DIRITTI UMANI


Non dimenticare la Birmania



Raccogliamo l'appello lanciato dalle pagine del quotidiano la Repubblica affinché il mondo non dimentichi la Birmania, un paese incantevole in cui i diritti umani sono calpestati da un regime militare feroce ed ottuso.

Un piccolo contributo per le popolazioni birmane e al Premio Nobel per Pace la Signora Aung San Suu Kyi che lotta per la libertà del suo Paese e perché ancora molto resta da fare per la democrazia.


La Birmania è un paese indimenticabile, che resta nel cuore. Un paese difficile da raggiungere e da attraversare. Un paese in cui la quiete e il silenzio celano sorprendentemente la drammatica realtà in cui vive la popolazione.
Il paese del silenzio perché le biciclette, i trishow ed i calessi sono ancora i mezzi di trasporto più diffusi e perché il regime chiude la bocca agli oppositori.

 


Migliaia e migliaia di tempi testimoniano la ricchezza culturale e religiosa dei secoli passati.
Nei monasteri buddisti crescono anche piccoli monaci bambini con pochi pugni di riso ma con la serenità negli occhi e le parole del Buddha nel cuore.


Tutti i civili e gli altri bambini vivono in condizioni di miseria, privazione e repressione. L'accesso degli stranieri è consentito per poco tempo, sono possibili solo alcuni itinerari controllati. Per impedire il contatto della popolazione con i visitatori sono stati spostati interi villaggi che sorgevano intorno ai templi e ai luoghi d'interesse; sopprimendo così anche la piccola economia legata allo scarso turismo.


La Birmania era un tempo una monarchia, agli inglesi occorsero ben tre guerre (1824-1826, 1852 e 1886) prima di riuscire a sottomettere questo bellissimo paese e annetterlo così all'Impero delle Indie. Ma questo popolo di religione buddista e costituito da diverse minoranze etniche, in lotta tra loro, non si rassegnerà agli inglesi. I movimenti di resistenza sono organizzati in diverse associazioni dall'Associazione dei giovani buddisti all Associazione Studentesca. La Birmania avrà un'autonomia amministrative nel 1923 ma solo nel 1935, dichiarata colonia della Corona inglese, sarà definitivamente separato dall'India, avrà un parlamento a due camere ed elezione dei suoi membri. Rimane tuttavia viva la lotta per l'indipendenza. Le manifestazioni di rivolta si susseguono negli anni, il crogiolo d'etnie e d'ideologie sono il terreno fertile per continui conflitti interni.


Nel 1939 il "Blocco della libertà" l'associazione protagonista del movimento di rivolta, di cui fa parte il generale Aung San, padre del Premio Nobel, cerca in Giappone le basi per realizzare un piano di lotta contro gli inglesi che continuano a non voler concedere autonomia al paese.
Intanto Aung San forma a Bangkok il nucleo dell'Esercito di Resistenza Birmana (BIA) che nel dicembre del 1941 sostiene con le armi le truppe Giapponesi che invadono la Birmania. Nel 1943 la Birmania viene dichiarata "indipendente" sotto il patrocinio dei militari Giapponesi, Aung San è nominato Ministro della difesa, insieme con altri appartenenti dello stesso movimento dei "Trenta Camerati".
La cooperazione con i Giapponesi non sortisce i risultati sperati di libertà ed indipendenza, altri gruppi etnico si contrappongono. La Seconda Guerra Mondiale devasta e distrugge la Birmania. Nel 1944 un nuovo fronte di ribellione vede alleati nazionalisti, socialisti, comunisti e la Lega antifascista per la Libertà del Popolo (Afpfl) con l'obiettivo di raggiungere l'indipendenza totale e l'instaurazione di un regime socialista. Aung San continua a dirigere il braccio armato. L'Esercito nazionale birmano, nel 1945 solleva una sommessa e rovescia l'occupazione giapponese e chiede, alle minoranze interne, ancora divise e contrapposte, e alla Gran Bretagna il riconoscimento del proprio governo provvisorio di uno stato federale indipendente. Gli Alleati riconquistano la Birmania.


Il 17 luglio del 1947 Aung San e sette suoi ministri verranno assassinati durante una seduta di governo. Ma questo non metterà fine alle contestazioni armate e alle recrudescenze della violenza etnica.
Nel 1958 l'esercito è chiamato a ristabilire l'ordine del paese per procedere a nuove elezioni che nel 1960 consacrano la vittoria del Partito dell'Unione.
Ma a seguito della recrudescenza della violenza etnica che dilaga in tutto il Paese, nel 1962 il generale Ne Win s'impadronisce del potere con un colpo di stato instaurando un regime autoritario, xenofobo e autarchico. I partiti vengono sciolti centinaia di migliaia di pakistani, indiani e cinesi espulsi e perseguiti. Nel nome della folle "Strada birmana verso il socialismo" gli oppositori vengono repressi, il governo corrotto e retrogrado isola la Birmania dal resto del mondo.
Per tutta la durata della sua dittatura Ne Win dovrà affrontare continue contestazioni che saranno represse violentemente. Generali e golpe si susseguono.


Il paese colorato e incantevole cade nella più profonda depressione. Calpestati i diritti umani. Corruzione e mercato nero dilagano. Malnutrizione, malaria, AIDS, abuso e commercio di droga, sfruttamento sessuale, lavoro coatto, banditismo, e una decennale guerra civile hanno stravolto il paese.
I militari instaurano un regime di violenza sistematica, perseguono solo i propri interessi personali intascando tangenti e sfruttando le risorse del paese ignorando la condizione sempre più miserrima della popolazione.
Le risorse naturali che venivano dall'ambiente e dagli investimenti stranieri sono stati fagocitati dal regime. Un tempo la Birmania era il paese più ricco del Sud Est asiatico, non per niente gli inglesi cercarono di includerlo al loro impero coloniale; oggi l'unica risorsa, in mano a pochi, è la coltivazione dell'oppio.

La signora Aung, figlia del generale assassinato, a capo del Partito Democratico Nazionale ( Burma's National League for Democracy) ha guidato l'opposizione al regime fin dal 1988 e per questo è stata in prigione e agli arresti domiciliari per diversi anni.
Nel 1991 Aung San Suu Kyi riceve il Premio Nobel per la Pace.
Grazie al Nobel conferito all'esile signora per la lotta non violente da lei sostenuta per la libertà, la pace e la democrazia nel suo paese, il mondo occidentale viene a conoscenza della drammatica condizione in cui riversa la Birmania.

Il 6 maggio scorso finalmente viene liberata (altri oppositori sono tuttora in prigione) e lancia un appello affinché il mondo non abbandoni il suo paese riverso in condizioni economiche e sociali disperate e sull'orlo della guerra civile.
(l.s. luglio 2002)


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