Difendere le coste nelle Marche: proposte ecosostenibili


29 luglio 2002

 

L'erosione costiera è un processo che negli ultimi decenni ha registrato un forte aumento nel territorio della nostra regione. Tra le cause:
- il mancato apporto di materiale solido da parte dei fiumi accentuato dal processo di cementificazione e dei corsi d'acqua fatte in questi decenni (talvolta persino la foce è stata è stata cementificata o alterata, si pensi ai porti canale o alla raffineria Api di Falconara dove 1/3 della foce è stata interrata ed occupata),
- l'alterazione dello stato delle coste con la costruzione indiscriminata lungo le rive e la realizzazione di scogliere;
- le barriere artificiali per difendere inizialmente opere portuali ed interramenti artificiali,
- le opere di difesa delle spiagge, diventate con il tempo sempre più luogo di produzione di servizi turistici di massa in particolar modo tra gli anni '50 e gli anni '80.
Con le scogliere sono finite a mare intere fette di montagne, e la pubblica amministrazione ha sostenuto grandissimi investimenti. Servirebbe una tesi di laurea per catalogare e quantificare il costo di tutti gli interventi effettuati dalla moltitudine di soggetti statali, regionali, comunali e privati lungo le nostre coste.
La costa marchigiana ospita circa 1300 strutture diverse realizzate nel tempo, spesso prescindendo le une dalle altre.
Sui 172 chilometri di costa 96 risultano occupate da opere di difesa e solo 30 chilometri sono rimasti liberi, mentre per altri 7 sono previsti interventi..
Dei 33 chilometri di costa alta 13 sono occupati da opere e 20 liberi. Lungo i 139 chilometri di costa bassa 96 sono chilometri occupati e 43 quelli liberi.
Le scogliere per la loro natura di opera di difesa rigida, pertanto non in grado di dissipare l'energia del mare ma di deviarla, hanno spostato il problema dalle zone protette a quelle senza barriere e questo ha portato alla realizzazione di una catena pressoché ininterrotta di scogliere lungo la costa marchigiana.
A fronte di alcuni oggettivi benefici ci sono stati anche danni strutturali, talvolta non immediatamente riconducibili ad uno specifico intervento: scomparsa di spiagge, insabbiamento degli accessi ai porti, fenomeni erosivi nelle zone sottoflutto, danneggiamento di opere marittime e di infrastrutture stradali e turistiche.
Recentemente sono state diffusamente utilizzate nuove tecniche come quella del ripascimento, cioè il prelievo di sabbia in alto mare o nel caso di materiale di granulometria maggiore dalle cave per apportare artificialmente e velocemente grandi quantità di inerti dove il fenomeno dell'erosione è particolarmente grave. Anche questo tipo di intervento non si è dimostrato risolutivo, né totalmente alternativo alle scogliere poiché nel giro di due tre anni, nei casi più sfortunati anche in soli dodici mesi, il mare ha eroso il materiale apportato, rendendo vani gli ingenti costi sostenuti.
Inoltre i costi iniziali che possono essere più bassi di una scogliera, se la sabbia piò essere reperita in luoghi non distanti dalla riva e a profondità contenute, sono accresciuti dalla necessità di ripetere nel tempo il ripascimento. A questo va aggiunto che oggi né la finanza pubblica, né gli operatori di spiaggia possono sostenere investimenti così rilevanti.
La costruzione di scogliere, in special modo quelle realizzate vicino alle spiagge, parlo delle scogliere radenti e semiradenti e dei pennelli, ha alterato profondamente il rapporto tra terraferma e mare. L'ecosistema marino nel tratto di mare tra la scogliera e la riva è stato fortemente alterato, l'acqua non ha più il ricambio originario, l'ossigenazione delle acque scende e con le alte temperature gli specchi d'acqua tra la scogliera e la riva diventano una sorta di brodo di coltura.
Questi specchi d'acqua si contraddistinguono per temperature marine molto alte, scarsa ossigenazione e forte presenza di nutrienti che danno origine ad un'abnorme proliferazione algale.
Come biologi marini e subacquei ben sanno le zone più ricche di vita sono quelle dove in presenza di luce l'abbondanza di zooplancton e fitoplancton si accompagnano alla presenza di correnti. Le zone a bassa profondità sono quelle in cui potenzialmente l'ecosistema è più complesso e diversificato, anche per la possibilità della luce di arrivare sul fondo con tutto lo spettro luminoso, in realtà lo stato di degrado delle acque costiere annulla le potenzialità delle nostre "acque basse".
Le zone sotto costa sono universalmente riconosciute come la "nursery" anche per le specie che si riproducono al largo ed i piccoli pesci necessitano di nutrienti, ma anche di acque ossigenate.
Gli effetti sono fortemente penalizzanti per la fauna marina. Lo stesso inquinamento negli specchi d'acqua protetti dalle scogliere situate vicino la riva viene accentuato perché si limita la capacità del mare di auto depurarsi.
Provocatoriamente possiamo dire che le scogliere certamente difendono quei chilometri di spiaggia al costo iniziale di 12 milioni di euro per chilometro, ma spostano il problema a monte o a valle del tratto difeso e non raramente pregiudicano la qualità ambientale della spiaggia e dello specchio d'acqua protetto. Pertanto conseguenze negative si hanno anche per quanto riguarda l'economia balneare, con il netto peggioramento dell'offerta turistica sia per le spiagge protette, che per quelle non protette dove si scaricano i fenomeni erosivi.

Nel solo breve tratto di costa tra il fiume Esino ed il secondo sottopasso a nord della frazione di Marina di Montemarciano, dove scogliere di tipo tradizionale, analogamente ad altri tratti costa non sono state eseguite negli ultimi dieci anni sono stati effettuati dalla Regione 6 interventi per una spesa complessiva di 12 miliardi, più tutte le spese sostenute da amministrazioni diverse dalla Regione.
Oramai non c'è tratto di costa in cui non si debba fare i conti con l'erosione e anche dove esistono scogliere ci sono costi di manutenzione che variano a seconda del tipo di opera.
Nelle Marche le scogliere sono diventate la regola, in realtà oggi siamo consapevoli che dovrebbero essere l'eccezione da utilizzare solo quando altre soluzioni o forme di gestione non sono praticabili.
Il mare si riprende quello che gli è stato sottratto e le scogliere possono solo impedire che se lo riprenda in quel punto. Talvolta è difficile persino comprendere prima della realizzazione dell'opera dove il mare andrà a riprendersi sabbie e ghiaie, nonostante l'elaborazione di complessi ed avanzati modelli matematici. In passato tante opere a mare hanno dato risultati diversi da quelli attesi, credo che dovremmo adottare come regola che per ogni futuro intervento a mare di rilevanti dimensioni scatti l'obbligo della verifica preliminare con un modello fisico.
Ancora oggi il Comune di Ancona ipotizza un mega interramento a mare senza ricorrere ad un modello fisico, tutto questo dopo che l'ultima opera a mare realizzata, il porto turistico e la diga foranea hanno registrato un imprevisto e consistente innalzamento dei fondali degli imbocchi al porto turistico al punto di dover effettuare poco tempo dopo l'inaugurazione i primi dragaggi per mantenerlo funzionale.
Opere mal progettate, mal realizzate, tecnologie inadatte?
La risposta non è determinante perché comunque occorre un approccio più dolce nei confronti della natura e del mare. Quest'ultimo pur essendo una risorsa rinnovabile non è una risorsa inesauribile, in grado di sopportare qualsiasi genere di aggressione.
Pur di non veder scomparire il luogo di lavoro in passato operatori turistici e loro organizzazioni hanno invocato la realizzazione di scogliere ovunque, a lungo si è disquisito sul loro posizionamento, sul renderle invisibili realizzandole nella forma soffolta (che in alcuni casi hanno dato risultati peggiori di quelle emerse grazie dove è comparso l'effetto flipper tra battigia e scogliera).

Le soluzioni alternative sperimentate in Europa, sono molto interessanti, cercano di fare rimanere sulla spiaggia le sabbie che il mare lentamente ed in modo naturale porta a riva. Sono convinto che con questi accorgimenti si possono ottenere risultati sorprendenti, magari non applicabili a tutta la costa, a tutti i tipi di litorale, ma certamente in grado di fronteggiare molte situazioni.
Particolarmente rilevante è il grande abbattimento del costo di realizzazione (un milione di euro al chilometro contro i sei ed oltre dei ripascimenti ed i dodici delle scogliere.
Approfondendo l'argomento, per quanto di mia competenza mi ha sorpreso nella delibera del Consiglio Comunale di Procida con cui si decideva di adottare la tecnologia del BMS un clausola pressoché sconosciuta nel campo delle opere pubbliche, clausola che io definirei "soddisfatti o rimborsati", il contratto prevede che se il sistema non garantisce il risultato previsto, nulla è dovuto a chi realizza l'opera.
Il mio pensiero è andato subito al Sindaco di Montemarciano che nelle Marche è certamente il meno soddisfatto in materia di erosione marina. Il suo Comune non ha avuto mai rimborsi mentre dei danni subiti meglio non parlarne.
Credo che anche questa clausola vada adottata per tutte le opere a mare, tradizionali o innovative.
Dieci anni fa in Scandinavia furono sperimentate queste tecniche che fermano sulla riva la sabbia portata dal mare con modalità semplici e senza nessun impatto negativo per l'ambiente, persino l'impatto visivo è assente. Questo sistema può dare buoni risultati anche da noi. Lo dimostra l'esperienza dei comuni di Ostia e Procida, che hanno realizzato due interventi. In questo convegno i Verdi danno la parola a studiosi, esperti che hanno analizzato ciò che è stato realizzato all'estero e anche nelle realtà pilota italiane. In queste due località è partita un'esperienza nuova ed interessante il tutto con costi limitati, molto distanti dai faraonici investimenti per le scogliere o il ripascimento.
Recentemente è divenuta popolare la soluzione del ripascimento.
Ritengo che si debba cercare di utilizzare questa tecnica innovativa anche lungo le nostre coste, mettendo in cantiere anche l'eliminazione delle scogliere che hanno anche delle non trascurabili spese di manutenzione. Dal mondo della pesca viene la proposta di spostare questi scogli al largo, ad alte profondità, per costruire degli habitat naturali dove i pesci possano riprodursi. Così si potrà dare un importante contributo per il ripopolamento del Mare Adriatico, che è stato sottoposto ad uno sforzo di pesca eccessivo. Proprio ad Ancona, è stata sviluppata grazie al CNR una modalità per la ricostruire habitat, con la realizzazione di scogliere sottomarine. Il mondo della pesca aveva più volte sollecitato questo tipo d'intervento. L'impedimento era legato al livello elevato dell'investimento. Viceversa "riciclando" le scogliere possiamo dare una risposta a questa importante esigenza. Contemporaneamente possiamo venire incontro alle esigenze degli operatori turistici. Con i nuovi interventi possiamo rafforzare il nostro turismo balneare ricorrendo ad una tecnica che costituisce una vera e propria opera di rinaturalizzazione delle coste danneggiate dall'erosione.
La proposta politica che i Verdi in questa sede formulano è quella di verificare a fondo tutte le potenzialità di questa tecnologia, che pur essendo nata una decina di anni fa può avere ambiti di applicazione ancora più vasti di quelli verificati fino ad oggi. A tal proposito innanzi tutto andrebbero individuati gli ambiti dove tale tecnologia può essere applicata con maggiori possibilità di successo e realizzare un intervento ripetitivo delle esperienze condotte ad Ostia e Procida.
Contemporaneamente chiediamo di intervenire in un ambito costiero rimuovendo le scogliere esistenti per sostituirle con un BMS e ricollocando i massi di recupero in alto mare per realizzare una zona di ripopolamento ittico.
Il terzo campo di azione potrebbe consistere nella sperimentazione su substrati non sabbiosi o substrati misti con sabbia e ghiaia.
La quarta opzione dovrebbe abbinare il ripascimento al BMS per verificare se è possibile mantenere sulla riva le sabbie apportate con le complesse e costose opere di ripascimento, realizzando due zone contigue di ripascimento con e senza BMS.
Tutto questo dovrebbe entrare a pieno titolo nel Piano di Gestione Integrata che la Regione Marche si appresta a predisporre. I costi che si dovranno affrontare per la sola manutenzione delle scogliere esistenti, giustificano la ricerca di interventi innovativi che consentano di trovare soluzioni più appropriate ai fini della rinaturalizzazione delle coste, della salvaguardia delle attività economiche ed il contenimento complessivo dei costi di intervento.
Occorre poter gestire in modo nuovo il delicato rapporto lungo la fascia a cavallo tra il mare dalla terraferma nella consapevolezza che solo un approccio scientifico e ragionato, frutto di un lavoro interdisciplinare a largo raggio, possa portare al progressivo ripristino degli habitat e garantire una migliore fruibilità del mare e delle coste.
Se questa Regione non si muovesse su questa strada non sarebbe in linea con gli obiettivi programmatici con cui si è presentata ai cittadini marchigiani, ricevendone il mandato per amministrare l'Ente per un quinquennio.
Marco Moruzzi
Consigliere Regionale dei Verdi - Regione Marche
Gruppo Verdi Consiglio Regionale delle Marche Via Oberdan, 1 Ancona
Tel 071.2298425 fax.071 2298458 -E-mail: marco.moruzzi@regione.marche.it





 


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