Un creativo tra i grandi del globo. Non può sfuggire allopinione
pubblica lultimo colpo basso del fotografo più contestato
del mondo.
Oliviero Toscani ha presentato un piccolo film futuribile al summit di
Davos, dove si è svolto il World Economic Forum. Nel cortometraggio,
non fischiato dai potenti per buona educazione o, forse, per timore, Toscani
fa vedere il Nord del mondo alla volta dello spazio, mentre nel Sud si
nasce solo per morire di fame.
Un segnale forte ai grandi promotori della globalizzazione più
spinta e regolata da un mercato sempre più dollarizzato. Un video
che, come dice Toscani, "deve perlomento farli lavorare con il magone".
Ma le grandi multinazionali, le grandi società che hanno fatturati
superiori alle casse di molti governi, stavolta non sono così convinte
del fatto loro. Se, da una parte, lultimo decennio è stato
allinsegna della tecnica più agguerrita favorendo la speculazione,
delle suddette imprese transnazionali, in nuovi campi come la genomica,
così forte da determinare il superamento dellautodeterminazione
dei governi nazionali; dallaltra un movimento assolutamente globale
che parte dallesasperazione di cittadini di ogni latitudine, organizzazioni
non solo ambientaliste, intellettuali ed anche esperti di economia ha
cominciato a protestare.
Contro chi e che cosa?
Contro il fenomeno più forte di questi tempi: la potenza del settore
privato nellambito della politica internazionale. Fenomeno che trova
in Davos il momento di confronto. Una stazione sciistica completamente
blindata tra le Alpi svizzere, che minaccia di sparare letame contro i
dimostranti volutamente non autorizzati, con una polizia federale che
chiede aiuto alle polizie dei paesi vicini per paura di non farcela.
Ma qual è la paura?
La paura è della gente che, senza leader, è via via riuscita
ad organizzarsi in attivismo pacifico tranne le solite frange violente
estremiste tipiche di ogni aggregazione grazie proprio alla globalizzazione
reale che passa su internet. Ecco perché al WEF fa da contraltare
il World Social Forum di Porto Alegre, la capitale di Rio Grande do Sul,
in Brasile. Nella meta altrettanto turistica bagnata dallAtlantico,
diecimila persone di ogni dove (trecento gli italiani fra cui il sindaco
di Genova dove in luglio si svolgerà il G8) si sono contrapposte
alla globalizzazione, non negando ciò che già esiste - sarebbe
anacronistico e futile -, ma cercando di studiare sistemi alternativi
o comunque attenuanti la mondializzazione privata senza ammortizzatori
sociali, economici, finanziari ed ambientali.
E se nel 92 i Paesi ricchi si riunivano a Ginevra non invitando
il sud del mondo che partecipava invece alla Conferenza di Rio; oggi a
Porto Alegre il terzo mondo, per la prima volta, ha portato sulle sue
lunghezze donda anche molte frangie delle società industrializzate
che, proprio a causa della globalizzazione senza regole, si stanno impoverendo
a tasso esponenziale. Un evento, questo, di per sé storico, che
trova appoggio negli ideali progressisti, ma anche nella diplomazia della
Chiesa Cattolica (il Forum brasiliano si è svolto presso lUniversità
Cattolica) e che trova la base della lotta in alcuni princìpi di
base: lequità e la sostenibilità.
Equità significa "evitare il tecnocolonialismo" del mondo
australe, come dice il filosofo mozambicano, Severino Ngoenha. Significa
permettere a quei paesi un loro sviluppo con le loro risorse, significa
permettere di convertire un debito nazionale in investimenti produttivi.
"Nel 2001 il gruppo dei paesi che costituiscono il G8 dovrà
dare sostanza a quanto iniziato nel 2000 spiegano i responsabili
della Campagna della Riforma della Banca Mondiale -. In particolare per
lItalia si pone lobbligo di applicare la legge sulla cancellazione
del debito approvata lo scorso anno, cosa che consentirebbe al nostro
paese di assumere un ruolo guida sulla questione del debito. Allo stesso
tempo anche la Banca mondiale ed il Fondo monetario devono fare la loro
parte e, attingendo alle loro riserve, si impegnino alla cancellazione
del 100% del debito dei paesi poveri". Questo è uno degli
obiettivi concreti in discussione a Porto Alegre.
Non di meno la sostenibilità. Principio che mette al centro delle
politiche economiche e finanziarie la protezione dellambiente globale
e la promozione della giustizia sociale. Discutere di ambiente e agricoltura
significa parlare della maggior parte dei bilanci economici del sud del
mondo. "Per questo cè la necessità di ratificare
almeno il Protocollo di Kyoto sul clima, e coerentemente non finanziare
tramite la cooperazione allo sviluppo e le agenzie di credito allesportazione
progetti inquinanti favorendo al contrario il trasferimento di tecnologie
"pulite" nei paesi in via di sviluppo continuano a ripetere
dalla Campagna della Riforma della Banca Mondiale -, Questo processo deve
prevedere anche un grande programma di cooperazione internazionale che
riconosca ai paesi poveri il debito ecologico che, a causa delle politiche
di sviluppo dissipatrici di risorse naturali portate avanti dal mondo
occidentale, hanno contratto nei confronti dei paesi ricchi".
Ambiente, agricoltura, biotecnologie e, da ultimo, le nuove frontiere
della fisica dei quanti in rapporto ai diritti inalienabili delluomo
che cambiano con levoluzione delle società. Tutto ciò
è stato discusso sia a Davos sia a Porto Alegre da due punti di
vista contrapposti ma non dissimili nellutilizzo degli strumenti
con cui i due summit hanno comunicato fra loro: internet, la globalizzazione
fatta persona. Questo, comunque, dovrebbe far riflettere i due contendenti,
primo fra tutti il sindaco di Genova che ospiterà il G8 e, contemporaneamente,
uno dei più attivi promotori dellanti-globalizzazione
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