"L'erosione costiera si può fermare"

Marco Moruzzi, consigliere regionale dei Verdi parla del grave problema dell'erosione delle nostre coste. Il 19 luglio ad Ancona in un convegno nazionale promosso dal Gruppo Verdi alla Regione Marche, studiosi, amministratori, operatori turistici si confronteranno prendendo spunto dalle felici ed innovative esperienze di Procida e Ostia




18/07/2002

Moruzzi perché un convegno nazionale sull'erosione costiera?

L'erosione è un processo in aumento a causa dell'apporto di materiale solido da parte dei fiumi e dal processo di cementificazione fatte in questi decenni. A questa situazione si è risposto con le scogliere, cioè la costruzione di barriere artificiali per difendere le coste erose dal mare. Per fare ciò si sono "aggredite" le montagne, dando vita a costosissimi interventi. La conseguenza è stata spostare il problema dalle zone protette a quelle senza barriere. Questa soluzione ha in realtà provocato più danni che benefici. Recentemente sono arrivate nuove tecniche come quella del ripascimento, cioè il prelievo di arenile da altre zone o nel peggiore dei casi dalle cave, per posizionare questa grande quantità di materiale dove il fenomeno dell'erosione è particolarmente grave. Anche in questo caso l'intervento è stato un palliativo, perché nel giro di due tre anni, nei casi più sfortunati anche in soli dodici mesi, il mare ha eroso il materiale trasportato, con costi ingenti.

Quali sono le conseguenze dell'erosione nell'ecosistema?

La costruzione di scogliere, in special modo quelle erette vicino alle spiagge, ha alterato profondamente il rapporto tra terraferma e mare. E' evidente a tutti che il tratto di mare tra la scogliera e la riva viene fortemente alterato, perché l'acqua non ha più ricambio con le conseguenze dal punto di vista biologico che lascio immaginare. Le zone a bassa profondità sono quelle in cui l'ecosistema è più complesso, più articolato. I risultati sono fortemente penalizzanti per la fauna, con un aumento dell'inquinamento, limitando fortemente la capacità del mare di autodepurarsi. Quindi le scogliere difendono quel singolo chilometro, con spese che raggiungono i 25 miliardi di vecchie lire, spostando il problema di poche centinaia metri, ma pregiudicando così la qualità ambientale e l'offerta turistica, con danni per il nostro ecosistema. Conseguenze negative si hanno anche per quanto riguarda l'economia locale, con il netto peggioramento dell'offerta turistica a causa del restringimento delle nostre spiagge.

Il mare, dunque, si riprende quello che gli è stato sottratto…

Certo. Gli interventi che abbiano ora esaminato sono artificiali, con modalità "pesanti", contro natura. Le soluzione alternative sperimentate in Europa, sono invece molto interessanti perché vanno contro questa logica. Cercano di fare rimanere a riva tutto quel materiale sabbioso che il mare in modo naturale porta a riva. Con alcuni accorgimenti si possono ottenere risultati sorprendenti, magari non applicabili a tutta la costa, ma che ci fanno capire l'inutilità dello soluzioni sperimentate fino ad oggi.

Il convegno del 19 soffermerà la sua attenzione proprio su queste esperienze alternative…

Da dieci anni in Scandinavia sono state sperimentate queste tecniche che fermano il materiale portato dal mare con modalità semplici e senza nessun impatto negativo per l'ambiente. Questo sistema può dare buoni risultati anche nel nostro paese. Lo dimostra l'esperienza dei comuni di Ostia e Procida, che hanno realizzato due interventi. A questo convegno noi porteremo studiosi, esperti che hanno analizzato ciò che è stato realizzato all'estero e anche in queste due realtà pilota. Così come saranno presenti i sindaci, gli amministratori, i progettisti, che sono stati gli artefici in queste due località, di una sperimentazione alternativa, con risultati importanti. Il tutto con costi limitati, molto distanti dai faraonici investimenti per le scogliere o il ripascimento.

Qual è la situazione delle nostre coste?

Abbiamo una forte erosione lungo ampi tratti di costa. Anche qui si è intervenuto con i metodi tradizionali di cui abbiamo parlato con investimenti altissimi, se si pensa che in media un chilometro di scogliera costa venti miliardi. Riteniamo che si debba cercare di utilizzare questa tecnica innovativa anche lungo le nostre coste, mettendo in cantiere l'eliminazione delle scogliere che hanno anche delle spese di manutenzione considerevoli. Dal mondo della pesca viene la proposta di spostare queste barriere al largo, ad alte profondità, per costruire degli habitat naturali dove i pesci possano riprodursi. Così si potrà dare un importante contributo per il ripopolamento del Mare Adriatico, che sappiamo essere stato sottoposto ad uno sforzo di pesca eccessivo. In questo senso, proprio ad Ancona, è stata sperimentata dal CNR una tecnologia per la ricostruzione di questi habitat, attraverso la realizzazione di scogliere sottomarine. Il mondo della pesca aveva più volte sollecitato questo tipo d'intervento. L'impedimento era legato al livello elevato dell'investimento. Viceversa "riciclando" le scogliere possiamo dare una risposta a questa importante esigenza. Inoltre possiamo dare una risposta ai problemi degli operatori turistici, i quali hanno creduto si potesse risolvere il problema dell'erosione con le scogliere, verificandone gli effetti negativi in relazione alla qualità dell'offerta turistica. Invece con i nuovi interventi possiamo rilanciare il nostro turismo con una tecnica che costituisce una vera e propria opera di rinaturalizzazione delle coste danneggiate dalla costruzione delle barriere di massi.

 

 


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