopo l'installazione di un ripetitore.
19 Moncenisio-Piossasco 380 kV doppia terna. - Parere negativo di compatibilità ambientale del Ministero dell'Ambiente del 7 gennaio 1994.
20 Poggio a Caiano (Firenze) 380 kV e Cabina primaria a ridosso del centro abitato.
21 Rovigo 10 kV attaccato al cornicione di un'abitazione. - Si evidenziano valori di campo magnetico intorno agli 0,3/0,7 microtesla. Sono stati segnalati due decessi per leucemia, tre casi di leucemia fulminante, un tumore mammario più un tumore all'intestino nel raggio di 100 metri (costo del risanamento 30 milioni - dato Enel).
22 Feltre (Belluno) 132 kV Agordo-Vellai. - Misurazioni effettuate dal PMP su un Istituto Agrario. Anche in questo caso i valori di campo magnetico rilevati sono altamente significativi.
23 Rimini 132 kV. Via Antinori. - Inadempienza del Comune rispetto all'accordo con l'Enel per l'interramento. Si noti che la linea interessa il pieno centro storico.
24 Forlì-Fano (Rimini) 380 kV. Rassegna stampa concernente le dichiarazioni recentemente rilasciate dal Dr. Pietro Comba (CTU) nel corso della discussione sella causa penale dei Cittadini contro l'Enel.
25 Trento  132 kV su abitazioni e baite. - Dichiarazione del Servizio Foreste di Trento, mai interpellato dall'Enel per il rilascio dell'autorizzazione. 
26 San Giorgio in bosco (Padova) 132 kV sopra abitazione custode. - E' stato realizzato il quinto tracciato, il peggiore. E' in atto un ricorso dei cittadini.
27 Riva del Garda (Trento) Rifacimento di un 132 kV a doppia terna in area residenziale e turistica. - Contro questo progetto si sono opposte le amministrazioni che documentano la fattibilità del cavo interrato.
28 Cerveteri (Roma) 150 kV. Proviene da un riclassamento di una linea a 60 kV. Insiste nel centro residenziale ad alta densità abitativa nonostante la presenza di aree inedificate immediatamente limitrofe. - Presentato ricorso amministrativo dal comitato civico Caereinsieme per violazione del DPCM 23 aprile 1992. Avviata trattativa dell'Amministrazione comunale per la delocalizzazione della linea (con mediazione Conacem).
29 Parma Vigheffio Cà de Caroli 132 kV passante sopra un asilo e su una zona residenziale. - Presentato esposto alla Procura della Repubblica. L'USL di Parma nega il parere sanitario al comune richiedente.
30 Como Scuole sotto un elettrodotto con valori di campo magnetico superiori a 0,3 microtesla.
31 Mestre (Venezia) Via Kolbe. Scuola elementare sotto la verticale di alcuni elettrodotti. - Esposto dei genitori al Procuratore della Repubblica perché disponga "l'evacuazione" in altro complesso degli alunni.
32 Cervinara (Avellino) 380 kV sul parco del Partenio.
33 Arzignano (Vicenza) Richiesta di misurazioni inevasa dalla USL perché non si riscontra violazione delle distanze dall'abitazione del richiedente.
34 Arezzo Zona residenziale oggetto di speculazione edilizia nelle immediate vicinanze della centrale di trasformazione ENEL di via Monte Cervino.
35 Villaverla (Vicenza) 380 kV passante a 17,10 metri da un'abitazione.
36 Ascoli Piceno Abitazione equidistante 20 metri da un elettrodotto da 220 kV un altro da 380 kV. - Segnalati 4 casi di tumore nella medesima abitazione (tumore al cervello, alla mammella, al colon, leucemia).
37 Cuggiono (Milano) 132 kV a doppia terna passante a sei metri sulla verticale delle abitazioni. - Le misurazioni evidenziano valori di campo magnetico compresi tra 1,1 e 1,9 microtesla per 320 Ampere (corrente nominale 600 A). Segnalato un decesso per tumore al cervello di una bambina di nove anni.
38 Viareggio 132 kV e cabina di trasformazione nei pressi di un condominio. - Sono stati segnalati due casi di leucemia tra cui un decesso. I casi si sono verificati nel medesimo piano della palazzina.
39 Vanzago (Milano) 220 kV esistente da oltre 20 anni. - Sono stati segnalati 10 casi di tumore tra cui 6 decessi nella medesima via e nelle immediate vicinanze della linea.
40 Castelfranco Veneto (Treviso) Ripetitori radio installati in zona residenziale, nel centro storico, a 20 metri dalle scuole senza nessuna autorizzazione edilizia. - Per tali impianti la USL 8 in data 4.6.97 ha chiesto la delocalizzazione per interferenza con le apparecchiature elettriche ed elettroniche dell'ospedale cittadino.
41 Elenchi e segnalazioni di persone portatrici di patologie particolari correlabili con la presenza presso la propria dimora di sorgenti di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici.

L'attuale normativa nazionale

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.257 del 3 novembre del 1998 il decreto n.381 del 10 settembre 1998 "Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana" adottata dal Ministero dell'ambiente d'intesa con il Ministero della sanità e delle comunicazioni, il decreto è entrato in vigore il 3 gennaio 1999 ed è composto da 6 articoli e 3 allegati che ne fanno parte integrante. Con questo provvedimento legislativo vengono fissati limiti di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici connessi al funzionamento ed all'esercizio dei sistemi fissi di teleradiocomunicazione e radiotelevisivi operanti nell'intervallo di frequenza tra 100 kHz e 300 GHz. Nella tabella 8 sono riportati i limiti di esposizione per la popolazione (non si applicano ai lavoratori professionalmente esposti, che, a conoscenza dei rischi legati all'esposizione ai campi elettromagnetici, sono periodicamente sottoposti a controlli medici mirati).

Frequenza ƒ (MHz)
Valore efficace di intensità di campo elettrico E (V/m)
Valore efficace di intensità di campo magnetico H (A/m)
Densità di potenza dell'onda piana equivalente (W/m2)
       
0,1 – 3
60
0,2
-
>3 – 3000 
20
0,05
1
>3000 - 300000
40
0,1
4
       

Tab. 8 – Limiti di esposizione per la popolazione ai CEM. I livelli di E, H e della densità di potenza devono essere mediati su un'area equivalente alla sezione verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo di sei minuti, e non devono superare i valori della tabella.

I limiti fissati erano, fino a poco tempo fa, i più cautelativi rispetto a quelli individuati dagli altri paesi dell'Unione Europea. Vengono introdotti disposizioni riguardanti la minimizzazione dei rischi in sede di progettazione e realizzazione degli impianti, nonché l'adozione di azioni di risanamento in caso di superamento dei limiti. Anche le regioni, assumono ora un ruolo importante di regolamentazione delle nuove installazioni, di definizione di criteri e procedure per le azioni di risanamento e le attività di controllo. Va però sottolineato che tale decreto presenta diversi punti che necessitano di maggior sviluppo, alcune carenze normative e soprattutto la frequente non applicabilità dei limiti fissati.

Recentemente però (23 dicembre 1999) è stata emanata dal Consiglio federale svizzero "l'Ordinanza sulle protezione dalle radiazioni non ionizzanti" entrata in vigore in tutta la Confederazione il 1° febbraio 2000. La novità importante è che viene regolato tutto lo spettro delle frequenze che va da 0 Hz a 300 GHz. Inoltre questa ordinanza rappresenta quanto di più cautelativo esiste oggi in termini legislativi, ed appare notevolmente all'avanguardia per i campi applicativi a cui è rivolta. Infatti con particolare riguardo alle alte frequenze, vengono fissati i seguenti limiti per gli impianti di trasmissione per la telefonia mobile e per i collegamenti telefonici senza filo:

  • 4 V/m per impianti che trasmettono esclusivamente nell'intervallo di frequenza attorno a 900 MHz;

  • 6 V/m per impianti che trasmettono esclusivamente nell'intervallo di frequenza attorno a 1800 MHz o in un intervallo di frequenza superiore;

  • 5 V/m per impianti che trasmettono in ambedue le bande sopraindicate.

Per gli impianti di trasmissione per la radiodiffusione e altre applicazioni radiofoniche vengono fissati i seguenti limiti:

  • 8,5 V/m per trasmettitori a onde lunghe e a onde medie;

  • 3,0 V/m per tutti gli altri impianti di trasmissione.

Questa ordinanza rappresenta certamente un riferimento da prendere in considerazione d'ora in avanti da parte delle istituzioni politiche e non solo, soprattutto in relazione alla discussione ancora aperta sulla legge quadro in Commissione ambiente del Senato.

In allegato a questo dossier, per maggior dettaglio informativo, riportiamo il testo completo della suddetta ordinanza.

Conclusioni

Al termine di queste considerazioni è importante fare alcune riflessioni. La storia dell'evoluzione tecnologica insegna che è, quantomeno, illusorio aspettarsi che i primi passi verso un definitivo riconoscimento del problema, e susseguentemente verso la sua risoluzione, vengano mossi dai diretti responsabili; il nucleare e la chimica ci danno, in tal senso, un chiaro precedente. L'obiettivo costituito da un generale miglioramento della qualità della vita del cittadino, e dal raggiungimento di limiti espositivi così bassi da garantire una reale difesa della salute, vedrà la sua consacrazione in tempi, probabilmente, non brevi; tutto ciò anche, ma non soprattutto, per la complessità delle problematiche legate all'inquinamento elettromagnetico.

Solo l'avvio di una seria, nonché organizzata, campagna di ricerche contribuirebbe poi, a fornire delle sicure verità scientifiche e a far luce laddove esistono problematiche ancora irrisolte. E' quindi fondamentale, come già evidenziato, il riconoscimento della questione inquinamento elettromagnetico da parte di tutti gli attori coinvolti: governo, industria e cittadini.

Solo dopo, e sulla base dei risultati di questi studi, sarebbe possibile emanare normative per la prevenzione e per la tutela della pubblica salute avviando, ove il caso lo richieda, opportune azioni di bonifica.

Intanto l'industria potrebbe realizzare prodotti ed installazioni elettriche a ridotto impatto elettromagnetico, oltre che ambientale. Concludiamo osservando che, non potendosi escludere, alla luce dei risultati scientifici oggi acquisiti, l'esistenza del rischio (in particolare modo quello collegato ad alcune patologie tumorali) deve essere applicato il criterio di cautela in conformità al principio ALARA ( As Low As Reasonably Achievable ) dell'OMS, escludendo, così, l'esposizione della popolazione e dei lavoratori a radiazioni "ragionevolmente" evitabili.

Si auspica, inoltre, che al più presto vengano emanate leggi nazionali o, in attesa, regionali, che contemplino l'esposizione cronica della collettività e gli effetti, cancerogeni e non, generati dall'esposizione ai campi elettromagnetici ad alta e bassa frequenza.
 
 Tra i vari firmatari di questa indagine anche l'Associazione per la difesa dalle emissioni radar "Inquinamento elettromagnetico a radiofrequenza a Potenza Picena", Potenza Picena, 13 / 06 /'91.


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