La "marea nera" colpisce ancora, ma accelera l'iter di approvazione
di una base giuridica comune in materia di catastrofi ambientali.
Il 12 dicembre scorso, lo scafo della petroliera ERIKA si spaccava in
due lasciando fuoriuscire 10.000 tonnellate di greggio a largo della Bretagna
meridionale e portandosi dietro, nelle stive, a 120 metri di profondità,
altre 20.000 tonnellate di petrolio.
Le stime effettuate dicono che sono stati contaminati almeno 400 km di
costa e che i danni sono incalcolabili.
Sulla base di questo drammatico evento, il Consiglio dell'Unione Europea
ha accelerato la predisposizione di una posizione comune, già definita
nel dicembre 1999, che stabilisce un quadro comunitario di cooperazione
nella lotta all’inquinamento marino e che sarà alla base di una decisione
del Parlamento e del Consiglio stesso.
In questo modo, il Consiglio intende potenziare e incentivare la collaborazione
degli Stati membri dell’UE per prevenire ed arginare l’inquinamento marino
e costiero, e migliorare la capacità di intervento degli Stati stessi
in caso di incidenti o di pericolo di incidenti.
Il quadro di cooperazione, infatti, che dovrebbe coprire il periodo dal
primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2006, intende fornire sostegno per integrare
le attività di tutti gli Stati europei a livello nazionale, regionale
e locale, dirette alla protezione dell'ambiente marino, dei litorali e
della salute umana contro i rischi derivanti dall'inquinamento marino
dovuto a cause accidentali o intenzionali, fatta eccezione per i flussi
permanenti di inquinamento originati in terra ferma. Si precisa che l'inquinamento
marino comprende anche quello prodotto dagli impianti off-shore.
A tal fine sono previsti due tipi di interventi: da un lato il potenziamento
e ammodernamento del sistema comunitario di informazione già esistente;
dall'altro il finanziamento di azioni dirette a migliorare le conoscenze,
le tecniche, lo scambio di informazioni e di tecniche in caso di incidenti.
Per quanto riguarda il primo punto, la Commissione europea dovrà istituire
un sistema di informazione più moderno che consenta lo scambio di dati
tra Paesi al fine di agevolare l'intervento in caso di inquinamento. Tale
sistema sarà costituito da un sito internet costruito su due livelli:
uno relativo all'informazione generale (comunitaria) e l'altro relativo
alle situazioni nei singoli Stati membri, in cui verranno indicati i mezzi
di intervento disponibili.
Per quanto riguarda invece la "gestione delle crisi", verrà predisposto
un fascicolo cartaceo a schede mobili.
Gli Stati, entro 6 mesi dalla entrata in vigore della decisione, dovranno
nominare l'autorità competente per la gestione della parte nazionale del
sito e allestire l'home page in cui verrà inserito un elenco delle strutture
e delle squadre di intervento e pulizia in caso di emergenza ( ad es.
navi antisversamento, squadre di intervento per l'inquinamento litoraneo,
gruppi di esperti per il monitoraggio, mezzi chimici, meccanici, biologici,
aeromobili, rimorchi, …).
La Commissione, inoltre, finanzierà una serie di azioni attuate dagli
Stati membri, relative alla formazione (organizzazione di corsi e workshop,
scambio di esperti, esercitazioni..), al perfezionamento di tecniche e
metodi di ripristino, al sostegno e alla informazione (conferenze, mostre,
pubblicazioni) e infine verranno finanziate anche azioni dirette alla
mobilitazione degli esperti della task force comunitaria in caso emergenza.
Il testo della posizione comune, definita il 17 dicembre 1999, è stato
pubblicato sulla GUCE (Gazzetta ufficiale delle Comunità europee)serie
C, n. 87, il 24 marzo 2000.
Questo quadro di sostegno, che pone le premesse per un reale scambio di
esperienze a livello europeo, si va ad affiancare alla recente comunicazione
adottata dalla Commissione europea sulla sicurezza del commercio marittimo
del petrolio.
Tale atto, in vista della necessità di rafforzare le direttive e i regolamenti
esistenti in materia , invita i governi EU e l'industria ad accettare
alcune proposte per ridurre il rischio di incidenti di inquinamento marino.
Le proposte si basano essenzialmente sulla qualità e la frequenza dei
controlli delle navi che entrano nei porti europei in modo da bandire
le navi troppo vecchie e quelle con lo scafo unico, e sulla severità dei
provvedimenti da prendere contro le navi che non rispettano le norme.
Dovranno, inoltre essere imposti standard più severi alle società competenti
per le ispezioni e livelli migliori di formazione per gli equipaggi.
Ricordiamo che, mentre a livello europeo esiste una unità speciale di
crisi per gli inquinamenti da petrolio, che interviene a sostegno delle
situazioni più gravi che si verificano nelle acque europee, in Italia,
presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, il Dipartimento della
protezione civile, sulla base della normativa di settore, ha predisposto
un programma da attivare in occasione di inquinamenti marini da idrocarburi
o da altre sostanze nocive.
L'ufficio che riceve le notizie dell'evento di inquinamento è il CE.SI
(centro situazioni), il quale, dopo aver verificato la notizia presso
la Capitaneria di porto, informa il C.O.E.M. (Centro Operativo Emergenza
in Mare) il quale, se l'inquinamento è di grande entità, e cioè di difficile
contenimento o neutralizzazione (cioè interessa un’area di mare o di litorale
molto estesa, o minaccia di provocare, a prescindere dalle dimensioni,
disastro ecologico in tratti di costa/e litorale di particolare pregio
e valore, con conseguenti rilevanti danni economici/ambientali; o qualora
formato da altre sostanze nocive, costituisca seria minaccia per l’incolumità
e la salute delle popolazioni rivierasche, oltre che per il presumibile
grave danno economico/ambientale), provvede all’attuazione del "Piano
di pronto intervento nazionale per la difesa da inquinamenti di idrocarburi
o di altre sostanze nocive causati da incidenti marini" ai sensi dell'art.
11 della legge 978/82, dopo la dichiarazione dello stato di emergenza
nazionale da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri su richiesta
del Ministero dell'ambiente.
In presenza di inquinamenti di media entità le procedure, gestite dal
CE.SI, sono più snelle, ma si da' comunque applicazione al Piano di pronto
intervento
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