La scelta di escludere, dai benefici e agevolazioni del Piano di Sviluppo
Rurale, coloro che non hanno un certo reddito è un grave atto di prevaricazione
e violenza nei confronti non solo di chi economicamente è più debole,
ma contraddice le finalità ambientali, di equilibrio del territorio, di
produzione di cibi di qualità che il P.S.R. si proponeva. Il sistema agricolo
marchigiano è caratterizzato dalla piccola proprietà contadina e allora:
- perchè si vuole escludere questa realtà da ogni possibilità di sviluppo?
- perchè il P.S.R. non consente di presentare progetti di miglioramento
aziendale ai piccoli produttori? - perchè il P.S.R. reintroduce quantità
inspiegabili di pratiche burocratiche che mortificano le conduzioni familiari?-
perchè si pongono i coltivatori sotto "tutoraggio" obbligatorio di esperti
(agronomi ecc.) esautorando professionalità e competenze soggettive? -
perchè l'assistenza tecnica diventa una formalità burocratica e non un
vero servizio offerto all'agricoltore? I più recenti dati ISTAT stimano
un calo di 15.000 aziende agricole dal 1990 al 2000. Sappiamo bene che
il mercato globale ha le sue regole, ma non a scapito della nostra possibilità
di esistere. In una società giusta dovrebbe essere normale accompagnare
le piccole ziende con normative adeguate e sostenibili: perciò chiediamo
un percorso fiscale-burocratico e finanziario rapportato al nostro dimensionamento
produttivo. Del resto semplificazione e trasparenza non sono il fiore
all'occhiello ad ogni convegno dibattito? Oltre la produzione si impone
una regola etica: il rispetto e la solidarietà tra uomini e ambiente.
In concreto sottoponiamo ad ogni persona ed organizzazione i seguenti
punto generali: *istituire un nuovo status di "esercente mestiere senza
impresa" modificando il codice civile per tutte le imprese con volume
d'affari sotto i 50 milioni: *semplificazione fiscale e IVA con versamento
di una sola tassa comunale: *liberalizzazione della vendita diretta in
azienda con deroghe di "buon senso" alle disposizioni in materia di sanità
ecc. .Questi e altri punti ancora sono già da tempo esplicitati nella
CARTA PER LA RICOSTRUZIONE DELLA CAMPAGNA ITALIANA, documento elaborato
da ASCI e AMAB e condiviso da molte organizzazioni professionali del settore......a
parole: ora dobbiamo passare ai fatti!! Per quanto attiene al P.S.R. proponiamo
le seguenti modifiche: - abolizione del R.N.A. (reddito netto aziendale)
che non ci consente l'accesso ai finanziamenti regionali; - soppressione
della montagna di documenti richiesti per ogni progetto finanziabile;
- eliminazione del tutoraggio obbligatorio da parte dei tecnici iscritti
agli albi (!); - necessità di adeguare il sistema di autocertificazione.
Una riflessione finale: al tavolo verde della concertazione regionale
hanno mai trovato spazio le esigenze dei piccoli agricoltori? Chi ci ha
rappresentato e come? Questi problemi riguardano tutti, soprattutto chi
opera con sensibilità ambientale, rifiutando una pratica che riduca tutto
a norme e obblighi ingiustificati.
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