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Alla fine
del 2001 in Italia risultano installati oltre 1.240 aerogeneratori per
una potenza che si avvicina ai 700 MW. Nella classifica della potenza
eolica installata l'Italia si colloca al quarto posto in Europa ed al
sesto nel mondo.
Dal punto di vista delle localizzazioni le prime installazioni commerciali
sono state realizzate al confine tra la Puglia e la Campania, in particolare
tra le province di Foggia e Benevento, in zone marginali e montuose, con
altitudini comprese tra 700 e 1000 metri sopra il livello del mare.
A partire dal 1996, e fino ad oggi, gli aerogeneratori installati nel
nostro territorio, aggiungendosi a quelli di costruzione nazionale (Riva
Calzoni e West), sono esclusivamente stranieri, in particolare di produzione
danese, sempre più affidabili, competitivi e ben inseriti nell'ambiente.
La taglia media è attualmente di 561 kw, con riferimento a tutto
il parco di macchine installate in Italia. L'incremento della taglia media
è stato influenzato dalla presenza sul mercato nazionale di turbine
eoliche da 600,660 e anche 750kw, che è il modello più grande
attualmente presente nel nostro territorio. Queste sono macchine tripala,
come le turbine eoliche danesi Vestas da 600 e 660 kw (diametro del rotore
di 47 metri). Prodotte nello stabilimento di Taranto, della Italian Wind
Technology (IWT), che coprono circa il 55-60% del parco eolico nazionale.
Un'altra macchina presente sul nostro territorio, è la tedesca
Enercon con modelli da 500 a 600 kw. In quantità minore sono presenti
il modello della Bonus, con una potenza sempre intorno ai 600 kw e il
modello da 750 kw della Neg-Micon
In Italia il numero dei developers è piuttosto ristretto (4-5 sono
gli operatori più importanti) Il principale è l'IVPC (Italian
Vento Power Technology), l'IVPC ha prodotto, nel corso del 2001 il 76%
dell'energia generata in Italia da fonte eolica.
Anche la Edison Energie Speciali (EDENS) sta percorrendo, insieme a Enel
Gren Power, lo stesso percorso, con macchine estremamente affidabili.
Alla fine del 2001 risultavano complessivamente installati nel mondo oltre
24.500 MW di potenza eolica, per una produzione di elettricità
capace di alimentare quasi 15 milioni di abitazioni. Nel solo 2001 sono
stati installati 6.870 MW, per una crescita annuale delle installazioni
rispetto al 2000 del 38,8%. La Germania è la vera locomotiva, il
traino del settore (8750 MW totali).
L'Unione europea detiene complessivamente il primato con circa il 70%
della potenza installata (17.535 MW), ma anche negli Stati Uniti nell'ultimo
anno è stata notevole la crescita con 1.682 MW eolici installati.
La Spagna ha consolidato il suo secondo posto in Europa (installati 1,217
MW nel solo 2001). Interessanti sono anche le potenzialità, tra
l'altro già espresse dalla dimensione dell'eolico in India (1.246
MW in totale).
UNA RASSEGNA
DEGLI IMPATTI AMBIENTALI DELL'EOLICO
Nell'ambito
del convegno di Roma alcuni interventi hanno illustrato i principali impatto
eolici in Italia. Se da una parte questi siano al momento, insieme a quelli
idroelettrici, gli unici impianti a fonti rinnovabili che possono sostituire
quote significative di carico elettrico, dall'altra tali impianti producono
un impatto visivo: le turbine eoliche emergono sul territorio e si stagliano
nel paesaggio, causando a volte un impatto al territorio , quantificabile
spesso solo in termini soggettivi.
In Gran Bretagna ed in Germania, in aree di rilievo paesaggistico, attuando
specifici criteri di ingegneria naturalistica, di architettura del paesaggio
e del territorio, si sono potuti ottenere risultati veramente brillanti.
IMPATTO VISIVO
Non possiamo
prescindere dal fatto che gli aerogeneratori sono strutture che si evidenziano
nel paesaggio e vanno a relazionarsi e a interagire con altri elementi
territoriali.
E' possibile mantenere basso il disturbo al paesaggio: inserire le macchine
in modo che la variazione di forma e di altezza non disturbi la lettura
scenica del paesaggio può essere estremamente utile e funzionale;
ciò può comportare, però, una riduzione dell'affollamento
di una fattoria eolica ed una riduzione della potenza installata totale,
per riduzione del numero di macchine o della loro potenza unitaria. L'impatto
visivo non è sempre proporzionale al numero o all'altezza delle
macchine, misurare la variazione di altezza, la variazione di forma, la
variazione di colore, le diverse condizioni di illuminazione, le condizioni
meteorologiche prevalenti, tenere presente lo sfondo ed altre caratteristiche.
Alcuni criteri da seguire sono comunque ormai prassi consolidata come,
ad esempio, la distanza minima tra le macchine: in genere, di 3-5 diametri
sulla stessa fila e di 5/7diametri sulle file parallele. Una centrale
eolica affollata causerebbe un impatto visivo particolarmente rilevante,
simile a quelli della ormai desueta tecnica di installazione dei siti
californiani, quali Tehachapi, Almont Pass e San Giorgio (le famose foreste
d'acciaio).
Eseguire installazioni lungo le linee dei crinali delle colline oppure
entro valli è una prassi legata alla necessità di sfruttare
siti con più elevate velocità medie annuali.
IMPATTO
SU FAUNA E AVIFAUNA
Gli impianti eolici possono avere delle possibili interazioni con la fauna
e soprattutto con l'avifauna, sia quella di tipo stanziale che quella
migratoria. Tuttavia, alla luce delle rilevazioni e degli studi effettuati,
risulta che la frequenza delle collisioni degli uccelli con gli aerogeneratori
è estremamente ridotta. Una buona segnalazione delle macchine,
anche ai fini della individuazione visiva per i sorvoli a bassa quota,
sembrerebbero concorrere positivamente anche alla prevenzione degli urti
con i volatili. Resta tuttavia una certa carenza di studi di settore condotti
sul territorio italiano e nella più vasta gamma di situazioni possibili.
INTERFERENZA
ELETTROMAGNETICA
L'interferenza
elettromagnetica causata dagli impianti eolici è molto ridotta.
In Italia è ancora poco studiata.
IMPATTO
ACUSTICO
Per quanto
riguarda il rumore prodotto dalle turbine eoliche, studi della BWEA hanno
mostrato che a distanza di poche centinaia di metri (che sono le distanze
tipiche di confine per limitare eventuali rischi per gli abitanti delle
aree circostanti), questo è sostanzialmente poco distinguibile
dal rumore di fondo.
OCCUPAZIONE
DEL TERRITORIO
L'impatto
dovuto all'occupazione territoriale è assai basso, con valori non
maggiori del 3% dell'area di riferimento. Spesso l'area circostante mantiene
le funzioni precedenti all'installazione, come, ad esempio il suo utilizzo
per il pascolo di animali.
L'IMPATTO DEGLI AEROGENERATORI SUL PAESAGGIO E POTENZIALI FATTORI DI
RISCHIO PER AVIFAUNA E VEGETAZIONE
L'impatto
dell'eolico sul paesaggio, come si è visto, è un aspetto
di difficile quantificazione e, a volte, in grado di sollevare opposizioni
tra la popolazione.
Per mitigare l'impatto sul paesaggio, in genere, si consiglia di usare
turbine dello stesso tipo e della stessa taglia; usare turbine con tre
pale o garantire che la posizione di stop del bipala o monopala non dia
sensazione di asimmetria; progettare una disposizione degli aerogeneratori
estesa in lunghezza, prevalentemente in file piuttosto che in grandi gruppi.
Come vedremo gli strumenti di mitigazione sul paesaggio sono spesso in
conflitto con gli strumenti di mitigazione sulla fauna.
IMPATTO
SULLA VEGETAZIONE
In termini
di occupazione del suolo l'aerogeneratore ha un impatto trascurabile e,
dunque, l'impatto sulla vegetazione e sugli ecosistemi esistenti si verifica
soprattutto in fase di realizzazione del progetto, con la costruzione
di strade di servizio e delle fondamenta per gli aerogeneratori.
Quindi è necessario:
- minimizzare il disturbo agli habitat e alla vegetazione durante la fase
di costruzione;
- evitare/minimizzare i rischi di erosione causati dalla costruzione delle
strade di servizio, delle fondamenta degli aerogeneratori, ecc.
- ripristinare la vegetazione dopo l'installazione dell'impianto;
- compensare il danno migliorando le aree vicine.
IMPATTO
SULLA FAUNA
- Modificazione
dell'habitat e disturbo di natura antropica
- Decessi per collisione
- variazione della densità di popolazione
- variazione dell'altezza di volo e della direzione di volo
Per evitare le collisioni su impianti già esistenti si consiglia,
infatti, di dipingere gli aerogeneratori con colori brillanti, utilizzare
segnalatori sonori di pericolo, evidenziare la presenza di conduttori
attraverso spirali o sfere colorate, utilizzare aerogeneratori con bassa
velocità di rotazione delle pale, distribuire gli aerogeneratori
in gruppi o in ordine sparso, fermare gli aerogeneratori durante i periodi
di intensa migrazione.
Per i nuovi impianti è opportuno svolgere indagini preliminari
allo scopo di possedere un quadro completo delle popolazioni animali presenti
nel sito d'interesse, con particolare attenzione ad alcuni aspetti quali:
presenza di specie rare o minacciate della fauna nazionale, densità
delle popolazioni di rapaci, di chirotteri, individuazione di eventuali
siti di nidificazione di specie di rapaci a rischio, intensità
dei flussi migratori, individuazione delle rotte migratorie preferenziali.
Un caso di studio interessante è quello di un sito eolico presso
lo stretto di Gibilterra, costituito da 66 aerogeneratori, alti circa
40 m. distribuiti in un'unica fila e posizionata sulla cresta di una montagna
orientata in direzione nord-sud. Il sito è un importante corridoio
di migrazione per l'avifauna. Attraverso 2 stazioni di controllo si è
studiato per 14 mesi il comportamento della fauna: in questo periodo sono
morti due soli uccelli, mentre sono stati osservati nell'area sopra all'impianto
circa 45.000 grifoni e 2.500 bianconi.
Negli Stati Uniti ((Erikson e altri, 2001) che stima la mortalità
dell'avifauna per collisione causata dagli impianti eolici pari allo 0,01-0,02%
di tutte le morti per collisioni dei volatili.
ECO-COMPATIBILITA'
DELLE FONTI RINNOVABILI E RUOLO DELL'EOLICO
Le fonti
rinnovabili si inseriscono in un contesto energetico che è una
delle cause di un reale e gravissimo impatto planetario: l'aumento delle
temperature medie globali; un trend che, secondo il terzo rapporto dell'IPCC,
anno dopo anno si sta aggravando e che porta a prevedere un aumento di
oltre 5 gradi delle temperature medie mondiali entro la fine del secolo,
con conseguenze devastanti per l'intero ecosistema. Le strategie energetiche
dovranno portare, entro i prossimi decenni, a ridurre di quantità
ben più consistenti (circa il 60-70%) le emissioni globali, per
poter controllare il fenomeno dell'effetto serra.
Per affrontare i cambiamenti climatici il WWF sostiene che occorra perseguire
i seguenti obiettivi nel breve e medio termine:
- forte aumento dell'efficienza energetica in tutti i settori per stabilizzare
i consumi;
- forte aumento dell'efficienza nella generazione e nella distribuzione
di energia elettrica;
- progressivo passaggio a combustibili a più basso contenuto di
carbonio, come il metano, in impianti di piccola taglia con cogenerazione;
- forte crescita dell'utilizzo delle fonti rinnovabili;
- riconversione del sistema energetico e produttivo in grado di consentire
entro la metà del secolo l'utilizzo prevalente delle fonti rinnovabili.
Le politiche energetiche attuali vanno esattamente nella direzione opposta:
la IEA prevede che le emissioni di gas serra aumenteranno del 42% entro
il 2012 e del 60% entro il 2020.
In Italia alcune recenti decisioni potrebbero giocare contro questa strategia
come il recente decreto "sblocca centrali" che dà un
durissimo colpo alle energie rinnovabili ed a tutti gli impianti di piccole
dimensioni.
L'ENERGIA
EOLICA: UNA NECESSITA'
Alla luce
di quanto detto, il WWF ritiene l'energia eolica, insieme alle altre rinnovabili,
una necessità, anche se viene seriamente preso in considerazione
il problema di rendere minimi gli impatti causati da questa tecnologia.
L'energia eolica è dunque, per il WWF, una fonte energetica irrinunciabile
in attesa, probabilmente nei prossimi 10-15 anni, della maturazione di
un sistema energetico basato sul solare e sull'idrogeno, che più
si prestano a un utilizzo esteso nel nostro paese.
Il WWF Italia ritiene che l'impatto ambientale dell'eolico debba essere
valutato secondo tre tipi di criteri:
- temporali,
che riguardano le attività di pre-installazione, di costruzione,
di esercizio e dismissione (decommissioning)
- spaziali,
che riguardano l'area interna al sito, l'area esterna di rispetto, e
comunque l'area di influenza del campo eolico, gli elettrodotti, le
aree di ancoraggio (per impianti off-shore) e altre considerazioni "spaziali"
rispetto a costruzioni di servizio, magazzini, ecc.;
- cumulative,
che riguardano sinergie negative che possono insorgere in combinazione
con altri impianti e con altri insediamenti.
Rispetto
a queste tematiche il WWF Italia richiede la VIA e la VAS, entrambe condotte
in maniera trasparente e attraverso la consultazione di tutti i portatori
di interesse.
I progetti devono essere inseriti in un Piano Energetico Regionale che
definisca gli obiettivi di riduzione delle emissioni regionali in coerenza
con gli impegni nazionali previsti nel Protocollo di Kyoto. Inoltre, le
operazioni di decommissioning, da garantire con impegno fidejussorio nell'atto
autorizzativo, devono contenere anche interventi di ripristino del sito.
QUALCHE
NOTA ECONOMICA SULL'EOLICO
Attualmente
in Italia, il costo di installazione, ipotizzando l'impiego di aerogeneratori
da almeno 600 kw di potenza nominale, si può ritenere compreso
fra un minimo di circa 850 euro ed un massimo di 1.290 euro/kw variando
da siti pianeggianti a siti caratterizzati da orografia complessa.
Il costo della macchina può ritenersi compreso fra 2/3 e 3/4 del
costo totale di installazione, in funzione delle caratteristiche orografiche
del sito.
Una centrale da circa 10 MW allacciata alla rete elettrica in AT potrebbe
avere un costo di realizzazione compreso fra 8,2 e 12,9 milioni di euro,
in funzione dell'orografia del sito. Applicazione sempre in rete, ma allacciate
a quella di MT (impianti con potenza di circa 2-3 MW) potrebbero evere
un costo di realizzazione compreso tra 930.000 e 1.100.000 euro per MW
installato.
Il costo di produzione varia in funzione della taglia delle macchine e
della ventosità del sito, In Italia alcune stime lo indicherebbero
compreso tra 4,4 e 7,3 centesimi di euro/kwh.
EMISSIONI EVITATE CON UN IMPIANTO EOLICO DA 10 MW
|
MWh |
Polveri
(ton) |
Sox
(ton) |
Nox
(ton) |
CO2
(ton) |
| ANNUALE |
25.000 |
3,2 |
109 |
42 |
17.200 |
|
Vita
impianto
(20 anni)
|
500.000 |
64,5 |
2.182 |
840 |
344.000 |
|
|
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LE INIZIATIVE
ATTIVATE PER LO SVILUPPO DEL SOLARE TERMICO IN ITALIA
Negli ultimi
anni il mercato italiano del solare termico ha registrato una positiva
inversione di tendenza rispetto alla crisi degli anni '80. Nel 2000 sono
stati installati quasi 40.000 m2 e con una crescita media annua, negli
ultimi 5 anni, di circa il 15% è stato raggiunto un parco installato
complessivo di poco superiore ai 350.000 m2. Nonostante ciò, agli
attuali ritmi non sembra possibile raggiungere l'obiettivo fissato dal
Libro Bianco delle fonti rinnovabili per l'Italia di 3.000.000 m2 al 2010.
Il Ministero ha quindi avviato una serie di progetti per il periodo 2002-2003,
che dovrebbero attivare oltre 100 milioni euro di investimenti complessivi
e consentire l'installazione di circa 200.000 m2 collettori.
Per il settore pubblico nel corso del 2001 sono stati avviati:
- un programma di finanziamenti rivolto a tutti i soggetti pubblici, che
prevede la realizzazione di circa 25.000 m2 di impianti;
- il Protocollo d'intesa con il Ministero del Lavoro e l'ENEA per il Programma
"Comune Solarizzato", che prevede l'installazione di 20.000
m2 di collettori solari nel biennio 2002-2003 con l'ausilio di lavoratori
di pubblica utilità ed il coinvolgimento di 11 Enti locali del
centro-sud;
- un bando specifico riservato alle aziende distributrici del gas che,
sulla base dei decreti sull'efficienza energetica dell'aprile del 2001,
devono conseguire anche mediante la diffusione di impianti ibridi gas-solare.
- un Protocollo d'Intesa con il Ministero della Giustizia ha varato il
Programma di solarizzazione degli Istituti Penitenziari italiani.
- un Protocollo d'Intesa è stato infine siglato nel 1999 anche
con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per il corretto
inserimento delle tecnologie solari nell'ambiente costruito.
Per il settore privato sono stati stanziati 18 milioni euro (al 50% messi
a disposizione dalle Regioni) per incentivare l'installazione di impianti
solari termici per la produzione di calore a bassa temperatura presso
tutti i soggetti (privati cittadini, Enti locali, imprese) attraverso
bandi emanati dalle Regioni che consentiranno di installare oltre 100.000
m2 di collettori.
Altri filoni d'incentivazione verranno attivati nel corso del 2002-2003
per le piccole e medie imprese nell'ambito dei fondi nazionali della carbon
tax e per le piccole isole e le aree protette.
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