Carne marchigiana nei nostri piatti -
Stop alla B.S.E.

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Gruppo Verdi Consiglio Regionale delle Marche

Le ultime vicende sulla ricomparsa della B.S.E. in Francia, evidenzia che la strada intrapresa dalla Regione con l'introduzione della tracciabilità della carne era quella giusta. Mentre fino a poco tempo fa la carne era un prodotto completamente "anonimo", oggi è opinione diffusa che al consumatore va offerta insieme al prodotto l'informazione sul luogo di nascita dell'animale, di allevamento, di macellazione e tutti i dati anagrafici e le modalità di allevamento dell'animale. Nella nostra Regione, grazie alla collaborazione con la BovinMarche, il certificato con queste informazioni è stato adottato dal '96 in oltre 150 macellerie. Questa certificazione, voluta dagli allevatori è diventata obbligatoria soltanto parzialmente, da quest'anno è scattato l'obbligo di indicare luogo di macellazione e sezionamento, mentre l'informazione sul luogo di nascita scatterà dal 2002. Si tratta di una responsabilità che l'Unione Europea deve assumersi interamente, poichè la proposta di regolamento iniziale prevedeva l'informazione completa al consumatore così come avviene nel circuito BovinMarche. Oggi l'Unione Europea difende l'allevamento intensivo e non vuole decretare il divieto generalizzato di uso delle farine animali nell'allevamento degli erbivori, si tratta di un'altra scelta inaccettabile sulla pelle dei consumatori, che tutela chi ha trasformato gli allevamenti in catene di montaggio. E' necessario puntare a migliorare la qualità di tutti gli allevamenti di tutte le specie, poichè quelle farine animali vietate in Italia ed in Francia per i bovini già da oggi le ritroviamo nelle mangiatoie di maiali, polli e pesci. Non sono solo le sole farine animali sotto accusa, ma l'intero sistema di produzione che con abuso di farmaci, manipolazioni genetiche, e condizioni di vita innaturali hanno reso difficilissimo per gli allevatori che vogliono rispettare le regole della natura continuare a produrre quello che oggi il consumatore richiede. Oggi con preoccupazione e stupore i marchigiani scoprono che appena il 30% della carne bovina consumata viene da vitelli nati nelle Marche. Molti allevatori marchigiani sono costretti a comprare vitelli fuori Regione o all'estero perchè da noi non se ne producono abbastanza. Altre aziende, e in Italia sono la gran parte, comprano bestiame adulto all'estero per macellarlo dopo un breve periodo e la Francia è tra i principali fornitori dell'Italia. La certificazione è la base senza la quale chi produce bene non può essere distinto da chi produce male. Oggi che questo strumento nelle Marche è disponibile e consolidato si deve fare il passo successivo. Ma come? Rimuovendo le cause che hanno portato allo stravolgimento delle regole della natura. Va contrastato un mercato che ricorre a qualsiasi mezzo pur di ridurre i costi di produzione, nella consapevolezza che il consumatore confuso o poco informato sceglierà ciò che costa meno. Così si preferisce comperare vitelli o vitelloni dall'estero, piuttosto che avere un allevamento a ciclo chiuso (nascita, allevamento e produzione all'interno dell'azienda), è più facile avere una stalla senza terra e dei silos per mangimi, piuttosto che pascoli su cui lasciar crescere gli animali e terre su cui produrre i foraggi per la zootecnia. Quel 30% di vitelli nati nelle Marche ci dicono che i margini economici possono esistere se la filiera viene organizzata con efficienza fino alla fase di commercilizzazione del prodotto. In questi ultimi anni abbiamo assistito ad una significativa inversione di tendenza, la razza marchigiana dopo anni di declino è tornata in crescita, ciò testimonia che i produttori marchigiani hanno già scelto di andare controcorrente, pertanto a quello che è stato avviato ed incentivato in tutti gli allevamenti marchigiani si deve dare nuovo impulso. Le zone montane, che sono vocate alla zootecnia di qualità, all'autosufficienza alimentare degli allevamenti, alle produzioni di vitelli, all'allevamento di razze autoctone, vanno sostenute con un progetto speciale per la zootecnia di qualità. Per la zootecnia fino ad oggi si è operato con risorse ordinarie. Per ribaltare un processo storico, che comunque nelle Marche è stato rallentato, occorre un investimento straordinario di risorse umane ed economiche. Nella nostra Regione ci sono le condizioni per ribaltare in modo diffuso la filosofia delle produzioni intensive a favore di quelle estensive. Il terreno fertile c'è e le istituzioni dovrebbero assumere, portafoglio alla mano, la centralità di questa agricoltura emergente. In questa fase la zootecnia biologica, finalmente riconosciuta e certificata a livello europeo, è erroneamente considerata la Cenerentola delle produzioni agricole. In realtà oggi questa è l'unica che garantisce contemporaneamente i consumatori di tutta Europa, e nelle Marche può e deve avere un ruolo determinante anche sotto il profilo economico..

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