I. INTRODUZIONE "Gli oceani sono contrassegnati da una
fondamentale unità, alla quale non vi è modo di sfuggire" (Our CommonFuture,
pag.262).
1. La salute a lungo termine degli oceani, delle aree costiere e delle
diverse forme di flora e fauna marina, come sistema integrato, ha un'importanza
critica per mantenere la vita sul nostro pianeta. E' urgente, per la vitalità
degli ecosistemi marini e la sicurezza alimentare globale, riesaminare
l'impatto e la gestione delle attività di pesca in tutte le zone oceaniche
del mondo, in particolar modo, ma non solo, in mare aperto. Molte risorse
e specie di pesci commercialmente importanti vengono oggi sfruttati al
massimo grado possibilile, ed oltre. Poco o nulla ci è noto dell'impatto
complessivo delle attività di pesca sulle specie accessorie e subordinate,
soprattutto riguardo a quelle più vulnerabili perché a crescita lenta
e con bassi tassi riproduttivi.
2. Come tutti sappiamo, i confini che dividono le acque in aree
nazionali e aree internazionali sono di natura politica e non sono in
grado di impedire il movimento di pesci ed altre specie di organismi marini,
né possono impedire o trattenere il diffondersi e l'allargarsi dell'inquinamento.
Nel 1987, la Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo (World Commission
on Environment and Development) ha pubblicato il proprio rapporto speciale,
Our Common Future. Il mandato della Commissione era in realtà assai più
vasto e non limitato ai soli oceani, ma il rapporto comunque dichiara
giustamente che (p.265):
"In vista del prossimo secolo, la Commissione è convinta ch uno sviluppo
sostenibile, se non la stessa sopravvivenza, dipende da un significativo
avanzamento nella gestione degli oceani. Saranno necessari considerevoli
mutamenti nelle nostre istituzioni e politiche, ed alla gestione degli
oceani dovranno essere dedicate maggiori risorse."
3. La Conferenza dell'ONU Sulle Risorse Ittiche Transfrontaliere
e Altamente MIgratorie, prevista dall'Agenda 21 del Vertice della Terra
(17.49(e)), offre una particolare opportunità a tutte le nazioni di affrontare,
con efficacia, le questioni della gestione delle attività di pesca. Anche
se tecnicamente la Conferenza è limitata alla gestione delle attività
di pesca esercitate su risorse ittiche la cui gamma di movimenti comprende
tanto i mari aperti quanto zone sotto la giurisdizione di singole nazioni,
questo incontro intergovernativo offre un'occasione per stabilire solidi
principi, riferimenti e precedenti nella legislazione internazionale per
un approccio ecologicamnte valido ed equo alla gestione dell'attività
di pesca in tutto il mondo.
4. Gran parte della pesca a carico di risorse ittiche trasfrontaliere
e altamente migratorie viene attualmente esercitata in zone ove un regime
regionale di gestione non esiste del tutto o è inefficace. Nei casi in
cui gli accordi regionali contengono misure intese a fornire almeno un
livello minimo di conservazione, tali misure vengono regolarmente indebolite
da clausole di esenzione, da mutamenti di bandiera delle imbarcazioni,
e dall'assenza di ogni efficace mezzo indipendente di monitoraggio, sorveglianza
e repressione.
5. Secondo Greenpeace, la Conferenza costituisce una verifica
di importanza critica, dopo il Vertice della Terra, della volontà politica
dei responsabili dei poteri decisionali - non solo autorità di governi
nazionali, ma anche membri di organismi internazionali così come dei settori
dell'impresa privata - di proteggere e conservare gli oceani e le loro
risorse viventi. A tal proposito, il successo (o il fallimento) della
Conferenza di New York può essere prefigurato attraverso quesiti come:
* Vogliono realmente, le delegazioni presenti, far proprio, e rafforzare,
il concetto accettato al Vertice della Terra, di "sviluppo sostenibile"?
* Intendono le delegazioni giungere ai negoziati pronte a formulare
soluzioni che tengano nel debito conto la "fondamentale unità" degli oceani?
* Costituiranno le decisioni delle delegazioni dei "considerevoli mutamenti"
nelle "istituzioni e politiche" e nei livelli di "risorse" dedicate alla
gestione delle questioni relative alle attività di pesca?
6. Se la risposta a ciascuna delle precedenti domande è "sì",
allora vi è la speranza che le attuali crisi sempre peggiori che affliggono
le attività di pesca possano trovare fine, ed essere sostituite con pratiche
di pesca sostenibili. Anche se il necessario "sì" non incontra un consenso
unanime, rimane una speranza, dato che esistono Regole di Procedura che
riconoscono che possono essere necessarie delle votazioni - con maggioranza
di due terzi sulle questioni di contenuto, e maggioranza semplice su quelle
procedurali - per giungere ad accordi che superino le inaccettabili decisioni
basate sull'unanimità.
7. Se, invece, i delegati giungeranno alla Conferenza interessati
solo a proteggere o espandere gli interessi economici nazionali o regionali
- ad esempio, quelli delle zone costiere contro quelli delle zone d'alto
mare, quelli delle zone d'alto mare contro quelli delle zone costiere,
o entrambi - allora la futura vitalità della psca d'alto mare, delle risorse
ittiche transfrontaliere o altamente migratorie, come pure, più in generale,
la gestione della pesca negli oceani, non potrà che peggiorare sempre
più, ed assai in fretta.
8. Secondo Greenpeace, rendere i risultati della Conferenza ONU
legalmente e politicamente vincolanti è parte della volontà politica necessaria
alla soluzione dei problemi in esame. Se vari sono gli approcci che è
possibile adottare per assicurare che tutti i paesi si impegnino ad aderire
ai risultati concreti della Conferenza, la questione più importante è
la volontà politica: un serio impegno dei governi - in via individuale
e collettiva - ad accettare, mettere in pratica e considerarsi vincolati
da risultati in grado di cambiare la situazione.
9. Come contributo alle necessarie discussioni e decisioni, la
presente dichiarazione si occupa di parecchie questioni importanti. Insieme,
le azioni qui raccomandate e descritte rapprsentano dei "significativi
avanzamenti" e "considerevoli mutamenti", visto che nulla di meno può
bastare allo scopo. In sostanza le nostre proposte richiedono fondamentali
riforme nella gestione delle attività di pesca. Pur essendo ben lontana
da una lista esaurient di quanto è ncessario, è nostra speranza che le
presenti prospettive e raccomandazioni possano contribuire a iniziative
che possano assicurare il tipo di impegno e di azione che è necessario.
II. LA CONVENZIONE DELLE NAZIONI UNITE SULLA LEGGE DEL MARE
10. La Convenzione ONU sulla Legge del Mare (UNCLOS) fornisce
una cornice legale di base per la cooperazione internazionale in relazione
alla pesca in mare. Tali vedute sono state sottolineate dai governi nel
Vertice della Terra nelle parole dell'adottata Agenda 21 (17.49) che indice
la successiva Conferenza sulla Pesca, e cioè:
"i lavori e i risultati della Conferenza dovranno essere pienamente
coerenti con le disposizioni dell'UNCLOS, in particolare quanto a diritti
e obblighi degli Stati costieri e degli Stati che pescano in alto mare."
11. L'Articolo 87 dell'UNCLOS stabilisce che tutti gli
Stati godono della libertà di pescare in alto mare. Tale libertà è tuttavia
sottoposta a alcune condizioni di conservazione e amministrazione, secondo
l'Art. 116 e i relativi riferimenti agli Art. 63(2) e 64-67 - che si riferiscono
fra l'altro a diritti, doveri e interessi dei paesi costieri, e dei quali
alcuni menzionano specificamente le risorse ittiche transfrontaliere e
latamente migratorie. Tutti gli Stati devono prendere misure, relative
ai propri cittadini, per la conservazione delle risorse viventi d'alto
mare (Art 117), compreso, ove appropriato, attraverso la collaborazione
con altri Stati attraverso la cooperazione in organizzazioni a carattere
regionale (Art.118). In più, l'Art. 199 specifica vari elementi pertinenti
alla pesca d'alto mare (es. cattura permissibile, misure di conservazione,
effetti su altre specie).
12. Malgrado le precedenti disposizioni, fra le altre, rimangono
delle significative "aree grigie" all'interno dell'UNCLOS quanto ai diritti
e doveri degli Stati - Stati costieri, Stati impegnati nella pesca d'alto
mare, ed altri Stati interessati a questioni di conservazione e gestione
- a proposito delle risorse ittiche transfrontaliere e altamente migratorie.
Vi è persino chi potrebbe sostenere che alcune parti dell'UNCLOS sono
inaccettabili e richiedono mutamenti nel testo. Mentre Greenpeace non
ritiene che questo sarebbe un modo produttivo di usare il tempo e l'energia
dei convenuti alla Conferenza, noi crediamo però, come è detto in apertura
di questa dichiarazione, che le delegazioni debbano giungere alla Conferenza
con la necessaria volontà politica di adottare delle norme direttive che
assicurino l'adozione di misure ecologicamente valide e socialmente eque
per le attività ittiche.
13. Ciò che è necessario è una più piena articolazione dei principi
e degli obblighi contenuti nelle disposizioni dell'UNCLOS sulla pesca
di risorse ittiche transfrontaliere ed altamente migratorie. Ciò dovrà
includere una più dettagliata elaborazione dei diritti e delle responsabilità
sia degli Stati costieri che degli Stati attivi nella pesca d'alto mare,
in particolare quanto al "dovere" di adottare misure per la "conservazione
delle risorse viventi", ed una elaborazione dgli obblighi che comporta
la "conservazione" (UNCLOS Art. 117). Similmente, vanno sviluppati dei
meccanismi pratici per realizzare le disposizioni dell'UNCLOS sulla pesca
d'alto mare, su base sia regionale sia globale.
14. Con tale obiettivo in mente, vanno urgentemente risolte delle
evidenti divergenze, in modo che una Convenzione accettabile possa esser
ratificata, nel più breve tempo possibile, da tutti gli Stati costieri
e attivi nella pesca d'alto mare. Per il successo di ogni regime di gestione
delle attività di pesca d'alto mare, sono critici gli obblighi legalmente
vincolanti e le modalità di soluzione delle dispute previste dall'UNCLOS.
III. ULTERIORI ELABORAZIONI DELLE RILEVANTI DISPOSIZIONI DELLA LEGGE DEL
MARE
15. Fra i risultati della Conferenza, le delegazioni devono riaffermare
la globale natura comune dei mari aperti in relazione alle attività di
pesca secondo la formulazione dell'UNCLOS - vale a dire che tutti i paesi
hanno sia ildiritto che la responsabilità di assicurare un'efficace conservazione
nelle attività ittiche d'alto mare. Al tempo stesso, le disposizioni relative
alla pesca d'alto mare, alle specie migranti su lunghe distanze e alle
risorse ittiche transfrontaliere, dell'UNCLOS - Art. 116-119, Art. 63(2)
e 64 - devono essere ulteriormente elaborate e rafforzate mediante efficaci
approcci e meccanismi di gestione globali (insieme con altri complementari
a scala regionale o nazionale). Fra i necessari riferimenti devono esservi:
16. CONSERVAZIONE: un'elaborazione dell'obbligo di conservazione
previsto nelle disposizioni relative alla pesca dell'UNCLOS. Le norme
di riferimento relative alla conservazione dovranno comprendere l'adozione
dell'approccio precauzionale, compresa l'attribizione dell'onere della
prova, come articolato nella risoluzione dell'Assemblea Generale dell'ONU
44/225, e l'adozione di un approccio basato sull'ecosistema per la valutazione
di ogni tipo di impatto e per la gestione delle attività di pesca.
17. L'obbligo di conservazione deve anche comprendere l'elaborazione
di norme globali di riferimento per ridurre al minimo gli sprechi, le
catture involontarie e gli scarti, la promozione dell'uso di attrezzature
da pesca ad alta selettività, la protezione e il ripristino delle specie
e popolazioni in pericolo, e la conservazione degli habitat interessati
dalle attività di pesca. Tali obiettivi sono stati tutti approvati dai
governi all'UNCED (Agenda 21/Cap. 17/46) e la Confrenza dovrà riaffermare
e rafforzare gli impegni intergovernativi per tali fini.
18. Dette norme di riferimento dovranno servire come "standard
minimi internazionali" (UNCLOS/Art. 119(1)(a)), ma devono esser resi politicamente
e legalmente vincolanti come parte del dovere della conservazione, e non
esser semplicemente presi "in considerazione". L'esistenza di standard
minimi internazionali non precluderebbe forme più vaste di conservazione
né norme di riferimento più stringenti, né tali norme minime dovrebbero
limitare l'applicazione di misuree più stringenti per la gestione delle
attività di pesca su base regionale. Un insieme di norme globali di riferimento,
piuttosto, dovrebbe essere usato come criterio in base ai quali esprimere
valutazioni e poter chiamare a rendere conto le varie amministrazioni
regionali delle attività di pesca relative alle specie altamente migratorie
e a diffusione transfrontaliera.
19. COOPERAZIONE: è assolutamente necessario che venga rafforzata
la cooperazione tra gli Stati per la gestione della pesca d'alto mare
alle specie altamente migratorie e alle risorse ittiche a diffusione transfrontaliera.
Ciò dovrebbe non solo applicarsi alle attuali attività di pesca, ma includere
l'obbligo per tutti i paesi che pescano in alto mare di fornire rapporti
sulla ricerca e sviluppo di nuove zone e nuove specie da sfruttare, nel
contesto dell'obbligo più generale di condividere le informazioni relative
alla pesca d'alto mare (Art 119(2)).
20. COERENZA: per le risorse ittiche transfrontaliere e le specie
altamente migratorie è necessario realizzare un regime di conservazione
e gestione coerente - in qualità di "minimo" comune denominatore - esteso
a ogni tipo di risorsa, come salvaguardia contro l'eccessivo sfruttamento
e altri effetti ambientali negativi. Per gli scopi della Conferenza, ogni
elaborazione dei diritti degli Stati costieri e di quelli degli Stati
chepescano in altura a proposito delle risorse ittiche transfrontaliere,
delle specie migranti su lunghe distanze e della pesca d'alto mare deve
riconoscere con chiarezza, prioritariamente rispetto alla trattazione
dei "diritti", le maggiori responsabilità che spettano a tali Stati per
la conservazione di tali risorse e dei loro habitat, sia in alto mare
che all'interno delle rispettive Zone Economiche Esclusive (ZEE).
21. ATTIVITA' DI PESCA TRADIZIONALI E A SCALA RIDOTTA: l'interesse
che presentano le attività di pesca tradizionali e a scala ridotta deve
trovare pieno riconoscimento in ogni accordo multilaterale. I metodi tradizionali
di pesca e di gestione delle risorse ittiche offrono in molti casi un'alternativa
ecologicamente più valida rispetto ai metodi di pesca industriale ad alta
mobilità e ad alta intensità di capitale. Le comunità costiere tradizionalmente
dipendenti dalle risorse locali hanno in generale un interesse assai maggiore
a mantenerein buona salute le risorse ittiche e l'ambiente circostante
di quanto ne abbiano le flotte ad ampia mobilità e a lungo raggio. La
pesca costiera e su scala ridotta ha un'importanza critica per la sicurezza
alimentare e la sopravvivenza di molti milioni di persone in tutte le
parti del mondo. Direttamente rilevante per la Conferenza è l'impatto,
potenziale e attuale, sulle tradizionali attività di pesca costiera della
pesca d'alto mare o comunque al largo della costa sulle specie transfrontaliere
e altamente migratorie.
22. Al Vertice della Terra i governi si sono accordati
ad impegnarsi a prendere in speciale considerazione gli interessi delle
attività di pesca su piccola scala, tradizonali, a base comunitaria ed
indigene [Agenda UNCED 21, Capitoli 17.79(b) 17.81(a) e (b), e 17.82)].
Tale impegno deve essere considerato con serietà e deve essere pienamente
riflesso nei negoziati e nella realizzazione di un efficace regime di
regolamentazione delle attività di pesca sulle specie transfrontaliere
e altamente migratorie.
23. CONSIDERAZIONI DI EQUITA': tutte le attività di pesca, per
loro natura, comportano per lo meno un qualche livello di impatto sull'ambiente
marino. L'Art. 119(1) dell'UNCLOS fa riferimento ai "rilevanti fattori
economici e ambientali, compresi i particolari bisogni degli Stati in
via di sviluppo" nell'istituire misure di conservazione.
24. Per determinare i livelli di impatto "accettabili" vanno
considerati criteri di carattere ambientale, economico e sociale, oltre
alle considerazioni relative a diritti e responsabilità degli Stati e
dei popoli relativi alla pesca e all'accesso al cibo. Nel caso della pesca
d'alto mare, davvero può un paese prendersi la "libertà" di rischiare
l'esaurimento di stocks ittici, ed altre specie marine, in acque internazionali
- sia che al momento queste siano più o meno richieste in commercio, o
che passino o meno attraverso delle ZEE - soltanto perchè delle imbarcazioni
provenienti da tale paese hanno i mezzi per esercitare la pesca in alto
mare?
25. La definizione dei diritti rispettivi degli Stati costieri
e degli Stati che pescano in acque remote coinvolge, in larga misura,
la questione dell'accesso alle specie a diffusione transfrontaliera e
di quelle altamente migratorie. A proposito della questione dell'accesso,
il Trattato delle Organizzazioni Non Governative (NGO) sulla Pesca, negoziato
al Forum Globale di Rio de Janeiro nel giugno 1992 dichiara (parag. II.3):
"l'accesso alle risorse ittiche deve riconoscere i bisogni delle comunità
dedite alla pesca ed essere basato su pricipi di equità e di rispetto
per l'ambiente e non unicamente sulla potenza politica e la disponibilità
di tecnologie e capitale..."
26. MANDATO ISTITUZIONALE INTERNAZIONALE: a livello pratico,
è necessario che venga affidato un chiaro mandato alla FAO ed alle altre
rilevanti agenzie ed organizzazioni delle Nazioni Unite per lo sviluppo
di una serie di linee guida per l'applicazione delle norme di riferimento
per la conservazione e la gestione delle risorse ittiche d'alto mare transfrontaliere
ed altamente migratorie. Un mezzo di tal genere per questo scopo è costituito
dal Codice di Condotta per Attività di Pesca Responsabili (Code of Conduct
for Responsible Fishing) della FAO. Nella 20[[ordfeminine]] sessione del
Comitato per le Attività Ittiche (COFI) della FAO i governi hanno raggiunto
un accordo secondo cui l'elaborazione di un Codice di Condotta per la
pesca d'alto mare avrebbe dovuto attendere i risultati della Conferenza
dell'ONU. Se tale Codice deve funzionare come un veicolo per l'elaborazione
di linee guida di pratica applicazione per la messa in opera delle norme
di riferimento sulla conservazione è assolutamente necessario che la Conferenza
dell'ONU riaffermi che il procedimento in parola dev'essere aperto ed
avere il carattere di una vasta consultazione, e dia alla FAO il mandato
di sviluppare di meccanismi formali per assicurare tutto ciò. A questo
proposito, è il caso di notare che il COFI ha stabilito che "nella preparazione
del Codice verrà ricercata la partecipazione di governi membri, di organizzazioni
governative e non governative, e di esperti."
27. INFRASTRUTTURE: è inoltre necessario sviluppare o potenziare
"infrastrutture" globali per l'applicazione delle norme di riferimento
globali per la conservazione e per le disposizioni dell'UNCLOS sulla pesca
d'alto mare, che comprenda degli efficaci meccanismi per monitoraggio,
controllo e sorveglianza che sostengano o incrementino le capacità regionali
di gestione della pesca; vengano applicati ove non esistano organizzazione
e amministrazione su scala regionale; e vengano applicati nei casi in
cui è richiesto un approccio globale - ad es.: il monitoraggio di tutte
le aree di mare aperto alla ricerca di prove sulla continuazione di attività
di pesca su larga scala con reti pelagiche derivanti. Tale infrastruttura
dovrà essere composta, almeno, dei seguenti elementi:
i) l'istituzione di un corpo, organizzato in termini internazionali,
di OSSERVATORI, da imbarcare a bordo delle flotte pescherecce d'alto mare
per osservare le catture di specie bersaglio e non, i tipi di equipaggiamento,
ecc. Ciò dovrà far parte di una serie di meccanismi istituiti per incrementare
la cooperazione globale volta a facilitare la ricerca sull'impatto della
pesca e delle altre attività umane ed assicurare la tempestiva raccolta
ed analisi di dati attendibili, esaurienti e verificabili;
ii) un sistema controllato e coordinato su scala internazionale di SORVEGLIANZA
inteso a determinare nazionalità, numero delle imbarcazioni, aree e movimenti
delle flotte pescherecce d'alto mare per osservare i mutamenti di bandiera,
osservanza degli accordi regionali e globali, ecc.;
iii) un REGISTRO internazionale di tutte le navi in grado di pescare
nelle acque internazionali ed un sistema internazionale per la concessione
di licenze alle navi abilitate a pescare in acque internazionali, con
relativo obbligo per tutte le navi che intendono esercitare la pesca d'alto
mare di essere registrate in tale registro e di assicurare la corretta
registrazione dei dati tecnici e della capacità di pesca della nave, catture,
aree, stagioni, atterraggi e specie pescate, ecc.;
iv) un sistema multilaterale e uniforme di PENALITA' PREVISTE, fra cui
anche, ma non esclusivamente, multe, revoca di licenze, sanzioni congiunte,
pubblica denunzia delle violazioni, ecc.;
v) TRASPARENZA rispetto ai procedimenti decisionali, insieme ad efficaci
meccanismi per assicurare la PUBBLICA PARTECIPAZIONE in tali procedimenti;
e
vi) un FONDO DI CONSERVAZIONE globale relativo alla pesca, in cui i
contributi al fondo vengano stabiliti in base alla pesca in acque internazionali
- in pratica risorse globali comuni - ed al commercio di pesce catturato
in acque internazionali, che focalizzi l'attenzione su due punti principali:
a) finanziare i meccanismi globali necessari per la conservazione e l'amministrazione
delle attività di pesca d'alto mare e b) finanziare la conservazione e
la protezione degli habitat (ad esempio per le risorse ittiche transfrontaliere
ed altamente migratorie) all'interno delle ZEE, primariamente a beneficio
di paesi meno industrializzati.
IV. CONCLUSIONI
28. Come si usa dire, "volere è potere". La sfida di fronte ai delegati
dei governi nella Conferenza è di rappresentare i propri rispettivi governi
con la necessaria "volontà" politica - necessario per riformare l'attuale
inaccettabile situazione che devono fronteggiare le risorse ittiche transfrontaliere
ed altamente migratorie, come pure altre specie pescate nei mari del mondo
- e per usare l'incontro intergovernativo come la "via" per realizzare
tali riforme. Non si tratta di una sfida da poco, ma i costi ambientali,
economici, sociali e politici di un'eventuale stasi saranno assai più
gravi.
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