FERMIAMO IL G8!
PER UN'ASSEMBLEA RAPPRESENTATIVA DEI POPOLI DEL MONDO

documento della rete di Lilliput

Noi siamo una parte di quei movimenti che stanno per manifestare a Genova per contestare il vertice dei G8. Riteniamo oggi necessario fermare il vertice dei G8 perché nessun vertice dei paesi ricchi può arrogarsi il diritto di decidere per tutti i popoli della terra che oggi chiedono una globalizzazione che non risponda più ai soli criteri economici e commerciali ed agli interessi dei ricchi e dei potenti. Vogliamo una democrazia, una pace, una giustizia, una cultura, una solidarietà tra le persone che sia globale!Qualcuno ha cercato di screditarci facendoci passare per violenti e facinorosi. Volete sapere chi siamo davvero? Ci potete incontrare tutti i giorni, nei mille e mille luoghi dove i cittadini provano a costruire socialità, partecipazione, a difendere i diritti dei più deboli. Ci troverete nei luoghi di lavoro, nei quartieri delle grandi città, nelle scuole e nelle università. Ci troverete in giro per il mondo, nei campi profughi e nelle bidonville, nei luoghi dell'emarginazione e della povertà, tutti i giorni a sporcarci le mani per stare a fianco degli ultimi, per migliorare e cambiare le cose.Siamo le associazioni democratiche che in tutto il mondo si battono per la giustizia sociale, per la pace, per difendere l'ambiente, la salute, per i diritti di cittadinanza siamo le mille strutture di base che organizzano i cittadini, i disoccupati, i precari, gli anziani, i giovani, siamo i volontari della solidarietà internazionale, siamo i movimenti delle donne, le tante campagne internazionali contro il debito e la povertà.Noi siamo soltanto una parte di un ben più vasto movimento di cui fanno parte le popolazioni affamate dell'Africa, i contadini senza terra del Brasile, i lavoratori sfruttati dell'Asia, i bambini costretti a lavorare in schiavitù, gli indigeni che si vedono espropriati di tutte le loro risorse, i contadini a cui si vuol togliere persino il diritto di ripiantare i semi delle piante che hanno coltivato.Certo noi non siamo rappresentativi di tutti i popoli della Terra. Ma neppure i G8 lo sono e non possono pretendere di disporre della vita, della dignità, degli equilibri ambientali stessi del pianeta in nome dei propri interessi o di quelli delle imprese multinazionali. Per questo rivendichiamo la necessità di fermare il G8 per cominciare a costruire un'assemblea davvero rappresentativa di tutti i popoli. Per questo noi chiediamo di rifondare le Nazioni Unite. Vogliano un'ONU dove non esista più il diritto di veto e cessi la sudditanza verso gli Stati Uniti e la NATO. Rifiutiamo un'ONU consegnata alle multinazionali come propone Kofi Annan. Vogliamo che si recuperi lo spirito originario delle nazioni e delle genti unite per la pace e la giustizia globale.Noi rivendichiamo oggi un cambiamento radicale dei rapporti internazionali, tra Nord e Sud del mondo, tra poveri e ricchi. Non possiamo più accettare l'ipocrisia dei G8 che propongono di affrontare gli squilibri mondiali con la beneficenza; che fanno grandi annunci seguiti da pochi fatti (come le dichiarazioni spettacolari di cancellazione del debito, le iniziative ora bloccate per combattere i paradisi fiscali, ecc.), la delega in bianco alle multinazionali di quello che gli stati non riescono a fare (come il piano del Governo italiano contro l'HIV basato su una colletta finanziata dalle principali multinazionali, le stesse che difendono il regime dei brevetti e dei prezzi impossibili dei farmaci salvavita).Non possiamo perciò più accettare che i G8 pretendano di continuare a governare ancora il mondo facendo vuoti proclami sulla riduzione della povertà, lo sviluppo, la giustizia, la tutela dell'ambiente e delle risorse nei confronti di nazioni e popoli che essi non rappresentano. I fatti parlano chiaro: viviamo la più grande contraddizione dell'umanità. A fronte di un'apparente ricchezza dei paesi del Nord, basata sull'utilizzo indiscriminato di fonti energetiche non rinnovabili e sulla rapina delle risorse, abbiamo una dilagante povertà. La produzione mondiale è aumentata di 17 volte dal 1900 ad oggi; il commercio mondiale aumentato 20 volte dal 1950 ad oggi. Eppure la povertà è cresciuta a dismisura ed il divario tra il reddito dei più ricchi e quello dei più poveri è passato da 30 a 1 a 74 a 1 dal 1960 al 1997 ed il numero dei poveri va aumentando. Inoltre questo sistema non può essere mantenuto all'infinito poiché consuma più risorse e produce più rifiuti di quanto il nostro pianeta può sostenere. Oggi 3 miliardi di persone pari al 50% della popolazione mondiale vivono in condizione di povertà assoluta o quasi povertà assoluta. La povertà non è una fatalità. E' scientificamente organizzata da un sistema che non è pensato per servire gli interessi della gente, ma quella dei mercanti e in particolare modo quelli dei grandi mercanti multinazionali siano essi di carattere bancario, finanziario o commerciale. Di questo sistema fanno parte i G8 che perciò sono responsabili di affamare i popoli, di avvelenare i consumatori, di manomettere gli equilibri del pianeta, di esaurire le risorse non rinnovabili. Perciò noi ci opponiamo ad essi ed alle loro politiche. 
Se ci fosse un organismo rappresentativo degli interessi dei popoli e delle persone ecco le cose che chiederemmo subito:
1) Porre fine a nuovi investimenti in sistemi militari (v. progetto scudo stellare), nella produzione e nel commercio delle armi il cui sviluppo è inaccettabile mentre miliardi di persone non riescono ancora ad avere una vita dignitosa;
2) Annullare subito tutto il debito dei paesi del Sud che non solo è ingiusto ed obbliga i poveri a pagare migliaia di miliardi ai ricchi ma strangola i paesi poveri obbligandoli a svendere sul mercato internazionale i propri lavoratori e le proprie risorse. La cancellazione del debito non è carità, è solo la restituzione del debito ecologico e sociale che noi paesi sviluppati abbiamo accumulato rapinando risorse e sfruttando le società del Sud;
3) Bloccare nuovi accordi all'interno dell'Organizzazione Mondiale del Commercio e rivedere quelli già esistenti che hanno fatto aumentare il divario tra poveri e ricchi e peggiorato i diritti delle persone. Aspetti determinanti per il benessere degli esseri umani e la salvaguardia dei sistemi naturali, come l'acqua, il cibo, i servizi sociali di base, la salute e la sicurezza, la protezione degli esseri viventi non possono essere gestiti secondo logiche puramente commerciali;
4) Tassare le speculazioni finanziarie ed i profitti delle grandi imprese costituendo fondi destinati dapprima a far fronte alle emergenze della fame e delle grandi malattie e poi all'autosviluppo dei popoli e delle comunità locali. Diminuire il divario tra i ricchi ed i poveri è una politica essenziale per il nostro futuro;
5) Definire regole affinché le multinazionali siano obbligate a rispettare ovunque l'ambiente, i diritti dei lavoratori e delle comunità locali, la salute dei consumatori;
6) Far rispettare assolutamente sia agli stati che alle imprese precise regole e protocolli internazionali per il mantenimento degli equilibri ambientali del nostro pianeta (vedi il protocollo di Kyoto, la convenzione sulla biodiversità, la necessità di arrestare la diffusione in natura di organismi geneticamente modificati); 
7) Avviare una nuova logica internazionale in cui gli interessi dell'economia e del commercio siano sottoposti agli interessi ed ai diritti degli esseri umani e non viceversa. Questo richiede anche precise politiche affinché gli uomini siano liberi di circolare in tutto il mondo e non accada più come oggi che le merci ed i capitali siano più liberi di circolare degli esseri umani. 
Naturalmente non tutto può essere fatto subito. Né noi riteniamo che spetti al G8, organismo privo d'ogni legittimità democratica, avviarsi verso questa prospettiva di cambiamento. Quello che ci aspettiamo dal G8 è solo un'immediata uscita di scena che apra il percorso verso la creazione di un organismo internazionale effettivamente rappresentativo. In nessuno modo esso potrà, infatti, essere capace di rappresentare in maniera adeguata gli interessi di un'età davvero planetaria.


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