tratto dal volume di Edizioni Ambiente del 1995
I parchi nazionali.
Guida WWF per conoscere e usare i parchi e le loro risorse

La natura nei parchi nazionali italiani
di Fulco Pratesi
Uno degli scopi dei parchi nazionali è quello (vedi la Legge Quadro sulle aree protette n. 394 del 6 dicembre 1991) di "garantire... la conservazione del patrimonio naturale del paese".
Ciò significa che le aree protette dovrebbero, almeno, tutelare gli ambienti tipici del nostro territorio, compito non facile data la grande varietà che l'Italia presenta: flora e fauna del Grande Nord nelle vette alpine, ove vivono piante ed animali tipici di territori posti oltre il Circolo Polare Artico come la pernice bianca o il ranuncolo glaciale, e piante ed animali dei tropici come ad esempio il papiro di Sicilia (che, altrove nel mondo, vive solo nei grandi laghi e nei fiumi al sud del Sahara) e il magnifico pollo sultano delle paludi sarde.
E anche in altri luoghi il nostro paese mostra una invidiabile ricchezza di biodiversità (cioè quella varietà di specie vegetali ed animali che millenni di selezione naturale hanno creato). Basti pensare che sulle nostre rupi, sui nostri monti, nelle nostre isole, nei boschi, nelle paludi, nelle macchie, vegetano oltre 5.600 specie di piante diverse (il numero più alto di ogni altro paese d'Europa, compresa la Russia al di qua degli Urali) che rappresentano circa la metà dell'intera flora europea.
Lo stesso vale per i rettili e gli anfibi e per gli uccelli, nonostante l'abnorme desità di cacciatori.
I Parchi Nazionali esistenti e quelli di recente istituzione tutelano a sufficienza gli habitat italici più caratteristici e preziosi? Vediamo.Per quanto riguarda le Alpi la tutela è quasi completamente garantita: le Alpi Marittime, con la loro peculiare flora che risente degli influssi mediterranei, dovrebbero essere comprese in un Parco Nazionale di vaste dimensioni per il quale però non vi sono per ora prospettive. E al solo Parco Regionale (e non nazionale) dell'Argenterea è affidato il compito di rappresentare gli ambienti delle Alpi Sud-occidentali.
Il Gran Paradiso comprende e salvaguardia un campione ragguardevole dei massicci cristallini delle Alpi Occidentali, con uno spettro quasi completo di fauna alpina (tranne il gallo cedrone) mentre il meraviglioso paesaggio calcareo e dolomitico è, in qualche modo, posto sotto portezione del PN Dolomiti Bellunesi. Il PN dello Stelvio difende il paesaggio centroalpino dei ghiacciai, delle grandi foreste di conifere e una fauna alpina al gran completo.I caratteristici ecosistemi delle Alpi Orientali con le penetrazioni illiriche e una fauna che risente (per la lince, l'orso bruno, lo sciacallo e il grifone) delle immigrazioni provenienti dalla ex-Jugoslavia, sono più o meno salvaguardati nella grande foresta demaniale del Tarvisiano. Peccato però che un vero e proprio Parco Nazionale non si sia potuto istituire per le opposizioni delle popolazioni locali.
Un paesaggio ancora incredibilmente privo di adeguata tutela e quello del Delta Padano. A differenza di tutti i grandi delta europei, difesi nei parchi delle Marismas, del Reno, del Danubio, quello padano è ancora in attesa che venga istituito, come la Legge 394 prevede, il Parco Nazionale.

I paesaggi e gli ambienti appenninici possono considerarsi, con le ultime accessioni, piuttosto ben rappresentati.
A iniziare da nord, il PN del Casentino protegge i massicci arenacei tra la Toscana e la Romagna, con grandi foreste di conifere e latifoglie e una interessante e densa fauna.
Più a sud, l'Appennino Umbro Marchigiano con le sue vette calcaree, i pascoli d'altitudine, i piani carsici, le faggete si trova preservato nel PN dei Sibillini mentre, poco più a sud, il PN del Gran Sasso-Laga comprende vette arenacee con abetine e faggete a nord e, nel Gran Sasso, i paesaggi delle più alte cime calcaree dell'Appennino Centrale.
Poco più a sud, nel mitico Abruzzo, due grandi parchi salvano i panorami più belli e gli ecosistemi più ricchi di tutta la catena. Vette e gole calcaree, lupi ed orsi, camosci e cervi, caprioli e aquile vivono al sicuro nel PN della Majella e nello storico e famoso PN d'Abruzzo.
Seguitando lungo la dorsale ecco il PN del Pollino che presenta le tracce glaciali più meridionali, specie arboree uniche come il pino loricato, paesaggi intatti e selvaggi. Ancora più a sud i PN della Calabria e dell'Aspromonte (ancora tutti da fare) difenderanno le montagne più meridionali della penisola.
Sulla costa due sono i parchi nazionali che hanno come scopo la tutela della grande varietà di ecosistemi costieri: quello del Circeo, che comprende laghi e paludi costiere, litorali sabbiosi e promontori rocciosi, foreste planiziarie e dune coperte di macchia, isole deserte e boscose e splendidi resti archeologici in un territorio purtroppo assai manomesso dalla speculazione edilizia.
Dall'altra parte della penisola, il PN del Gargano vanta laghi costieri e paludi, steppe fiorite e faggete sterminate, falesie rocciose e spiagge infinite, querceti e macchie pinete e garighe, in una indescrivibile varietà che le improvvise opere dell'uomo non sono ancora riuscite ad offuscare.Per i vulcani, dato che l'Etna e più o meno difesa in un parco regionale, la tutela al massimo livello è toccata al Vesuvio, incluso in un Parco Nazionale che ne difende il cono aggredito dal basso da inaccettabili urbanizzazioni selvagge. Infine, il paesaggio insulare. Il PN dell'Arcipelago Toscano, ancora non ben definito, dovrà salvare gli ambienti e i paesaggi importantissimi delle isole che, a semicerchio, circondano la costa tirrenica. Gorgona, Capraia, Pianosa, Elba, Giglio, Giannutri, Montecristo offriranno, sia in terraferma che in mare, paesaggi di indescrivibile bellezza e una importante biodiversità.
Stesso discorso può essere fatto per l'Arcipelago della Maddalena, anch'esso in marcia per divenire un Parco Nazionale a pieno diritto.
Infine, la vera perla tra i parchi del Mediterraneo: il Gennargentu. In questi 100.000 ettari, che solo l'ignavia, l'inerzia e la cattiva volontà degli amministratori locali tiene ancora in abbandono, la solare natura sarda offre il meglio di se: falesie rocciose e gole rupestri, coste inviolate e cime ventose, leccete oscure e macchie splendenti da cui, in attesa della tutela, un attivissimo bracconaggio ha gia cancellato cervi sardi e grifoni, gipeti e foche monache, risparmiando solo i mufloni.
Insomma, un ventaglio di stupendi ambienti, un campionario quasi completo degli ecosistemi italici, completato, e bene ricordarlo, da numerosi Parchi Regionali: come quello del Ticino che difende il corso di questo fiume, quello della Maremma, quello del Velino-Sirenle in Abruzzo e tanti altri. Le oasi del WWF e della LIPU completano il panorama delle aree protette che, oggi, tutela quasi il 70% dell'intero territorio nazionale.



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