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Insistere nella realizzazione
della palancolata dentro il fiume Esino aumenta il rischio di esondazione
proprio in una area che in questi anni ha subito gravissimi stravolgimenti
che non sono secondi neanche al fiume Tronto.
Per questo motivo la Regione in sede di approvazione del Piano di Assetto
Idrogeologico (PAI) ha individuato già nelle attuazioni la foce
dell'Esino come zona ad alto rischio di esondazione con il livello R4,
quello che individua il pericolo per le cose e le persone.
E' proprio il PAI ad indicare nel restringimento della foce del fiume
Esino, per allargare la Raffineria API, uno dei motivi di innalzamento
del rischio di esondazione fino ai livelli massimi previsti dal PAI.
Se esiste questo rischio perché si vuole realizzare la palancolata
dentro il fiume , con un ulteriore restringimento del corso d'acqua che
comporterebbe l'innalzamento del livello di piena di altri 30 cm. e che
richiederà altre costose opere per rialzare la sponda anche dall'altra
parte del fiume dove non verrà costruita la palancolata ?
Nel corso di una conferenza di servizi anche l'Autorità di bacino
ha sollevato le medesime perplessità di cui si è fatto portavoce
il capogruppo dei VERDI in Consiglio regionale, Marco Moruzzi, con una
specifica interrogazione, allegata, con la quale chiede conto del comportamento
della Regione in tutta questa vicenda.
Ammessa e non concessa la necessità della palancolata è
assurdo voler rubare altro spazio al fiume quando tra l'attuale sponda
ed il reticolato della Raffineria c'è spazio sufficiente per ulteriore
allargamento ed inoltre oggi esistono tecnologie già realizzate
che permettono di costruire palancolate su qualsiasi terreno senza invadere
la sponda ed il letto del fiume.
La decontaminazione del sottosuolo deve procedere di pari passo con la
prevenzione delle alluvioni. Nelle Marche non c'è bisogno di guardare
alle recenti alluvioni del nord e dell'est dell'Europa basta ricordarsi
delle vicende del fiume Tronto.
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Vista Nord
della foce del fiume Esino e impianti API, anni'60.
Dall'immagine
è evidente come il processo di trasformazione della foce
del fiume Esino, qui già in atto, non fosse ancora arrivato
all'attuale drammatica situazione, per la qualeil Piano di assetto
Idrogeologico (P.A.I.) della Regione Marche classifica tutta l'area
"R4" ovvero "zona di pericolo per cose e persone".
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Vista Ovest
dall'entroterra della foce del fiume Esino e impianti API, 1972
Il ponte della ferrovia
Sono evidenti
le modifiche che hanno comportato l'interramento di una metà
del corso d'acqua del fiume, incrementando così il rischio
di esondazione.
La zona tra il ponte della ferrovia e il mare è stata utilizzata
inizialmente dall'Api per impianti legati al ciclo di raffinazione;
più recentemente è stata utilizzata per la costruzione
di impianti relativi alla produzione, trasformazione e distribuzione
dell'energia elettrica, contestati dagli ambientalisti e dai Comitati
Cittadini.
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Tra Tronto ed Esino c'è anche un'altra similitudine, quella dei
ponti ferroviari ostruiti, basta osservare i piloni dell'attuale ponte
delle ferrovia adriatica per verificare che sotto la metà a sud
non passa più il fiume a causa dell'interramento che ha sottratto
spazio al fiume.
Il Consigliere Moruzzi nell'interrogazione chiede anche di fare chiarezza
su tutta la vicenda della concessione all'API di aree demaniali fluviali
e marittime, poiché queste per legge dello Stato non sono cedibili
ai privati, mentre, dalla sovrapposizione delle particelle catastali presentate
dall'API con le carte topografiche, la proprietà della Raffineria
includerebbe un tratto di fiume.
Inoltre Moruzzi chiede per quale motivo il progetto della palancolata,
che si configura come progetto di pubblica utilità ed in quanto
tale capace di superare le questioni giuridiche relative alla sdemanializzazione
finisce proprio nel fiume e perché le procedure di sdemanializzazione
avviate da anni per regolarizzare alcuni interventi effettuati o progettati
dall'API non sono ancora state perfezionate.
Infine Moruzzi ha anche dichiarato di aver ha provveduto a fornire la
documentazione in suo possesso, e da cui è scaturito questa interrogazione,
anche ai cittadini del luogo che non possono rimanere all'oscuro di questa
situazione preoccupante e poco trasparente che va debitamente approfondita
per richiamare alle loro responsabilità tutti gli attori della
vicenda, in primis quelli pubblici.
Il testo dell'interrogazione
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