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(da www.adista.it)
Le strategie di lotta e le necessarie alleanze, la crisi delle sinistre
e la costruzione di un progetto popolare alternativo al modello neoliberista:
questo e altro nella teoria e nella prassi di uno dei movimenti
più rappresentativi del popolo anti-globalizzazione, il Movimento
dei Senza Terra del Brasile. L'occasione per dibattere su quelli che sono
alcuni dei temi più sentiti dai popoli in lotta di tutto il mondo
è venuta dal IV incontro degli amici e delle amiche europei del
Movimento dei Senza terra, che si è svolto a Parigi il 30 giugno
e il primo luglio, con la presenza di più di 100 persone provenienti
dai più diversi Paesi europei (oltre alla Francia: Germania, Inghilterra,
Belgio, Grecia, Italia - con rappresentati del Comitato di appoggio di
Roma al Mst, di Rifondazione Comunista e della Ctm - Lussemburgo, Norvegia,
Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera) e di tre dirigenti del Mst,
Gilmar Mauro, Adelar Pizetta e Dulcinéia Pavan. Al centro dell'incontro,
la congiuntura politica e agraria del Brasile e le strategie di azione
del Mst, discusse in lavori di gruppo e riunioni plenarie allo scopo di
rafforzare i legami di amicizia e solidarietà con i gruppi europei
che sostengono la lotta del Mst.
Di seguito, l'intervento di Gilmar Mauro, tratto dal registratore e in
una nostra traduzione dal portoghese.
Il Brasile vive una drammatica crisi che è al tempo stesso economica
(ne offre un esempio allarmante la crisi energetica dovuta ai mancati
investimenti nel settore a causa del rigido programma di controllo fiscale
imposto dal Fondo Monetario Internazionale); politica (per il processo
di corruzione generalizzato che ha coinvolto lo stesso esecutivo) e sociale,
con un aumento della disoccupazione, della miseria, dell'insicurezza della
popolazione. Un grave aspetto di questa crisi è il problema dell'agricoltura
brasiliana: l'élite non ha fatto, non fa e non farà mai
la riforma agraria, perché non le interessa. Non è una questione
di mancanza di terra, visto che in Brasile esistono 450 milioni di ettari
di terra fertile, di cui 42 milioni soltanto vengono coltivati. Non è
neppure un problema di mancanza di fondi, che sarebbero sufficienti se
le priorità fossero diverse. Né di leggi, dal momento che
la Costituzione prevede l'espropriazione delle terre che non compiono
la loro funzione sociale, né di consenso popolare, considerando
che la riforma agraria gode di un forte appoggio da parte della popolazione.
Non è, insomma, un problema di condizioni oggettive. È un
problema politico, perché implica la trasformazione della struttura
di potere.
La posizione del governo riguardo alla questione della lotta per la terra
ha conosciuto momenti diversi. In un primo momento ha cercato di ignorare
il Mst, ma, non essendo riuscito nel suo intento, ha cercato di cooptarne
i leader. Fallito anche questo secondo tentativo, il governo ha cercato
di dividerlo, ma anche questa volta invano. Infine, non avendo altre carte
da giocare, è passato a trattare il Mst come il nemico da combattere
con tutti i mezzi a sua disposizione. Con misure economiche, come quella
della Banca della Terra, che si propone la privatizzazione della Riforma
Agraria in una logica di mercato; con misure tese a scoraggiare l'occupazione
delle terre, stabilendo che le aree occupate non saranno espropriate e
che i lavoratori coinvolti nelle occupazioni non verranno insediati (era
così anche al tempo della schiavitù: "ogni schiavo
che fuggirà non avrà diritto alla libertà");
con tagli agli investimenti nella produzione; con misure giudiziarie;
con una propaganda insistente contro il movimento che non ha precedenti
in Brasile. Se nella storia brasiliana i movimenti contadini sono stati
combattuti con l'esercito, oggi per combattere il Mst, l'élite
utilizza principalmente la televisione, allo scopo di ottenere lo stigma
sociale del Movimento, secondo una strategia che fa leva su due temi avvertiti
in maniera drammatica dalla popolazione: la corruzione e la violenza.
Disegnandoci come corrotti (accusandoci di sottrazione di fondi pubblici,
solo perché ricorriamo come forma di autofinanziamento ai contributi
liberi e volontari degli insediati), l'élite intende rimescolare
le carte in modo tale che la società pensi che siamo "tutti
uguali". Disegnandoci come violenti, punta a creare un'immagine negativa
del movimento.
L'élite non ci attacca perché occupiamo terre, ma perché
siamo popolo organizzato. È per questo che i media continueranno
a farci la guerra. Se parlassero bene di noi, anzi, sarebbe il segnale
che stiamo intraprendendo una strada sbagliata.
La crisi del settore agricolo
La politica agricola seguita dal governo si regge su un modello escludente,
mutuato dagli Usa, destinato a lasciare sui campi solo il 5% della popolazione,
a favorire le grandi imprese, a sostenere l'agricoltura transgenica e
ad alta tecnologia destinata all'esportazione. Non a caso, si prevede
che nei prossimi anni 3 milioni di persone lasceranno la terra, soprattutto
nel Nordest colpito dalla siccità, andando ad aggiungersi ai 50
milioni di persone che vivono sotto la soglia della povertà. Del
resto, se negli ultimi dieci anni sono state insediate, prendendo per
buoni i dati del governo, 400mila famiglie, ha perso la terra un milione
di agricoltori: nonostante tutti i nostri sforzi, il ritmo di espulsione
dai campi è superiore a quello della conquista della terra. Di
fronte a questa situazione si rende più che mai necessaria l'articolazione
di tutte le organizzazioni del campo e di tutti i movimenti sociali, dei
lavoratori rurali e di quelli urbani, in una lotta comune contro il modello
neoliberista e il sistema capitalista, e per la costruzione di un progetto
popolare. Esistono, è chiaro, differenze tra le organizzazioni:
l'alleanza si fa per l'appunto con i diversi, altrimenti ci troveremmo
tutti nella stessa organizzazione. Ma, nonostante le differenze, si stanno
realizzando incontri tra i diversi movimenti per discutere la congiuntura
brasiliana e tracciare linee comuni di lotta e di mobilitazione. Con l'avvento
delle politiche neoliberiste si è registrata, è vero, rispetto
agli anni '80, una crisi delle sinistre e delle lotte di massa. Ma oggi
esiste un clima di indignazione molto forte contro il governo Cardoso
e contro un modello neoliberista, che, è ormai chiaro, non può
contenere tutta la popolazione. Esiste una prospettiva incoraggiante.
Riguardo invece al processo elettorale formale, si tratta di una struttura
arcaica, modellata su un sistema fatto apposta per non favorire i poveri.
Una struttura marcia, in cui persino i sindaci di sinistra dicono di non
poter far niente, perché tutto il bilancio dei municipi è
destinato al pagamento del debito. Certo è sempre meglio avere
sindaci di sinistra, come dimostrano i passi avanti fatti da alcune amministrazioni
del Pt (il Partito dei lavoratori), soprattutto riguardo al bilancio partecipativo,
ma ciò che conta di più è la costruzione di un nuovo
progetto popolare. Noi ci impegneremo nel processo elettorale, appoggeremo
il candidato del Pt e consideriamo il Pt uno dei nostri migliori alleati,
ma il popolo non crede più molto nel processo elettorale. Penso
inoltre che i nostri militanti non debbano essere candidati, perché
il nostro compito è organizzare il popolo. Senza contare che chi
conquista un municipio o diventa deputato, difficilmente torna in mezzo
al popolo, perché ha già realizzato la sua trasformazione
personale.
Le strategie del Mst
L'orizzonte. Il primo punto è quello di tenere sempre presente
il proprio orizzonte. Chi non sa dove andare non arriva da nessuna parte.
Noi vogliamo arrivare alla creazione di un diverso modello di agricoltura
e di un nuovo tipo di società: solidale e senza diseguaglianze.
Vogliamo costruire un progetto in cui la terra venga vista come la nostra
madre, come un luogo sacro, un patrimonio dell'umanità. Perché
la terra, l'aria, l'acqua sono di tutti e non possono essere privatizzati.
Il nostro obiettivo è quello di una politica di produzione agricola
che garantisca la sicurezza alimentare e la sopravvivenza del nostro popolo,
che sfugga alla logica di un commercio puro e semplice regolato dall'Organizzazione
Mondiale del Commercio. In questo quadro, la proposta di promuovere una
maggiore apertura del mercato europeo non rappresenterebbe una soluzione
per i contadini brasiliani: gioverebbe all'economia brasiliana all'interno
del modello stabilito, favorendo i settori già inclusi e lasciando
semmai agli altri le briciole.
Le lotte di massa. Nessuna trasformazione è possibile senza la
lotta del popolo come soggetto della sua storia. È antipedagogico
condurre negoziati a livello di dirigenti: è il popolo che deve
conquistare la propria terra. In questo senso l'accampamento dei senza
terra è la maggiore scuola di formazione, sia perché in
esso si comprende come funziona la realtà e come operano i diversi
soggetti coinvolti - il fazendeiro, il potere giudiziario, la polizia,
la società - sia perché, ricevendo ogni persona un compito
preciso all'interno dell'accampamento, la gente si sente utile e conquista
autostima e fiducia in se stessa. La lotta ha un elemento pedagogico,
perché contribuisce al riscatto dell'essere umano e della capacità
di sognare.
Organicità. È necessario avere basi organizzate, militanti
preparati politicamente e ideologicamente, in grado di intervenire. Perché
la lotta di classe non esiste solo per chi non deve affrontare il problema
della povertà. E finché vi sarà un senza terra, tutti
saremo senza terra. Nessuna trasformazione è possibile se non si
diventa forza politica. Se la lotta fosse solo corporativa non sarebbe
necessario costruire un'organizzazione, basterebbe una leadership. La
lotta politica richiede invece l'accumulazione di forze, la costruzione
di comunità di resistenza, un processo, lento, ma necessario, di
formazione dei quadri.
Unità. Se l'obiettivo è quello di dividerci, noi dobbiamo
essere uniti. Unità è avere divergenze, ma conservare l'unità
di progetto e di azione e tenere presente il principio che è meglio
sbagliare collettivamente che fare bene da soli. Quello che garantisce
l'impatto del Mst è la sua unità.
Autonomia. Autonomia rispetto ai partiti, alle Chiese, ai sindacati, per
costruire obiettivi, principi e direzione propri, rispettando l'autonomia
degli altri.
Alleanze. Alterare la struttura di potere è possibile solo con
un processo di accumulazione di forze: con la costruzione di alleanze
contro il nemico comune e intorno al progetto generale, lasciando da parte
vanità personali e di organizzazione. Il Mst è solo uno
strumento nella costruzione di un progetto diverso. C'è chi viene
a visitare gli insediamenti con una visione romantica, trovando tutto
bello e giusto. Ma i problemi ci sono, e tanti. Il Mst è un movimento
di persone, non di angeli.
Mistica. La mistica è uno spazio in cui portare nel presente i
sogni del futuro, alimentarsi di questi sogni, ricaricare le batterie.
È quello che motiva, che dà vita alla lotta. È il
riscatto dei sognatori. Perché non ci accontentiamo di alterare
la struttura di potere: vogliamo costruire una nuova società, nuovi
lavori, un progetto che abbia al centro di ogni azione l'essere umano.
Per far questo occorre coniugare la razionalità necessaria alla
lotta di classe con il sentimento, con il cuore. Se una persona non si
indigna di fronte alla morte per fame di tanta gente, vuol dire che ha
perso le sue prerogative di essere umano. È necessario mettere
il cuore nella lotta del popolo, altrimenti si diventa burocratici
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