LA PETROLIERA HAVEN IL PIU' GRANDE RELITTO

DEL MEDITERRANEO

 



Haven, il più grande relitto del mediterraneo, forse del mondo con i suoi 270 metri di lunghezza, giace al largo d'Arenzano su fondale fangoso e privo di qualsiasi interesse naturalistico. Al relitto manca soltanto una parte della prora con il bulbo lunga una sessantina di metri che è affondata più al largo dove giace alla profondità di oltre 500 metri. Il relitto posto su fondale di 72/75 metri, con il piano di coperto alla profondità di -52/56 metri.

L'INCIDENTE DELLA HAVEN

La VLCC HAVEN fa parte di un gruppo di superpetroliere gemelle costruite tra il 1972 e il 1973 nei cantieri navali di Cadice. La prima a subire un incidente fu la "Amoco Cadiz" che il 16 marzo 1978 ebbe un guasto al timone nel corso di una burrasca al largo delle coste bretoni spezzandosi e spandendo 230,000 tonnellate di greggio. La "Maria Alejandra" esplose l'11 Marzo del 1980 davanti alle coste della Mauritania e poco dopo, il 3 aprile dello stesso anno, anche la "Mycene" esplodeva davanti alle coste del Senegal. La HAVEN, battente bandiera cipriota, con a bordo un carico residuo di circa 144,000 tonnellate di greggio iraniano, mentre era alla fonda in rada davanti al porto petroli di Genova Multedo, poco dopo le 12 dell'11 Aprile 1991 subì, in corrispondenza delle cisterne prodiere, un'esplosione tanto violenta da svellare e proiettare in acqua una porzione della coperta lunga oltre una settantina di metri e larga quasi quaranta. Seguì un violento incendio.
L'incendio durò per tre giorni fino al mattino del 14 aprile, mentre la nave derivava verso il mare aperto sotto l'effetto della corrente e del vento spandendo petrolio fiammeggiante intorno a sé. Il rimorchiatore "Olanda" dei Rimorchiatori Riuniti del porto di Genova fece passare un cavo attorno all'asse del timone riavvicinandola alla costa. Nel corso del rimorchio la prora con il bulbo si staccò, essendo rimasta connessa solo dalle lamiere di chiglia e cadde su un fondale di quasi 500 metri. Il relitto ancora galleggiante, inclinato e appruato, continuò a bruciare fino alla completa estinzione spontanea dell'incendio e finì per affondare poco dopo le 10 del 14 aprile posandosi su un fondale di circa 80 metri davanti ad Arenzano.

GLI EFFETTI DELL'INCIDENTE.

Già dalle prime fasi dell'incidente era stata costituita da società di operazioni dei due gruppi industriali ENI e IRI. Le operazioni si svolsero sulle spiagge e sui fondali fino all'isobata di dieci metri con rimozione dei residui combusti e semicombusti che avendo raggiunto una densità superiore a quella dell'acqua marina si erano deposti in quantità sui sedimenti e sulle biocenosi betoniche. Sul relitto invece le operazioni furono condotte nelle cisterne e nei locali della struttura del cassero sorbonando e aspirando tanto i residui combusti e semicombusti quanto le sacche di prodotto ancora fluido accumolatosi a soffitto all'interno del relitto stesso. Parallelamente alle attività di bonifica e di rimozione dei residui furono svolte indagini per determinare entità e distribuzione dei residui finiti sui fondali oltre la isobata dei dieci mezzi e lasciati al processo di autobonifica ambientale non potendo giudicare su aree tanto ampi e a profondità così elevate.

AUTOBONIFICA E COLONIZZAZIONE SPONTANEA.

L'incendio ha svolto un ruolo di predisposizione e agevolazione nei confronti della colonizzazione spontanea del corpo principale del relitto. Infatti, le elevate temperature raggiunta in conseguenza dell'incendio hanno superato i valori di 900° C o 1,000° C con una azione di rimozione dell'acciaio da tutte le sostanze protettive (i.e. vernice, plastica, cromature, nichelature, etc.) che in ogni relitto recente si oppongono allo stabilirsi di forme bentoniche. Il processo di colonizzazione spontanea da parte delle biocenosi bentoniche apparve già pochi mesi dopo l'incidente, nel mese di Luglio del 1991 la parte di sommità del cassero mostrava consistenti popolamenti di Feoficee epifite caratterizzati dai rivestimenti filamentosi di Ectocarpacee favorite indubbiamente dalla temperatura dell'acqua. Dall'ambiente spiccatamente eufotico e dalla innegabile eutrofizzazione ambientale causata dai residui semicombusti e dalle loro emissioni. Fra la fine di Agosto e il mese di Ottobre di quello stesso anno iniziarono a stabilirsi in forma massiva diffusi popolamenti di Idroidi che ricoprirono rapidamente paratie esterne e strutture del cassero. Di poco successivi agli Idroidi apparvero in maniera altrettanto consistente e rapida gli Spirografi che già nell'inverno "91/"92 costituivano un elemento caratteristico della struttura superiore del cassero. Tra la fine del 1991 e la primavera avanzata dell'anno seguente si registrò un crescente instaurarsi dei popolamenti di lamellibranchi. Tra questi apparvero dominanti Ostriche (Ostrea edulis) e Anomie (Anomia ephippium). Il 1993 segnava anche la sparizione progressiva degli Spirografi gradualmente sostituiti in termini di densità numerica dai Crinoidi.

IERI, OGGI E DOMANI.

Ieri il relitto della HAVEN era una fonte di rilevante inquinamento e di disturbo ambientale, oggi è di fatto un'oasi di vita sulla quale si possono effettuare infinite osservazioni di analisi e di confronto sulla nascita, lo sviluppo, la evoluzione e l'avvicendamento delle biocenosi bentoniche. La unicità delle condizioni e delle situazioni di partenza rende queste osservazioni veramente preziose e suscettibili di confronti e di riferimenti a non finire.
Per il momento il più grosso relitto del mondo rimane un banco di studio e di osservazione della biologia marina e della colonizzazione delle strutture artificiali, domani potrà forse divenire un'area di interesse scientifico e tecnico. Inoltre le esperienze maturate tanto sotto il profilo tecnico e operativo nelle fasi di emergenza e bonifica quanto sotto il profilo scientifico e applicativo nelle fasi di osservazione, controllo e studio dovranno continuare ad essere ulteriormente integrate e costituire patrimonio comune.

RELITTI E TURISMO SUBACQUEO

Fra la miriade di relitti sparsi nel mondo, ne segnaliamo uno del tutto particolare per una serie di ragioni.
Il relitto della fregata russa di II° classe giace dal 1996 nelle acque limpidissime dell'isola caraibica Cayman.
Le navi in genere affondano per le solite cause: naufragio, azioni di guerra, indicenti o altro. Ma quelle che vengono affondate per promuovere il turismo subacqueo sono veramente un'eccezione. La Capt Tibbets è stata affondata il 17 settembre 1996 su iniziativa del Ministero per il turismo e del governo delle isole Cayman per creare una nuova attrattiva nei fondali già molto apprezzati dai subacquei di tutto il mondo. Prima dell'affondamento la nave è stata completamente ripulita da tutti i materiali potenzialmente nocivi per l'ambiente ed ora giace all'estremità nord - occidente di Cayman Brac, in posizione di navigazione su fondale digradante: la poppa alla profondità di - 15 metri e la prora, a - 30 metri.
L'acqua alle Cayman è sempre eccezionalmente limpida, da non meno di 30 a punte di 50/60 metri. L'effetto, quando si osserva la nave dalla superficie, è mozzafiato, sembra di essere sospesi in aria e di poter toccare con la mano le sovrastrutture che sono sotto 90/10 metri.
La modesta profondità consente lunghe permanenze sott'acqua senza correre rischi e si può fare il tour completo, da prua a poppa. Alcuni passaggi verso zone interne potenzialmente rischiose sono stati chiusi con sbarre di ferro saldate.
Sono accessibili il ponte di comando e molti locali. I punti più interessanti sono: le eliche, le torrette binate dei cannoni, le mitragliere, la sala macchine, i lanciamissili e il castello con il radar.
Sotto alla chiglia si può vedere una grande cernia, delle murene, tante aragoste e tutt' attorno pesci stanziali e di passo, sovente di grossa taglia. Dopo un lustro dall'affondamento, la nave è già riccamente colonizzata e offre infiniti spunti fotografici. Il paesaggio circostante è molto interessante per la presenza di canaloni con fondo sabbioso, formazioni coralline con gigantesche gorgonie e madrepore.

(05.01.2003)



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