Gli ogm dal campo alla tavola


relazione di Marco Moruzzi al convegno di Ancona sugli organismi geneticamente modificati del 14 novembre 2003

OGM E BREVETTI, UNA SIMBIOSI PERICOLOSA
Negli anni ottanta la Corte Suprema degli Stati Uniti decise che un essere vivente poteva essere considerato alla stregua di una invenzione ed attribuì all’Ufficio Brevetti americano la possibilità di concedere brevetti sugli esseri viventi. Nel 1988 fu brevettato dalla Du Pont un topo su cui erano stati impiantati geni umani e di pollo.
I brevetti normalmente sono associati alle invenzioni, riconoscono un diritto esclusivo a chi realizza qualche cosa di nuovo, il concetto di brevettabilità fu invece esteso a ciò che fino al giorno prima non era considerato come invenzione. Cambiare una parola di una canzone non consente di dire che quella canzone è nuova, inserire in un essere vivente un gene estraneo è qualcosa di simile, ma la nascente ingegneria genetica aveva bisogno di nuovi principi giuridici per mantenere i risultati della ricerca nelle “mani giuste”. Per la brevettare di piante ed animali serviva un pretesto, dato che su questi brevetti si sarebbe costruito un capitolo nuovo del controllo dell’economia.
Chi usa un prodotto brevettato non paga solo una merce, ma anche il diritto ad usarla (la royalty), si ha diritto alla royalty anche se sono soggetti terzi a produrre senza alcun apporto dal titolare del brevetto.
Attraverso i brevetti passava già dal 1994 il 50% del valore delle esportazioni degli Stati Uniti, l’estensione dei brevetti alla vita ed alle risorse naturali ha rappresentato un ampliamento degli spazi di mercato per l’economia americana. Il brevetto sui semi ha sovvertito il diritto all’uso di ciò che ci è stato dato dalla natura e che da sempre era stato lasciato alla libera e gratuita disponibilità degli agricoltori. Oggi non si è liberi di riprodurre un seme brevettato e l’agricoltura viene spinta ad usare semi brevettati per accrescere la dipendenza degli agricoltori e del sistema agroalimentare dai grandi monopoli.

LA BIOPIRATERIA
Il subcontinente indiano custodisce il miglior riso aromatico esistente: il basmati, quasi il 15% dei terreni coltivabili è utilizzato per questo prodotto che è il più costoso tra quelli disponibili sul mercato. Nel 1997 la Rice Tec del Texas ha ottenuto un brevetto sui chicchi e sul patrimonio genetico del riso basmati comprese le sequenze di dna del riso stesso e dei geni delle varietà create dai contadini indiani. Questo brevetto, in caso di rigorosa applicazione vieterebbe a chi ha sempre coltivato questo riso di continuare a farlo senza versare le royalty alla Rice Tec.

E DI OGM….SAZIAMI!
Il terzo rapporto Onu sull’ alimentazione, presentato recentemente a Ginevra conferma la connessione fra fame e politica delle multinazionali. Secondo il rapporto la denutrizione “persiste in un mondo in cui si producono alimenti più che sufficienti per nutrire l’intera popolazione. Il modello economico neoliberista sta producendo molta ricchezza, ma al tempo stesso anche la miseria e la difficoltà a procurarsi il cibo per molti altri”.
Un intero capitolo tratta la questione delle imprese multinazionali: in molte regioni del mondo queste controllano «come mai in passato il sistema alimentare, contando sul fatto che non esista un
sistema coerente di garanzia giuridica per gli abusi in questo settore. Così come inizialmente i garanti dei diritti umani si attivarono per frenare gli abusi di potere da parte di alcuni governi oggi essi devono muoversi per limitare gli abusi delle imprese multinazionali».

LE NORME EUROPEE APRONO AL TRANSGENICO
Il lungo braccio di ferro tra Stati Uniti ed Europa, fino ad oggi ha relegato le produzioni ogm oltreoceano. Nel 1999 le coltivazioni provenivano per il 72% dagli Stati Uniti, per il 17% dall’Argentina, 10% dal Canada ed 1% dalla Cina. Ad oggi nell’Unione Europea solo poche migliaia di ettari sono stati messi in produzione, la quasi totalità dei quali in Spagna.
Ma le ultime decisioni che si stanno assumendo a Bruxelles stanno portando ad una evoluzione negativa della legislazione europea.
I recentissimi Regolamenti Comunitari 1829/2003 e 1830/2003 hanno iniziato a sgretolare la moratoria all’introduzione degli ogm nell’Unione Europea. L’UE ad oggi ha autorizzato l’entrata di pochissime varietà di mais e soia (autorizzazione che in Italia era stata ulteriormente limitata del cosiddetto Decreto Amato).
Con i nuovi Regolamenti si impone agli Stati dell’Unione di aprire le frontiere ai cibi e mangimi zootecnici ogm che saranno autorizzati non più su base nazionale, ma dall’Autorità Europea sulla Sicurezza Alimentare.
Inoltre non dovranno essere etichettati come cibi ogm tutti quei prodotti che li contengono in misura inferiore allo 0,9%.
Un altro provvedimento in itinere a Bruxelles, è la Raccomandazione in materia di coltivazione degli ogm, con cui si intende costringere gli stati ad approvare specifici provvedimenti nazionali per definire le forme di coesistenza tra coltivazioni ogm e non.


OGM E PIANTE NATURALI: UGUALI O DIVERSE?
Negli Stati Uniti la legge non consente la distinzione tra prodotto ogm e non ogm. Ciò accade sulla base di un principio di sostanziale equivalenza che si sta estendendo alle disposizioni dell’Unione Europea.
Ai fini della brevettazione la pgm è differente da quella naturale, mentre ai fini della sua autorizzazione al commercio è sostanzialmente equivalente!
I tentativi di stravolgimento delle attuali disposizioni passano attraverso:
- introduzione del principio di coesistenza tra coltivazioni ogm e coltivazioni non ogm
- introduzione di una soglia di tolleranza dello 0,9% tra prodotti che vanno etichettati come ogm e quelli che possono essere commercializzati senza tale indicazione
- introduzione di una soglia di tolleranza anche nelle sementi e non solo negli alimenti.
Tutti e tre questi punti contengono dei paradossi.
-Come si può parlare di coesistenza quando le pgm trasmettono la manipolazione genetica attraverso il polline che si diffonde con il vento e con gli insetti?
- Come si può pensare che la soglia dello 0,9% possa costituire il confine tra un prodotto da etichettare come ogm ed uno che possiamo indicare come non ogm? L’ogm o c’è o non c’è!
- Come si può giustificare una soglia di tolleranza di ogm nelle sementi e dire che si vuole prevenire la contaminazione e perseguire la separazione tra ogm e non ogm? La presenza di una percentuale di ogm nei semi destinati alle coltivazioni normali, porterà ad una contaminazione predeterminata, inoltre con questa soglia le società sementiere non avranno alcun motivo di affrontare i maggiori costi per produrre sementi senza ogm.
Il risultato finale è che progressivamente tutta l’agricoltura diverrà un po’ contaminata e verrà meno la motivazione per il consumatore di pagare qualcosa in più per le produzioni di qualità che vengono dal territorio, con tutti gli effetti negativi per l’economia e l’ambiente del nostro paese.

UNIONE EUROPEA TRANSGENICA
L’Unione Europea presenta le prossime disposizioni, sulle quali si è aperto un braccio di ferro con paesi che vogliono vedersi riconosciuto il diritto a rimanere “ogm free” cioè liberi di vietare almeno la coltivazione sul proprio territorio di piante geneticamente manipolate, dichiarando che all’agricoltore va lasciata libertà di scelta, Secondo l’UE “ogni agricoltore deve poter coltivare ogm se lo vuole”, ma questa libertà di scelta per “l’agricoltore ogm” diventa una coercizione per chi coltiva nei territori circostanti, che si troverebbe automaticamente un raccolto transgenico.
Chi sceglie gli ogm sceglie anche per gli altri, la libertà di scelta viene a questo punto negata e non difesa.

SEEDS OF DECEPTION
E’ recentissima la pubblicazione di questo libro negli Stati Uniti, il titolo significa “I semi dell’inganno” raccoglie gli studi e le testimonianze di scienziati sui danni, scientificamente dimostrati, provocati dagli ogm. Il libro racconta anche di ricercatori messi a tacere, trasferiti, licenziati per difendere gli interessi dell’industria Biotech. Cito, una per tutte, la ricerca del Dipartimento Scozzese Agricoltura che dopo aver evidenziato danni al sistema immunitario, rallentamento dello sviluppo di fegato, cervello e testicoli dei topi che consumavano patate modificate con un pesticida interno. La relazione del ricercatore capo destinata ai Ministri dell’Unione Europea fu modificata omettendo i dati che mettevano in dubbio la sicurezza del prodotto. Il valore della ricerca e l’autorevolezza del ricercatore, il Prof. Pusztai, e le successive validazioni da parte dell’Università di Aberdeen e di numerosi altri scienziati consentirono comunque di pubblicare il lavoro integrale sulla rivista Lancet, ma in Inghilterra le situazioni non sono migliorate se pensiamo che il ministro dell’ambiente del governo Blair nel giugno scorso si è dimesso ed ha accusato il premier di aver indiscriminatamente aperto le porte al biotech a seguito delle pressioni Usa.

AGRICOLTURA BIOLOGICA A RISCHIO
Il massimo dei rischi li corre l’agricoltura biologica, riconosciuta proprio dall’UE con un Regolamento Comunitario 2092 del 1991. Per l’agricoltura biologica vige il divieto di contaminazione anche accidentale, in caso di accertata presenza di ogm non è consentito vendere le produzioni come biologiche, chi commercializza prodotti bio che non sono tali rischia la contestazione del reato di frode commerciale.
Secondo il Centro Comune di Ricerca dell’ Unione Europea, l’agricoltura per mantenere i livelli di purezza previsti dalla legislazione comunitaria dovrebbe affrontare degli incrementi dei costi di produzione tra il 10% ed il 40%.
Secondo uno studio dell’Organic Farm Research Foundation l’11% dei raccolti biologici amercani risulta contaminato e un numero crescente di produttori rischia di perdere definitivamente la certificazione.
In Spagna sono stati segnalati numerosi casi di aziende agricole biologiche contaminate.
Per sottrarsi a questo rischio e per trovare nuovi mercati interessati ai prodotti ogm free il 14 ottobre lo stato del Paranà (Brasile) e successivamente il Mato Grosso (da cui proviene il 76% della soia brasiliana) hanno vietato con legge coltivazione e transito di ogm sul proprio territorio.


IL BIOLOGICO IN ITALIA ED IN EUROPA, PERCHE’ DISTRUGGERE ANNI DI LAVORO?
L’agricoltura biologica in Europa è praticata da 130.290 aziende ed occupa 3,8 milioni di ettari. In Italia le aziende sono 54.000 ed occupano 1 milione di ettari, il 27,5% dell’intera SAU (superficie Agricola Utile) dell’Europa.
Le aziende bio in Italia sono numericamente superiori a quelle di Spagna, Francia e Germania messe insieme. Il biologico è parte strutturale della nostra economia e non solo parte rilevantissima del sistema agroalimentare nazionale.
L’Istituto Nazionale di Economia Agraria ha calcolato, per l’anno 2001, che il valore delle produzioni agricole nazionali che costituisce il 2,7% dell’economia italiana (industria 27,7% - servizi 69,6%), la media europea è dell’ 1,7%. L’agricoltura concorre al 5,7% degli occupati in Italia (industria 28,8% - servizi 65,4%).
La dimensione complessiva del sistema agroalimentare nazionale è valutata per in 190.000 milioni di euro, pari al 15,6% del prodotto interno lordo. Questo dato che comprende non solo il valore delle materie prime agricole, ma anche i consumi agricoli intermedi, commercio, distribuzione, industria alimentare, ristorazione, imposte indirette e investimenti agroindustriali ci fa capire la dimensione delle filiere agroalimentari, che in buona parte verrebbero destrutturate e controllate da nuovi soggetti, pronti a contendere agli attuali titolari il controllo del sistema agroalimentare nazionale.

NUOVI MONOPOLI
Chi controlla il seme ogm si sta appropriando di gran parte dei passaggi della filiera agricolo alimentare, (in alcuni casi decide la natura della stessa manipolazione e del brevetto in relazione alle possibilità di controllo monopolistico del sistema). In questa logica la multinazionale del seme vende anche pesticidi, stipula contratti di coltivazione con gli agricoltori, ritira e trasforma i prodotti, colloca il cibo anche attraverso le catene di ristorazione che non usano e non hanno alcun interesse verso i prodotti del territorio (Mac Donalds è un classico esempio di standardizzazione e importazione anche dei prodotti che possono essere reperiti sul mercato nazionale del paese in cui si opera).

AGRICOLTURA NELLE MARCHE: DA MANEGGIARE CON CURA!
Le Marche oltre ad un comparto agroalimentare fortemente orientato alla qualità ed alla tipicità delle produzioni, contano oramai su una agricoltura biologica che copre l’8% della SAU regionale. Oltre al danno diretto sui prodotti delle singole aziende, le Marche rischiano di squalificare l’immagine delle proprie produzioni di qualità.
I settori del biologico e delle produzioni di qualità hanno effettuato in questi anni fortissimi investimenti per irrobustire la filiera dei prodotti provenienti dal territorio, sono nate aziende leader a livello nazionale. L’ogm non solo non fa parte delle strategie di queste aziende che sono il motore dell’agricoltura del futuro, ma può costituire una turbativa di mercato ed interferire negativamente sulla percezione del consumatore di sicurezza e qualità che oggi è riconosciuta ai prodotti delle Marche. L’immagine e la qualità dei nostri prodotti spesso consente ai nostri imprenditori di spuntare prezzi più favorevoli necessari per ripagare un’agricoltura che ha scelto la qualità e la sicurezza alimentare anziché la produzione di quantità, un’agricoltura che non vuole seguire la strada dei cibi spazzatura che sono fortemente presenti sul mercato.


ESTATE 2003: LA CONTAMINAZIONE NASCOSTA
Sbagliamo se pensiamo che il rischio ogm venga solo dalle nuove norme, come ci ha dimostrato la vicenda dei campi di mais transgenico individuati durante l’estate in un primo momento nel nord Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli ed Emilia Romagna) e successivamente, grazie all’azione svolta dai Verdi, venuta a galla anche nelle Marche ed Umbria ed a seguire in Toscana ed Abruzzo.
A seguito di un provvedimento del Ministero per la salute nel 2002 furono abrogate le disposizioni che consentivano di effettuare alle frontiere portuali assieme ai controlli fitosanitari dei prodotti vegetali la ricerca degli ogm. Dopo il terzo carico di semi ogm individuati alle frontiere e respinti al mittente il Ministero bloccò i controlli e puntualmente nel 2003 centinaia di ettari di mais transgenico sono stati inconsapevolmente seminati da agricoltori che avevano acquistato sementi certificate dalla Pioneer come “ogm free”.
Anche nelle Marche, l’azione dei Verdi sulla vicenda del mais è servita ad aprire gli occhi all’opinione pubblica ed alla classe politica (che in un primo momento aveva sottovalutato l’importanza della situazione) sulla pericolosa ingerenza degli ogm sulle prospettive di sviluppo dell’agricoltura regionale.
Proprio dalle Marche è partita la contestazione al protocollo di intesa con cui il MIPA in pieno ferragosto ha consentito alle società sementiere di non rispondere in sede giudiziaria dei danni provocati alle aziende agricole dalla vendita fraudolenta di sementi ogm.
Il protocollo, voglio qui ricordarlo per dovere di cronaca ha consentito la consegna di un corpo di reato (il mais ogm prodotto dai campi illegali) alle società sementiere responsabili dell’accaduto e contemporaneamente ha impedito la distruzione delle piante prima della completa maturazione del seme, soluzione questa adottata dalla Regione Piemonte.
Grazie alla caparbietà dei Verdi ai due campi ritrovati a Sant’Elpidio se ne è aggiunto un altro al confine tra la provincia di Macerata e quella di Ascoli Piceno ed è venuto a galla che il sistema di controllo a posteriori non è stato in grado di rintracciare tutti i campi, anzi in tutti i casi in cui il seme è stato comperato con scontrino anziché con fattura dall’agricoltore, non è stato possibile rintracciare il campo contaminato.
Da questi fatti si giunge alla conclusione che una volta diffuso l’ogm nell’ambiente il controllo a posteriori è difficile, oneroso sotto tutti i punti di vista, ma soprattutto inefficace.
Se non vogliamo contaminazioni generalizzate ed incontrollate, l’unico strumento è “mantenere il territorio libero dagli ogm”.

STOP AI CIBI TRANSGENICI
Le piante transgeniche:
- non producono di più
- non servono e non le vogliono gli agricoltori
- non le chiedono i consumatori
- non costituiscono lo strumento per affrontare il problema della fame nel mondo
- non danno certezza sugli effetti a medio termine sulla salute e sull’ambiente

Perché dobbiamo accettarle, o meglio subirle?
Anche se ne fosse provata la totale innocuità per la salute pubblica, la presenza di ogm nella nostra agricoltura sarebbe quantomeno non necessaria.
La maggioranza degli Italiani e dei cittadini europei non vuole ogm. Solo un italiano su dieci (13%) è disponibile a consumare alimenti contenenti ingredienti ogm, ma a condizione di ottenere uno sconto rilevante nel prezzo di acquisto, mentre più della metà dei consumatori (53%) non li acquisterebbe neanche se costassero più del 20% in meno rispetto a quelli tradizionali.
L’ultimo sondaggio per Eurobarometro realizzato per conto della Commissione Europea evidenzia un elevato livello di sfiducia dei consumatori nei confronti dei cibi biotech, il 65% dei consumatori europei non li comprerebbe neanche se contenessero meno grassi. Negli Stati uniti più della metà dei consumatori 55% non li comprerebbe se la loro presenza fosse specificata nelle etichette degli alimenti. Il 92% delle persone intervistate negli Stati Uniti chiede che la presenza degli OGM venga specificata nelle etichette, regola cui si è sempre opposta con successo l’industria alimentare americana.

CONCLUSIONI
Dal mese di luglio ho depositato in Consiglio Regionale una proposta di legge che estende a tutto il territorio regionale il divieto di coltivazione di piante geneticamente manipolate che si affianca alle disposizioni già in vigore dalla scorsa legislatura, che vietano l’erogazione di contributi pubblici regionali alle aziende che coltivano ogm ed alla Legge Regionale n.9 del 23.2.2000 che non consente l’utilizzo di alimenti contenenti ogm in tutte le mense pubbliche delle Marche.
Credo che possiamo rivendicare quale risultato del nostro lavoro la prontezza con cui la Regione ha recentemente aderito alle iniziative delle Regioni Europee contro gli ogm ed al movimento “Liberi da ogm” che raccoglie imprese, istituzioni, associazioni e forze politiche e sindacali di ogni provenienza unite nel segno di una battaglia per la difesa dei diritti degli agricoltori e dei cittadini consumatori. Una battaglia che deve trovare anche il Governo italiano compatto e determinato a difendere gli interessi nazionali, anziché tentennare tra le diverse posizioni tra un ministro e l’altro, mentre lentamente il transgenico finisce nei nostri piatti e nelle mangiatoie degli animali.

MARCO MORUZZI
Capo Gruppo Verdi Consiglio Regionale delle Marche
Ancona- Via Oberdan,1
Tel.071.2298425
Sito web: www.greensite.it

 




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