Parco Naturale del Monte San Bartolo
Punti di interesse
CASTELDIMEZZO
Ex Castrum Medi, denominato anche Galliolo o Gaiola o Garzoleto o Castel Bernardo) è situato a oltre 200 metri s.l.m., costituisce un balcone naturale, da cui lo sguardo può spaziare verso un ampio orizzonte nel quale spiccano il Castello di Gradara, le "penne" di San Marino e il "gibbo" del Catria.
A Casteldimezzo si conservano parte delle mura una volta intervallate da numerosi torrioni mentre la rocca è oggi scomparsa ed ha ceduto il posto ad un noto ristorante.
Particolarmente interessante è la Chiesa intitolata ai Santi Ravennati Apollinare e Cristoforo, che custodisce un antico Crocifisso del XV secolo attorno al quale si narra una storia avventurosa ricordata da una lapide del 1652 collocata nella Chiesa stessa.

FIORENZUOLA DI FOCARA

E' uno dei quattro castelli (insieme a Casteldimezzo, Gradara e Granarola), edificati tra il secolo X e XIII, che costituiscono un sistema difensivo, organizzato per controllare il valico della siligata, nell'area di confine tra la Chiesa Ravennate e la Chiesa Pesarese prima, e tra i Malatesta di Rimini e quelli di Pesaro poi.
Il borgo, denominato originariamente Fiorenzuola, assunse nel 1889, la specificazione di Focara, probabilmente per la presenza nell'antichità, di fuochi che segnalavano ai naviganti la posizione, o per la presenza di "fornacelle" dove si cuocevano i laterizi e terracotte (dal dialetto romagnolo fuchèr o fugher, cioè focare per cuocere i laterizi).
Poche sono le testimonianze rimaste della sua storia: qualche portale del '600-'700, alcuni picchiotti ai portoni. Interessante, oltre ai resti delle mura, la porta sulla quale una targa rievoca i versi Danteschi (Inferno XXVIII) relativi ad un fatto avvenuto sul mare antistante. Resta inoltre la Chiesa di Sant'Andrea documentata fin dal XII secolo.

VILLA CAPRILE
Circondata da un giardino all'italiana, fu costruita a partire dal 1640, servì come luogo di rappresentazione della famiglia Mosca di origine bergamasca.
La villa, di cui non è noto l'architetto, è di stile tipicamente marchigiano, è posta su più livelli terrazzati che vanno dall'oratorio settecentesco sulla parte più alta, alle ali laterali dello stesso secolo, che sono unite alla villa seicentesca originaria da un passaggio al primo piano. Nel parco c'è un interessante teatro: il teatro dei cipressi risalente al XVIII secolo, oggi ricostruito.
Villa Caprile è da tempo famosa per i suoi giochi d'acqua ottenuti grazie ad una imponente galleria filtrante che si addentra per quasi due chilometri nella collina per captarne le acque. Questi giochi erano uno dei divertimenti più importanti dei pesaresi quando le possibilità di svago e di movimento erano minori di oggi.
Questo luogo di delizie ospitò personaggi illustri come Giacomo Casanova nel 1792, Stendhal, il Duca Ferdinando IV di Parma e Carolina di Brunswick nel 1817-1818 prima che si trasferisse nella vicina Villa Vittoria.
Nel 1876 la Villa venne acquistata dall'Accademia Agraria che, per difficoltà economiche, nel 1924 la vendette alla Provincia di Pesaro e Urbino.
Oggi è sede dell'Istituto Agrario A.Cecchi.

VILLA VITTORIA
Precedentemente nota come Villa Gherardesca, il cui giardino è riprodotto da un acquarello del Pesarese Mingucci, nel 1626, venne successivamente chiamata Vittoria dal nome della figlia del proprietario Pergami.
Nel 1818 vi si trasferì con la sua piccola corte la principessa Carolina di Brunswick (moglie di Re Giorgio IV di Inghilterra). A questo scopo la Villa venne restaurata ed ampliata dall'Architetto Antaldi, per essere poi abbandonata l'anno dopo la partenza della principessa.

VILLA IMPERIALE
Il complesso architettonico si trova in una stupenda posizione a mezza costa del monte Accio, oggi Monte San Bartolo, che guarda la vallata del Fiume Foglia. La villa, era una delle più belle residenze rinascimentali, è stata costruita in due fasi successive: la più antica, risalente alla seconda metà del 400 fu commissionata da Alessandro Sforza e la prima pietra fu posata dall'imperatore Federico III da cui sarebbe derivata la denominazione di IMPERIALE.
L'Architettura è sobria, a pianta quadrata, sormontata da una torre di guardia sopra il portale di ingresso, il quale reca lo stemma sforzesco.
L'altra parte del complesso fu voluta da Francesco Maria della Rovere, che ne affidò il progetto architettonico a Girolamo Genga allo scopo di cercare un luogo di incontri e di delizie che fu poi frequentato da famosi letterati ed artisti (Bernardo e Torquato Tasso, Baldassarre Castiglione, Pietro Bembo).
La villa presenta numerose sale affrescate da noti pittori: Dosso Dossi, Raffaellino del Colle, Bronzino, Camillo Mantovano ...
Nel Parco della Villa, costituito da 35 ettari, c'è una ricca vegetazione non paragonabile però a quella che vi era nel XV e XVI secolo.

VALLUGOLA
Importante scalo ai tempi dei romani (o forse addirittura dai Greci per l'esportazione del vino prelibato, che rimase attivo fino all'inizio del sec. XVII ma cessò le sue funzioni in seguito alla ricostruzione del porto di Pesaro (1614).
Alla Vallugola si accedeva facilmente dalla Via Flaminia nel punto in cui faceva capo a un diverticolo.
Il toponimo sembra significare "Valle dei piccoli vini" e ciò è possibile anche perchè il vino, assieme a farina, grano, fave e fichi, era uno dei prodotti trafficati attraverso il porto.

GABICCE MONTE

Il "CASTRUM LIGABITII" o "LIGABICII" è citato in una bolla pontificia fin dal 998 e trae origine, probabilmente dal nome del fondatore del Castello. Anch'esso subì le vicende dei vicini Castelli: passo sotto il dominio della Chiesa Ravennate, poi del Comune di Rimini che era in lotta con la città di Pesaro.
La Chiesa di Sant'Ermete sorse all'interno del Castello ed era soggetta alla pieve di San Cristoforo, ricalca, nella facciata a capanna l'impronta romanica; il campanile è successivo. All'interno della Chiesa sono esposti un crocifisso ligneo del secolo XV e la "Madonna del latte" di scuola Marchigiana del XV secolo di autore ignoto.
Del Castello, dopo l'ultima guerra, restavano alcune parti: tratti di mura e la porta di ingresso. Di tutto ciò, oggi, non resta più nulla.
 

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