La denuncia di Greenpeace
Dopo aver rivelato, nel febbraio 2000, l’esistenza di un controverso
brevetto sugli embrioni umani dell'Università dell'Edimburgo, Greenpeace
ha svolto ulteriori indagini sull'Ufficio Europeo Brevetti (EPO) scoprendo
altre richieste di "brevetti sulla vita". Tra queste quella di due aziende,
l’australiana Stem Cell Sciences (SCS) e la statunitense Biotransplant,
che hanno richiesto un brevetto per la clonazione di embrioni, compresi
quelli umani. (WO 99/21415, pubblicata il 6 maggio 1999).
La richiesta riguarda anche embrioni di specie incrociate derivanti
da maiali e da esseri umani. Inoltre le aziende hanno richiesto i diritti
esclusivi sulla manipolazione genetica di qualsiasi embrione ottenuta
utilizzando la loro tecnica.
Va ricordato che la SCS ha l’esclusiva del brevetto dell’
Università di Edimburgo sugli embrioni umani.
Nella richiesta di brevetto le due aziende rivelano di aver prodotto
degli embrioni incrociando le due specie, ovvero utilizzando oociti (ovuli
in formazione) di maiali rimuovendone il nucleo e sostituendolo con quello
prelevato da feti umani. L’esperimento è stato portato avanti fino
ad una settimana di età degli embrioni incrociati.
Lo scopo principale dell’esperimento è stato quello di dimostrare
che la tecnologia di trasferimento del nucleo può essere applicata sia
agli esseri umani che ai maiali. Sebbene nella richiesta di brevetto le
aziende dichiarino che la clonazione di maiali potrebbe essere utilizzata
per xenotrapianti, nessuna valida ragione terapeutica è stata data per
l’esecuzione di esperimenti su embrioni di specie incrociate, condotti
–piuttosto – allo scopo di acquisire il brevetto sulla tecnologia
utilizzata e sugli embrioni transgenici prodotti da tale tecnologia.
La nuova richiesta di brevetto è un scandalo per due motivi:
Innanzitutto, è evidente che la richiesta della SCS e della Biotransplant
prevede la possibilità di brevettare embrioni umani .
Infatti la descrizione del brevetto prevede che:
"L'embrione animale può essere di qualunque tipo, e comprendere embrioni
di uccelli, pesci, rettili e mammiferi, incluso l’embrione umano.......E'
preferibile che l'embrione animale sia un embrione suino (maiale), bovino
(mucca), murino (topo) o umano. " (pag. 3 righe 8-11).
La richiesta indica, inoltre, come questi embrioni umani siano da considerarsi
essenzialmente beni commerciali e prodotti industriali, la cui proprietà
intellettuale appartiene ai detentori del brevetto, la SCS e la Biotransplant.
In secondo luogo, con la nuova direttiva UE, il brevetto può essere
concesso senza particolari problemi - la direttiva infatti prevede ampie
scappatoie che permettono il rilascio di "brevetti sulla vita". A causa
di questa scappatoie gli embrioni umani, in particolare quegli utilizzati
per la clonazione terapeutica e per la produzione delle cellule staminali,
sono trattati come materia biologica isolata dal corpo umano, e quindi
brevettabile. Benchè la direttiva preveda il divieto di rilascio di brevetti
per la clonazione e la manipolazione genetica degli esseri umani, non
definisce adeguatamente cosa si intenda per "essere umano". Diventa quindi
possibile sostenere che embrioni di specie incrociate ed embrioni creati
per scopi terapeutici che non ne prevedono lo sviluppo completo fino alla
nascita, non siano esseri umani. Di conseguenza rimarrebbero esclusi dal
divieto.
Negli ultimi mesi l'EPO ha pubblicato più di una dozzina di richieste
di brevetto per tecniche di manipolazione genetica che riguardano direttamente
gli embrioni umani.
Tuttavia, la domanda di brevetto della SCS e della Biotransplant differisce
dalle altre poichè dichiara esplicitamente che la tecnica è stata già
applicata sugli embrioni umani. La richiesta rivendica i diritti sulle
procedure utilizzate per la clonazione degli animali (in questo caso maiali),
su tutti gli embrioni creati utilizzando tali procedure - compresi gli
embrioni umani e quelli di specie miste - e sulla manipolazione genetica
di qualsiasi embrione ottenuta utilizzando questa specifica tecnica. Inoltre,
le due aziende rivendicano, in certi casi, anche i diritti su alcuni discendenti
dell'embrione.
La posizione di Greenpeace
Greenpeace è fortemente contraria ai brevetti sulla vita. E' contraria
alla concessione dei brevetti sulla vita umana, comprese le singole parti
del corpo ed i suoi geni. Greenpeace è contraria ai brevetti sugli animali,
sulle piante, sui microorganismi, sui semi, e sui geni delle piante e
degli animali.
La vita non è una invenzione umana -- anche quando essa
viene isolata dal suo contesto e dalla sua funzione naturale. Greenpeace
è contraria ai brevetti sulla vita poichè questi degradano la vita stessa.
Gli esseri viventi non devono essere considerati beni commerciali.
Le principali confessioni religiose in Germania, medici europei ed esperti
sulle questioni etiche in Francia, Italia e Danimarca hanno espresso posizioni
simili nei confronti della direttiva UE, dichiarando che i brevetti sugli
embrioni umani e sulle parti del corpo umano rappresentano una minaccia
per la dignità umana.
Greenpeace non è contraria alle nuove terapie in campo medico, ma la
vita non può mai essere considerata alla stregua di una invenzione industriale.
Il rispetto per la natura vivente esige che sia fatta una chiara distinzione
tra le invenzioni tecniche, come ad esempio i nuovi medicinali, e le richieste
di diritti di proprietà sui geni (semplici scoperte) e sugli esseri viventi.
Il rilascio di brevetti sugli embrioni umani farà sì che le aziende proseguiranno
con questo tipo di esperimenti al solo scopo di ottenere i brevetti.
La società non può premiare con un brevetto i moderni Frankensteins.
Greenpeace si oppone alla brevettazione di qualunque forma di vita ed
al rilascio nell'ambiente di organismi geneticamente manipolati.
Greenpeace riconosce che il ricorso all’ingegneria genetica in
sistemi chiusi e strettamente controllati potrebbe trovare delle applicazioni
benefiche nella sintesi di sostanze farmacologicamente attive e di altre
sostanze per la tutela della salute umana.
Tuttavia, Greenpeace riconosce anche che l'utilizzo di cellule o tessuti
derivati da embrioni umani è soggetto a considerazioni particolari in
campo etico e morale.
Conclusioni:
Greenpeace chiede il divieto sui brevetti del genoma di qualunque essere
vivente, vegetale , animale ed umano - comprese le sue parti.
Greenpeace si oppone alla concessione di brevetti sulla vita e sugli
organismi viventi poichè ciò porta ad un controllo monopolistico delle
forme viventi.
L'attuale normativa sui brevetti rappresenta la forza propulsiva dietro
forme speculative di ricerca tese ad ottenere la proprietà commerciale
su nuove tecniche di ingegneria genetica.
Per questo Greenpeace chiede che la Direttiva UE sulla brevettabilità
del vivente venga radicalmente modificata in modo da proibire i brevetti
sulla vita.
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