La foce dell'Esino a rischio esondazione

PIU' A RISCHIO LE PIENE DELL'ESINO CON LA REALIZZAZIONE DELLA BARRIERA ANTI IDROCARBURI DELL'API


Agosto 2002

Insistere nella realizzazione della palancolata dentro il fiume Esino aumenta il rischio di esondazione proprio in una area che in questi anni ha subito gravissimi stravolgimenti che non sono secondi neanche al fiume Tronto.
Per questo motivo la Regione in sede di approvazione del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) ha individuato già nelle attuazioni la foce dell'Esino come zona ad alto rischio di esondazione con il livello R4, quello che individua il pericolo per le cose e le persone.
E' proprio il PAI ad indicare nel restringimento della foce del fiume Esino, per allargare la Raffineria API, uno dei motivi di innalzamento del rischio di esondazione fino ai livelli massimi previsti dal PAI.
Se esiste questo rischio perché si vuole realizzare la palancolata dentro il fiume , con un ulteriore restringimento del corso d'acqua che comporterebbe l'innalzamento del livello di piena di altri 30 cm. e che richiederà altre costose opere per rialzare la sponda anche dall'altra parte del fiume dove non verrà costruita la palancolata ?
Nel corso di una conferenza di servizi anche l'Autorità di bacino ha sollevato le medesime perplessità di cui si è fatto portavoce il capogruppo dei VERDI in Consiglio regionale, Marco Moruzzi, con una specifica interrogazione, allegata, con la quale chiede conto del comportamento della Regione in tutta questa vicenda.
Ammessa e non concessa la necessità della palancolata è assurdo voler rubare altro spazio al fiume quando tra l'attuale sponda ed il reticolato della Raffineria c'è spazio sufficiente per ulteriore allargamento ed inoltre oggi esistono tecnologie già realizzate che permettono di costruire palancolate su qualsiasi terreno senza invadere la sponda ed il letto del fiume.
La decontaminazione del sottosuolo deve procedere di pari passo con la prevenzione delle alluvioni. Nelle Marche non c'è bisogno di guardare alle recenti alluvioni del nord e dell'est dell'Europa basta ricordarsi delle vicende del fiume Tronto.

 

La foce dell'Esino negli anni 60 La foce dell'Esino nel 1972

 

Vista Nord della foce del fiume Esino e impianti API, anni'60.

Dall'immagine è evidente come il processo di trasformazione della foce del fiume Esino, qui già in atto, non fosse ancora arrivato all'attuale drammatica situazione, per la qualeil Piano di assetto Idrogeologico (P.A.I.) della Regione Marche classifica tutta l'area "R4" ovvero "zona di pericolo per cose e persone".

 

Vista Ovest dall'entroterra della foce del fiume Esino e impianti API, 1972 Il ponte della ferrovia

Sono evidenti le modifiche che hanno comportato l'interramento di una metà del corso d'acqua del fiume, incrementando così il rischio di esondazione.
La zona tra il ponte della ferrovia e il mare è stata utilizzata inizialmente dall'Api per impianti legati al ciclo di raffinazione; più recentemente è stata utilizzata per la costruzione di impianti relativi alla produzione, trasformazione e distribuzione dell'energia elettrica, contestati dagli ambientalisti e dai Comitati Cittadini.

 


Tra Tronto ed Esino c'è anche un'altra similitudine, quella dei ponti ferroviari ostruiti, basta osservare i piloni dell'attuale ponte delle ferrovia adriatica per verificare che sotto la metà a sud non passa più il fiume a causa dell'interramento che ha sottratto spazio al fiume.
Il Consigliere Moruzzi nell'interrogazione chiede anche di fare chiarezza su tutta la vicenda della concessione all'API di aree demaniali fluviali e marittime, poiché queste per legge dello Stato non sono cedibili ai privati, mentre, dalla sovrapposizione delle particelle catastali presentate dall'API con le carte topografiche, la proprietà della Raffineria includerebbe un tratto di fiume.
Inoltre Moruzzi chiede per quale motivo il progetto della palancolata, che si configura come progetto di pubblica utilità ed in quanto tale capace di superare le questioni giuridiche relative alla sdemanializzazione finisce proprio nel fiume e perché le procedure di sdemanializzazione avviate da anni per regolarizzare alcuni interventi effettuati o progettati dall'API non sono ancora state perfezionate.
Infine Moruzzi ha anche dichiarato di aver ha provveduto a fornire la documentazione in suo possesso, e da cui è scaturito questa interrogazione, anche ai cittadini del luogo che non possono rimanere all'oscuro di questa situazione preoccupante e poco trasparente che va debitamente approfondita per richiamare alle loro responsabilità tutti gli attori della vicenda, in primis quelli pubblici.


Il testo dell'interrogazione



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