Mobilitebio non smobilita

La ricchissima esperienza, che abbiamo fatto in questi mesi di costruzione feconda di un’identità comune su un problema così complesso come le biotecnologie avanzate e gli organismi geneticamente modificati, resta e viene messa a disposizione di tutti e tutte coloro che d’ora in poi vogliano interloquire con noi non soltanto attraverso il dialogo virtuale della rete.

Quello che è successo a Genova nei tre giorni di mobilitazione critica e consapevole alla mostra-mercato TEBIO testimonia come su un argomento delicato e fondamentale sia nato, anche in Italia, un movimento di massa, che,  in continuità con i movimenti di Seattle, Davos e Washington, ha messo in campo i corpi e le menti di uomini e donne in una campagna di disobbedienza civile per chiedere il prevalere del bene comune sulle tendenze iperliberiste e neocolonialiste delle grandi compagnie multinazionali, non accettando la  ridefinizione di fatto su scala globale dei diritti umani fondamentali alla salute, a un ambiente integro e all’informazione.

Mobilitebio, promosso dalla Rete Lilliput ligure, ha imposto, insieme a  Greenpeace e a Verdi Ambiente e Società, nell’agenda politica italiana il tema dell’urgenza di un controllo istituzionale più rigoroso nel settore agroalimentare e in quello biomedico, proponendo in maniera chiara e determinata alcune questioni di fondo.
Non è più eludibile una risposta chiara e definitiva sul fatto che la materia vivente sia patrimonio comune dell’umanità e che quindi ci debbano essere dei limiti rigorosi alla reinvenzione  bioindustriale della vita sul pianeta.
Deve assumere centralità il principio precauzionale e i Protocolli sulla biosicurezza, decisi sin dall’Earth Summit di Rio de Janeiro del ’92, che obbligano, con un’accurata valutazione dei rischi e degli impatti,  a considerare preventivamente con grande attenzione le conseguenze sull’ambiente e la salute di sperimentazioni in un campo di frontiera e potenzialmente pericoloso quale la manipolazione genetica di organismi complessi (piante e animali) non correlati tra loro.
Le nostre istituzioni democratiche (il governo e il parlamento italiani) devono istituire una rete di controlli preventivi e di filiera, dalla sperimentazione, alla produzione e alla commercializzazione di organismi geneticamente modificati e devono condurre una coerente battaglia in ambito internazionale nei confronti del WTO, dell’ONU e dell’Unione Europea.
Dobbiamo porci il problema delle razzie, da parte delle multinazionali del biotec, dell’enorme varietà del patrimonio genetico presente nei paesi del Sud del mondo.
Non possiamo dimenticare che vanno dati più spazio, finanziamenti e linee di indirizzo alla ricerca biologica di base e applicata pubblica.

Nell’agenda politica, grazie all’azione di Mobilitebio, sono entrati questi temi.
L’Osservatorio sulle biotecnologie proposto dal Ministero della Sanità, su nostra richiesta, è il primo passo: crediamo che sia giunto il momento di aprire una vertenza complessiva con il governo perché venga approvata al più presto una normativa, come d’altra parte richiesto dallo stessi Consiglio Superiore della Sanità e sollecitato dai ministeri dell'Ambiente e delle Politiche Agricole, che detti regole per gli ogm in campo agroalimentare e in quello biomedico.
Una normativa che, oltre ai principi di fondo enunciati, vieti il libero allevamento o coltivazione di animali e piante gm, stabilisca la responsabilità civile dei produttori nel caso di immissione di ogm nell’ambiente, fermi le sperimentazioni in campo libero di colture gm, impedisca l’uso di alimenti gm nelle mense delle scuole, degli uffici pubblici e delle aziende.

Nei giorni di TEBIO un nostro messaggio è giunto anche al conclave degli scienziati, che, nonostante l’impermeabilità della struttura della mostra-mercato, hanno potuto conoscere le nostre ragioni.
Il nostro obiettivo è quello di offrire una rete e un luogo di riflessione ponderata con temi, obiettivi, ritmi e tempi non condizionati dalla dittatura realizzativa dell’impiego industriale.
Agli attori della ricerca scientifica vogliamo ricordare come questa abbia imparato, sì, a manipolare i geni, ma come ancora sia lontana dal capire quali complesse interrelazioni si scatenino negli stessi organismi manipolati geneticamente e nell’ambiente.
Inoltre li abbiamo invitati e li invitiamo a riflettere su come le tecniche adottate in questo settore non siano neutrali, ma profondamente condizionate nelle loro finalità dagli interessi finanziari e industriali delle grandi corporation.

La nostra rete ha l’ambizione di voler entrare in contatto con le Organizzazioni Non Governative che lavorano sul biotec in Europa ( in Gran Bretagna, Olanda e Francia, per esempio) e nel resto del mondo, costruendo un’identità comune che superi, rispettandola, la parzialità delle reciproche differenze. Infatti siamo consapevoli che per contrastare la globalizzazione selvaggia ci sia bisogno del contributo dei vari saperi dell’ambientalismo, dell’animalismo, del femminismo, dell’elaborazione nel commercio equo e solidale e terzomondista e dell’impegno dei centri sociali.

Vittorio Bigliazzi, Pietro Canova, Chiara Cassurino, Paola Letardi
"Portavoce del Coordinamento Mobilitebio"

La ricostruzione dei giorni di Mobiltebio


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