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La Birmania
è un paese indimenticabile, che resta nel cuore. Un paese difficile
da raggiungere e da attraversare. Un paese in cui la quiete e il silenzio
celano sorprendentemente la drammatica realtà in cui vive la popolazione.
Il paese del silenzio perché le biciclette, i trishow ed i calessi
sono ancora i mezzi di trasporto più diffusi e perché il
regime chiude la bocca agli oppositori.

Migliaia e migliaia di tempi testimoniano la ricchezza culturale e religiosa
dei secoli passati.
Nei monasteri buddisti crescono anche piccoli monaci bambini con pochi
pugni di riso ma con la serenità negli occhi e le parole del Buddha
nel cuore.

Tutti i civili e gli altri bambini vivono in condizioni di miseria, privazione
e repressione. L'accesso degli stranieri è consentito per poco
tempo, sono possibili solo alcuni itinerari controllati. Per impedire
il contatto della popolazione con i visitatori sono stati spostati interi
villaggi che sorgevano intorno ai templi e ai luoghi d'interesse; sopprimendo
così anche la piccola economia legata allo scarso turismo.

La Birmania era un tempo una monarchia, agli inglesi occorsero ben tre
guerre (1824-1826, 1852 e 1886) prima di riuscire a sottomettere questo
bellissimo paese e annetterlo così all'Impero delle Indie. Ma questo
popolo di religione buddista e costituito da diverse minoranze etniche,
in lotta tra loro, non si rassegnerà agli inglesi. I movimenti
di resistenza sono organizzati in diverse associazioni dall'Associazione
dei giovani buddisti all Associazione Studentesca. La Birmania avrà
un'autonomia amministrative nel 1923 ma solo nel 1935, dichiarata colonia
della Corona inglese, sarà definitivamente separato dall'India,
avrà un parlamento a due camere ed elezione dei suoi membri. Rimane
tuttavia viva la lotta per l'indipendenza. Le manifestazioni di rivolta
si susseguono negli anni, il crogiolo d'etnie e d'ideologie sono il terreno
fertile per continui conflitti interni.

Nel 1939 il "Blocco della libertà" l'associazione protagonista
del movimento di rivolta, di cui fa parte il generale Aung San, padre
del Premio Nobel, cerca in Giappone le basi per realizzare un piano di
lotta contro gli inglesi che continuano a non voler concedere autonomia
al paese.
Intanto Aung San forma a Bangkok il nucleo dell'Esercito di Resistenza
Birmana (BIA) che nel dicembre del 1941 sostiene con le armi le truppe
Giapponesi che invadono la Birmania. Nel 1943 la Birmania viene dichiarata
"indipendente" sotto il patrocinio dei militari Giapponesi,
Aung San è nominato Ministro della difesa, insieme con altri appartenenti
dello stesso movimento dei "Trenta Camerati".
La cooperazione con i Giapponesi non sortisce i risultati sperati di libertà
ed indipendenza, altri gruppi etnico si contrappongono. La Seconda Guerra
Mondiale devasta e distrugge la Birmania. Nel 1944 un nuovo fronte di
ribellione vede alleati nazionalisti, socialisti, comunisti e la Lega
antifascista per la Libertà del Popolo (Afpfl) con l'obiettivo
di raggiungere l'indipendenza totale e l'instaurazione di un regime socialista.
Aung San continua a dirigere il braccio armato. L'Esercito nazionale birmano,
nel 1945 solleva una sommessa e rovescia l'occupazione giapponese e chiede,
alle minoranze interne, ancora divise e contrapposte, e alla Gran Bretagna
il riconoscimento del proprio governo provvisorio di uno stato federale
indipendente. Gli Alleati riconquistano la Birmania.

Il 17 luglio del 1947 Aung San e sette suoi ministri verranno assassinati
durante una seduta di governo. Ma questo non metterà fine alle
contestazioni armate e alle recrudescenze della violenza etnica.
Nel 1958 l'esercito è chiamato a ristabilire l'ordine del paese
per procedere a nuove elezioni che nel 1960 consacrano la vittoria del
Partito dell'Unione.
Ma a seguito della recrudescenza della violenza etnica che dilaga in tutto
il Paese, nel 1962 il generale Ne Win s'impadronisce del potere con un
colpo di stato instaurando un regime autoritario, xenofobo e autarchico.
I partiti vengono sciolti centinaia di migliaia di pakistani, indiani
e cinesi espulsi e perseguiti. Nel nome della folle "Strada birmana
verso il socialismo" gli oppositori vengono repressi, il governo
corrotto e retrogrado isola la Birmania dal resto del mondo.
Per tutta la durata della sua dittatura Ne Win dovrà affrontare
continue contestazioni che saranno represse violentemente. Generali e
golpe si susseguono.

Il paese colorato e incantevole cade nella più profonda depressione.
Calpestati i diritti umani. Corruzione e mercato nero dilagano. Malnutrizione,
malaria, AIDS, abuso e commercio di droga, sfruttamento sessuale, lavoro
coatto, banditismo, e una decennale guerra civile hanno stravolto il paese.
I militari instaurano un regime di violenza sistematica, perseguono solo
i propri interessi personali intascando tangenti e sfruttando le risorse
del paese ignorando la condizione sempre più miserrima della popolazione.
Le risorse naturali che venivano dall'ambiente e dagli investimenti stranieri
sono stati fagocitati dal regime. Un tempo la Birmania era il paese più
ricco del Sud Est asiatico, non per niente gli inglesi cercarono di includerlo
al loro impero coloniale; oggi l'unica risorsa, in mano a pochi, è
la coltivazione dell'oppio.
La signora
Aung, figlia del generale assassinato, a capo del Partito Democratico
Nazionale ( Burma's National League for Democracy) ha guidato l'opposizione
al regime fin dal 1988 e per questo è stata in prigione e agli
arresti domiciliari per diversi anni.
Nel 1991 Aung San Suu Kyi riceve il Premio Nobel per la Pace.
Grazie al Nobel conferito all'esile signora per la lotta non violente
da lei sostenuta per la libertà, la pace e la democrazia nel suo
paese, il mondo occidentale viene a conoscenza della drammatica condizione
in cui riversa la Birmania.
Il 6 maggio
scorso finalmente viene liberata (altri oppositori sono tuttora in prigione)
e lancia un appello affinché il mondo non abbandoni il suo paese
riverso in condizioni economiche e sociali disperate e sull'orlo della
guerra civile.
(l.s. luglio 2002)
www.prospectburma.org
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