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IN
GALIZIA…….
Si torna a casa diversi
da un viaggio in Galizia, dopo il disastro della Prestige. Senti dentro
di te un dolore come se fossero stati colpiti i tuoi affetti più
vicini. Anche a distanza di tempo basta una immagine, un ricordo e ritorna
viva la commozione che ti ha colto di fronte alle spiagge e ai mari infettati
dal chapapote.
Dopo un viaggio in Galizia le parole “Nunca Màis”,
anche se non sono nella tua lingua, diventano parte del tuo linguaggio.
Ho trovato sul web questo racconto di Sara, esprime ciò
che sento anch’io, come tanti altri che ci sono andati dopo quel
naufragio.
(M.M.)
Da poco più di 48 ore mi trovo a Corcubion, Costa de le Morte,
Galicia. Non riesco a trovare le parole per spiegare quello che ho visto.
Qui e' un inferno, il mare profanato, la terra violentata. Non riesco
proprio a trovare le parole: ogni aggettivo perde significato, ogni didascalia
sarebbe puramente pleonastica.
I pensieri si rincorrono, confusi, tra le onde opache della marea negra.
Rabbia. Frustrazione. Senso di totale IMPOTENZA.
Ieri ho lavorato cinque ore sulla spiaggia, inginocchiata su un enorme
tappeto di alghe nere di petrolio. Ho lavorato cinque ore sollevando con
le mani questa gigantesca massa nera per togliere il "chapapote"
cioè il petrolio solidificato in agglomerati con dimensioni che
variano da quelle di un granello di sabbia a quelle di una palla da ping
pong.
Ho sentito l'odore della morte arrivarmi dentro, nonostante avessi il
volto coperto da maschera e occhiali protettivi. Pesci, molluschi, crostacei
morti, ali di gabbiano.
E petrolio. Tanto.
E ho pianto. Tanto.
Non potete immaginare cosa significhi avere gli occhi che bruciano, il
respiro affaticato a causa dell'inalazione del petrolio,una nausea del
tutto innaturale, la tuta bianca sfregiata dalla violenza di questa melassa
nera.
Avrei voluto urlare tutta la mia rabbia, il mio dolore, la pena, l'incredulità...ma
la voce non e' uscita, solo urla mute d'impotenza. Mi si dice che molti
volontari vedendo questo scempio hanno pianto. E' la disperazione, a volte,
quella disperazione che si trasforma in pazienza a portare avanti il lavoro.
Alain, un volontario francese, raccoglie chapapote da più di due
mesi, mi dice che questo e' un "trabajo de hormigas".
E' una triste caccia al tesoro...alza il masso, sfoltisci le alghe, raschia
lo scoglio, scava la sabbia, raccogli il chapapote, riempi i secchi...
Altro lavoro consiste nel pulire gli scogli: con cazzuole, mani, volontà
...ma lo avete mai visto il petrolio su uno scoglio? E come è possibile
pulirlo in questo modo? E' una follia...a volte il petrolio appiccicato
agli scogli si condensa in bolle lucide che, al primo contatto, ti esplodono
addosso.
Carlo, giornalista di Radio Popolare, dice che questo lavoro e' una pazzia
degna di Don Chisciotte.
Ho visto il guanto che indossava Simone, volontario italiano, nel momento
in cui puliva le rocce: NERO NERO NERO, cosi' vischioso da non poter staccare
le dita l'una dall'altra.
Una peste.
Il sindaco di Corcubion dice che il chapapote è il demonio. Nel
frattempo il governo autonomo e il governo spagnolo insabbiano la questione.
Non so se e' il caso di parlare di censura, di "negocio", di
denaro che gira intorno a tutta questa storia.
I media non alzano un dito. Le notizie non escono dai confini della Galicia,
il resto della Spagna e' convinto che entro breve le spiagge saranno pulite.
Il resto del mondo non sa nemmeno questo.
Io non posso dire quanti anni ci vorranno, non posso quantificare il disastro.
Solo ci vorranno tante mani. Tantissime. Tante per trasportare i secchi
pieni di petrolio, tante per scavare nella sabbia, tante per allacciare
la mascherina al volto quando le tue mani sono dannatamente sporche, tante
per impugnare le cazzuole, tante per aiutare questa costa a ritornare
solo un po' più pulita.
L'unica cosa che so per certa e' che per la prima volta nelle mia vita
sento forte il desiderio di lottare, anche se solo contro i mulini a vento.
Insieme ai saluti lancio anche un appello: perché non dedicare
le proprie vacanze, o una parte di esse, alla pulizia delle coste galleghe?
NUNCA MAIS
NUNCA MAIS
NUNCA MAIS
Sara

Manifestazione
di Nunca Màis a Cee, Costa della Morte Galicia 16.3.2003

Xurxo
Xouto di Nunca Màis sul palco della manifestazione

Manifestazione
di Nunca Màis a Cee, Costa della Morte Galicia 16.3.2003

Manifestazione
di Nunca Màis a Cee, Costa della Morte Galicia 16.3.2003

Manifestazione
di Nunca Màis a Cee, Costa della Morte Galicia 16.3.2003

Volontari
all’opera nel porto di Muxia

Spiagge
a sud di Muxia. Barche di pescatori utilizzate per la raccolta di chapapote
in mare aperto

Spiagge
a sud di Muxia. Barche di pescatori utilizzate per la raccolta di chapapote
in mare aperto

La
casa dello scultore Man a Camelle

Camelle,
il parco dello scultore Man dopo la decontaminazione dal petrolio

Camelle
dopo l’asportazione del petrolio le rocce vengono lavate con il
vapore

Camelle,
Costa della Morte Galicia

Camelle,
Costa della Morte Galicia

Costa
della Morte Galizia, volontari all’opera

Costa
della Morte Galizia, volontari all’opera

Costa
della Morte Galizia, volontari all’opera

Costa
della Morte Galizia, volontari all’opera

Costa
della Morte Galizia, volontari all’opera

Costa
della Morte Galizia, volontari all’opera

Costa
della Morte Galizia, volontari all’opera

Costa della
Morte Galizia, volontari all’opera

Volontari
all'opera nelle spiagge a sud
di Muxia, Costa della Morte, Galicia.

Cee,
Costa della Morte, manifestazione di Nunca
Mais del 16 marzo 2003

Cee,
Costa della Morte, manifestazione di Nunca
Mais del 16 marzo 2003

Volontari,
spiagge a sud di Muxia, Costa
della Morte, Galicia.

Moruzzi
e rappresentanti dei
pescatori e di Nunca Mais alla manifestazione del 16 marzo 2003 a Cee,
Costa
della Morte.

Manifestazione
di Nunca Mais del 16 marzo
2003 a Cee, Costa della Morte.

Volontari
all'opera nelle spiagge a sud di
Muxia, Costa della Morte, Galicia.

Il
lavoro dei volontari. Milioni di pietre sollevate
e ripulite manualmente dal chapote una per una.

Nella
manifestazione di Cee la foto di Man, lo
scultore tedesco che viveva a Camelle , morto dopo che la "marea
negra"
aveva coperto le sue sculture realizzate con pietre e matriali spiaggiati
dal mare.
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