A breve il nostro bel Paese sarà sommerso da 2 milioni di tonnellate
di "immondizia" informatica. La rapidità dell'evoluzione tecnologica rende
infatti beni e apparecchiature informatiche obsoleti nel giro di pochi
mesi, facendo crescere a dismisura il preoccupante fenomeno dei rifiuti
tecnologici. I dati raccolti dalle
Associazioni aderenti a Federinformatica stimano in circa 500.000 i PC
ad uso domestico dismessi nel '99, ma si tratta di un dato approssimato
per difetto.
Si calcola che solo nell'Unione Europea nel 1999, almeno 6 milioni di
tonnellate di apparecchiature elettriche ed elettroniche siano finite
in discarica, mentre sono state 60 milioni le cartucce di toner ed oltre
500 milioni le cartucce per stampanti finite in discarica in tutto il
mondo.
Il tasso di crescita di questi rifiuti tecnologici è stimato fra il 15
ed il 30% ogni 5 anni, ossia un ritmo triplo di quelli urbani. Un dato
certamente allarmante, anche considerando che solo il 5% di questi beni
viene trattato in modo ecocompatibile, mentre il restante 95% non subisce
alcun pretrattamento o messa in sicurezza delle sostanze. Questi beni,
divenuti rifiuti costituiscono solo una parte dei 60 milioni di tonnellate
di rifiuti speciali prodotti ogni anno in Italia.
Sulla base di questi dati le associazioni ambientaliste e non solo, sono
convinte che le attività di recupero e riciclaggio di materiale informatico
potrebbero raggiungere un altissimo tasso di crescita nei prossimi cinque
anni, con la creazione anche di nuovi posti di lavoro. Ad esempio gran
parte delle cartucce che attualmente vengono abbandonate in discarica,
potrebbero essere raccolte in modo differenziato per il recupero di materia
(plastica e metallo), la messa in sicurezza della polvere di toner residua
e il recupero a fini energetici.
Il Parlamento italiano, sollecitato da più parti in merito alla crescita
esponenziale dell'immondizia informatica, sta lavorando a novità legislative
nel settore. Se fino ad oggi il principio "chi inquina paga" è stato applicato
ai rifiuti urbani ed industriali, presto lo sarà anche per l'informatica
e dovrà essere attivata la raccolta differenziata dei vecchi PC. I beni
informatici sono stati fatti rientrare infatti, come già previsto nel
decreto Ronchi, nell'accordo di programma sullo smaltimento dei beni durevoli.
Tale accordo, che dovrebbe essere operativo dal 1 ottobre 2000, prevede
che nasca un consorzio nazionale con tre omogenei e distinti comparti
operativi: bianco (frigoriferi), bruno (tv e hi-fi), grigio (computer),
con oneri a carico di produttori ed importatori. Non è stato ancora specificato
se solo i PC ad uso domestico rientreranno negli obblighi previsti o anche
il restante comparto dell'office automation.
Con l'entrata in vigore delle norme ANPA, allegate agli accordi di programma,
produttori e importatori dovranno anche adottare nella progettazione misure
che consentano il riciclaggio ed il riuso delle componenti di base; utilizzare
nella costruzione dei nuovi beni anche materiali e componenti riciclati;
ridurre i metalli pesanti; evitare, ove possibile l'impiego di sostanze
tossiche; evitare i materiali ibridi a favore dei monomateriali, più facilmente
biodegradabili; ridurre l'uso di plastiche clorurate.
Chi non aderirà a tale accordo di programma, dovrà pagare una sovrattassa
del 10% sui nuovi beni immessi nel mercato a decorrere dall'ottobre 2000.
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