“Quando il mondo è in vendita, ribellarsi è naturale”,questo è stato
il leit motiv della nostra proposta e della nostra protesta da quando
il 30 marzo di quest'anno abbiamo lanciato il Manifesto di Genova sulle
biotecnologie e sugli organismi geneticamente modificati che ha provocato
la nascita nel nostro paese di un movimento di massa unico in Europa su
un tema tanto complesso e delicato.
E’ stata una scommessa all’inizio della primavera, quando avevamo
raccolto sul nostro sito www.tebio.org “solo” 70 adesioni
di organizzazioni non governativa, è una conferma, oggi, dopo il convegno
internazionale del 20 maggio, l’assedio della mostra-mercato delle biotecnologie
TEBIO dal 24 al 26 di maggio e la manifestazione nazionale del 25 maggio
che ha portato in piazza nella mattina di un giorno feriale 10 mila persone.
Crediamo che valga la pena ripercorrere i momenti salienti di un impegno
condotto su vari piani: istituzionale, di movimento, di comunicazione
e informazione. Impegno che va oltre i giorni di maggio.
L’ANTEFATTO – Il movimento nasce per contestare TEBIO, la mostra-mercato
allestita alla Fiera di Genova, appuntamento dichiaratamente pensato per
costituire una testa di ponte per lo sbarco in Italia delle multinazionali
del biotech, sotto l’egida del Centro di Biotecnologie Avanzate, il cui
presidente, Leonardo Santi, è anche il presidente del Comitato nazionale
per la bioetica e la biosicurezza.
TEBIO si propone l’obiettivo ambizioso del decollo del settore in Italia
con l’accordo delle istituzioni (si annunciano i patrocini della Presidenza
del Consiglio, del Ministero delle Politiche Agricole, della Regione Liguria
e degli enti locali genovesi).
Il 30 marzo viene annunciata la nascita di Mobilitebio, promosso dalla
Rete Lilliput ligure con l’adesione delle prime 70 ONG, che nel suo manifesto
denuncia come TEBIO non sia altro che una vetrina per le multinazionali
del settore e l’ennesima occasione propagandistica per chiedere la liberalizzazione
dei mercati, la brevettabilità della materia vivente, la deregulation
normativa nei settori dalla produzione al consumo.
A fare dei padroni nella kermesse della Fiera di Genova le multinazionali
europee e americane leader mondiali del biotech (Monsanto, Novartis, Pioneer
Hi Bred-Du Pont e AgrEvo), con 60 relatori su 160, mentre solo 4 sono
i rappresentanti della società civile e 6 gli esponenti dei paesi del
Sud del mondo.
Mobilitebio presenta il manifesto di Genova, presenta la rete e annuncia
pressioni sugli enti pubblici perché tornino sui loro passi.
L’APPELLO DEGLI INTELLETTUALI E LE DEFEZIONI ISTITUZIONALI – Il 19 maggio
viene presentata l’adesione di 16 intellettuali al manifesto di Genova
(tra cui Oliviero Beha, Maurizio Calvesi, Mino Damato, Giorgio Celli,
Dario Fo, Beppe Grillo, Danilo
Mainardi, Franca Rame) e si annunciano le defezioni dall’elenco dei promotori
di TEBIO di Regione Liguria, Comune Provincia di Genova, il ritiro del
patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole e la non partecipazione
alla tavola rotonda del 25 maggio del ministro dell’Ambiente.
IL CONVEGNO INTERNAZIONALE – Il 20 maggio, e sono già 300 le ONG che
aderiscono a Mobilitebio, viene organizzato al Teatro della Tosse a Genova
il convegno internazionale “Biodiversità e globalizzazione nel rapporto
tra Nord e Sud del mondo”, mentre in tutta Italia si moltiplicano le manifestazioni
organizzate dalla Rete Lilliput e viene impacchettata la sede della Novartis
nel nostro Paese.
Circa 300 persone partecipano con costanza e interesse ai lavori del convegno,
cui perviene un messaggio dell’ecofemminista e filosofa indiana Vandana
Shiva che saluta la nascita di un movimento di massa in Italia contro
gli atti di biopirateria delle multinazionali.
Ai lavori partecipano esponenti della galassia di Mobilitebio, tra gli
altri gli animalisti della LAV con Gianluca Felicetti, il segretario del
WWF Italia Gianfranco Bologna e il segretario di Legambiente nazionale
Francesco Ferrante, Gino Girolomoni presidente AMAB in rappresentanza
degli agricoltori biologici e esperti come Gianni Tamino dell’Università
di Padova.
Il ministro delle Politiche Agricole Pecoraro Scanio, ex presidente della
Commissione Agricoltura del Senato, chiarisce che la presa di distanza
dagli organizzatori della rassegna fieristica, non è né casuale né episodica:
“la politica agricola del Governo è sempre stata contraria agli organismi
geneticamente modificati, è per questo che abbiamo ritirato il patrocinio
a TEBIO che è una vetrina commerciale per le biotecnologie avanzate e,
quindi, non è una sede idonea per effettuare un confronto”.
LA DEFEZIONE DEGLI ENTI LOCALI – In occasione di appositi incontri richiesti
e sollecitati da Mobilitebio, il
Comune di Genova, più marcatamente, e la Provincia di Genova, in maniera
più blanda, si smarcano da TEBIO.
Il 22 maggio in consiglio comunale viene approvato a grande maggioranza
un ordine del giorno: il comune di Genova bandisce gli ogm e si aggiunge
all’elenco dei municipi antitransgenici.
LA RICHIESTA DELLA LEGGE – Il 23 di maggio vengono presentati i punti
qualificanti di uno schema di proposta di legge di regolamentazione del
settore delle biotecnologie avanzate e degli organismi geneticamente modificati
da Gianfranco Bologna per il WWF, Milena Dominici di Legambiente e Maurizio
Meloni portavoce di Rete Lilliput, in occasione della conferenza stampa
in cui viene anche illustrato il calendario delle iniziative di Mobilitebio
dal 24 al 26 di maggio.
Tra i punti qualificanti dello schema di legge che: il germoplasma deve
essere considerato patrimonio comune dell’umanità; la prevalenza dei diritti
fondamentali della collettività alla salute e all’integrità dell’ambiente
sugli interessi privati; l’esplicito riferimento al “principio precauzionale”
sancito dall’Earth Summit di Rio de Janeiro del 1992 e ribadito nel Protocollo
della Biosicurezza così come integrato e modificato a Montreal nel 2000;
la responsabilità civile dei produttori nel caso di danni all’ambiente;
il divieto di coltivazione in pieno campo; l’obbligo di etichettatura
per i prodotti che contengano ogm; un controllo di filiera, dal campo alla tavola, sui prodotti
alimentari; il divieto all’uso di ogm o di loro derivati nelle mense scolastiche,
in quelle di enti pubblici o di aziende.
INIZIA L’ASSEDIO – Una rappresentanza degli agricoltori delle 60 aziende
aderenti a Liguria Biologica, referenti locali di AMAB, si presentano
con i loro prodotti (dalle zucchine agli elisir di rosa), aderenti a Mobilitebio
distribuiscono alle entrate.
Anche i militanti di Greenpeace iniziano il loro presidio che durerà sino
al 26.
Una calendula biologica viene distribuita dai militanti di Mobilitebio
agli ingressi a coloro, peraltro non molto numerosi, che vanno a visitare
TEBIO nell’unica giornata della mostra-mercato aperta al pubblico: il
forum UNESCO sui rischi ambientali e sanitari delle biotecnologie avanzate.
Mentre, in mattinata, vengono montati gli ultimi
tendoni del villaggio di Mobilitebio e inizia ufficialmente l’assedio
che durerà tre giorni, una trentina di tute bianche entrano nella sala,
per 1/3 vuota del Forum UNESCO, e ottengono di disporsi sotto il palco
della presidenza e di srotolare lo striscione con la parola d’ordine del
Coordinamento: “Quando il mondo è in vendita, ribellarsi è naturale”.
I manifestanti di Mobilitebio rimangono per un’ora, sino all’esaurimento
degli interventi istituzionali, e poi escono dalla sala lanciando lo slogan
e distribuendo ai partecipanti i volantini che spiegano i motivi della
manifestazione.
Fuori dai cancelli una trentina di manifestanti di Controtebio, che non
aderiscono al coordinamento, strappano lo striscione pubblicitario della
mostra-mercato.
Il 24 mattina al villaggio
di Mobilitebio si presenta il sottosegretario alla Sanità Grazia Labate
che annuncia ufficialmente, a nome del ministro Veronesi, la costituzione
di un osservatorio sulle biotecnologie aperto alle organizzazioni non
governative.
Il pomeriggio è la volta dell’incontro tra il leader di Rifondazione Comunista
Fausto Bertinotti e Mobilitebio,
da lui richiesto.
LA MANIFESTAZIONE – “Siamo in 10 mila nella mattina di un giorno feriale
su un problema così di frontiera come le biotecnologie”, questo il commento
soddisfatto e un po’ stupito che pervadeva i promotori della manifestazione
nazionale.
Ci sono tutti: gli animalisti della LAV in pettorina arancione, gli spezzoni
di Legambiente (con lo striscione storico “In nome del popolo inquinato”)
e del WWF (con lo striscione e lo scudo-pannocchiona gigante su cui campeggiano
lo slogan “La biodiversità non è in vendita”), i
numerosi cordoni delle tute bianche di Mobilitebio dei centri sociali
della Carta di Milano, gli striscioni degli agricoltori biologici e degli
artigiani del legno, una rappresentanza della Coldiretti e gli artisti
di strada, a chiudere il corteo le bandiere di partito dei Verdi e di
Rifondazione Comunista, con i loro rispettivi leader in piazza, la portavoce
Grazia Francescato e il segretario nazionale Fausto Bertinotti.
In apertura, lo striscione con lo slogan della manifestazione “Quando
il mondo è in vendita, ribellarsi è naturale”, seguito dai gonfaloni dei
15 Comuni antitransgenici aderenti alla manifestazione (Bubbio – provincia
di Asti-, Calenzano – Firenze-, Città di Castello – Perugia-, Genova,
Grugliasco – Torino-, Lenola – Latina-, Limena- Padova-, Monte Compatri
– Roma-, Rivoli –Torino-, Rocchetta Tanaro-Asti-,Roma, Torino, Udine,
Villesse-Gorizia-) e dall’elica semovente di DNA su cui campeggiano in
bella evidenza i dollari delle industrie biotech.
La manifestazione si snoda lungo il breve precorso tra piazza Verdi e
Piazzale Kennedy, davanti ai cancelli della Fiera.
Tra gli slogan più ripetuti “Vandana Shiva ce l’ha insegnato, mettiamo
un freno al libero mercato”, “Per salvare il mondo c’è una sola via, stop,
subito, alla biopirateria”, “Nord-Sud uniti nella lotta, il Pianeta non
si tocca”.
Verso mezzogiorno il corteo, partito alle 10.30 arriva davanti ai cancelli
della Fiera, dove dovrebbe cominciare l’assedio ma le forze dell’ordine,
violando gli accordi presi con gli organizzatori di Mobilitebio si dispongono
davanti alle biglietterie (chiuse) e ai cancelli.
La prevista costruzione del castello di Frankenstein salta e comincia
il confronto tra le tute bianche dei centri sociali della Carta di Milano
e le forze dell’ordine.
I rappresentanti di Mobilitebio e le tute bianche dopo due confronti in
cui la testa del corteo, protetta da scudi, viene fatta oggetto delle
manganellate della polizia di stato e dei colpi dei calci dei fucili dei
carabinieri, ottengono dai dirigenti della DIGOS di Genova che vengano
chiamati fuori dei cancelli il presidente della Fiera Luigino Montarsolo
e il presidente del CBA Pierluigi Santi, organizzatori di TEBIO.
La delegazione espone le ragioni della protesta a santi che dichiara di
sospendere simbolicamente i lavori della mostra-mercato.
Il tutto dura una mezz’ora, i confronti/scontro in testa al corteo in
tutto 3 minuti, c’è stata una certa improvvisazione ma il confronto è
stato più una simulazione che reale e la struttura dei garanti ha funzionato.
I preti-militanti, Don Andrea Gallo della Comunità di San Benedetto di
Genova e Don Vitaliano della Sala da Avellino hanno dato il loro contributo
alla mediazione e anche il presidente della Provincia di Genova Marta
Vincenzi e l’assessore comunale di Genova Luca Borzani.
In coda al corteo alcune centinaia di militanti di Controtebio
si accaniscono contro le vetrine della Banca di Roma.
Le TV, in particolare le reti berlusconiane e il TG2, il 25 mandano ossessivamente
un montaggio manipolato e ripetuto più volte dei 3 minuti di confronto
in testa al corteo e l’immagine di rottura delle vetrine della banca come
elementi caratterizzanti la manifestazione.
Ma i giornali il 26 maggio e le stesse TV, a cominciare da Punto 3 di
RAITRE della sera del 25 danno un’immagine diversa dei tre giorni: è stato
in ogni modo un successo e le tematiche del biotech e degli ogm sono entrati
all’ordine del giorno dell’agenda politico-istituzionale italiana.
L’INCONTRO CON SWAMI SOTTO IL TENDONE – Ha un nome difficile da pronunciare
Nanjundaswaami per le lingue e i palati di noi occidentali, ma una storia
da raccontare, è quella del sindacato degli agricoltori del Karnakata,
stato indiano nel quale i contadini hanno boicottato attivamente le coltivazioni
in pieno campo del cotone transgenico della Monsanto, bruciandole.
Il 26 maggio, invitato da Mobilitebio, in Italia per un ciclo di conferenze
organizzato dall’Associazione Ya Basta, il leader sindacale meglio conosciuto
come Swami, più semplicemente, con
pacatezza spiega il perché di questa scelta estrema: “Noi abbiamo scelto
il fuoco per eliminare le colture transgeniche dopo che 500 capifamiglia
si erano uccisi perché non volevano le la loro terra fosse assediata e
insidiata dalla monocoltura intensiva che uccide la terra, gli uccelli
i microbi buoni. La nostra non è stata violenza nei confronti di nessuno,
è stato un atto disobbedienza civile contro chi esercita la violenza,
contaminando e distruggendo gli esseri viventi”.
E’ il pomeriggio del 26, giorno di riflessioni e di bilanci e il dibattito
con Swami marca la differenza ma anche le molte convergenze di una battaglia
che non ha confini.
Stefano Lenzi - WWF Liguria
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